Nonostante dalle nostre parti i riflettori si siano momentaneamente spenti, il processo rivoluzionario in Venezuela va avanti. A confermare la tendenziosità della stampa cosiddetta democratica vediamo come l’abbassamento dell’attenzione sul paese caraibico è proporzionale al progressivo avanzamento dei lavori dell’Assemblea Nazionale Costituente e ai nuovi successi elettorali del fronte chavista. Il 15 Ottobre si sono svolte nel paese le elezioni regionali, che hanno visto un buon afflusso di votanti (il 61%, in crescita rispetto alla scorsa tornata delle regionali 2012 che si fermò al 54%) e una vittoria del Gran Polo Patriotico Simon Bolivar, sia in termini di percentuale a livello nazionale (più del 52%), che per quanto riguarda gli stati in cui ha vinto: 18, contro i 5 andati all’opposizione della MUD – Mesa de la Unidad Democratica. Rispetto alle elezioni parlamentari del 2015 che videro la vittoria delle opposizioni di destra, il fronte chavista ha aumentato leggermente il numero di voti raccolti (200mila circa) nonostante la guerra economica in corso, mentre l’opposizione ne ha persi più di 2 milioni. La MUD, dopo mesi passati a denunciare la “dittatura di Maduro” e la collusione con essa di tutti gli organi istituzionali, si è sostanzialmente affidata e sottomessa al Comitato Nazionale Elettorale, partecipando tranquillamente a queste elezioni regionali pochissimi mesi dopo il presunto “golpe”, sintetizzato nella convocazione della Assemblea Nazionale Costituente (ANC). I 5 governatori eletti dell’opposizione non hanno esitato a giurare di fronte all’ANC stessa per il loro insediamento, cosa che ha creato un’ulteriore spaccatura in una coalizione da sempre rissosa, formata com’è da avventurieri, speculatori e delinquenti di ogni sorta, ognuno interessato ad accumulare la maggior quota di denaro e privilegi possibili. A questa “opposizione democratica”, responsabile del boicottaggio economico, di scontri di piazza con morti e feriti, del tentativo di ridurre alla fame i propri connazionali attraverso le serrate e il blocco delle forniture dei beni di prima necessità, il Parlamento Europeo ha assegnato il “premio Sakharov 2017 per la libertà di pensiero”: un chiaro esempio del livello di propaganda messa in campo contro l’opera della Repubblica Bolivariana.

La propaganda sulla “dittatura di Maduro” che tanto eccita anche una parte della “sinistra” nostrana (vedi Il Manifesto) crolla di fronte agli inconfutabili dati elettorali, in un’ottica che tiene come riferimento la democrazia borghese, che si pretenderebbe violata. In realtà, anche se in maniera contraddittoria, la democrazia borghese rimane il sistema vigente e il quadro nel quale si muove la Rivoluzione Bolivariana. I successi e le conferme elettorali che il fronte chavista continua a incassare sembrano confermare la giustezza di questa via: siamo dunque di fronte alla conferma che è possibile una rivoluzione socialista per via elettorale? Se analizziamo il procedere concreto della lotta di classe in Venezuela la risposta è no. La borghesia venezuelana ancora conta sul permanere del suo sistema politico e di vasta parte del suo sistema economico (compresi innumerevoli organi di propaganda) e lo fa pesare nello scontro di classe. La contraddizione principale che permane nella costruzione del socialismo in Venezuela è proprio questa: non è stata presa di petto la questione del superamento della democrazia borghese, fondata sulle elezioni e la delega a governare, e quindi non è stato neppure possibile assumere decisioni radicali e sistematiche sull’esproprio della grande borghesia e dei suoi mezzi produttivi e finanziari, cosa che necessita innanzitutto della dittatura del proletariato. Questo è un percorso che in Venezuela è in atto, ma a macchia di leopardo. Non è una questione meramente ideologica in senso aprioristico né di forma, ma di sostanza: lo confermano il continuo boicottaggio e la guerra interna alla quale il Venezuela deve continuamente fare fronte da anni e alla quale non riesce a venire definitivamente a capo.

I fatti hanno la testa dura e la borghesia non accetta di mettersi da parte con gentilezza. La guerra a bassa intensità in atto e l’aggravarsi del ricatto economico con le serrate e il tentativo di affamare la popolazione facendo mancare i beni primari, sta imponendo una svolta e richiede un’accelerazione al processo rivoluzionario, pone apertamente la questione della conquista del potere, non solo del governo.

L’apertura dei lavori della ANC sono stati una chiamata alla mobilitazione delle masse popolari, che hanno risposto con il voto e con le candidature arrivate dal basso. A questo si aggiungono le “Asambleas de Ciudadanas y Ciudadanos” (assemblee di cittadine e cittadini), che si stanno moltiplicando nel paese e alle quali la Costituzione vigente del Venezuela dà un potere che è vincolante su qualsiasi altro, compreso quello della ANC che ha il compito di redigere la nuova Costituzione. Vari sono gli esponenti dell’ANC stessa che stanno appellandosi alle masse popolari affinché moltiplichino questi organismi e partecipino attivamente ai lavori costituenti, mettendo in primo piano direttamente i provvedimenti urgenti che sono nell’interesse delle masse. In Venezuela la questione che si pone sempre più apertamente è questa: avanzare verso il socialismo o arretrare e subire la rappresaglia capitalista.

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