“Nuova governabilità delle masse popolari organizzate” non è una frase ad effetto, ma una linea d’azione. A conferma della generale tendenza a rovesciare il rapporto tra autorità borghese e autorità popolare. I comitati popolari via via stanno accettando la sfida di dirigere il processo e orientare gli elementi avanzati delle amministrazioni, dei sindacati e della società civile a dare forza e forma di legge a quanto le masse popolari indicano, a far valere i loro interessi contro quelli di padroni, affaristi e speculatori, imponendo con la mobilitazione la costruzione di Amministrazioni Locali di Emergenza.

Con sempre più entusiasmo, rabbia e convinzione le masse popolari del nostro paese si mobilitano e si organizzano in mille forme. I membri di questi organismi sono artefici e costruttori, insieme ai comunisti, della rivoluzione socialista in corso nel nostro paese. I mille esempi che vediamo in tutto il paese confermano che si può costruire oggi un mondo diverso, perché in maniera sparsa e non ancora organizzata le masse popolari lo stanno facendo.

Il Partito dei CARC sostiene e appoggia il processo di costruzione di una commissione popolare per la Sanità a Napoli. È questo un importante passo per far ingoiare alle istituzioni un organismo frutto delle lotte dei comitati territoriali e che oggi si propone di decidere, a un livello superiore, all’interno di quei processi.

Ci ha raccontato l’esperienza di questo comitato la compagna Patrizia che lo ha seguito sin dal primo secondo. Invitiamo a leggere l’intervista e le considerazioni che seguono.

Intervista a Patrizia sulla costruzione della Commissione per la Salute Pubblica

 

Ciao Patrizia, ci racconti come nasce l’idea di costituire una Commissione per la Salute Pubblica?

L’idea di realizzare la Commissione per la Salute Pubblica nasce nell’ultima manifestazione organizzata all’interno dell’ospedale Antonio Maresca di Torre del Greco, cui hanno partecipato lavoratori dell’ospedale, esponenti di altri comitati che lottano contro la dismissione dei presidi ospedalieri (in particolare il Comitato San Gennaro), oltre a esponenti della giunta De Magistris come l’assessore Alessandra Clemente e la consigliera del Consiglio Regionale Valeria Ciarambino.

In quell’occasione dopo sette anni di lotta, la maturata convinzione che da soli non si va da nessuna parte, dopo anche una serie di conquiste che nell’ospedale Maresca sono state conseguite (circa 150 posti di letto che arriveranno) abbiamo detto a gran voce che la volontà da parte di chi governa la Regione è sempre quella di chiudere, pezzo dopo pezzo, l’ospedale. Proprio per questo e per la necessità dei comitati non solo di opporsi ma anche di proporre e promuovere il protagonismo di chi subisce il processo di smantellamento della Sanità Pubblica, nacque la proposta di costruire la Commissione Sanità Popolare, con l’obiettivo di non lasciare in mano ai soliti De Luca & Co. le decisioni reali su quello che deve essere il futuro della Sanità in Campania ma di darle in mano ai lavoratori e agli utenti del servizio sanitario che secondo il comitato devono essere i protagonisti della Sanità Pubblica.

 

Quale fu la risposta a questa proposta?

L’assessore Clemente sostenne questa proposta e disse che il Comune l’avrebbe fatta propria. Contemporaneamente anche Laura Bismuto (DEMA) ha deciso di sostenere questa proposta e di volersi muovere in questa direzione, cominciando a scrivere una bozza della delibera. Delibera che però aveva degli aspetti che non convincevano noi promotori per cui abbiamo chiesto di proporre delle modifiche e alcune integrazioni.

 

Quali sono state le integrazioni e le correzioni? Quale il processo costruito per definirle?

La bozza di delibera è passata direttamente al vaglio di organismi popolari quali Medicina Democratica, Comitato Pro Maresca e Comitato San Gennaro. In quella sede abbiamo definito che la Commissione Sanità Popolare avrebbe dovuto avere la funzione di comitato di controllo popolare, la funzione di scrittura e proposta del piano regionale sanitario, funzione di accesso per conto del sindaco all’interno degli ospedali e all’interno delle aziende per controllare le condizioni di sicurezza sul lavoro per i lavoratori, funzione di controllo sulle condizioni in cui si svolge la produzione e su quello che la produzione causa all’ambiente e al contesto esterno, funzione di indire riunioni con i lavoratori all’interno delle aziende, oltre a richiedere un ufficio pubblico dedicato alla Commissione in cui incontrarsi e la facoltà di organizzare in luoghi pubblici assemblee popolari. La commissione deve essere aperta alle organizzazioni operaie e popolari ma anche a forze politiche o esponenti del consiglio comunale che intendano sostenerne la causa e le indicazioni. Se saranno gli organismi popolari a decidere anche i consiglieri comunali o regionali dovranno necessariamente trasformarsi in consiglieri del popolo che si battono per il popolo.

 

Come sono state recepite queste proposte? C’è stata lotta nell’amministrazione comunale?

Le proposte di cambiamento sono state recepite e la stesura della delibera prosegue. L’unico passaggio su cui si discute è quello in cui indichiamo il sindaco come sindaco metropolitano, conferendo facoltà alla commissione di intervenire non solo a Napoli ma in tutta l’area metropolitana. A questa obiezione i comitati hanno risposto che allora il sindaco di Napoli deve convocare tutti gli altri sindaci dell’area metropolitana, una volta approvata la delibera, per moltiplicare l’esempio e diffondere questa esperienza. Oltretutto abbiamo tenuto a precisare che si deve tener conto che istituzionalizzare una commissione di lotta vuol dire accettarne la piena autonomia e indipendenza da qualsiasi amministrazione comunale.

C’è sicuramente lotta all’interno dell’amministrazione con qualcuno che è certamente contrario a questa delibera. Noi crediamo che la Sanità Pubblica non debba avere loghi o vessilli e che anche il sostegno di forze politiche che fino a oggi non hanno seguito il processo o che avrebbero a cuore la salvaguardia della Sanità Pubblica. Sta al consiglio comunale approvare la delibera, noi siamo i protagonisti di un processo di partecipazione dal basso di uomini e donne che si battono per un diritto inalienabile qual è la salute e la Sanità Pubblica.

Alcune considerazioni sulle Nuove Autorità Pubbliche

La formazione di organizzazioni operaie e popolari, il loro coordinamento, la loro iniziativa sono il fattore decisivo della lotta per la costituzione del Governo di Blocco Popolare, la grande scuola pratica che occorre alla masse popolari del nostro paese per avanzare nella costruzione della rivoluzione socialista. Quando parliamo di organismi popolari che diventano nuove autorità, l’esempio più conosciuto è quello rappresentato dai soviet in Russia. I primi vennero costituiti nel fuoco delle battaglie rivoluzionarie del 1905 e inizialmente non erano che dei comitati di lotta sorti per dare una direzione comune alle rivendicazioni disorganizzate dei lavoratori.

Il primo soviet, ad esempio, nacque nel 1905 a Mosca con l’obiettivo di abolire il lavoro notturno e il lavoro straordinario, rivendicare un salario mensile minimo, abolire la “polizia di fabbrica”, imporre la libertà di parola e di riunione per gli operai. Via via, grazie all’azione svolta al loro interno dal Partito Bolscevico di Lenin, dopo essere stati messi persino fuori legge, nel 1917 i Soviet si trasformarono fino a portare il governo provvisorio a non possedere un potere reale, a riuscire a impartire ordini solo se permessi dai soviet degli operai e dei soldati, che avevano in mano gli elementi più importanti del vero potere (cioè soldati, ferrovie, servizio postale e telegrafico).

Nell’ottobre dello stesso anno, infine, i Soviet diventarono la base portante e il cuore pulsante del nuovo Stato sovietico, uno stato in cui i padroni sono stati espropriati, diretto dal Partito Bolscevico, motore della rivoluzione sovietica e fondato sui soviet. Per la prima volta al mondo in Russia, si organizzò il potere dello Stato in modo che soltanto gli operai, soltanto i contadini lavoratori, escludendo gli sfruttatori, componessero le organizzazioni di massa, i Soviet, cui fu trasmesso tutto il potere dello Stato.

Nell’anno in cui si celebra il Centenario della rivoluzione d’ottobre ’17 è utile legare il racconto e gli insegnamenti di quella gloriosa fase della storia dell’umanità a quello che oggi la mobilitazione delle masse popolari del nostro paese esprime e a quello che occorre fare qui ed ora per cambiare il corso delle cose.

La Carovana del (nuovo) PCI nella rivoluzione socialista in corso nel nostro paese promuove e sostiene la formazione delle organizzazioni operaie nelle aziende capitaliste e delle organizzazioni popolari nelle aziende pubbliche, nelle scuole e nelle zone d’abitazione e nel portarle ad assumere nella pratica il ruolo di nuove autorità pubbliche, cioè a diventare quegli organismi che individuano i principali problemi che affliggono le masse popolari, indicano le soluzioni da adottare e mobilitano il resto delle masse popolari ad attuarle, anche senza avere ancora un proprio governo centrale, anche in contrasto con le autorità della Repubblica Pontificia, quindi rendendo il paese ingovernabile a esse. In altre parole le organizzazioni operaie e popolari devono diventare gli organismi a cui le masse si affidano, come lo furono i Soviet in Russia.

Fare questo vuol dire proseguire la gloriosa storia della rivoluzione d’Ottobre del 1917 costruendo qui ed ora i germi della rivoluzione socialista nel nostro paese. Fate largo alle Nuove Autorità Pubbliche!

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