Il 3 gennaio l’ex OPG – Je So’ Pazzo di Napoli ha pubblicato sulla sua pagina facebook un post in cui paragonava Kim Jong Un a Trump e affermava che sono due omuncoli che stanno facendo una gara machista a “chi ha il bottone più grande”, arrivando alla conclusione che “dobbiamo per l’ennesima volta constatare che il livello della politica mondiale è fatto di violenza, prevaricazione e odio. Capite ora perché siamo convinti che l’antisessismo debba iniziare ad essere un valore politico fondamentale? Non si tratta solo di una maggiore presenza numerica delle donne, si tratta di diffondere pratiche e discorsi diversi, di uscire dalla logica prevaricatrice del maschio dominante, di fare in modo che il mondo non rischi una guerra nucleare per una stupida gara a chi ce l’ha ‘più lungo’...”.

Una posizione che ricalca, né più né meno, quella de Il Manifesto e di altri organi nelle mani della sinistra borghese (Contropiano incluso, basti vedere l’articolo di Massimo Zucchetti “I goliardi nucleari” del 4 gennaio ’18). Giustamente sono stati numerosi i compagni e le compagne che hanno reagito al post, criticando i compagni dell’ex OPG sulla loro pagina facebook e ribadendo la propria solidarietà internazionalista alla Repubblica Popolare Democratica di Corea (RPDC). 

Data l’importanza della questione, dato il ruolo di rilievo nazionale che l’ex OPG sta assumendo per molti compagni e compagne in questa tornata elettorale e data la serietà e onestà intellettuale dei suoi militanti è necessario prendere posizione su questo avvenimento e renderlo oggetto di dibattito, riflessione e lotta per favorire lo sviluppo di posizioni più avanzate per il rafforzamento del nostro campo, quello delle masse popolari, e per la rinascita del movimento comunista e contrastare le operazioni di intossicazione e confusione che la borghesia imperialista sparge in modo massiccio sulle masse popolari.

L’errore ideologico di fondo commesso in questo frangente dai compagni dell’ex OPG è quello di non ragionare in termini di classe e di lotta di classe, di non distinguere paesi imperialisti e paesi che resistono all’imperialismo, di non ragionare nell’ottica di “chi minaccia chi?” e, per questa via interclassista (chiamando le cose con il loro nome), sono arrivati a negare il ruolo di deterrente all’aggressione USA svolto dall’armamento nucleare della RPDC (“Dire che la Nord Corea senza atomica sarebbe finita secondo noi è falso”, hanno specificato). Insomma una bella cantonata!

Ma se Kim Jong Un e Trump sono due omuncoli, se la RPDC esistesse anche senza l’atomica, se, citiamo ancora, “il regime di Kim non è il socialismo e non è scomodo per gli americani, non ha particolari risorse a differenza dei paesi da te nominati (Siria, Libia, Iraq, Yemen, ecc.)”… allora l’unica spiegazione che resta è che, tutto sommato, il Partito del Lavoro della Corea e la RPDC se la vanno cercando con le loro “provocazioni” (leggi “test missilistici”). Questo emerge se siamo rigorosi nell’analisi e tiriamo un filo logico nel ragionamento dell’ex OPG. Per quale motivo, altrimenti, la RPDC sarebbe minacciata dagli USA secondo i compagni dell’ex OPG?

Ragionare su questo errore è istruttivo e utile per tutti coloro che lottano contro l’imperialismo e per il socialismo perché mostra, conferma come analizzare la realtà senza autonomia ideologica dalla sinistra borghese (anziché con la concezione comunista del mondo, con il materialismo dialettico e storico) porta all’interclassismo, a ridurre il tutto al grottesco (i “due omuncoli”) e ad individuare cause strampalate del conflitto (machismo). In definitiva ci si riduce oggettivamente a portare l’acqua agli imperialisti USA e alle loro “guerre di aggressioni per la democrazia”, in questo caso, e alle Autorità italiane loro complici che qualche mese fa hanno espulso l’Ambasciatore della RPDC in quanto “persona non gradita”: in politica o si rafforza uno schieramento, una via, una classe o si rafforza oggettivamente l’altra, coscienti o meno. L’uno si divide in due, non è possibile stare al centro o di lato.

I compagni dell’ex OPG devono essere più attenti e rigorosi nell’analizzare la questione (utilizzare criteri che alimentano la coscienza e l’organizzazione delle masse popolari) e non accodarsi alle campagne mediatiche degli imperialisti, in modo da contribuire con la loro campagna elettorale a rafforzare la solidarietà internazionalista con la RPDC e la lotta contro l’imperialismo USA che essa conduce e non andare ad ingrossare lo schieramento variopinto e variegato della sinistra borghese che va dalla Rete dei Comunisti a Il Manifesto fino alla destra reazionaria, passando per Bergoglio, contro la resistenza anti-imperialista della RPDC.

Vittorio V.

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