Il 30 settembre e l’1 ottobre si è svolta a Napoli l’assemblea convocata dal Comitato promotore “Attuare la Costituzione” per costituire un Coordinamento nazionale di singoli, comitati, associazioni e amministrazioni locali che promuova l’ attuazione da subito e dal basso delle parti progressiste della Costituzione. Scriviamo questo articolo prima dell’assemblea, tratteremo dei suoi contenuti e delle decisioni prese nei prossimi numeri di Resistenza e attraverso gli aggiornamenti dell’Agenzia Stampa Staffetta Rossa.

L’iniziativa riguarda in particolare la combinazione fra mobilitazione delle masse popolari e attività di quelli che abbiamo chiamato “i tre serbatoi” (i dirigenti della sinistra sindacale, i sinceri democratici della società civile e delle amministrazioni locali, gli esponenti della sinistra borghese non anticomunisti) per fare dell’attuazione della Costituzione del 1948 un fattore che rafforza la lotta per costituire un governo di emergenza popolare, alternativo e antagonista a quelli dei vertici della Repubblica Pontificia che fin dal 1948 hanno violato, eluso e infangato la Costituzione e sono i responsabili dell’attuale disastro economico e sociale.

Il percorso del Comitato promotore, di cui il P.CARC è parte fin dall’inizio, ha raccolto una parte della spinta espressa dai Comitati per il NO alla riforma della Costituzione targata Renzi e si è snodato attraverso assemblee di carattere nazionale (Roma, Milano, Napoli, Latina) e iniziative di carattere locale a sostegno di mobilitazioni operaie (come le iniziative di Paolo Maddalena alla Ginori di Firenze, alla Rational di Massa e all’Alitalia) e popolari (come nel caso del sostegno alla mobilitazione NO TAP in Puglia).

Ora l’assemblea di Napoli ha l’obiettivo di dare struttura organizzativa, definire criteri e metodi di lavoro, definire gruppi di lavoro e le linee operative per estendere l’intervento pratico: promozione e sostegno a iniziative pratiche di attuazione dal basso della Costituzione, campagne di denunce pubbliche e procedimenti legali per anticostituzionalità coordinate e condotte assieme a sindacati, amministrazioni locali e altre aggregazioni (Movimento sociale Eurostop–No Euro, No UE, No NATO, CLN) contro le violazioni vecchie e quelle nuove che si moltiplicano in questo periodo, nonostante l’esito del referendum 4 dicembre 2016, sul tema del lavoro (artt. 1, 3, 4, 35 e 38), della difesa e pratica del diritto di sciopero e del diritto di organizzazione dei lavoratori (artt. 2, 39, 40), della pace e difesa della Patria contro la sudditanza a organismi e norme federali europee (artt.11 e 52), della sanità pubblica e diritto alla salute (art. 32), delle autonomie locali, della difesa del territorio (artt. 5, 117, 118). A queste violazioni bisogna aggiungere la deriva palesemente anticostituzionale che assumono le sempre più numerose condanne a pene pecuniarie. Si tratta di un’estinzione delle pene per i ricchi (per Berlusconi essere condannato a una pena di 100 mila euro è come essere condannato a niente) e di un aggravamento della pena per le masse popolari (per la grande maggioranza di loro essere condannati a una pena di 100 mila euro, significa essere espropriati di tutto, anche della casa).

Il Coordinamento nazionale dei comitati per l’attuazione della Costituzione non deve servire alla creazione di una rete di comitati elettorali al carro di questo o quell’aggregato (o personaggio politico) della sinistra borghese in vista delle prossime elezioni politiche: su questa via non andrebbe lontano. Deve servire alla creazione di una rete di comitati di agitazione e mobilitazione contro la violazione della Costituzione e per la sua attuazione, di comitati di sostegno alla moltiplicazione e al rafforzamento delle organizzazioni operaie e popolari, di comitati che fomentano e orientano le lotte tra istituzioni e personaggi della classe dominante la cui autonomia (divisione dei poteri) viene ridotta con il progredire della crisi e i cui interessi vengono lesi. Così svolgerà un ruolo costruttivo, di prospettiva.

Segnaliamo alcune questioni direttamente collegate con la mobilitazione popolare in corso.

Nel campo della lotta per la difesa della sanità pubblica, l’assemblea di Napoli beneficerà dell’attività dei Comitati cittadini e regionali che si sono confrontati e coordinati nel mese di luglio a Napoli, a margine della Festa della Riscossa Popolare (vedi Resistenza n. 9/2017) e ha all’ordine del giorno la creazione di un Coordinamento Nazionale per la Difesa della Sanità Pubblica che opera per attuare l’articolo 32 della Costituzione, in particolare attraverso la promozione del ticket sociale universale e gratuito, strumento di lotta che permette di legare i medici, gli infermieri e gli altri operatori sanitari con gli utenti.

Nel campo della mobilitazione per il lavoro, un segnale importante sarebbe (noi spingeremo in questa direzione) l’adesione del Coordinamento e dei comitati aderenti agli scioperi generali indetti dai sindacati di base per il 27 ottobre e il 10 novembre: una presa di posizione netta che favorirebbe la costruzione di un fronte unitario che con maturità, competenze e spirito combattivo promuova lo smantellamento dei reparti-confino come quelli che esistono da anni alla FIAT-FCA (consuetudine in tutte le aziende capitaliste grandi e medie e anche nella pubblica amministrazione), la mobilitazione per la nazionalizzazione delle aziende strategiche (a partire da Alitalia e dal comparto siderurgico), la lotta contro l’applicazione dell’infame CCNL dei metalmeccanici (firmato anche dalla FIOM) e il sostegno, con una visione d’insieme e di prospettiva, delle esperienze di autogestione delle aziende che prendono piede nel nostro paese a fronte di chiusure e delocalizzazioni.

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