Mercoledì 11 ottobre si è tenuta presso il Tribunale di Massa la quarta udienza del processo che ha per imputato il compagno Marco Lenzoni: è accusato di aver promosso un corteo non preavvisato! I fatti si riferiscono al dicembre 2014, periodo in cui era in discussione in Parlamento l’approvazione del Jobs Act di Matteo Renzi. Come nel resto del Paese anche a Massa è stato organizzato un presidio per contestare il Jobs Act e durante questa manifestazione i presenti hanno deciso di spostarsi sotto la sede locale del PD, principale artefice di questa legge che colpisce duramente (di fatto lo annulla) lo Statuto dei lavoratori. Il fatto contestato in questo processo sarebbe proprio questo spostamento sotto la sede del PD.

Ma, come ha ricordato il compagno Marco Lenzoni durante il presidio dell’11 ottobre, nonostante Foza Nuova avesse lanciato, a livello nazionale, una manifestazione non autorizzata per il primo maggio a Massa, il questore ha liquidato la cosa dicendo che non si è trattato di un corteo, ma di uno spostamento da un punto A a un punto B (certo…tutti i cortei consistono in uno spostamento da un punto di partenza ad uno di arrivo!).

Qui il punto è che il questore non ha fatto partire la denuncia verso i fascisti!

Questo ci dimostra chiaramente che la questione è politica e non semplicemente tecnica: il problema, non è il mancato preavviso della protesta, ma che non viene accettata nessuna contestazione alle imposizioni del governo centrale, in questo caso il Jobs Act, e al PD che è al governo del Comune.

Quindi oggi, ad essere sotto attacco, è la libertà di espressione (sancita dall’art. 21 della nostra Costituzione) e il diritto a lottare contro le leggi ingiuste.

Il Jobs Act, votato nel dicembre 2014 dall’allora governo illegittimo di Matteo Renzi e oggi perpetrato negli intenti dal “governo-pilota” Gentiloni, è un duro attacco alle condizioni di lavoro e di vita delle masse popolari. L’accanimento con cui la borghesia attacca chi si è mobilitato per impedirne l’approvazione non è una prova della sua forza, ma al contrario della sua debolezza. La classe dominante e i suoi governi, temono, infatti, il giudizio delle masse popolari (non possono nemmeno dire “siamo stati votati e ora portiamo avanti il nostro mandato!”), ma nonostante questa paura, devono garantire i profitti ai poteri forti che li hanno installati in Parlamento: devono applicare alla lettera il programma comune della borghesia.

Tuttavia, il sostegno che si è sviluppato intorno al processo contro chi si è opposto all’approvazione del Jobs Act è la dimostrazione del fatto che le masse popolari organizzate possono fare fronte alla repressione ribaltandola contro i suoi mandanti: alimentando il coordinamento tra le varie organizzazioni operaie e popolari (immigrati, studenti operai, ecc.) ed educando le masse popolari alla solidarietà e alla lotta di classe.

Tanti gli organismi, i sindacati, i partiti e i singoli, che hanno espresso la loro solidarietà a Marco. Tra chi ha partecipato al presidio dell’11 ottobre ci sono: RSU FIOM Euro Motor Service (indotto GE-Pignone), RSU CGIL Sanac, lavoratori Rational, RSU FIOM Perini, SiCobas (Prato), Anpi Carrara, Popolo dell’acqua, Acqua alla gola, Coordinamento Migranti Toscana Nord, Collettivo studenti in lotta, circolo Arci Il Viandante, Scioperando (lavoratori della Lucchini), Lista Dema, Fabbrica della sinistra, Claudia Bienaimè, Prc provincia di MS, Casa Rossa Occupata, PCL e singoli compagni.

Durante l’udienza di mercoledì scorso sono stati sentiti i testimoni dell’accusa (gli agenti Sergio Angelini e Federico Leoni della questura di Massa) ed è stato visionato un video, girato dalla stessa polizia che ha seguito la manifestazione: peccato che nel video manchi proprio la parte che incriminerebbe Marco, cioè quella in cui avrebbe lanciato la proposta di occupare simbolicamente la sede del PD. Evidentemente la magistratura non si fa scrupoli a far partire processi per eventi irrisori e senza prove!

E’ necessario far valere la forza delle masse popolari non solo per resistere alla repressione ma anche per costruire un ordinamento economico, politico e sociale conforme i loro interessi. La borghesia sa bene che forza possono avere le masse popolari organizzate: quest’anno cade il centesimo anniversario della rivoluzione russa, che ha cambiato la storia dell’umanità e ha aperto la strada a grandi conquiste per la classe operaia ed il resto delle masse popolari.

Oggi il passo da fare è che le organizzazioni operaie e popolari presenti sul territorio si mobilitino per rendere inapplicabili le imposizioni del governo centrale che sono in aperto contrasto con la Costituzione.

La nostra parola d’ordine deve essere: applichiamo dal basso i principi progressisti contenuti nella Costituzione!

Continuiamo la mobilitazione in solidarietà con chi si è mobilitato contro l’approvazione del Jobs Act!

La prossima udienza del processo a Marco Lenzoni si terrà il prossimo 27 ottobre, presso il tribunale di Massa. In questa udienza verranno sentiti i primi testimoni della difesa. È importante partecipare numerosi al presidio perché sicuramente si tratta di una delle ultime udienze e ci stiamo avviando alla conclusione del processo.

Il 27 ottobre, mentre Marco verrà processato, è stato indetto da alcune sigle del sindacalismo di base (CUB, SGB, SI Cobas, USI-Ait, Slai Cobas) uno sciopero generale: sfruttiamolo per manifestare contro il governo del Jobs Act partecipando al presidio davanti al tribunale di Massa!

Facciamo sentire anche in questa occasione la nostra solidarietà!

La lotta per il diritto al lavoro non si processa!!!

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