Nel pomeriggio del 3 ottobre si è tenuta a Napoli, l’iniziativa di presentazione della campagna del Partito dei CARC dal titolo il Segnale dell’Aurora, organizzata in occasione della celebrazione del Centenario della rivoluzione d’Ottobre. La data scelta non è causale, il 3 ottobre è la data di fondazione del (nuovo) Partito Comunista Italiano. Obiettivo della campagna è quello di prendere spunto dal 100° anniversario della Rivoluzione d’Ottobre e celebrarlo studiando e promuovendo momenti di confronto con tutti i comunisti del nostro paese, promuovendo la conoscenza dell’esperienza della prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale e la discussione sugli insegnamenti che servono a far avanzare la rivoluzione socialista nel nostro paese.

La Carovana del (nuovo) PCI, di questo, ha fatto il bilancio e tratto quegli insegnamenti sulla base dei quali poggia la strategia per far rinascere il movimento comunista del nostro paese e avanzare nella costruzione della rivoluzione socialista in Italia. Il (nuovo) PCI e il Partito dei CARC questo bilancio propongono, approfondiscono e diffondono in maniera aperta e allargata a tutti i comunisti del nostro paese. Questo lo spirito con cui si è chiamato a partecipare alla giornata del 3 ottobre e si chiama a partecipare alle iniziative del resto della campagna in tutta Italia.

È estremamente positiva e in linea con lo spirito posto nella preparazione della celebrazione dell’anniversario dalla fondazione del (nuovo) PCI, la presenza di diverse organizzazioni politiche, popolari, di figure istituzionali e popolari di livello internazionale che hanno tenuto a partecipare a questa giornata.

 

A moderare il dibattito è stato il compagno Marco Coppola della Segreteria Federale Campania del Partito dei CARC. Il compagno ha illustrato molto sinteticamente la storia della Carovana del (nuovo) PCI a partire dal Coordinamento dei Comitati contro la Repressione degli inizi degli anni ottanta, del sostegno ai rivoluzionari prigionieri e della lotta serrata contro dissociazione e pentitismo che condussero, della nascita dei primi Comitati d’Appoggio alla Resistenza per il Comunismo fino alla nascita del Partito dei CARC e del (nuovo) Partito Comunista Italiano. Subito dopo l’introduzione si è proceduto con la lettura, con la voce del compagno Igor Papaleo della Segreteria Federale Campania, del messaggio che il Segretario Generale del Nuovo Partito Comunista Italiano ha inviato all’iniziativa.

 

La relazione introduttiva tenuta da Fabiola D’Aliesio, Segretaria Federale della Segreteria Federale Campania, ha raccontato di come nel secolo scorso il Partito Comunista bolscevico fece dell’Unione Sovietica la prima esperienza di costruzione del socialismo, esperienza grandiosa ed esaltante che aprì le porte al più grande processo di protagonismo proletario e alle più grandi conquiste di civiltà e progresso che l’umanità abbia mai conosciuto. Ha proseguito mostrando come la Carovana del (n) PCI si ponga in continuità con questa storia e con quella del vecchio Partito Comunista Italiano guidato da Gramsci, con la Resistenza partigiana quale punto più alto raggiunto dalla classe operaia nella sua lotta per il potere e con la lotta che seppero portare avanti le Brigate Rosse negli anni ’70 quale tentativo più alto di ricostruzione di un partito comunista rivoluzionario nel nostro paese.

La compagna ha poi affermato che la crisi generale del capitalismo continua ad aggravarsi e la borghesia imperialista non è in grado di cambiare strada. Non è possibile porre fine al vortice di crisi, miseria, devastazione ambientale e guerra in cui siamo immersi senza rovesciare il sistema capitalista almeno in alcuni dei maggiori paesi imperialisti. Senza, quindi, un salto della rivoluzione socialista nei paesi imperialisti, senza che almeno uno di questi rompa le catene della comunità internazionale e in questo modo apra la via e mostri la strada anche alle masse popolari degli altri paesi.

La costruzione del partito comunista nei paesi imperialisti è il passaggio decisivo perché una nuova ondata della rivoluzione proletaria divampi nel mondo. Due sono i fattori che rivoluzionano la società attuale: l’attività del Partito e la mobilitazione spontanea delle masse popolari. L’attività del Partito è il fattore che determina il progresso di entrambi e quindi la velocità alla quale avanza la rivoluzione socialista. La costruzione di un partito comunista all’altezza del suo compito storico (l’instaurazione del socialismo, fase di transizione al comunismo) è l’obiettivo che ogni comunista deve porsi e la strada su cui la Carovana del (nuovo) Partito Comunista Italiano si è instradata.

La Carovana del (nuovo)PCI promuove la rivoluzione socialista in Italia attraverso la lotta per la costituzione del Governo di Blocco Popolare. Il Governo di Blocco Popolare è l’obiettivo tattico di questa fase. Esso combina l’organizzazione delle masse popolari (in organizzazioni operaie e in organizzazioni popolari) in senso rivoluzionario organizzandosi e mobilitandosi per trovare soluzioni positive ai problemi e agli effetti della crisi contro la tendenza della rassegnazione o della guerra fra poveri, organizzandosi per attuare le parti progressiste della Costituzione, iniziando da subito a operare come nuove autorità pubbliche e a porsi come classe dirigente della società.

 

Gli interventi successivi sono stati ricchi di spunti e hanno tutti salutato con entusiasmo a questa iniziativa ma soprattutto proposto, come nello spirito della giornata, la costruzione di iniziative congiunte e diffuse sul territorio cittadino ma anche a livello nazionale.

 

Eleonora Getman dell’associazione NIKA ha portato avanti un intervento profondo e appassionato rispetto alla sua esperienza di vita nell’URSS (ha origini sovietiche) e portato nella discussione il tema dei diritti e delle conquiste per le donne delle masse popolari che significò la rivoluzione sovietica. Tutti i presenti, compresa Eleonora, hanno più volte rapito e provato i brividi rispetto a quante libertà nel 1917 furono concesse alle donne sovietiche, alcune delle quali in paesi “avanzati” come l’Italia o non sono mai state concesse o sono state conquistate con dure lotte solamente negli anni 70 e 80 del secolo scorso. Con la compagna e la sua associazione, che si occupa anche dei promozione di iniziative culturali sull’URSS di Lenin e Stalin, si organizzeranno una o due iniziative su questo argomento all’interno della campagna Il Segnale dell’Aurora.

 

Antonio del Comitato contro la Repressione e presente in molti ambiti di lotta della città di Napoli, afferma che è fondamentale concentrarsi sul bilancio della storia dell’URSS, degli aspetti positivi e dei pezzi che sono mancati ma riconduce tutti questi ragionamenti finalizzandoli all’oggi. Da quelle esperienze grandiose bisogna tirar fuori insegnamenti che devono guidare la nostra pratica oggi, sottolinea il compagno.

Secondo Antonio, deve essere condotta oggi, una grande battaglia ideologica all’interno del movimento comunista, antagonista e di lotta non solo a Napoli ma in tutta Italia. Oggi ci sono posizioni predominanti in tale movimento che vorrebbero raccontare che la classe operaia non esiste più, che la contraddizione tra classe operaia a borghesia non è più quella principale e altre sciocchezze simili. Tutte queste teorie non sono d’aiuto alla causa della rivoluzione socialista e alla prospettiva rivoluzionaria che dobbiamo sviluppare.

Antonio ci tiene poi a sottolineare che non è d’accordo con l’attuazione della Costituzione e con il Governo di Blocco Popolare, perché a proletariato non occorre nessuna transizione, nessuna gradualità per prendere il potere. Questo però non deve essere un ostacolo rispetto alla politica di collaborazione tra comunisti e organizzazioni comuniste, dato che l’obiettivo che perseguiamo a lungo termine è lo stesso. Sottolinea che a suo parere l’unità dei comunisti si raggiungerà solamente con il partito della classe operaia, la cui costruzione è il compito vero e principale per tutti i comunisti, tale partito comunista non può sicuramente essere quello che siamo stati abituati a vedere in Italia ma certamente un partito clandestino che riesca dalla clandestinità a costruire il suo legame con la classe operaia e il resto delle masse popolari. L’esperienza più vicina da cui possiamo attingere è quella delle organizzazioni comuniste combattenti che negli anni 70 del secolo scorso furono capaci di entrare nelle fabbriche (molti di loro erano operai) e nelle università fino a far tremare le vene ai polsi per la borghesia del nostro paese.

 

Antonio De Caro, segretario provinciale FGCI (giovanile Partito Comunista Italiano – Alboresi), inizia il suo intervento elogiando l’iniziativa perché da prospettiva alla storia del movimento comunista, cui i comunisti devono far riferimento. Solo così è possibile fa rivivere il portato di rottura storica che si pose in un certo senso in continuità e sviluppo della rivoluzione francese. L’URSS è stato il faro per la lotta dell’imperialismo e al colonialismo a livello mondiale. I comunisti sovietici vinsero perché riuscirono a fare cultura in mezzo al popolo.

Oggi è il capitalismo a fare lavoro culturale sulle masse, a partire dagli anni 70 e 80. Quello che abbiamo davanti è un progetto ben definito fatto di distruzione della cultura, della sanità e in generale dei diritti. Il capitalismo ha attraversato ben quattro fasi di cui quello che abbiamo oggi davanti, la globalizzazione, ci dimostra come tutto sia cambiato. In questo senso la situazione oggi è molto complicata.

Quello che oggi si può fare, dice De Caro, è fare cultura, attuare al Costituzione italiana frutto della Resistenza e in generale fare politica da fronte tra le forze comuniste in chiave antifascista e anticapitalista. Per questo dico, a differenza del compagno che mi ha preceduto, che sono d’accordo sulla battaglia per l’attuazione della Costituzione italiana.

 

Claudia Camba, presidente dell’UMMEP, è un’attivista argentina che ha collaborato fra gli altri con il preidente del Venzuela e comandante Hugo Chavez. La compagna racconta della sua esperienza a Cordoba in Argentina, dove un reparto di un ospedale è autogestito da medici e attivisti intitolato a Ernesto Guevara. Parla della sua visita all’ex OPG di quel pomeriggio e dell’incontro che terrà il giorno seguente (4 ottobre) con il Comitato contro la chiusura dell’ospedale San Gennaro, nel quartiere Sanità.

Inserisce queste esperienze in un percorso più ampio e facendo riferimento alla rivoluzione d’Ottobre, esperienza che secondo la compagna va replicato anche oggi in tutto il mondo. In questo senso la compagna ci ha tenuto a salutare l’assemblea e i compagni della Carovana del (nuovo) PCI, con un incitazione: venceremos!

 

Vincenzo Crosio del Partito dei CARC, fa un intervento molto intenso e toccante. Secondo Crosio la Carovana del (nuovo) PCI è la continuità con il movimento comunista del nostro paese. L’unica che ha avuto la scienza e il coraggio di porre determinate questioni e di fare un bilancio del movimento comunista. Noi, dice Vincenzo, siamo i figli dell’ottobre, della Resistenza partigiana, della lotta valorosa delle organizzazioni comuniste combattenti degli anni Ottanta.

A questa ultima esperienza ha voluto rivolgere il suo pensiero in quella sede. Chi ha vissuto in quegli anni ha visto il potenziale che il movimento comunista può dispiegare ma anche la disfatta a che può portare l’assenza di una visione scientifica e ragionata della storia dell’umanità, del bilancio del movimento comunista e dell’organizzazione che occorre mettere in piedi per vincere. Tanti dei compagni che vi hanno preso parte hanno visto altri compagni morirgli tra le braccia [si commuove] e quelle vite non devono essere vite inutili ma morti che ci appartengono, che appartengono alla storia del movimento comunista e nostri.

L’URSS è il capitolo fondamentale della storia dell’umanità, ci ha dimostrato che si può fare la rivoluzione socialista e che si può vincere. Questo è uno schiaffo a tutti i disfattisti. La storia la facciamo noi e le masse popolari non la borghesia. Questa campagna che si avvia è il segnale dell’aurora, è per noi il momento di svolta in cui mettersi a lavorare nel seno della cultura proletaria e della rivoluzione socialista in corso nel nostro paese.

 

Gianmarco Pisa, della segreteria provinciale Partito di Rifondazione Comunista Napoli, comincia elogiando quella che secondo lui è un’iniziativa meritoria rispetto alla diffusione e discussione degli insegnamenti dell’Ottobre. Annuncia che anche il PRC ha intenzione di fare una iniziativa nazionale e internazionale, nel periodo di novembre, in cui trattare tali aspetti cui invita il Partito dei CARC a partecipare.

Afferma il compagno, che il suo contributo vuole essere un contributo che mette al centro la battaglia delle idee. Occorre mettere a fuoco meglio gli insegnamenti dell’Ottobre per riversarli nell’oggi.

Pisa racconta di essere appena tornato dal Venezuela. I comunisti di quel paese leggono la rivoluzione bolivariana come la prima fase di una guerra più ampia. Questa prima fase è fatta di una progressiva riconquista di diritti e democrazia. Secondo questi compagni la seconda fase da aprire è quella della rivoluzione socialista mettendo al centro la presa del potere. Dicono questo partendo dalla lettura della rivoluzione d’Ottobre come prodotto di tre fasi: a) 1905 – Fase della grandi richieste cui lo zar rispose con la repressione violenta; b) Febbraio del 1917 – Fase del dualismo di potere tra germi dello stato proletario e potere costituito; c) Ottobre 1917 – Fase dell’adesione delle masse popolari al potere politico, economico e socialista.

Per Gianmarco, quindi, la rivoluzione socialista non è stato un processo predeterminato. Lenin nelle tesi di aprile diceva che in quel periodo l’obiettivo era il controllo economico della società prima ancora del potere politico. Dall’Ottobre emergono i compiti e gli insegnamenti che tutti oggi si pongono: 1. Il partito e la sua natura, come partito avanguardia della classe operaia; 2. L’affermazione dei primi tre decreti: pace senza indennità, decreto sulla terra e decreto sulle nazionalità.

 

Roberto De Gregorio del Partito dei CARC, fa un intervento breve in cui mette al centro quello che per lui è il cuore della rivoluzione d’Ottobre e dell’attività da compiere oggi: la scuola di comunismo e la mobilitazione rivoluzionaria delle masse popolari.

Parla di un suo intervento al porto di Napoli, principale concentramento di classe operaia della città di Napoli, in cui si sta sviluppando la vertenza di alcuni operai licenziati. Operai licenziati e non, hanno costruito un gazebo all’interno del porto di Napoli. Nel momento di scrittura di uno striscione, il compagno ha utilizzato il compito per mostrare nella pratica cosa voglia dire apprendere la scienza con cui gli uomini fanno la loro storia, proponendo tre proposte agli operai tre striscioni (due rivendicativi e uno più di organizzazione operaio). Tra i cinque operai presenti uno solo ha indicato come necessario lo striscione che spingeva all’organizzazione perché referenti devono essere gli altri operai e non un padrone da convincere. Su questa base anche gli altri operai hanno approvato la proposta.

Questo piccolo esempio ci mostra come l’intervento dei comunisti sia l’aspetto decisivo per trasformare l’esistente con l’obiettivo di sovvertire il sistema capitalista e costruire un mondo nuovo. Questo deve farci comprendere anche cosa significa fare lotta ideologica tra organizzazioni comuniste, perché in ballo c’è la rivoluzione socialista nel nostro paese, c’è la vita della classe operaia e delle masse popolari. È molto contento, il compagno, della presenza di tanti comunisti a questo appuntamento sulla rivoluzione d’Ottobre e chiude con l’auspicio che da quella giornata si aprano spazi e spiragli per fare dibattito franco e aperto, sviluppare solidarietà incondizionata contro la repressione e unirsi sul piano dell’azione congiunta.

 

Fabiola D’Aliesio conclude la giornata precisando una serie di aspetti. Innanzitutto che la storia del movimento comunista ci dimostra che le masse popolari imparano soprattutto dalla pratica. Questo deve farci riflettere sul fatto che non è limitarsi a convincere le masse popolari quello che occorre fare oggi, fermo restando che anche la promozione di una cultura alternativa al capitalismo è necessaria ma rappresenta un aspetto secondario in questo senso.

La rivoluzione d’Ottobre ha dimostrato che i capitalisti non hanno un loro progetto, non hanno un piano e non è la cattiveria di questo o quel padrone a fare la storia. La storia la fa l’organizzazione e la linea con cui si organizzano i proletari, se quella linea non c’è i proletari perdono. Il proletariato si organizza per prendere il potere, i capitalisti per loro natura non possono unirsi, organizzarsi e pianificare.

Il Governo di Blocco Popolare, inoltre, non va inteso come una transizione ma la scuola pratica che serve alle masse popolari per imparare a organizzarsi autonomamente dai padroni. Non è il socialismo, né la transizione al socialismo. È l’alternativa attuabile oggi contro i governi dei poteri forti e che non passerà attraverso le elezioni. Un governo che non è neanche sicuro che si realizzerà, questo dipenderà dal livello di organizzazione e coscienza che riusciremo a sviluppare nel nostro paese. Fare o non fare il GBP non cambierà però l’obiettivo principale dei comunisti di questo paese e della Carovana del (nuovo) PCI: fare dell’Italia un paese socialista.

La Segretaria continua dicendo che sa bene che questi temi possono suonare come scottanti perché vanno a scontrarsi con quelle che sono le due principali tare con il movimento comunista del nostro paese deve fare i conti: l’elettoralismo e l’economicismo quali due varianti del riformismo. La rivoluzione non è l’accumulazione di una conquista dopo l’altra, così come il socialismo non è la versione “buona” del capitalismo che abbiamo visto all’epoca del capitalismo dal volto umano. Il socialismo è la dittatura del proletariato, partecipazione delle masse popolari alla gestione della cosa pubblica e soprattutto è progressiva eliminazione della proprietà privata e nazionalizzazione dei principali mezzi di produzione. Cose precise e concrete, quindi, che capovolgono e trasformano la realtà.

Chiude, la Segretaria, invitando tutti i presenti a proporre le iniziative [ndr che saranno pubblicate via via] e partecipare agli appuntamenti organizzati in seno alla campagna il Segnale dell’Aurora.

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