AFFONDA DEFINITIVAMENTE LA MONTATURA DEL QUESTORE MAURIZIO MANZO E SOSTENUTA DAL PROCURATORE CAPO RENZO DELL’ANNO (A CUI HANNO PARTECIPATO L’ATTUALE SINDACO DI PISTOIA ALESSANDRO TOMASI E IL CRIMINALE FASCISTA GIANLUCA CASSERI)

L’11 aprile scorso è andato in prescrizione il processo che vedeva come imputati gli antifascisti che nel 2009 si stavano organizzando a livello regionale per contrastare la realizzazione delle ronde razziste e fasciste previste nel Pacchetto sicurezza di Maroni (allora Ministro dell’Interno).

In quell’anno il governo Berlusconi, attraverso il suo Ministro dell’Interno Roberto Maroni (Lega Nord), decise di accelerare la mobilitazione reazionaria e alimentare la guerra tra poveri. La realizzazione di ronde composte da cittadini (soprattutto gli elementi più arretrati, i razzisti e i fascisti) doveva servire a mettere gli autoctoni contro gli immigrati poveri: ad esempio nel caso di Massa contro quegli immigrati che per sopravvivere sono costretti a vendere oggetti lungo le spiagge, nel periodo estivo.

In tutta Italia però ci furono delle mobilitazioni popolari contro questo progetto reazionario e l’esperienza delle ronde finì per ritorcersi contro il Governo Berlusconi che l’aveva partorita e quindi alla fine fu accantonata (almeno nella sua forma iniziale).

Anche in Toscana ci fu una risposta alle ronde razziste e fasciste: nel luglio (sempre del 2009) a Massa circa 80 persone manifestarono contro la ronda SSS promossa da Stefano Benedetti (un fascista che si è sempre ricavato un suo posticino nel Consiglio Comunale di Massa, prima con La Destra e poi con Forza Italia). La mobilitazione contro le ronde SSS portò all’arresto di due compagni (l’allora segretario federale del P. Carc e un membro dell’Associazione Solidarietà Proletaria) ma servì anche a:

1 – spingere l’allora sindaco di Massa Robero Pucci a prendere pubblicamente posizione contro le ronde (dispose una sanzione per chi ne avesse organizzate sul territorio del comune);

2 – ad alimentare il coordinamento di forze a livello regionale: infatti di lì a poco cominciarono delle riunioni tra P. Carc, Movimento Antagonista Livornese (MAL), anarchici pistoiesi, Brigate di Solidarietà per la Pace di Firenze (Brisop) per creare un coordinamento regionale contro le ronde.

Gli antifascisti che si erano mobilitati per il coordinamento regionale definirono quindi che l’11 ottobre si sarebbe tenuta a Pistoia (presso il circolo 1° maggio) la riunione costitutiva di questo coordinamento.

A Pistoia si incontrarono esponenti del P. Carc, degli anarchici pistoiesi, del MAL e delle Brisop, ma proprio durante la riunione fecero irruzione nel circolo gli agenti della Digos comandati dall’ispettore Roberto Milicia. Il pretesto per l’irruzione della polizia; la perquisizione del circolo, il fermo e poi gli arresti a danno degli antifascisti, fu quello che qualcuno, quel giorno, aveva danneggiato il covo fascista di Casa Pound della città (due vetri rotti e una scrivania rovesciata). Al momento del danneggiamento, nel covo fascista si trovavano Massimo Dessì (responsabile di Casa Pound Pistoia) e Alessandro Tomasi (responsabile locale di Alleanza Nazionale e attuale sindaco di Pistoia).

Le ore del fermo furono caratterizzate da gravi manovre sporche da parte della polizia, tra cui il tentativo (sventato dalla vigilanza dei compagni) di introdurre nel circolo che veniva perquisito il contenuto di un misterioso borsone (probabilmente bastoni), il tentativo di fare interrogatori illegali (cosiddetti “informali”) senza la presenza di avvocati e di intimidire.

Questa è la prima fase di una montatura poliziesca volta a stroncare l’organizzazione delle masse popolari contro una legge apertamente razzista come fu il Pacchetto Sicurezza di Maroni.

La montatura portò all’arresto di 7 antifascisti, sottoposti a pesanti misure cautelari: il segretario federale del P. Carc fu tenuto per tre mesi e mezzo in carcere, più ulteriori mesi tra arresti domiciliari e obbligo di dimora (una sorta di moderno confino) per tutti gli imputati.

I mezzi d’informazione locali (ma la vicenda ebbe anche eco nazionale) presentarono subito la montatura dell’11 ottobre come una grande operazione di polizia, in cui dei violenti criminali erano stati assicurati alla giustizia in tempo record. La scelta della magistratura di utilizzare il rito immediato per questo processo confermava la volontà da parte degli organi della repressione di arrivare alla svelta ad una sentenza di condanna.

Il processo che ne seguì invece non fu per niente breve (durò circa un anno) e portò a smascherare gli stretti legami esistenti tra la questura di Pistoia, diretta dal questore Maurizio Manzo, e i fascisti di Casa Pound:

Chi è il questore Maurizio Manzo

Maurizio Manzo nel 2009 era da poco questore di Pistoia e con la montatura che ha ordito insieme ai suoi agenti a danno degli antifascisti ha dimostrato la sua volontà di accreditarsi come promotore della mobilitazione reazionaria sul territorio toscano. Prima di Pistoia è stato questore a Lucca e qui si è distinto per aver coperto in ogni modo le scorribande criminali dei Bulldog (tifoseria fascista vicina a Forza Nuova) di Andrea Palmeri. Non si contano le aggressioni di carattere razzista e fascista che i Bulldog hanno potuto mettere a segno indisturbati.

Attualmente Maurizio Manzo è a capo di una task force dei vigili urbani a Viareggio.

  • la Digos istruì con incontri specifici i testimoni fascisti (soprattutto durante la fase del riconoscimento degli imputati);

  • diversi agenti della questura frequentavano abitualmente i fascisti di Casa Pound (questo dato fu messo in evidenza dal dossier prodotto dai compagni del MAL: http://archivio.senzasoste.it/livorno/fatti-di-pistoia-un-dossier-mostra-i-legami-fra-questura-e-fascisti-scarica-il-dossier);

  • gli agenti in aula durante le udienze consentirono l’ingresso in aula di Gianluca Casseri (il criminale fascista che nel 2011 sarà l’autore della strage di Firenze) nonostante indossasse delle effigi fasciste e non lo denunciarono nemmeno dopo l’invito insistente dei presenti.

Chi era Gianluca Casseri

Gianluca Casseri nel 2011 a Firenze occise a sangue freddo, a colpi di pistola, due lavoratori senegalesi: la loro colpa era quella di essere degli immigrati. Gianluca Casseri era un militante di Casa Pound Pistoia. I fascisti hanno dapprima negato di conoscerlo, poi hanno minimizzato il livello di militanza dell’omicida per non subire ripercussioni. La polizia non ha effettuato mai nessuna perquisizione nel covo fascista di Casa Pound Pistoia, nonostante i fatti avessero dimostrato che i fascisti che lo frequentavano girassero armati a sparare per le strade.

Il processo di primo grado è finito, nonostante le evidenze che smascheravano la montatura ordita dal questore Manzo e sostenuta dal procuratore capo di Pistoia Renzo Dell’Anno, con sei condanne (a 2 anni di reclusione, più migliaia di euro di danni e spese processuali) e un’assoluzione. Fino all’ultima udienza il procuratore ha tenuto in piedi un capo d’imputazione sproporzionato rispetto ai fatti (una richiesta di condanna a 9 anni per devastazione e saccheggio), ideato apposta per infliggere carcere preventivo e arresti domiciliari agli imputati. Il giudice Luciano Costantini non ha avuto il coraggio di mettere in discussione la montatura e si è limitato a stralciare il reato di devastazione e saccheggio (derubricato a semplice reato di danneggiamento) e redigere delle motivazioni per la sua sentenza alquanto fumose e poco convincenti.

Per gli antifascisti la battaglia è continuata facendo ricorso alla Corte di Appello di Firenze.

La prescrizione

L’11 aprile di quest’anno è andato in prescrizione il processo: quindi decade per tutti gli imputati la condanna del processo di primo grado. La Corte d’Appello di Firenze non è voluta andare fino in fondo e non ha fissato l’inizio del secondo grado di questo processo. Perché?

La mobilitazione popolare che si è sviluppata a sostegno degli antifascisti ha mandato a monte i piani reazionari del questore di Pistoia Manzo e del procuratore capo Renzo Dell’Anno con tutto il loro castello fatto di false testimonianze e intimidazioni. Un processo costato caro alla collettività, in un anno di udienze in tribunale, con pedinamenti e provocazioni da parte della polizia.

Questa esperienza ci ha insegnato che inquadrando la lotta contro la repressione come un aspetto della lotta di classe in corso consente di spuntare le armi del nemico e rivoltare la repressione contro chi l’ha orchestrata.

La battaglia contro gli arresti dei nostri compagni, in questi anni, ci ha rafforzato: abbiamo allargato la nostra rete di sostenitori e simpatizzanti, è aumentato il nostro prestigio agli occhi di chi sta cercando, in modo organizzato o singolarmente, un’alternativa a questo sistema.

Denunciamo anche però che la borghesia nei nostri confronti ha fatto un gioco sporco, colpendo gli antifascisti con delle misure cautelari così pesanti da costituire già di per sé una sorta di “condanna senza processo”: mesi e mesi di carcere preventivo, di arresti domiciliari e di obbligo di dimora. Tutto questo nel più classico stile da “Repubblica Pontificia”, in cui la borghesia e il clero non si prende la responsabilità delle proprie azioni, ma cercano di ottenere i propri obbiettivi per vie traverse, non ufficiali, occulte.

Il processo agli antifascisti a Pistoia è iniziato con grande clamore, con pesanti misure cautelari e poi è stato lasciato cadere in prescrizione.

Nella mente dei magistrati che hanno sostenuto la montatura del questore Manzo sicuramente è balenata l’idea che lasciando cadere in prescrizione il processo fosse più difficile per gli imputati avviare un’istanza di risarcimento danni, rispetto ad una probabile assoluzione.

L’utilizzo delle misure cautelari di fatto come una condanna senza processo e l’utilizzo di capi d’imputazione sproporzionati rispetto ai fatti sono dei chiari abusi, studiati per reprimere le masse popolari organizzate, anche quando per le leggi vigenti non ce ne sarebbero gli estremi. Questi abusi vanno denunciati!

Salutiamo con soddisfazione il definitivo affossamento della montatura ordita con tanto impegno dal questore di Pistoia Maurizio Manzo, con la sua banda di poliziotti amici dei fascisti e sostenuta con accanimento dal procuratore capo di Pistoia Renzo Dell’Anno!

Ricordiamo che la battaglia contro la montatura ha fatto emergere in modo inequivocabile:

1) il legame tra la questura di Pistoia e i fascisti di Casa Pound;

2) la militanza tra le fila di Casa Pound Pistoia del criminale fascista Gianluca Casseri, autore della strage di Firenze;

3) il legame tra l’attuale sindaco di Pistoia Alessandro Tomasi e i criminali fascisti di Casa Pound Pistoia.

Ora più di prima rilanciamo con forza l’appello a tutti i comunisti e a tutte le persone che vogliono farla finita con questo sistema ingiusto, di organizzarsi, di costruire comitati popolari di controllo contro gli abusi in divisa e poi di coordinarsi con gli organismi operai e popolari della città. Arrivare così a costruire una rete dal basso di controllo, denuncia, mobilitazione ma anche di costruzione del germe della futura società socialista!

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

*