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Il VII Reparto mobile di Bologna è un reparto eversivo, anticostituzional e e va sciolto!

 

 

E’ di questi giorni la notizia che la Corte dei Conti della Liguria ha condannato l’ex comandante del VII Reparto Mobile di Bologna, Luca Cinti, a risarcire 50 mila euro per aver “gravemente danneggiato” l’immagine della Polizia durante i fatti del G8 del 2001 a Genova. Ma che cosa ha combinato Cinti al G8 di Genova?

 

 

Il 20 luglio del 2001 il suo reparto (il famigerato VII Reparto Mobile di Bologna) caricò i manifestanti pacifici riuniti in piazza Manin e arrestò due spagnoli accusandoli di resistenza. Gli agenti del VII Reparto sostennero che i due fossero armati di spranga e molotov, ma un video li scagionò completamente. I quattro poliziotti responsabili dell’arresto furono condannati in via definitiva a 4 anni di reclusione e 5 anni di interdizione dai pubblici uffici.

 

Al processo di primo grado contro i quattro, Cinti testimoniò in aula di aver visto il momento dell’arresto aggiungendo che uno dei due arrestati aveva in mano una spranga. Di fronte alla visione del filmato, che li mostrava invece assolutamente disarmati e inermi, Cinti disse che non era certo che si trattasse proprio dei due spagnoli. Ma non c’erano stati altri arresti quel pomeriggio a Piazza Manin mentre i “professionisti” comandati da Cinti imperversavano con manganelli e lacrimogeni su persone inermi, mani dipinte di bianco, mani alzate: piazza Manin era il punto di ritrovo delle reti pacifiste e nonviolente. La celere bolognese partecipava con “onore” alla mattanza generalizzata del più grande movimento di massa del nuovo secolo pianificata da De Gennaro per conto dei governi D’Alema e Berlusconi (a marzo c’erano state le violenze di Napoli).

 

 

Per la Corte dei conti della Liguria che ha condannato Cinti a pagare 50 mila euro “la condotta del funzionario, ovvero l’aver commesso falsa testimonianza per favorire gli agenti imputati in un processo penale, nella consapevolezza di coprire in modo illecito il contegno riprovevole dei propri sottoposti, è considerata decisamente disdicevole (…) creando grave intralcio alla giustizia e notevole danno alla reputazione del Corpo di appartenenza”.

 

 

Insomma: il capo ha coperto i mazzieri ai suoi ordini!

 

 

Questa pratica non è nuova per il VII Reparto Mobile di Bologna: basti pensare ai dieci minuti di registrazione misteriosamente “scomparsi” del filmato che riprendeva le cariche con cui il reparto ha reso invalido l’ultras di Brescia Paolo Scaroni, manomissione di prova che ha ulteriormente garantito l’impunità ai responsabili di quel tentato omicidio.

 

 

Il reparto però ha la memoria lunga, si lega le cose al dito, così come chi sta dietro di esso.

 

Vladimiro Rulli, agente del VII Reparto mobile di Bologna, “forte” del verdetto del processo Scaroni ha querelato (su mandato del suo reparto) per “diffamazione” la compagna Rosalba, la quale è intestataria del sito Vigilanza Democratica con cui è stata portata avanti la campagna per lo scioglimento del VII Reparto Mobile di Bologna, contro gli abusi e l’anonimato delle FdO, per l’introduzione del numero identificativo sulle divise e del reato di tortura (per maggiori informazioni http://www.carc.it/2018/01/24/il-vii-reparto-mobile-di-bologna-contro-la-vigilanza-democratica-e-lattuazione-della-costituzione/)

 

Il processo contro Rosalba inizierà il 5 febbraio presso il Tribunale di Milano (h. 11:30).

 

 

Lanciamo l’appello a tutti coloro che si battono per l’attuazione della Costituzione, contro gli abusi di polizia e l’impunità a prendere posizione in solidarietà con Rosalba, con comunicati pubblici, partencipando all’udienza del 5 febbraio, contattandoci a carc@riseup.net oppure su facebook nell’account “vigilanza democratica”.

 

 

La solidarietà è un’arma, usiamola!

 

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