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Il 2 novembre si terrà, presso il Tribunale di Bologna alle ore 9:30, l’udienza per i fatti del 2 maggio 2012: quattro compagni e simpatizzanti del Partito dei CARC sono accusati di aver attaccato un manifesto in zona universitaria ed aver reagito al controllo degli agenti della DIGOS locale, Giuseppe Pagliaro e Alberto Nessi, con frasi ingiuriose. Dietro alle accuse formali, il dato politico è che il PM Antonello Gustapane cerca di dirigere i colpi di coda di un procedimento, l’Ottavo Procedimento Giudiziario (OPG vedi articolo OPG) contro la Carovana del nuovo Partito Comunista Italiano, di cui il P.CARC ne è parte integrante. Con l’OPG, la classe dominante ha tentato di cancellare i diritti di organizzazione, di espressione e la conseguente agibilità politica dei comunisti conquistati con la Resistenza antifascista ma si è concluso con una piena vittoria: grazie alla lotta contro la repressione è stato respinto il tentativo di mettere fuori legge i comunisti nel nostro Paese. Questa è la vera radice del procedimento in corso contro i compagni imputati oggi a Bologna.

Ma la repressione, per quanto dura, è sintomo di debolezza della classe dominante: a causa della crisi e delle lotte al suo interno, non riesce più a gestire e a governare il paese come faceva prima. Se da una parte è costretta a prendere misure d’emergenza e a violare le sue stesse leggi per tutelare i propri interessi, dall’altra conduce una vera e propria guerra di sterminio non dichiarata contro le masse popolari (attacchi ai diritti conquistati, sanità sempre meno accessibile, morti sul lavoro con numeri da guerra civile, ecc.) cercando di orientare i diversi strati delle masse popolari a farsi la guerra tra loro mettendo italiani contro immigrati, disoccupati contro lavoratori, giovani contro adulti, lavoratori pubblici contro lavoratori delle aziende capitaliste. La risposta delle masse popolari a questo stato di cose sono le mille mobilitazioni spontanee per far fronte agli effetti più gravi della crisi, alle privatizzazioni e allo smantellamento della sanità, del diritto allo studio, dei posti di lavoro: quotidianamente assistiamo a presidi, picchetti, iniziative culturali, manifestazioni e cortei (altro che “non si muove nulla”!) sempre più repressi dalla classe dominante poiché non ha alcuna soluzione positiva per fare fronte agli effetti della crisi stessa.

In definitiva, la repressione così promossa diventa un’arma a doppio taglio per chi la promuove in quanto alimenta l’odio di classe, mostra il vero volto della classe dominante e in questo modo unisce il fronte di chi vuole farla finita con la crisi e lo sfruttamento.

La lotta contro la repressione è quindi un campo fondamentale per il nostro presente e per il nostro futuro, che ha però la necessità di andare oltre la semplice resistenza. Diversi gli esempi che possono dare essere al “scintilla che dà fuoco alla prateria”: ricordiamo come la decisione di violare apertamente in Val di Susa le restrizioni dei tribunali significa mettersi nell’ottica di passare dalla difesa all’attacco legandosi strettamente al territorio; e ancora la vittoria del processo contro gli antifascisti pistoiesi per la chiusura di Casa Pound a Pistoia e contro le scorribande del questore Manzo crea un precedente per tutti gli antifascisti sotto attacco perché dimostra che la repressione si vince decidendo di non subirla (vedi articolo vittoria); o la vittoria del processo contro gli antifascisti reggiani per la chiusura di Casa Pound a Reggio Emilia è frutto di una lunga e articolata campagna per la difesa delle libertà democratiche conquistate con la Resistenza antifascista e contro le prove di fascismo e la mobilitazione reazionaria, contro l’impunità di chi tra le forze dell’ordine commette abusi, diventando un utile precedente per tutti quelli che alimentano questa lotta (vedi comunicato vittoria).

Ma vi è un’altro aspetto legato a doppio filo a tutto ciò: la repressione non si esaurisce nel manganello, anzi trova respiro in ogni campo della vita dei lavoratori. Infatti, sempre più frequenti sono i casi di aziende chiuse e smantellate mentre gli operai sono in ferie, o licenziamenti in pausa pranzo o più “semplicemente” attacchi disciplinari a raffica nei confronti delle avanguardie di lotta o RSU che si mettono ad organizzare battaglie nei propri posti di lavoro. La crisi avanza e i padroni cercano in ogni modo di non perdere il timone di una barca che affonda: decine e decine sono i casi di attacchi e per questo, partendo da un caso specifico di una lavoratrice comunista della Werther International S.p.a di Cadè (RE), stiamo sviluppando una campagna contro la repressione che mette al centro la difesa dei lavoratori, della loro agibilità sindacale e dei loro diritti, andando oltre con l’obiettivo di organizzarsi e coordinarsi per creare quel fronte che determina la vittoria e contribuisce a creare le condizioni per iniziare a prendere in mano noi le aziende, la società e quindi il nostro futuro! Se sei sotto attacco o conosci situazioni simili mettiti in contatto con noi così da organizzare la campagna insieme! Anche per queste ragioni è fondamentale sostenere la lotta alla GD e la vertenza Fabio Perini nel bolognese!

In sunto, fare fronte alla repressione è possibile nella misura in cui si concepisce la lotta alla repressione come campo di lotta per la creazione delle condizioni per una nuova gestione della società. A questi fini è quindi essenziale promuovere la massima solidarietà di classe e l’organizzazione delle masse popolari: lotte, scioperi, manifestazioni, proteste, occupazioni sono tutte componenti essenziali della lotta di classe, ma il loro sviluppo complessivo ha come limite il fatto che si rivolgono sempre all’ottenimento di concessioni da parte della classe dominante. Facciamo degli scioperi generali del 27 ottobre (appena passato), del 10 novembre  e della manifestazione di Eurostop a Roma l’11 novembre ambito di costruzione della nuova governabilità! Il passo è avanzare nel processo di creazione delle condizioni per la costruzione del Governo di Blocco Popolare, un governo d’emergenza delle Organizzazioni Operaie e Popolari che mette al centro i nostri interessi e si dà i mezzi per tradurli in misure concrete. Questo, insieme all’applicazione immediata e dal basso della Costituzione, è il passo decisivo verso l’unica vera soluzione, il socialismo!

 La solidarietà è un’arma: sviluppiamola!

 Sostenere e sviluppare la solidarietà verso chi promuove iniziative di “disobbedienza civile”, “diritto alla resistenza”, legittimo(il)legale o come lo si voglia chiamare, è un dovere per quanti oggi aspirano a un cambiamento reale della società e al contempo alimento di una trasformazione in senso positivo!

 Partito dei CARC – Sezione “Lidia Lanzi” Reggio Emilia

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