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Sintesi e proposte dall’assemblea del 18 Novembre durante la Festa della Riscossa Popolare di Milano
“Potere popolare contro degrado, speculazione e disoccupazione
Fare come gli operai fecero in Russia 100 anni fa, costruire la nuova governabilità dal basso dei territori”

L’assemblea che si è tenuta sabato 18 novembre durante la Festa della Riscossa Popolare di Milano presso la Casa del Popolo di via Padova 179 è stata un momento di confronto sulle problematiche del quartiere utile a capire quali sono i metodi e gli strumenti di lotta più efficaci per far fronte al degrado dilagante. Hanno partecipato diverse anime che operano in zona 2 come Noi ci siamo – via Esterle, i Clash City Workers, una compagna di Baricentro Mosso, un membro dell’Associazione Commercianti di via Padova e altri non legati a nessuno organismo. Nel dibattito sono emersi aspetti che riguardano non solo l’attività che questi singoli ed organismi portano avanti ma che riguardano tutti i lavoratori, precari e abitanti della zona, qui riportiamo i principali poiché utili a entrare più in profondità delle contraddizioni che oggi esistono.

Il ruolo delle istituzioni borghesi. Dall’esperienza pratica di questi organismi è emerso bene il ruolo di “pompieri” portato avanti dalle istituzioni (promettono, blaterano e prendono tempo con le loro passeggiate in quartiere, gli incontri con assessori che “infarciscono di belle parole e di grandi balle”) e dimostrano che oggi è quanto mai necessario per i comitati andare oltre le richieste alle istituzioni, superare il meccanismo della delega e agire direttamente, trovare soluzioni e iniziare a praticarle fin da subito, costringendo le istituzioni a mobilitarsi. Cioè è necessario che gli organismi passino dalla difesa all’attacco.

Serve sicurezza, ma che tipo di sicurezza serve? Analizzando il problema della sicurezza, molto sentito specialmente in alcuni punti della via (via Arquà, via Mosso, galleria dell’ex cinema Zodiaco…), ci si è soffermati sul ruolo delle istituzioni nel risolvere questi problemi e sul ruolo dell’esercito nella zona. L’operazione “Strade sicure” con l’esercito ha fallito, poiché l’esercito è al servizio di quei poteri forti al governo del municipio che hanno tutto l’interesse a mantenere il quartiere nell’abbandono e nel degrado per poter sguinzagliare i loro speculatori. È quindi necessario concepire e attuare un nuovo tipo di sicurezza (popolare). Il come realizzarla deve essere orientato dalla parola d’ordine che è legittimo fare tutto quanto va negli interessi delle masse popolari, anche se non è considerato legale dalle autorità borghesi (che dal canto loro non si fanno problemi a violare le loro stesse leggi, se questo permette di fare i propri interessi). È la sicurezza del controllo popolare (non per bastonare i più deboli o fare gli squadristi ma che sia basata sulla solidarietà, l’aggregazione, il mutuo soccorso per garantire a tutti una vita dignitosa, altro che ronde padane!), attraverso ronde popolari antifasciste e antirazziste, la presenza di presidi di controllo dal basso (valorizzando gli spazi di aggregazione sana che già esistono e promuovendone il coordinamento) e azioni di mutuo soccorso, al fine di costruire una vera e propria rete in cui nessuno sia escluso o emarginato, formazione della coscienza politica e civile di classe, questi sono solo alcuni dei possibili pilastri della sicurezza popolare che dobbiamo costruire. L’esperienza che nel 2010 portò i comitati a realizzare la Passeggiata Liberatoria, un’azione di mobilitazione e riappropriazione popolare delle strade contro il coprifuoco imposto dalla giunta Moratti, dimostra che le masse popolari se si organizzano hanno la forza di rompere con la legalità borghese e di perseguire i propri interessi contro divieti e imposizioni antipopolari. È il faro luminoso a cui ispirarsi poiché è stato un percorso unitario dei comitati e degli organismi di via Padova, nel momento in cui non si è più portata avanti, rilanciando a obiettivi superiori, ci si è di nuovo rintanati nelle proprie sedi e si è sviluppata la concorrenza fra i vari organismi. Sono i comitati la base della coesione sociale ed è il loro attivismo e la loro azione quotidiana che può mettere un reale argine al degrado.

Passare dalla difesa all’attacco! Significa per i comitati non lasciarsi legare le mani dalle leggi borghesi, iniziare ad agire fin da subito per fare quello che già è possibile fare, mobilitandosi e mobilitando altri a farlo, per imporre grazie all’attivismo e al protagonismo delle masse popolari organizzate, le soluzioni più efficaci, costringendo le istituzioni a metterle in campo e a mettere a disposizione le proprie risorse, fondi, uffici per realizzarle, senza farsi abbindolare dai “vorrei ma non posso”: chi governa il territorio non solo può attuare la Costituzione e le sue parti più progressiste ma è in dovere di farlo. Se non sono le istituzioni a farlo, devono farlo i cittadini. I problemi di via Padova non sono circoscritti a questa zona, ma sono lo specchio di quanto succede in tutta Italia, dove speculatori, mafiosi e compagnia cantante la fanno da padroni. Solo la mobilitazione popolare nell’ottica di occuparsi dei diversi aspetti della società negli interessi delle masse popolari, può dare una soluzione positiva al marasma in cui ci hanno trascinato. Alcuni esempi a cui rifarsi sono il Cantiere 167 ed il Comitato Vele di Scampia (Napoli) che con l’aiuto di tecnici, hanno steso un progetto di riqualificazione di Scampia e oggi si mobilitanoper attuare quanto è già possibile fare e ne impongono l’attuazione alla giunta De Magistris; Gratosoglio Autogestita (Milano) un collettivo di giovani che hanno cominciato a occuparsi delle problematiche del quartiere e della disoccupazione promuovendo scioperi al contrario con cui hanno iniziato a bonificare le colonnine di amianto; il Comitato dei Disoccupati e Precari Pratesi, un comitato nato su spinta di insegnanti precari di italiano a migranti, che raccoglie sia italiani che immigrati, che rende protagonisti e partecipi della lotta di classe gli immigrati, promuovendone l’emancipazione contro la logica dell’assistenzialismo, sperimentando forme di lotta per il lavoro, attraverso scioperi al contrario per mettere mano ai problemi della città di Prato.

L’assemblea è stata ricca di spunti e sarà importante discutere e approfondire i temi emersi, ma tutto ciò che è emerso è utile se diventa base per l’azione. Per questo abbiamo deciso di riprendere la pratica delle Ronde Popolari Antifasciste e Antirazziste: forme di controllo e presidio itinerante per occupare dal basso quegli spazi che oggi sono lasciati in mano alla malavita, allo spaccio, alla prostituzione ecc. Cominceremo a essere presenti nella galleria dell’ex-cinema Zodiaco per accompagnare chi abita nelle vie limitrofe, in modo da restituire un passaggio diretto tra via Padova e le vie “dietro” a quanti oggi sono costretti “a fare il giro largo” per mancanza di illuminazione e la presenza di ubriachi e spacciatori molesti. Ronde Popolari Antifasciste e Antirazziste, che mettano al centro della loro azione gli interessi di classe, che siano un punto di partenza per azioni di mutuo soccorso e per il coordinamento delle diverse realtà. Promuovere il controllo popolare come ambito in cui sviluppare una aggregazione e una socialità sane, il protagonismo, la mobilitazione e l’organizzazione, è il modo per non lasciare campo libero alla borghesia di promuovere le sue inutili soluzioni (esercito e vigilanza armata, telecamere, cancelli, repressione di chi si organizza, forme individuali di giustizia privata), per sbarrare la strada alla mobilitazione reazionaria, alla guerra fra poveri e prove di fascismo (Forza Nuova, Casapound etc), imparando a diventare quelle nuove autorità pubbliche che siano punto di riferimento per la risoluzione dei problemi delle masse popolari e quindi strappare la direzione della borghesia sulla mobilitazione delle masse popolari.

Martedì 12 dicembre dalle h 20.30 presso la Casa del Popolo di via Padova al 179 (nella galleria dell’ex cinema Zodiaco) invitiamo a partecipare all’attivo di bilancio della Festa della Riscossa Popolare, che sarà un momento per rilanciare l’organizzazione popolare, organizzare il presidio del territorio (con le Ronde Popolari Antifasciste e Antirazziste e altre forme di controllo dal basso, che mettano al centro la discriminante di classe e non fomentino la guerra tra poveri!) per garantire la sicurezza popolare e promuovere un’aggregazione sana, per darci una prospettiva comune e degli obiettivi pratici da perseguire sulla cui base rilanciare l’attivismo, il protagonismo e la mobilitazione popolare! Questo è un modo concreto per contrastare la borghesia e la sua direzione rovinosa sulla società, per imporre un nuovo potere che sia antagonista degli interessi della borghesia e operi per affermare gli interessi delle masse popolari.

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