Il 2 novembre si è tenuta presso il Tribunale di Bologna, l’udienza per i fatti del 2 maggio 2012: quattro compagni e simpatizzanti del Partito dei CARC sono stati accusati di aver attaccato un manifesto in zona universitaria ed aver reagito con frasi ingiuriose al controllo degli agenti della DIGOS locale, Giuseppe Pagliaro e Alberto Nessi. Dietro alle accuse formali, il dato politico è che con questo procedimento il PM Antonello Gustapane ha cercato (e cerca) di dirigere i colpi di coda di un procedimento, l’Ottavo Procedimento Giudiziario (OPG – vedi articolo OPG) contro la Carovana del nuovo Partito Comunista Italiano, di cui il P.CARC ne è parte integrante. Con l’OPG, la classe dominante ha tentato di cancellare i diritti di organizzazione, di espressione e la conseguente agibilità politica dei comunisti conquistati con la Resistenza antifascista ma si è concluso con una piena vittoria: grazie alla lotta contro la repressione è stato respinto il tentativo di mettere fuori legge i comunisti nel nostro Paese. Questa è la vera radice del procedimento contro i compagni condannati a Bologna.

Infatti, l’udienza di primo grado si è conclusa con una condanna per tre compagni, rispettivamente a 3 mesi e 1000 euro per il reato di imbrattamento, 5 mesi per il reato di imbrattamento e oltraggio a pubblico ufficiale, e 2 mesi per il solo oltraggio, e l’assoluzione per il quarto compagno. L’esito dell’udienza denota la linea politica che il PM Antonello Gustapane e di concerto il giudice Stefano Levoni utilizzano verso chi difende le libertà democratiche conquistate con la Resistenza antifascista!

Si è quindi concluso il primo grado di un processo farsa che ha caratteristiche tutt’altro che democratiche: durante l’udienza il giudice Levoni, perseguendo la sua carriera di persecutore di chi nella città di Bologna cerca di difendere spazi di agibilità politica e di difensore tout-court delle forze dell’ordine (vedi il caso degli studenti dell’Aula C di qualche anno fa, Condanne per l’Aula C di Scienze Politiche) oltre ad esprimersi per l’inasprimento delle richieste del PM Gustapane (le richieste erano 3 mesi, 2 mesi e 2 mesi per i tre compagni), condanna i compagni avvalendosi solamente della testimonianza dell’agente della Digos bolognese Alberto Nessi, senza disporre di alcuna ulteriore prova! Per la serie “ce la cantiamo e suoniamo da soli” con buona pace della necessità delle prove!

Con ciò, si conferma quindi la tendenza in corso nella città di Bologna di costruire un Tribunale Speciale per perseguire i cosiddetti “reati politici” (attività  e lotte di comunisti, studenti, antifascisti, precari, occupanti di case e spazi sociali): magistrati che sono veri e propri ausiliari della polizia politica. Magistrati che fanno carriera per i servigi resi alla classe politica e alla destra reazionaria che governa il nostro paese. Personaggi che si distinguono per il loro servilismo e collaborazione con i poteri forti (per questo si onorano con appellativi quale “servitori dello Stato”) e la loro arroganza e violenza nei confronti di lavoratori, masse popolari, comunisti e oppositori politici. Personaggi che appartengono alla schiera di quelle forze selezionate e addestrate da governo e istituzioni per picchiare, arrestare, torturare e processare i lavoratori che lottano per il posto di lavoro, gli immigrati che a si rivoltano alle condizioni infami a cui sono costretti, gli studenti, i disoccupati, i pensionati e tutti quelli che reagiscono, si ribellano e lottano per “non pagare la crisi dei padroni”.

Ma la repressione, per quanto dura, è sintomo di debolezza della classe dominante: a causa della crisi e delle lotte al suo interno, non riesce più a gestire e a governare il paese come faceva prima. Se da una parte è costretta a prendere misure d’emergenza e a violare le sue stesse leggi per tutelare i propri interessi, dall’altra conduce una vera e propria guerra di sterminio non dichiarata contro le masse popolari (attacchi ai diritti conquistati, sanità sempre meno accessibile, morti sul lavoro con numeri da guerra civile, ecc.) cercando di orientare i diversi strati delle masse popolari a farsi la guerra tra loro mettendo italiani contro immigrati, disoccupati contro lavoratori, giovani contro adulti, lavoratori pubblici contro lavoratori delle aziende capitaliste. La risposta delle masse popolari a questo stato di cose sono le mille mobilitazioni spontanee per far fronte agli effetti più gravi della crisi, alle privatizzazioni e allo smantellamento della sanità, del diritto allo studio, dei posti di lavoro: quotidianamente assistiamo a presidi, picchetti, iniziative culturali, manifestazioni e cortei (altro che “non si muove nulla”!) sempre più repressi dalla classe dominante poiché non ha alcuna soluzione positiva per fare fronte agli effetti della crisi stessa. In definitiva, la repressione così promossa diventa un’arma a doppio taglio per chi la promuove in quanto alimenta l’odio di classe, mostra il vero volto della classe dominante e in questo modo unisce il fronte di chi vuole farla finita con la crisi e lo sfruttamento.

La lotta contro la repressione è quindi un campo fondamentale per il nostro presente e per il nostro futuro, che ha però la necessità di andare oltre la semplice resistenza. Diversi gli esempi che possono dare essere al “scintilla che dà fuoco alla prateria”: ricordiamo come la decisione di violare apertamente in Val di Susa le restrizioni dei tribunali significa mettersi nell’ottica di passare dalla difesa all’attacco legandosi strettamente al territorio; e ancora la vittoria del processo contro gli antifascisti pistoiesi per la chiusura di Casa Pound a Pistoia e contro le scorribande del questore Manzo crea un precedente per tutti gli antifascisti sotto attacco perché dimostra che la repressione si vince decidendo di non subirla (vedi articolo vittoria); o la vittoria del processo contro gli antifascisti reggiani per la chiusura di Casa Pound a Reggio Emilia è frutto di una lunga e articolata campagna per la difesa delle libertà democratiche conquistate con la Resistenza antifascista e contro le prove di fascismo e la mobilitazione reazionaria, contro l’impunità di chi tra le forze dell’ordine commette abusi, diventando un utile precedente per tutti quelli che alimentano questa lotta (vedi comunicato vittoria).

In sunto, fare fronte alla repressione è possibile nella misura in cui si concepisce la lotta alla repressione come campo di lotta per la creazione delle condizioni per una nuova gestione della società. A questi fini è quindi essenziale promuovere la massima solidarietà di classe e l’organizzazione delle masse popolari: lotte, scioperi, manifestazioni, proteste, occupazioni sono tutte componenti essenziali della lotta di classe, ma il loro sviluppo complessivo ha come limite il fatto che si rivolgono sempre all’ottenimento di concessioni da parte della classe dominante. Facciamo dello sciopero del 10 novembre e della manifestazione di Eurostop a Roma l’11 novembre ambito di costruzione della nuova governabilità! Il passo è avanzare nel processo di creazione delle condizioni per la costruzione del Governo di Blocco Popolare, un governo d’emergenza delle Organizzazioni Operaie e Popolari che mette al centro i nostri interessi e si dà i mezzi per tradurli in misure concrete. Questo, insieme all’applicazione immediata e dal basso della Costituzione, è il passo decisivo verso l’unica vera soluzione, il socialismo!

Nei prossimi mesi metteremo in campo diverse attività sul territorio bolognese ed emiliano costruendo iniziative comuni di solidarietà con le diverse realtà presenti sul territorio, sostenendoci reciprocamente, sviluppando e rafforzando ciò che di positivo già si muove, dal movimento studentesco ai lavoratori della logistica, dai disoccupati ai migranti passando per i collettivi, i circoli e le case del popolo. La solidarietà di classe è un’arma formidabile nelle nostre mani: usiamola, sviluppiamola e impariamo a tradurla!

Immediatamente ciò significa sostenere e sviluppare la solidarietà verso chi promuove iniziative di “disobbedienza civile”, “diritto alla resistenza”, legittimo(il)legale o come lo si voglia chiamare, è un dovere per quanti oggi aspirano a un cambiamento reale della società e al contempo alimento di una trasformazione in senso positivo!

Inoltre, altra decisiva traduzione è il sostegno in campo economico dei compagni sotto processo in quanto l’attacco pecuniario è sempre più un’arma contundente nelle mani del nemico e possiamo farvi fronte organizzandoci: se a ciò si aggiungono le spese legali è facile che un proletario si trovi in difficoltà! Per questo invitiamo a fare una sottoscrizione per le spese legali e a costruire iniziative comuni per raccogliere fondi (cene, aperitivi, buffet, iniziative culturali, ecc.) così da concretizzare la grande forza della solidarietà di classe e creare il fronte che toglie ossigeno e forza al nemico!

Per le sottoscrizioni:

Bonifico IBAN: IT79 M030 6909 5511 0000 0003 018 -CCB Intestato a Gemmi Renzo

Ricarica Postepay n. 5333 1710 0024 1535 – Carta intestata a Gemmi Renzo

Per iniziative comuni contattaci!

La campagna contro la repressione continua, queste condanne non possono arrestare il  nuovo che avanza!

La lotta continua: costruiamo la vittoria, organizzandoci e coordinandoci in ogni quartiere, fabbrica e scuola!

Nel Centenario della Rivoluzione d’Ottobre avanziamo nel fare dell’Italia un nuovo Paese socialista, costruendo la rivoluzione socialista in corso!

 ***** PROSSIME INIZIATIVE********

Reggio Emilia in via Bismantova,2 , mercoledì 8 novembre dalle 20: Assemblea Operaia per la difesa delle avanguardie di lotta, dei lavoratori e delle RSU sotto attacco da parte dei padroni e per organizzarci per lo sciopero generale e la manifestazione di Eurostop a Roma;

 

 

 

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