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Pubblichiamo integralmente il testo di Stalin, originariamente apparso sul n. 255 della Pravda (6 e 7 novembre 1927), con un’avvertenza a premessa e alcune osservazioni di introduzione.

L’avvertenza attiene al fatto che il contesto storico in cui l’articolo è stato scritto era caratterizzato dalla previsione che la Rivoluzione d’Ottobre si riversasse  nei paesi imperialisti. Stalin insiste su questo aspetto in vari modi, consapevole che questo esito non fosse scontato, ma consapevole che la strada fosse possibile. Leggerete dunque nel testo affermazioni che, del tutto valide in quel contesto storico e del tutto valide in termini generali, sono state smentite dall’evoluzione dei fatti (ad esempio “L’era del dominio della II Internazionale e del socialdemocra­tismo nel movimento operaio è tramontata. È incominciata l’era del dominio del leninismo e della III Inter­nazionale”). Soffermarsi sulla smentita non consente di comprendere la portata del messaggio di Stalin, per approfondire i motivi della smentita delle affermazioni di Stalin rimandiamo all’articolo pubblicato a pag. 4 “Perchè sono crollati i primi paesi socialisti?”.

Sempre la considerazione del contesto storico in cui l’articolo è stato scritto e pubblicato è decisiva per cogliere la sua portata. Su questo ci soffermiamo nelle osservazioni introduttive che sono in particolare tre:

– analizzare oggi il processo di costruzione del socialismo e di avanzamento verso il comunismo che l’umanità ha intrapreso grazie alla Rivoluzione d’Ottobre è relativamente più facile (in virtù del fatto che possiamo osservarlo con l’ottica del bilancio di un processo avvenuto), il testo di Stalin, pur del 1927 (cioè solo dopo 10 anni dalla Rivoluzione d’Ottobre), mostra molto chiaramente il valore del passo che la classe operaia e le masse popolari russe, guidate dal partito comunista, permettevano di compiere all’umanità intera. Le “grandi conquiste del socialismo” non erano ancora una solida realtà: il primo piano quinquennale non era ancora iniziato, il paese soffriva ancora delle conseguenze distruttive della Prima Guerra Mondiale, della Guerra Civile e del mancato sviluppo delle forze produttive ereditato dallo zarismo. Ma la loro premessa era già chiara e questa chiarezza ha permesso all’Unione Sovietica di compiere il più ampio e massiccio balzo che l’umanità avesse conosciuto, basato tutto sulla forza della classe operaia e delle masse popolari. Cosa dimostra questo? Che la rivoluzione socialista è un processo articolato e complesso che prima si pensa e poi si fa, dimostra il ruolo della scienza che rende consapevoli gli uomini del loro futuro, di ciò che sono e di ciò che possono diventare, che li rende consapevoli di quello che devono fare per diventare ciò che possono essere, ma non sono ancora.

– In secondo luogo, dal testo emerge molto chiaramente che l’abolizione della divisione della società in classi  consente di trattare positivamente quelle contraddizioni che nel regime capitalista contrappongono le masse popolari su basi religiose o di provenienza, consente di unire nell’internazionalismo proletario le “questioni nazionali”, le lotte per l’autodeterminazione e per l’indipendenza dei popoli oppressi e di affrontare positivamente le sette grandi contraddizioni che caratterizzano la società socialista (tra dirigenti e diretti, tra lavoro di organizzazione e direzione e lavoro esecutivo, tra lavoro intellettuale e lavoro manuale, tra uomini e donne, tra adulti e giovani, tra città e campagna, tra paesi, zone e settori avanzati e paesi, zone e settori arretrati).

– In terzo luogo, a soli 10 anni dalla Rivoluzione d’Ottobre, emerge nel testo il valore che essa ha avuto nella lotta della classe operaia e delle masse popolari in tutto il mondo, emerge con chiarezza il ruolo di “base rossa” che l’Unione Sovietica ha assunto, il ruolo di baluardo contro la reazione che l’ha portata ad essere il fattore decisivo della vittoria sul nazifascismo (altro che “arrivano gli americani”!).

Una considerazione finale attiene ai motivi per cui questo testo è tanto utile ai comunisti oggi e la questione riguarda in particolare il fatto che spazza via ogni residuo inquinamento delle tesi sulla “rivoluzione mondiale” o sulla “rivoluzione permanente” che trotskisti e idealisti di varie scuole di pensiero continuano, malgrado le dimostrazioni della storia, ad agitare fra i giovani, lavoratori, operai che vogliono farla finita con il capitalismo. Si tratta di una forma particolare di disfattismo che poggia sul rendere estremamente complicata (impossibile) una cosa di per sé non semplice: se è difficile fare la rivoluzione socialista in Italia, come è possibile farla in tutto il mondo? La rivoluzione socialista è sempre un processo nazionale e ha sempre un carattere internazionale: fare la rivoluzione socialista in Italia è il massimo contributo che possiamo dare oggi al processo rivoluzionario mondiale, come la Rivoluzione in Russia e la costruzione dell’Unione Sovietica lo ha dato alla classe operaia e alle masse popolari di tutto il mondo nel secolo scorso.

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La Rivoluzione d’Ottobre non è solo una rivoluzione «nel quadro nazionale». Essa è innanzi tutto una rivoluzione di ordine internazio­nale, mondiale, perchè segna, nella storia universale del genere umano, una svolta radicale dal vecchio mondo capitalista al mondo nuovo, socialista.

Nel passato le rivoluzioni terminavano di solito con la sostituzione al timone dello Stato di un gruppo di sfruttatori con un altro gruppo di sfruttatori. Gli sfruttatori cambiavano, lo sfruttamento restava. Così fu al tempo dei movimenti per la liberazione degli schiavi. Così fu nel periodo delle insurrezioni dei servi della gleba. Così fu nel periodo delle famose «grandi» rivoluzioni in Inghilterra, in Francia, in Germania. Non parlo della Comune di Parigi, che fu il primo glo­rioso ed eroico, ma tuttavia vano, tentativo del proletariato di far marciare la storia contro il capitalismo.

La Rivoluzione d’Ottobre si distingue da queste involuzioni in linea di principio. Essa si propone non già di sostituire una forma di sfrut­tamento con un’altra forma di sfruttamento, un gruppo di sfruttatori con un altro gruppo di sfruttatori, bensì di sopprimere ogni sfrutta­mento dell’uomo da parte dell’uomo, di sopprimere tutti, senza ecce­zione, i gruppi di sfruttatori, d’instaurare la dittatura del proletariato, d’instaurare il potere della classe più rivoluzionaria fra tutte le classi oppresse finora esistite, di organizzare una nuova società socialista, una società senza classi.

Appunto perciò la vittoria della Rivoluzione d’Ottobre segna una svolta radicale nella storia del genere umano, una svolta radicale nei destini storici del capitalismo mondiale, una svolta radicale nel movi­mento per l’emancipazione del proletariato mondiale, una svolta radi­cale nei mezzi di lotta e nelle forme d’organizzazione, nei costumi e nelle tradizioni, nella cultura e nell’ideologia delle masse sfruttate di tutto il mondo.

È questa la ragione per cui la Rivoluzione d’Ottobre è una rivolu­zione di ordine internazionale, mondiale.

È questa la radice della profonda simpatia che le classi oppresse di tutti i paesi nutrono per la Rivoluzione d’Ottobre, vedendo in essa l’arma della loro liberazione.

Si potrebbe segnalare una serie di questioni fondamentali, nelle quali la Rivoluzione d’Ottobre influisce sullo sviluppo del movimento rivoluzionario di tutto il mondo.

  1. La Rivoluzione d’Ottobre spicca innanzitutto perché ha spez­zato il fronte dell’imperialismo mondiale, ha abbattuto la borghesia imperialista in uno dei più grandi paesi capitalistici, e ha portato al potere il proletariato socialista.

Per la prima volta nella storia dell’umanità la classe dei salariati, la classe dei perseguitati, la classe degli oppressi e degli sfruttati è assurta alla situazione di classe dominante, guadagnando con il suo esem­pio i proletari di tutti i paesi.

Ciò significa che la Rivoluzione d’Ottobre ha aperto una nuova epoca, l’epoca delle rivoluzioni proletarie nei paesi dell’imperialismo.

Essa ha tolto ai proprietari fondiari e ai capitalisti gli strumenti c i mezzi di produzione e li ha fatti diventare proprietà collettiva, opponendo così alla proprietà borghese la proprietà socialista. In tal modo essa ha smascherato la menzogna dei capitalisti, secondo cui la proprietà borghese è sacra, inviolabile ed eterna.

Essa ha strappato il potere alla borghesia, ha privato la borghesia dei diritti politici, ha distrutto l’apparato statale borghese e trasmesso il potere ai Soviet, opponendo così al parlamentarismo borghese, alla democrazia capitalista, il potere socialista dei Soviet, la democrazia proletaria. Lafargue aveva ragione quando fin dal 1887 diceva che il giorno dopo la rivoluzione «tutti gli ex capitalisti sarebbero stati pri­vati dei diritti elettorali». In tal modo la Rivoluzione d’Ottobre ha smascherato la menzogna dei socialdemocratici, secondo cui sarebbe possibile oggi il passaggio pacifico al socialismo, per mezzo del parla­mentarismo borghese.

Ma la Rivoluzione d’Ottobre non si è arrestata e non poteva arre­starsi a questo punto. Distrutto il vecchio mondo, il mondo borghese, essa ha iniziato la costruzione del mondo nuovo, del mondo socialista. I dieci anni trascorsi dalla Rivoluzione d’Ottobre sono stati dieci anni di edificazione del partito, dei sindacati, dei Soviet, delle cooperative, delle organizzazioni culturali, dei trasporti, dell’industria, dell’Eser­cito rosso. I successi indiscutibili del socialismo nell’URSS sul fronte dell’edificazione hanno dimostrato all’evidenza che il proletariato può governare con successo il paese senza la borghesia e contro la bor­ghesia, che può costruire con successo l’industria senza la borghesia e contro la borghesia, che può dirigere con successo tutta l’economia nazionale senza la borghesia e contro la borghesia, che può edificare con successo il socialismo, malgrado l’accerchiamento capitalistico. La vecchia «teoria», secondo la quale gli sfruttati non possono fare a meno degli sfruttatori, così come la testa e le altre parti del corpo non possono fare a meno dello stomaco, non è patrimonio esclusivo del famoso senatore dell’antica Roma, Menenio Agrippa. Questa «teoria» costituisce oggi la pietra angolare della «filosofia» politica della socialdemocrazia in generale e della politica socialdemocratica di coalizione con la borghesia imperialista in particolare. Questa «teoria», che ha assunto ormai il carattere di un pregiudizio, costituisce attualmente uno dei più gravi ostacoli alla penetrazione dello spirito rivoluzionario nel proletariato dei paesi capitalistici. Uno dei risultati più importanti della Rivoluzione d’Ottobre è che essa ha inferto un colpo mortale a questa «teoria» menzognera.

C’è ancora bisogno di dimostrare che questi e altri risultati analoghi della Rivoluzione d’Ottobre non potevano e non possono non avere una grande influenza sul movimento rivoluzionario della classe ope­raia nei paesi capitalistici?

Fatti universalmente noti come il continuo sviluppo del movimento comunista nei paesi capitalistici, l’aumento della simpatia dei prole­tari di tutti i paesi per la classe operaia dell’URSS, e infine l’affluire di delegazioni operaie nel paese dei Soviet, dimostrano in modo in­dubbio che il seme gettato dalla Rivoluzione d’Ottobre incomincia già a dare i suoi frutti.

  1. La Rivoluzione d’Ottobre ha scosso l’imperialismo non soltanto nei centri del suo dominio, non solo nelle «metropoli». Essa ha anche colpito l’imperialismo alle spalle, alla sua periferia, scalzando il do­minio dell’imperialismo nei paesi coloniali e nei paesi soggetti.

Abbattendo i grandi proprietari fondiari e i capitalisti, la Rivoluzione d’Ottobre ha spezzato le catene del giogo nazionale e coloniale e ha liberato da esso tutti, senza eccezione, i popoli oppressi di un vasto Stato. Il proletariato non può liberare se stesso senza liberare i popoli oppressi. Il tratto caratteristico della Rivoluzione d’Ottobre è il fatto che essa ha compiuto nell’URSS queste rivoluzioni nazio­nali e coloniali non sotto la bandiera degli odii nazionali e dei conflitti fra le nazionalità, ma sotto la bandiera della fiducia reciproca e della convivenza fraterna degli operai e dei contadini delle nazionalità dell’U.R.S.S., non in nome del nazionalismo, ma in nome dell’internazionalismo.

Appunto perchè le rivoluzioni nazionali e coloniali si sono com­piute da noi sotto la direzione del proletariato e sotto la bandiera del­l’internazionalismo, appunto perciò i popoli paria, i popoli schiavi sono assurti per la prima volta nella storia dell’umanità alla posizione di popoli realmente liberi e realmente uguali, guadagnando con il loro esempio i popoli di tutto il mondo.

Ciò significa che la Rivoluzione d’Ottobre ha aperto una nuova epoca, l’epoca delle rivoluzioni coloniali, che si compiono nei paesi oppressi di tutto il mondo in alleanza con il proletariato, sotto la direzione del proletariato.

Nel passato «era d’uso» pensare che il mondo da tempi immemo­rabili fosse diviso in razze inferiori e razze superiori, in negri e bian­chi, i primi refrattari alla civiltà e condannati a essere oggetto di sfruttamento, e i secondi soli depositari della civiltà, chiamati a sfrut­tare i primi. Oggi questa leggenda deve essere considerata come sfatata e respinta. Uno dei risultati più importanti della Rivoluzione d’Ottobre è che essa ha inferto un colpo mortale a questa leggenda, dimo­strando con i fatti che i popoli non europei, liberati e trascinati nella corrente dello sviluppo sovietico, sono atti non meno dei popoli euro­pei a contribuire allo sviluppo di una cultura veramente progredita e di una civiltà veramente avanzata.

Nel passato «era d’uso» pensare che il solo metodo per liberare i popoli oppressi fosse il metodo del nazionalismo borghese, il metodo di separare le nazioni le une dalle altre, il metodo di dividerle, il metodo di rafforzare gli odii nazionali tra le masse lavoratrici delle diverse nazioni. Oggi bisogna considerare questa leggenda come sfatata. Uno dei risultati più importanti della Rivoluzione d’Ottobre è che essa ha inferto un colpo mortale a questa leggenda, dimostrando con i fatti la possibilità e l’opportunità del metodo proletario, internazionalista, di liberazione dei popoli oppressi, come solo metodo giusto, dimostrando con i fatti la possibilità e l’opportunità dell’unione fraterna degli operai e dei contadini delle nazionalità più diverse, unione basata sul prin­cipio del libero consenso e dell’internazionalismo. L’esistenza del­l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, che costituisce il prototipo della futura unione dei lavoratori di tutti i paesi in una economia mondiale unica, non può non esserne la prova diretta.

È superfluo dire che questi e analoghi risultati della Rivoluzione d’Ottobre non potevano e non possono che esercitare una grande in­fluenza sul movimento rivoluzionario dei paesi coloniali e dei paesi dipendenti. Fatti come lo sviluppo del movimento rivoluzionario dei popoli asserviti della Cina, dell’Indonesia, dell’India, ecc. e l’aumento della simpatia di questi popoli per l’URSS lo confermano in modo sicuro.

L’era del tranquillo sfruttamento e dell’oppressione indisturbata delle colonie e dei paesi soggetti è tramontata.

È incominciata l’era delle rivoluzioni liberatrici delle colonie e dei paesi dipendenti, l’era del risveglio del proletariato di questi paesi, l’era della sua egemonia nella rivoluzione.

  1. La Rivoluzione d’Ottobre, gettando il seme della rivoluzione nei centri dell’imperialismo e nelle sue retrovie, indebolendo la potenza dell’imperialismo nelle «metropoli» e scuotendo il suo dominio nelle colonie, ha messo in forse l’esistenza stessa del capitalismo mondiale, nel suo insieme.

Se lo sviluppo spontaneo del capitalismo ha degenerato, nelle con­dizioni esistenti nel periodo dell’imperialismo, a causa della sua ineguaglianza, a causa dell’inevitabilità dei conflitti e delle collisioni armate, a causa, infine, del massacro imperialista senza precedenti, in un processo di «decomposizione» e di «agonia» del capitalismo, la Rivoluzione d’Ottobre e il suo risultato immediato, la separazione dal sistema mondiale del capitalismo di un paese immenso, non potevano che accelerare questo processo, minando a passo a passo le fondamenta stesse dell’imperialismo mondiale.

Più ancora. La Rivoluzione d’Ottobre, scuotendo l’imperialismo, ha creato in pari tempo la prima dittatura proletaria, base potente e dichiarata del movimento rivoluzionario mondiale, base che esso non aveva mai avuto precedentemente e sulla quale oggi può appog­giarsi. Essa ha creato un centro potente e dichiarato del movimento rivoluzionario mondiale, centro che esso non aveva mai avuto prima e attorno al quale può oggi raggrupparsi, organizzando il fronte unico rivoluzionario dei proletari e dei popoli oppressi di tutti i paesi contro l’imperialismo.

Ciò significa, innanzi tutto, che la Rivoluzione d’Ottobre ha inferto al capitalismo mondiale una ferita mortale, che esso non potrà più sanare. Appunto per questo il capitalismo non potrà mai più ritrovare l’«equilibrio» e la «stabilità» che esso possedeva prima dell’Ottobre. Il capitalismo può stabilizzarsi parzialmente, può razionalizzare la sua produzione, dare al fascismo la direzione del paese, domare mo­mentaneamente la classe operaia, ma non ritroverà mai più la «tran­quillità», la «sicurezza», l’«equilibrio», la «stabilità» di cui si vantava nel passato, perchè la crisi del capitalismo mondiale ha raggiunto un tal grado di sviluppo, che le fiamme della rivoluzione devono inevi­tabilmente aprirsi un passaggio tanto nei centri dell’imperialismo, quanto alla periferia, rendendo vani tutti i palliativi capitalistici e affrettando di giorno in giorno la caduta del capitalismo. Precisamente come nella nota favola: «Se ritira la coda, affonda il becco; se ritira il becco, affonda la coda».

Ciò significa, in secondo luogo, che la Rivoluzione d’Ottobre ha elevato notevolmente la forza e il peso specifico, il coraggio e la com­battività delle classi oppresse di tutto il mondo, costringendo le classi dominanti a tener conto di esse, come di un fattore nuovo, importante. Oggi non è più possibile considerare le masse lavoratrici del mondo come una «folla cieca», errante nelle tenebre e priva di prospettive, perchè la Rivoluzione d’Ottobre ha creato per queste masse un faro, che illumi

na loro la via e apre loro delle prospettive. Se nel passato non v’era una tribuna universale aperta, per manifestare e formulare le speranze e le aspirazioni delle classi oppresse, oggi questa tribuna esiste, ed è la prima dittatura proletaria. Non si può mettere in dubbio che la distruzione di questa tribuna piomberebbe per lungo tempo la vita politica e sociale dei «paesi progrediti» nelle tenebre di una reazione nera e sfrenata. Non si può negare che il semplice fatto dell’esistenza dello «Stato bolscevico» mette un freno alle forze nere della reazione, facilitando alle classi oppresse la lotta per la loro liberazione. Ciò spiega, in fin dei conti, l’odio bestiale che gli sfruttatori di tutti i paesi nutrono contro i bolscevichi. La storia si ripete, quantunque su una base nuova. Come nel passato, nel periodo della caduta del feuda­lesimo, la parola «giacobino» eccitava l’orrore e l’odio degli aristo­cratici di tutti i paesi, così attualmente, nel periodo della caduta del capitalismo, la parola «bolscevico» eccita nei paesi borghesi odio ed orrore. E viceversa, come Parigi era nel passato l’asilo e la scuola dei rappresentanti rivoluzionari della borghesia ascendente, così Mosca è oggi il rifugio e la scuola dei rappresentanti rivoluzionari del proletariato in ascesa. L’odio contro i giacobini non salvò il feuda­lesimo dal naufragio. Chi può mettere in dubbio che l’odio contro i bolscevichi non salverà il capitalismo dalla sua inevitabile disfatta?

L’era della «stabilità» del capitalismo è tramontata, e con essa è tramontata la leggenda dell’incrollabilità dell’ordine borghese. È incominciata l’era del crollo del capitalismo.

  1. La Rivoluzione d’Ottobre non è soltanto una rivoluzione nel campo dei rapporti economici, politici e sociali. Essa è anche una rivoluzione nelle menti, una rivoluzione nell’ideologia della classe operaia. La Rivoluzione d’Ottobre è nata e si è rafforzata sotto la ban­diera del marxismo, sotto la bandiera dell’idea della dittatura del proletariato, sotto la bandiera del leninismo, che è il marxismo del­l’epoca dell’imperialismo e delle rivoluzioni proletarie. Perciò essa segna la vittoria del marxismo sul riformismo, la vittoria del leni­nismo sul socialdemocratismo, la vittoria della III Internazionale sulla II Internazionale.

La Rivoluzione d’Ottobre ha tracciato un solco insuperabile tra il marxismo e il socialdemocratismo, tra la politica del leninismo e il socialdemocratismo. Nel passato, prima della vittoria della dittatura del proletariato, la socialdemocrazia poteva drappeggiarsi nella ban­diera del marxismo senza negare apertamente l’idea della dittatura del proletariato, ma anche senza fare nulla, assolutamente nulla, per affrettare la realizzazione di questa idea, perchè un simile atteggia­mento della socialdemocrazia non comportava nessuna minaccia per il capitalismo. Allora, in quel periodo, la socialdemocrazia, da u

n punto di vista formale, si confondeva, o quasi, con il marxismo. Oggi, dopo la vittoria della dittatura del proletariato, quando tutti hanno visto con i loro occhi dove conduce il marxismo e che cosa può signi­ficare la sua vittoria, la socialdemocrazia non può più drappeggiarsi nella bandiera del marxismo, non può più civettare con l’idea della dittatura del proletariato senza creare un certo pericolo per il capi­talismo. Avendo rotto da tempo con lo spirito del marxismo, essa è stata costretta a rompere anche con la bandiera del marxismo, si è schierata apertamente e senza equivoco contro la Rivoluzione d’Ottobre, frutto del marxismo, contro la prima dittatura proletaria del mondo. Oggi essa [la socialdemocrazia – ndr] si è dovuta separare e si è effettivamente separata dal marxismo, perchè nelle condizioni attuali non ci si può chiamare marxisti, se non si sostiene apertamente e senza riserve la prima dittatura proletaria del mondo, se non si conduce una lotta rivoluzionaria contro la propria borghesia, se non si creano le condizioni per la vitttoria della dittatura del proletariato nel proprio paese. Tra la socialdemocrazia e il marxismo si è aperto un abisso. Ormai l’unico asser­tore e baluardo del marxismo, è il leninismo, il comunismo.

Ma non ci si è fermati qui. Segnata una linea di demarcazione tra la socialdemocrazia e il marxismo, la Rivoluzione d’Ottobre è andata oltre, respingendo la socialdemocrazia nel campo dei difensori diretti del capitalismo contro la prima dittatura proletaria del mondo. Quando i signori Adler e Batter, Wells e Levi, Longuet e Blum diffa­mano il «regime sovietico» esaltando la «democrazia» parlamentare, essi vogliono dire, con ciò, che combattono e continueranno a combat­tere per la restaurazione dell’ordine capitalistico nell’URSS, per la conservazione della schiavitù capitalista negli Stati «civili». L’attuale socialdemocratismo è il sostegno ideologico del capitalismo. Lenin aveva mille volte ragione quando diceva che gli uomini politici social­democratici dei nostri giorni sono «veri agenti della borghesia in seno al movimento operaio, commessi operai della classe dei capitalisti», di dire che «nella guerra civile del proletariato contro la borghesia» essi si schiereranno inevitabilmente «a fianco dei versagliesi contro i comunardi». È impossibile finirla con il capitalismo, senza aver posto fine al socialdemocratismo nel movimento operaio. Perciò l’era del­l’agonia del capitalismo è in pari tempo l’era dell’agonia del social­democratismo nel movimento operaio. La grande importanza della Rivoluzione d’Ottobre consiste tra l’altro nel fatto che essa segna il trionfo ineluttabile del leninismo sul socialdemocratismo nel movi­mento operaio mondiale.

L’era del dominio della II Internazionale e del socialdemocra­tismo nel movimento operaio è tramontata.

È incominciata l’era del dominio del leninismo e della III Inter­nazionale.

 

Pravda, N. 255,  6 – 7 novembre 1927.

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