Antefatto. “Lo sciopero del 16 giugno scorso indetto da Cub, Sgb, Si Cobas, Usi-ait, Slai Cobas per l’intero comparto del trasporto pubblico e privato contro le privatizzazioni, in unità con i lavoratori del settore della logistica dove il trasporto delle merci utilizza in forma massiccia il supersfruttamento della manodopera immigrata, è stato un grande successo per la importante risposta data dalle singole organizzazioni. Un fatto ancor più significativo è rappresentato dall’adesione di tanti altri lavoratori che, aldilà dell’appartenenza sindacale, hanno colto l’occasione dello sciopero per manifestare il proprio malessere e il proprio dissenso verso le politiche economiche e sociali del governo. La massiccia adesione ha dato fastidio a chi governa, ai poteri forti e ai sindacati compiacenti, che invece di cogliere il malessere sociale montante, pensano di limitare ulteriormente il diritto di sciopero già pesantemente messo in discussione nel pubblico impiego e nei servizi pubblici in genere”. Questo è uno stralcio del documento con cui  Cub, Sgb, Si Cobas, Usi-ait, Slai Cobas convocano lo sciopero generale nazionale del 27 ottobre prossimo, dopo gli attacchi di CGL, CISL, UIL, UGL, governo e “consulenti del lavoro” (“bisogna impedire che “un sindacatino” blocchi il paese).

 

Il 23 settembre si terrà a Milano un’assemblea nazionale per preparare “Uno sciopero che non sia dei soli proponenti, ma che coinvolga nuovi soggetti singoli e collettivi che condividano l’analisi e le proposte e disponibili eventualmente ad arricchirle con proprie indicazioni”.

In risposta all’appello lanciato da Cub, Sgb, Si Cobas, Usi-ait, Slai Cobas sta circolando un documento firmato da decine di operai e lavoratori, delegati sindacali e non, che si intitola “Appello per la formazione di un fronte unico sindacale di classe per un’azione generale di lotta di tutta la classe lavoratrice in difesa della libertà di sciopero”. I promotori affermano “Industriali e finanza, coi loro partiti di governo e opposizione, coi loro potentissimi mezzi stampa e televisivi, coi loro sindacati complici, deridono la lotta di classe facendola passare come un’anticaglia del passato e al contempo si adoperano per limitare l’uso dello sciopero fino al punto da renderlo – se compiuto in termini di legge – inutile, così da poter continuare a combatterla, questa guerra, contro una classe lavoratrice disarmata.

L’unico modo per impedire che l’arma dello sciopero ci venga strappata di mano è quello di impiegarla. Una parte del sindacalismo di base ha proclamato per il 27 ottobre lo sciopero generale di tutta la classe lavoratrice.

Una delle ragioni del successo dello sciopero del 16 giugno è stato il sostegno ad esso di un ampio fronte sindacale. La lotta in difesa della libertà di sciopero è una questione ancor più generale ed importante di quelle che mossero quello sciopero e necessita perciò della costruzione di un FRONTE UNICO SINDACALE ancora più ampio, che coinvolga tutti i sindacati di base che ancora non vi hanno aderito ed anche le opposizioni di sinistra dentro la Cgil.

Ci rivolgiamo quindi:

– agli iscritti e i militanti sindacali di tutte le organizzazioni sindacali di base affinché si battano per porre finalmente fine al settarismo della maggior parte delle loro dirigenze che da anni impedisce azioni sindacali unitarie in grado di dispiegare scioperi davvero potenti;

– agli iscritti e i militanti sindacali delle organizzazioni sindacali che ancora non hanno dato adesione allo sciopero – l’Unione Sindacale di Base, la Confederazione Cobas e gli altri minori – affinché la pretendano dalle loro dirigenze, affinché partecipino all’Assemblea nazionale del 23 settembre a Milano indetta per la sua costruzione e, in ogni caso, affinché aderiscano e sostengano apertamente questo sciopero;

– agli iscritti e i militanti dei sindacati che già hanno proclamato lo sciopero affinché si facciano sostenitori dell’ulteriore allargamento del fronte sindacale alle organizzazioni che ancora non vi hanno aderito, subordinando al principio pratico dell’unità d’azione dei lavoratori le questioni che da queste organizzazioni li dividono;

– agli iscritti e i militanti delle opposizioni di sinistra dentro la Cgil affinché aderiscano e sostengano apertamente questo sciopero, battendosi contro questo attacco alla libertà di scioperare volto ad indebolire tutto il sindacalismo di classe e a rafforzare la gabbia del sindacalismo collaborazionista e la sua unità entro cui rinchiuderli;

– a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori affinché abbraccino questa giornata di lotta, aderiscano allo sciopero e s’impegnino alla sua preparazione per la sua migliore riuscita”.

 

Prospettive. Lancio dello sciopero generale, mobilitazione per la sua preparazione e per la sua riuscita, spinta all’unità delle forze sane, combattive e di base del movimento sindacale sono promettenti ingredienti delle mobilitazioni che si svilupperanno nel prossimo autunno e a cui il P.CARC parteciperà e che sosterrà. Per “arricchire con nostre indicazioni” il processo in atto, come chiedono i promotori dello sciopero del 27 ottobre, condividiamo una riflessione e affermiamo un orientamento.

La riflessione contiene un invito a chi oggi giustamente propone e promuove un percorso comune nel campo sindacale, alcuni di loro (in particolare la CUB) furono nel 2008/2009 promotori del Patto di Base con l’USB e altri sindacati per condurre comunemente la resistenza agli attacchi che i padroni portavano sulla scorta delle manifestazioni dell’inizio della fase acuta della crisi. Il Patto di Base si dissolse, pure dopo mobilitazioni partecipate, per lo stesso motivo di fondo, in condizioni e con manifestazioni diverse, per cui si esaurì il ruolo che la FIOM assunse dopo il referendum di Pomigliano (2010/2011): le resistenze e le reticenze dei promotori ad assumere un ruolo politico, oltre che sindacale, cioè un ruolo che ponesse la mobilitazione sindacale al servizio della costituzione di un governo di emergenza delle organizzazioni operaie e delle organizzazioni popolari. La lotta puramente sindacale non ha prospettive di vittoria su ampia scala nel regime capitalista (ogni conquista è particolare e temporanea) e per giunta in un periodo di profonda crisi come quello attuale. Ottenere vittorie su ampia scala e durature, difendere i diritti, le tutele e le conquiste e ottenerne di nuove è il risultato di una lotta principalmente politica. Questo è l’orientamento grazie al quale ogni tentativo di unità nel campo sindacale può svilupparsi e assolvere al suo compito. Discende da questa riflessione l’orientamento con cui sosteniamo e contribuiamo alla costruzione dello sciopero generale del 27 ottobre: lo sciopero generale è un ottimo messaggio, la sua riuscita è un’ottima prova di combattività e di forza degli operai e dei lavoratori, ma l’aspetto decisivo è la continuità nella mobilitazione. I grandi sforzi per la riuscita dello sciopero generale devono produrre la costituzione di organizzazioni operaie e di organizzazioni popolari, il loro coordinamento con quelle già esistenti, promuovere la loro iniziativa di organismi che si occupano delle aziende e che escono dalle aziende. In questo modo, oltre che una spina nel fianco, lo sciopero è anche un seme nel terreno che i padroni saccheggiano e che la crisi devasta, quel terreno che gli operai, i lavoratori e le masse popolari organizzate possono imparare a coltivare e di cui godranno dei frutti.

Pertanto, il nostro contributo si riassume in una parola d’ordine: fare dello sciopero generale l’occasione per promuovere la costruzione di organizzazioni operaie e di organizzazioni popolari che si occupano delle aziende e che escono dalla aziende per governare i territori e contribuire alla costituzione del Governo di Blocco Popolare.

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