Il regime delle larghe intese fa acqua in tutti i paesi imperialisti e anche in Italia. I vertici della Repubblica Pontificia (il governo italiano e il suo manovratore occulto, il Vaticano) non riescono più a garantire stabilità di governo passando dalle elezioni. Il timore di una vittoria del M5S li spinge a cercare soluzioni di emergenza: scendere a patti con il M5S oppure trovare un pretesto abbastanza grave e credibile per rinviare ancora le elezioni oppure avanzare nella cessione di sovranità nazionale in modo da vincolare ancora più strettamente il governo ai dettami della Comunità Internazionale degli imperialisti europei, USA e sionisti. Nel frattempo nel M5S s’indebolisce ulteriormente la linea di legarsi alle organizzazioni operaie e popolari, mentre si rafforza la linea che per governare cerca di ottenere l’investitura dal Vaticano, dagli imperialisti USA e più in generale dalla Comunità Internazionale.

La disfatta di una lista di sinistra, da mesi in costruzione, sotto la guida di Anna Falcone e Tomaso Montanari si è arenata proprio su questi punti: fare il listone di sinistra al carro del PD o sviluppare una campagna che desse protagonismo alle masse popolari che si organizzano sui territori con l’obiettivo di moltiplicare comitati, coordinamenti e organizzazioni operaie e popolari in tutto il paese? In questo caso tra le due tendenze ad avere la meglio è stata la seconda. L’assemblea del Brancaccio in cui si sarebbe dovuta proclamare la nascita della “nuova sinistra” è stata addirittura annullata.

Tra gli scenari che questo fallimento ha aperto, un ruolo importante lo assume quello dell’assemblea di sabato 18 novembre che i compagni dell’ex OPG di Napoli, con il loro movimento nazionale “Potere al popolo”, hanno deciso di convocare al teatro Italia a Roma, mantenendo, in altra veste, l’appuntamento che Falcone e Montanari hanno invece revocato. Non ci interessa per ora in questo articolo esprimere una posizione sui contenuti dell’appello e sulla scelta da parte di questi compagni nel prendersi l’importante responsabilità di cui si parla, ci interessa fornire una serie di spunti di ragionamento che, a nostro avviso, dovranno vivere nelle assemblee che a partire da quell’appuntamento si moltiplicheranno in tutto il paese, alle quali il Partito di CARC, laddove è presente, parteciperà e interverrà.

Le elezioni, in particolare le politiche, sono l’occasione per promuovere organizzazione, mobilitazione e coordinamento fra le componenti più attive del movimento operaio e popolare e soprattutto per valorizzarle, grazie alle condizioni oggettive molto favorevoli allo sviluppo della mobilitazione popolare. Il bilancio della storia del movimento comunista ma anche gli avvenimenti e le dinamiche delle ultime settimane confermano che l’aspetto decisivo per imporre una svolta positiva al corso delle cose è l’intervento e l’opera dei comunisti, degli operai e dei lavoratori avanzati. In questo senso il salto di qualità che la situazione attuale chiama a compiere è quello di organizzare e coordinare i tanti NO che si diffondono a macchia di leopardo in tutto il paese, verso una prospettiva che guardi alla costruzione di una nuova governabilità dei territori e al governo del paese. Tanti NO devono diventare un unico PER.

In questo senso bisogna: a) concepire qualsiasi processo di lotta, mobilitazione, elettorale e organizzazione come un movimento che si ponga l’obiettivo di portare su scala più ampia possibile l’appello a organizzarsi, mobilitarsi e coordinarsi contro il governo Gentiloni; b) spingersi nell’opera di dare orientamento contro le illusioni democratiche, facendo leva sul centenario della Rivoluzione d’Ottobre e il bilancio della prima ondata della rivoluzione proletaria, sul corso delle cose e, anche, sulla lezione che danno le gloriose battaglie delle masse popolari greche nel 2014-2015, francesi nel 2016 e catalane nelle scorse settimane: dimostrazione che la rivolta cova ovunque e che il primo paese che romperà le catene del sistema imperialista potrà contare su larghi appoggi, ma anche conferma che senza una rete di organismi operai decisi a prendere in mano il paese le combattive mobilitazioni delle masse popolari non bastano da sole a cambiare il corso delle cose; c) spingere singoli operai, lavoratori, studenti ed esponenti delle masse popolari e le organizzazioni operaie e popolari tutte a utilizzare ogni mobilitazione in maniera da far avanzare l’organizzazione e il coordinamento nella loro azienda, scuola, ospedale, CIE e altro; d) unire quello che l’elettoralismo o la competizione tra sigle sindacali e formazioni politiche divide, sulla base di un dibattito serio e approfondito sulla situazione attuale, su quale sia la strada per uscire dalla crisi e quale sia il governo che occorre alle masse popolari per poterlo fare.

Dall’Ilva e l’Alitalia alla distruzione dell’apparato produttivo, dalla nuova tratta degli schiavi al pestaggio fascista di Ostia, all’inquinamento atmosferico al moltiplicarsi delle violazioni della Costituzione del 1948, dalla scuola alla sanità: non c’è aspetto della vita sociale attuale che non mostri la necessità e l’urgenza di costituire un Comitato di Salvezza Nazionale (CSN) che incanali le mille lotte e proteste nel fiume che farà ingoiare ai vertici della Repubblica Pontificia la costituzione del Governo di Blocco Popolare. Questa è la via per ogni lista elettorale che vuole effettivamente contribuire a cambiare il corso disastroso delle cose.

Una lista che intenda essere credibile agli occhi delle masse popolari organizzate del nostro paese deve porsi l’obiettivi di agire sin da subito da CSN, fare prima delle elezioni quello che si dice di voler fare una volta eletti. Il fine e l’obiettivo principale dei CSN non è quello di redigere rivendicazioni e piani da sottoporre ai governi della borghesia, fare cartelli elettorali, campagne referendarie o di denuncia, scimmiottare i governi ombra dei partiti borghesi, ma utilizzare il ruolo, il prestigio e le risorse che hanno per moltiplicare e rafforzare le OO e OP, per favorire il loro coordinamento territoriale e tematico e alimentare in loro la fiducia nella possibilità e capacità di diventare Nuove Autorità Pubbliche (NAP) e costituire o imporre Amministrazioni Locali d’Emergenza (ALE).

Far passare che l’obiettivo di una campagna elettorale debba essere quello di piazzare in parlamento una sponda politica per le lotte rivendicative è una diversione e un imbroglio perché alimenta tra le masse popolari l’illusione che la salvezza possa venire dalle istituzioni della borghesia, dalle istituzioni dell’Unione Europea o della comunità internazionale dei gruppi imperialisti, che si tratta di persuadere queste istituzioni ad attuare politiche diverse con buone idee e progetti, entrando nelle istituzioni per “condizionarle” dall’interno o costringendole con le lotte e il conflitto. In sintesi che è possibile invertire il corso delle cose senza sovvertire l’attuale ordinamento economico, politico e sociale.

Solo sviluppando questo processo, la partecipazione alle elezioni di compagne e compagni che militano e si mobilitano in spazi di partecipazione come l’ex OPG o quelli che si attivano all’interno di comitati, coordinamenti e associazioni che si oppongono al procedere della crisi generale del capitalismo ma anche elementi autorevoli della sinistra borghese che godono ancora di un seguito e prestigio da parte delle masse popolari avanzate del nostro paese, potranno contribuire alla costruzione di un governo che non passi dalle elezioni ma che sia prodotto della mobilitazione e organizzazione delle masse popolari del nostro paese all’insegna del loro protagonismo, della rottura della delega e della scuola pratica che dovranno svolgere per un nuovo assalto al cielo: costruire il Governo di Blocco Popolare come tappa per la costruzione della rivoluzione socialista nel nostro paese.

Oggi nella società esistono due vie su cui le masse popolari si mobilitano (anche sul piano elettorale): la via della mobilitazione reazionaria, diretta dalla borghesia imperialista, dal clero e dai loro seguaci e agenti che ricorrono e ricorreranno sempre più a manovre d’ogni genere per fornire più soldi e potere alle banche, alle istituzioni finanziarie e ai grandi capitalisti a discapito degli interessi delle masse popolari alimentando la guerra tra poveri e la guerra tra Stati; la via della mobilitazione rivoluzionaria espressa dalle organizzazioni operaie e popolari che si mobilitano nella costituzione di un loro governo d’emergenza che realizzi un piano di guerra fatto di sei misure generali:

  1. assegnare a ogni azienda compiti produttivi secondo un piano nazionale: nessuna azienda deve essere chiusa!
  2. eliminare tutti quelle attività e produzioni inutili e dannosi per l’uomo e per l’ambiente, assegnando alle aziende altri compiti: basta con gli avvelenatori, gli speculatori e gli squali!
  3. assegnare a ogni individuo un lavoro socialmente utile e garantirgli in cambio le condizioni necessarie per una vita dignitosa e per la partecipazione alla gestione della società: nessun lavoratore deve essere licenziato o emarginato!
  4. distribuire i prodotti alle aziende, alle famiglie, agli individui e ad usi collettivi secondo piani e criteri chiari, conosciuti e democraticamente decisi: a ogni adulto un lavoro utile, a ogni individuo una vita dignitosa, a ogni azienda quanto serve per funzionare!
  5. stabilire relazioni di collaborazione o di scambio con gli altri paesi disposti a stabilirle con noi,
  6. iniziare a riorganizzare le altre relazioni e attività sociali in conformità alla nuova base produttiva.

A 100 anni dalla Rivoluzione d’Ottobre, la rivoluzione socialista è ancora l’unica via per porre fine al catastrofico corso delle cose che la borghesia infligge all’umanità per prolungare il suo sistema di dominio. Costruire il Governo di Blocco Popolare è l’unico modo che oggi le masse popolari e il movimento comunista del nostro paese hanno per avanzare nella costruzione della rivoluzione socialista e anche la partecipazione alle elezioni può e deve essere funzionale a questo obiettivo. Questo vuol dire mobilitarsi per dare Potere al Popolo!

Franco C

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