La conferenza di Amsterdam sul Centenario della Rivoluzione d’Ottobre

Il 23 e 24 settembre scorsi si è svolta ad Amsterdam la Conferenza sul Centenario della Rivoluzione d’Ottobre. L’iniziativa è stata organizzata da FREN (Filipino Refugees in the Netherlands: Rifugiati Filippini in Olanda), da PRISMM (People’ Resources for International Solidarity and Mass Mobilization: Risorse Popolari per la Solidarietà Internazionale e la Mobilitazione di Massa) e dall’ILPS (International League of People Struggle: Lega Internazionale dei Popoli in Lotta). È stata un’iniziativa importante per il bilancio sulla Rivoluzione d’Ottobre e per gli insegnamenti da trarne ai fini di proseguire il percorso che essa ha aperto. È un percorso che comprende un obiettivo del Movimento Comunista Internazionale fissato fin dai tempi di quella Rivoluzione e anche da prima: quello di fare la rivoluzione socialista in un paese imperialista. L’Italia è un paese imperialista e quindi ciò che possiamo apprendere in occasioni come questa serve all’opera per fare del nostro un nuovo paese socialista.

Il P.CARC ha preso parte all’iniziativa portando un proprio contributo e altrettanto ha fatto il (nuovo)PCI. Al termine della Conferenza è stato avviato il lavoro per la stesura di una Dichiarazione Finale, a cui il P.CARC ha contribuito: essa contiene spunti di riflessione importanti per la rinascita del movimento comunista internazionale. La versione definitiva della Dichiarazione proposta per la firma ai vari organismi che hanno preso parte alla Conferenza contiene anche tesi che giudichiamo sbagliate. La firma del P.CARC quindi è accompagnata dalle nostre riserve su quelle tesi.

La Dichiarazione sarà messa a disposizione degli interessati nel sito del P.CARC. Qui parliamo delle tesi che sono utili all’avanzamento del Movimento Comunista Internazionale che rinasce e di quelle che giudichiamo sbagliate.

La prima tesi che segnaliamo riguarda la natura della Rivoluzione d’Ottobre:

(…) Applicando i principi del marxismo nell’era dell’imperialismo e della rivoluzione proletaria, Lenin ha diretto i bolscevichi nell’attuare una linea rivoluzionaria giusta, nel condurre dibattiti ideologici contro i revisionisti all’interno della Seconda Internazionale e all’interno del Partito Operaio Socialdemocratico di Russia. La Rivoluzione d’Ottobre è stata quindi la realizzazione di decenni di lotte della classe operaia e dei rivoluzionari proletari russi che applicarono la teoria marxista alle condizioni russe, che usarono la teoria marxista come guida per dirigere il movimento di massa pratico.

La Rivoluzione d’Ottobre non è quindi stata un’insurrezione, ma termine di un percorso prolungato. Questo percorso è quello che Mao Tse-tung ha praticato e quindi sintetizzato con il termine Guerra Popolare Rivoluzionaria di Lunga Durata. L’esperienza della Rivoluzione d’Ottobre e del movimento comunista nel secolo scorso hanno dimostrato che la rivoluzione socialista non scoppia (non si riduce all’insurrezione), quali che siano le condizioni di miseria e di guerra che la borghesia impone alle masse popolari. La rivoluzione socialista in generale, e quindi anche per i paesi imperialisti, ha la forma di una guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata promossa dal partito comunista. Tra i paesi capitalisti la rivoluzione socialista arrivò a instaurare il socialismo in Russia perché solo in Russia il partito di Lenin l’aveva condotta per due decenni come una Guerra Popolare Rivoluzionaria di lunga durata anche se non l’aveva chiamata con questo nome.

Una seconda tesi riguarda una questione chiave. È diffusa l’idea che devono essere i partiti comunisti dei paesi imperialisti a sostenere i movimenti rivoluzionari per il socialismo e per la liberazione nazionale nei paesi oppressi e neocoloniali. Si presume che noi siamo “ricchi” e che loro sono “poveri” e quindi li sosteniamo. Concezione non diversa, in fondo, a quella di coloro che sostengono anche economicamente chi nel mondo muore di fame o di malattie che sono curabili o da quello che fanno i missionari della Chiesa di Roma. In realtà, nella storia del movimento comunista i partiti comunisti dei paesi imperialisti sono quelli che hanno avuto sostegno e lo hanno avuto per fare la rivoluzione socialista nei loro paesi. In questo numero di Resistenza trattiamo della questione nell’articolo “Il carattere internazionale della Rivoluzione d’Ottobre” a pag. 8. La Dichiarazione tratta di questa materia dove ricorda che “lavorando con la Terza Internazionale, l’Unione Sovietica sostenne i partiti comunisti e i movimenti di massa rivoluzionari”.

Segue, infine, il passo più interessante della Dichiarazione:

I partiti rivoluzionari guidati dal Marxismo-Leninismo-Maoismo, che hanno base in diversi paesi sottosviluppati e quelli guidati dal Marxismo-Leninismo o dal Marxismo-Leninismo-Maoismo che hanno base nei paesi capitalisti industriali sono tra quelli più risoluti e militanti. Sono armati della strategia maoista della guerra popolare e del fronte unito e di altri principi marxisti-leninisti-maoisti per costruire il socialismo, combattere il revisionismo, e lanciare la rivoluzione culturale proletaria per impedire la restaurazione capitalista.

 

Qui diciamo, tra le altre cose, che la strategia maoista della guerra popolare riguarda sia i partiti rivoluzionari dei paesi oppressi e neocoloniali (qui si dice i “paesi sottosviluppati”) che quelli dei paesi imperialisti (qui si dice “i paesi capitalisti industriali”). Affermiamo quindi che questa strategia vale per tutti, e quindi è una strategia universale.

I passaggi della Dichiarazione che non condividiamo sono elencati di seguito.

  1. Nonostante l’importante affermazione sopra citata, la Dichiarazione sostanzialmente e nel suo complesso avalla la concezione fallimentare che “la rivoluzione socialista scoppia”. Come abbiamo detto sopra, l’esperienza della Rivoluzione d’Ottobre e del movimento comunista nel secolo scorso ha dimostrato che la rivoluzione socialista si costruisce come una guerra, battaglia dopo battaglia, campagna dopo campagna. Questa guerra inizia con la fondazione del partito che si dà i mezzi per condurre la rivoluzione socialista alla vittoria, nella costruzione del legame con la classe operaia e delle masse popolari formandole, educandole e organizzandole alla costruzione e gestione di propri organismi di potere fino al rovesciamento della borghesia.
  2. Secondo la Dichiarazione, Kruscev in URSS (1956) ha trasformato di colpo l’Unione Sovietica socialista in un paese capitalista. Questo non è successo e non poteva succedere. Il colpo di Stato di Kruscev combinandosi con la dimostrata incapacità rivoluzionaria dei partiti comunisti dei paesi imperialisti diede inizio a un periodo di decadenza del primo paese socialista e all’esaurimento della prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale. La categoria di “capitalismo burocratico” è un prodotto della concezione trotzkista della lotta tra la classe operaia e la borghesia: la Rivoluzione d’Ottobre ha mostrato che il trotzkismo era una variante della socialdemocrazia.
  3. Nella Dichiarazione si parla della Russia e della Cina come paesi imperialisti. Nonostante l’avvenuta integrazione, a partire dagli ’90, della Federazione Russa nel sistema imperialista mondiale e lo sviluppo dell’economia capitalista nella Repubblica Popolare Cinese a partire dagli inizi degli anni ’80, ignorare la distinzione tra questi due paesi e i paesi della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, statunitensi e sionisti è frutto di una concezione non dialettica della storia. È come se la prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale non avesse concorso in modo determinante al corso che la storia dell’umanità sta seguendo. Porta all’attesa che prima o poi scoppierà una rivoluzione mondiale. La Rivoluzione d’Ottobre ha mostrato che la rivoluzione mondiale è combinazione di rivoluzioni nei singoli paesi.

In conclusione, la Conferenza Internazionale per il Centenario della Rivoluzione d’Ottobre di Amsterdam ha sollevato una serie di questioni fondamentali per lo sviluppo del Movimento Comunista Internazionale, e per la lotta che è necessaria a stabilire qual è la linea giusta, quella che favorisce questo sviluppo fino alle vittorie nei vari paesi, e quella sbagliata, quella che ostacola la rinascita del Movimento Comunista Internazionale o lo spinge all’indietro. Ci impegniamo a portare avanti la lotta per imporre la linea giusta, che si fonda sull’espressione più avanzata del pensiero comunista e cioè il Marxismo-Leninismo-Maoismo. Ci impegniamo a farlo sul piano ideologico e organizzativo, per affermare il maoismo come lo sviluppo attuale del marxismo, a partire da oggi e nel corso del 2018, in cui celebreremo il Bicentenario della nascita di Karl Marx.

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