Una premessa in tre punti.

Il paravento dietro cui la borghesia imperialista nasconde il carattere dittatoriale del suo ordinamento sociale (pochi dirigono l’intera società secondo i loro interessi particolari e decidono delle sorti di tutti gli altri) è la libertà individuale: ognuno può decidere a seconda delle proprie convinzioni, dei propri gusti, del proprio interesse, ognuno può approfittare come meglio ritiene delle opportunità che la società offre. Ma, appunto, la società gli offre solo le scelte che fanno gli interessi dei capitalisti.

 

L’ordinamento sociale, il sistema politico e il sistema giuridico di ogni paese imperialista sono il riflesso dei rapporti economici (che funzionano secondo leggi socialmente oggettive), l’economia dirige il resto della vita sociale e la legge suprema è il profitto del capitalista (che agisca in prima persona o tramite suoi amministratori, che sia industriale, finanziere o banchiere non cambia). In conclusione tutta la società è sottomessa al profitto dei capitalisti e funziona in ragione del loro profitto. La “democrazia borghese” è la dittatura dei capitalisti sulle masse popolari.

 

L’esistenza di una classe dominante ristretta e conservatrice e di classi oppresse è ben più antica dell’esistenza del capitalismo, ma proprio in ragione dello sviluppo che il modo di produzione capitalista ha fatto fare all’umanità, questa è giunta al punto in cui può eliminare la divisione in classi della società e può iniziare una fase nuova del suo processo di sviluppo, della sua storia. Più precisamente, lo sviluppo dell’umanità è arrivato a un punto tale che il mancato superamento della divisione in classi, il mancato superamento del modo di produzione capitalista, è la principale causa del marasma in cui il mondo è immerso, è la causa delle afflizioni della grande maggioranza della popolazione mondiale, è la causa delle guerre, dei saccheggi, dell’emigrazione e delle distruzioni.

 

Le condizioni oggettive (cioè economiche) per il superamento del capitalismo esistono già dall’inizio del 1900 e gli sconvolgimenti che scuotono il mondo indicano che l’instaurazione del socialismo è necessaria e urgente per scongiurare una guerra mondiale di proporzioni maggiori di quelle (1914-1918 e 1939-1945) in cui la borghesia ha trascinato l’umanità a causa della prima crisi generale per sovrapproduzione assoluta di capitale (1900-1945). Instaurare il socialismo è indispensabile anche per porre fine alla catastrofe ambientale in corso.

 

Un punto fermo e due considerazioni.

Per cambiare il corso delle cose bisogna cambiare il modo di produzione. In particolare bisogna eliminare il cardine su cui si basa il modo di produzione capitalista (il profitto, che ha il suo presupposto nella proprietà privata dei mezzi di produzione ) e sostituirlo con un altro cardine: la proprietà collettiva dei mezzi di produzione. Praticamente questa trasformazione consiste nell’abolire la situazione in cui cosa produrre, quanto produrre e come produrre è deciso dal capitalista in base al suo interesse, a cosa gli conviene per aumentare il suo capitale e instaurare la situazione in cui cosa produrre, quanto produrre e come produrre è deciso democraticamente e in modo trasparente dalle masse popolari secondo i loro bisogni, i loro interessi e le loro aspirazioni, cosa che ha il suo presupposto nel fatto che le masse popolari si rendono, per coscienza e organizzazione, capaci di farlo.

Cambiare il modo di produzione, a sua volta, è una questione politica che non si realizza “vincendo le elezioni”, che non dipende dalla buona volontà di un capitalista o di un gruppo di capitalisti “illuminati” (le leggi del capitalismo sono socialmente oggettive, prescindono cioè dalla volontà di ogni singolo capitalista né i capitalisti possono agire come un corpo unico dato che per loro natura sono concorrenti tra loro). Cambiare il modo di produzione può essere solo il risultato di un’imposizione delle masse popolari alla classe dominante, di un atto di forza che ha come condizione necessaria la sostituzione della democrazia borghese (la volontà di un capitalista vale più della volontà di milioni di lavoratori: come ricordò nel 1947 De Gasperi a Togliatti, per governare un paese  – capitalista, ma questo De Gasperi non lo disse – ci vuole l’accordo di chi ha i soldi) con la dittatura del proletariato. La trasformazione del modo di produzione richiede cioè una rivoluzione in campo politico, attraverso cui le classi oppresse diventano la nuova classe dirigente della società. Il punto fermo del ragionamento è che l’unico modo per fare fronte al continuo peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro per milioni di persone, per fare fronte alla devastazione ambientale, per usare al servizio del benessere delle masse popolari le conoscenze, i mezzi e le risorse di cui l’umanità già dispone, l’unico modo per mettere fine al regime dell’arbitrio, delle discriminazioni, delle umiliazioni e delle privazioni è la rivoluzione socialista che instaura la dittatura del proletariato sulla base della quale le aziende capitaliste (almeno le principali) vengono da subito espropriate, trasformate in aziende pubbliche e gestite secondo un piano nazionale dalle organizzazioni operaie e popolari e viene promossa la partecipazione delle masse popolari, al massimo grado via via possibile, alla gestione della società intera.

 

Una considerazione di carattere storico. La lotta per la conquista del potere da parte della classe operaia e delle masse popolari è stata il motore della storia degli ultimi 200 anni, da quando il capitalismo è giunto al suo massimo livello di sviluppo (aveva cioè dato all’umanità tutto quello che di positivo poteva dare nella sua evoluzione) ed è entrato in crisi (deve essere soppiantato dalla società socialista, di cui il capitalismo stesso ha creato i presupposti). Nel 1917 la rivoluzione socialista in Russia ha impresso alla storia una svolta decisiva: la classe operaia, diretta dal suo partito comunista e alla testa delle altre classi delle masse popolari, ha conquistato il potere, ha instaurato il primo paese socialista della storia, ha resistito ai tentativi di rovesciamento, al sabotaggio e alle aggressioni militari, ha innescato la prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale, funzionando da sua base rossa, ha permesso all’umanità, impersonata dagli operai e dalle masse popolari dell’Unione Sovietica, di compiere i primi passi verso la società comunista. Dall’Ottobre del 1917 la società umana non è più stata la stessa, la prospettiva di una società di “liberi ed eguali” senza più classi sociali, senza sfruttamento, senza la cappa delle superstizioni e dei dettami della preistoria umana ha fatto capolino nella storia degli uomini. Dall’Ottobre del 1917, dalla costituzione dell’Unione Sovietica e poi del campo dei primi paesi socialisti, la lotta di classe, il motore dell’evoluzione umana e del progresso, ha avuto un esempio a cui ispirarsi e uno sbocco chiaro a cui approdare.

 

Una considerazione di carattere politico. I successi di quella esperienza hanno confermato che le analisi e le tesi di Marx ed Engels erano giuste. Di più: hanno dimostrato che poteva esistere una società senza proprietà privata, senza sfruttamento, diretta dalla classe operaia e dalle masse popolari in modo da soddisfare i loro bisogni e da garantire i loro interessi, poteva esistere una società che si approcciava al resto del mondo con la solidarietà di classe e la collaborazione e la cooperazione fra popoli. I limiti e gli insuccessi di quella esperienza, le contraddizioni irrisolte, la decadenza e infine il crollo dell’Unione Sovietica e del campo dei primi paesi socialisti (1989-1991) sono tutt’altro che la manifestazione del fallimento “di un’idea che non può essere tradotta in pratica”. Sono invece fonte inesauribile di insegnamento per chi cerca, oggi, una soluzione al marasma provocato dalla crisi, per chi vuole farla finita con il capitalismo e le sue catastrofiche conseguenze.

 

Dalla combinazione dei successi della Rivoluzione d’Ottobre, dell’Unione Sovietica e dei primi paesi socialisti con gli insegnamenti che derivano dal bilancio dei limiti che ne hanno causato il crollo e hanno portato all’esaurimento della prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale, possiamo e dobbiamo trarre quanto serve oggi ai comunisti, agli operai e agli elementi avanzati delle masse popolari per riprendere il cammino che i comunisti e la classe operaia russa avevano aperto all’umanità nel 1917 e che Mao Tse-tung e milioni di contadini e operai cinesi avevano cercato di proseguire con la Rivoluzione Culturale Proletaria (1966-1976), e spingerlo fin dove non è arrivato nel corso della sua storia: all’instaurazione del socialismo nei paesi imperialisti.

 

Quattro tesi sul che fare qui e ora. Il bilancio della prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale innescata dalla Rivoluzione d’Ottobre ci consegna verità più solide e durature delle opinioni, dei lamenti e delle speculazioni intellettualoidi della sinistra borghese, più solide e durature delle suggestioni ribellistiche degli anarchici, più realistiche delle chiacchiere dei conciliatori e dei riformisti.

 

  1. L’unica soluzione positiva per la classe operaia e per le masse popolari alla crisi del capitalismo è l’instaurazione del socialismo attraverso una rivoluzione socialista che culmina con l’instaurazione del potere delle masse popolari organizzate intorno al partito comunista, l’eliminazione del potere della borghesia e del clero e la loro espropriazione. E per fare la rivoluzione socialista è necessario che la classe operaia abbia il suo stato maggiore, il partito comunista, ma un partito che sia all’altezza dei suoi compiti storici. Questo significa che sia guidato (e i suoi membri si aggreghino, siano selezionati con questo criterio e formati a questo scopo) dalla concezione comunista del mondo, che abbia una giusta analisi della situazione, una strategia e una tattica per la rivoluzione socialista.

 

  1. La rivoluzione socialista non è un’insurrezione che scoppia quando una scintilla più o meno accidentale fa esplodere il malcontento generale e diffuso delle masse popolari. La rivoluzione socialista è il percorso che porta all’instaurazione del socialismo e ha la forma di un’accumulazione graduale di forze attorno al partito comunista fino a invertire il rapporto di forze e soppiantare la borghesia imperialista. Va condotta come una guerra (anche se una guerra di tipo particolare, una guerra popolare, rivoluzionaria e che dura il tempo necessario per arrivare alla vittoria) a cui il partito comunista si dedica con ogni sua forza materiale e intellettuale, con ogni sua risorsa, a cui forma costantemente il suo esercito politico composto da operai ed elementi avanzati delle masse popolari. È una guerra che non inizia quando l’esercito rivoluzionario è già composto e pronto, ma con la costituzione del partito comunista (cioè dello stato maggiore della guerra) che ha come compito la costruzione dell’esercito rivoluzionario nel corso della guerra, battaglia dopo battaglia e campagna dopo campagna, fase per fase.

 

 

“I bolscevichi non disponevano e non potevano disporre nel marzo 1917 di un esercito politico già pronto. I bolscevichi vennero costituendo quest’esercito (e questo lavoro venne a termine verso l’ottobre 1917) soltanto nel corso della lotta e dei conflitti di classe dall’aprile all’ottobre 1917, lo vennero costituendo attraverso la manifestazione di aprile, attraverso le manifestazioni di giugno e di luglio, attraverso le elezioni alle Dume rionali e urbane, attraverso la lotta contro Kornilov e con la conquista dei Soviet. Un esercito politico non è un esercito di soldati. Mentre il comando militare entra in guerra con un esercito già pronto, il partito deve costituire il proprio esercito nel corso della lotta stessa, nel corso dei conflitti di classe, a mano a mano che le masse stesse si rendono conto, per propria esperienza, della giustezza delle parole d’ordine del partito, della giustezza della sua politica” – G. Stalin La Rivoluzione d’Ottobre e la tattica dei comunisti russi (pubblicato in La Voce n. 55 pag. 60).

 

 

  1. La crisi del capitalismo provoca il generale e complessivo peggioramento delle condizioni di vita per tutte le classi delle masse popolari (compreso l’impoverimento della media e piccola borghesia), ma l’unica classe che può soppiantare la borghesia imperialista nella direzione della società è la classe operaia. Questo non per “un atto di fede” alle teorie di Marx ed Engels, ma in ragione del ruolo che la borghesia stessa assegna alla classe operaia nella società capitalista. È quella che fa “girare il mondo”, che produce i beni e i servizi necessari a tutta la popolazione, è quella che già lavora in un contesto strettamente collettivo, in cui il lavoro di un uomo dipende dal lavoro di migliaia di altri (sia esso manuale o intellettuale: da chi opera alla pressa in fabbrica o alla cassa di un centro commerciale, a chi è addetto all’attivazione, al controllo, alla manutenzione delle macchine). È quella in cui ogni individuo senza il collettivo non è in grado di svolgere il proprio compito, ma che come collettivo fa quello che nessun individuo è in grado di fare.

 

  1. Il partito comunista è il motore della rivoluzione socialista, la forza della rivoluzione socialista sono le masse popolari organizzate. Il cuore della guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata è l’aggregazione delle masse popolari organizzate (in particolare della classe operaia) nel campo rivoluzionario, la costruzione del nuovo potere che soppianta il vecchio, la trasformazione delle organizzazioni operaie e popolari in nuove autorità pubbliche, cioè in organismi che fanno valere gli interessi delle masse popolari in alternativa e in antagonismo con le vecchie autorità borghesi fino a soppiantarle nella direzione e gestione della società.

 

La rivoluzione socialista in Italia. La crisi economica e politica che grava sul nostro paese è manifestazione particolare della crisi generale del capitalismo, una crisi complessiva che grava su ogni paese imperialista (non è vero che in Germania, negli USA, in Francia, in Giappone ecc. la crisi non c’è…) e che coinvolge ogni altro paese del mondo, i paesi oppressi e i cosiddetti BRICS (chi gridava al “miracolo dei paesi emergenti” deve oggi fare i conti con la realtà). La fase storica in cui viviamo è fase di guerre imperialiste e di rivoluzioni socialiste e il nostro paese non fa eccezione. Anzi, stante la sua particolarità politica, la commistione di poteri fra Vaticano, imperialisti USA e sionisti, imperialisti franco-tedeschi, organizzazioni criminali che vige dal 1945 (quella caratteristica per cui lo definiamo Repubblica Pontificia), il nostro paese è un anello debole della comunità internazionale degli imperialisti, un anello che più facilmente di altri si può spezzare. Spezzare l’anello di quella catena è l’obiettivo che ci poniamo, consapevoli che il primo paese che farà quel passo, aprirà la strada alla classe operaia e alle masse popolari di tutti gli altri paesi del mondo, come la Rivoluzione d’Ottobre ha aperto la strada alla prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale.

Instaurare il socialismo in Italia, fare dell’Italia un nuovo paese socialista, è possibile. È impresa difficile, a partire dal fatto che fino ad oggi il socialismo non è mai stato instaurato in nessun paese imperialista, quindi abbiamo di fronte un compito storico. Ma per quanto difficile, è possibile ed è l’unica soluzione positiva alla crisi del capitalismo.

La Carovana del (nuovo)PCI di cui il P.CARC fa parte è qualcosa di più dell’embrione di partito comunista che serve per fare la rivoluzione. È un’area politica che ha fondato la sua esistenza sulla combinazione di teoria (bilancio della prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale, bilancio del movimento comunista in Italia, bilancio del movimento rivoluzionario degli anni ‘70 del secolo scorso, elaborazione della strategia e della linea per condurre la lotta politica rivoluzionaria nel nostro paese oggi) e pratica (resistenza alla repressione e ai tentativi di annientamento da parte delle autorità borghesi, costruzione del partito comunista clandestino – il (nuovo)PCI, costruzione del P.CARC a livello nazionale, sedi, organismi di massa, legame con la classe operaia, legame con gli studenti, gli immigrati, le donne, legame con le lotte ambientali e tutte le lotte di civiltà e benessere). Nel movimento rivoluzionario italiano e internazionale P.CARC e (nuovo)PCI promuovono la lotta ideologica contro il disfattismo e l’attendismo, contro le posizioni di chi afferma che “fare la rivoluzione non è possibile” e di chi ritiene che “bisogna aspettare che la rivoluzione scoppi”. Perchè il socialismo non cade dal cielo e la rivoluzione socialista, spontaneamente, non si sviluppa. Mille mobilitazioni, anche radicali, contro il cattivo presente non garantiscono che la classe operaia e le masse popolari trovino la strada per prendere il potere. Anzi, mille mobilitazioni, e a maggior ragione se generose, radicali, di massa, se non contribuiscono alla rivoluzione socialista, alla vittoria, alla conquista del potere, portano inevitabilmente acqua al mulino della classe dominante, alla mobilitazione reazionaria perché seminano rassegnazione, sfiducia, disperazione.

 

La Carovana del (nuovo)PCI promuove la rivoluzione socialista in Italia attraverso la lotta per la costituzione  del Governo di Blocco Popolare. Il Governo di Blocco Popolare è l’obiettivo tattico di questa fase. Esso combina l’organizzazione delle masse popolari (in organizzazioni operaie e in organizzazioni popolari) in senso rivoluzionario – attenzione: non significa che sono già tutti comunisti; significa che si organizzano e si mobilitano per trovare soluzioni positive ai problemi e agli effetti della crisi, contro la tendenza della rassegnazione o della guerra fra poveri – con il fatto che iniziano già da subito a operare come nuove autorità pubbliche, iniziano a porsi come classe dirigente della società (vedi l’articolo “Tutto il potere alle organizzazioni operaie e popolari” a pag. 1).

 

Conclusioni. Il paravento dietro cui la borghesia imperialista nasconde il carattere dittatoriale del suo ordinamento sociale è la libertà individuale: ognuno può decidere a seconda delle proprie convinzioni, dei propri gusti, del proprio interesse, ognuno può approfittare come meglio ritiene delle opportunità che la società offre. Chi per vivere è costretto a lavorare, chi nonostante lavori non riesce più a vivere dignitosamente, chi è già entrato nella categoria degli esuberi e un lavoro non ce l’ha più o non lo ha mai trovato, chi si è visto strappare le tutele e le conquiste ottenute con decenni di lotte come la sanità gratuita e di qualità, il diritto all’istruzione, il diritto a vivere in un ambiente salubre, loro e molti altri sanno che non è vero. Sappiamo che non è vero: può “scegliere” solo quello che il capitalista vuole. Nella società borghese le libertà delle masse popolari finiscono dove e quando finiscono i soldi, finiscono dove iniziano gli interessi dei capitalisti.

La fase storica in cui viviamo e il periodo che abbiamo di fronte, le condizioni oggettive, rendono sempre meno “normale” e possibile e sempre meno “morale” cercare riparo, nascondersi, sperare di salvarsi da soli, sperare di scamparla in qualche modo; la classe operaia e le masse popolari hanno una sola vera libertà che è sempre giusta anche quando è ostacolata e vietata dalla legge: organizzarsi e lottare, lottare per prendere il potere e vincere.

La rivoluzione socialista non scoppia e nel nostro paese è già iniziata. Perché inizia quando un gruppo di comunisti, anche piccolo, vuole farla, si dota dei mezzi (intellettuali, ideologici, morali e pratici) per farla e si mette a promuovere l’organizzazione degli operai e delle masse popolari per farla.

A questa impresa vi chiamiamo a partecipare: vi chiamiamo ad essere protagonisti della riscossa popolare, della rinascita del movimento comunista che volterà pagina nella storia dell’umanità. Vi chiamiamo a prendere parte alla rivoluzione socialista che la Carovana del (nuovo)PCI sta conducendo in Italia.

 

 

Cosa sarà la dittatura del proletariato in Italia

“1. Ad ogni livello (centrale, regionale, provinciale, comunale, di zona, di unità produttiva, di azienda, di scuola, di istituzione, ecc.) tutto il potere (legislativo, esecutivo, giudiziario, economico, militare, di polizia, cultura, istruzione, ecc.) appartiene a un unico Consiglio (assemblea, camera) composto di delegati eletti e revocabili in qualsiasi momento e senza eccezione dai propri elettori. Ogni Consiglio nominerà e revocherà i propri organi di lavoro.

 

  1. Collegi elettorali sono le unità lavorative, le aziende, le scuole, le istituzioni, ecc. Dove queste sono troppo piccole per esprimere un delegato, sono raggruppate su base territoriale. Hanno diritto di voto tutti quelli che svolgono un lavoro socialmente utile, riconosciuto come tale dalla collettività, indipendentemente dall’età, dal sesso, dalla nazionalità, dalla religione, dalla lingua, ecc. Sono esclusi solo quelli che, avendoli riconosciuti come nemici di classe, le masse popolari hanno espressamente privato dei diritti politici.

 

  1. Autogoverno ad ogni livello (regionale, provinciale, comunale, di zona, di unità produttiva, di azienda, di scuola, di istituzione, ecc.). Eliminazione di ogni autorità locale nominata dall’alto. I Consigli di livello inferiore eleggono i loro delegati (revocabili) al Consiglio di livello superiore, fino al governo centrale. Il sistema dei Consigli funziona secondo il principio del centralismo democratico.

 

  1. Organizzazione generale delle masse e assolvimento diretto da parte delle organizzazioni di massa dei compiti di organizzare e gestire aspetti crescenti della vita locale: economia, cultura, sanità, educazione, amministrazione della giustizia, ordine pubblico, difesa del territorio, lotta alla controrivoluzione, milizia territoriale, politica, amministrazione della giustizia, ecc.

 

  1. Elezione e revocabilità a ogni livello dei giudici, dei funzionari dell’Amministrazione Pubblica, delle forze armate e della polizia, dei dirigenti, degli insegnanti e di ogni persona incaricata di svolgere mansioni pubbliche.

 

  1. Le funzioni di polizia e di forze armate sono svolte da tutta la popolazione che gode di diritti politici. Corpi speciali e professionali saranno costituiti solo per combattere la reazione e la controrivoluzione e per difendersi da aggressioni. Esse operano in appoggio alle masse e rendono conto alle masse del loro operato.

 

  1. Chiunque è delegato a svolgere una funzione pubblica, è retribuito per essa. Lo stipendio dei delegati di ogni ordine e grado come quello dei pubblici funzionari non supera quello di un operaio di livello superiore. Tutte le attribuzioni di locali, mezzi di trasporto e altro connesso con l’esercizio della funzione dei delegati sono pubbliche e connesse alla funzione e non possono diventare in alcun modo loro proprietà personale. I delegati non godono di alcuna immunità: ogni cittadino può porli sotto accusa di fronte ai loro elettori o al Consiglio che li ha delegati.

 

  1. Scioglimento di ogni organo dell’attuale Stato, della sua Amministrazione Pubblica ad ogni livello (governo, consigli locali, giunte, strutture scolastiche, sanitarie, previdenziali, assistenziali, ecc.), delle sue forze armate, dei suoi corpi di polizia di ogni genere, delle associazioni d’arma, degli ordini cavallereschi e delle congregazioni, delle associazioni dell’attuale classe dominante, delle sue associazioni professionali e di ogni sua forma di aggregazione.

Abolizione dei titoli nobiliari e degli appannaggi, delle immunità e dei privilegi connessi ad essi. Abolizione di tutti le istituzioni e i privilegi feudali sopravvissuti (Vaticano, chiese, mense vescovili, enti di beneficenza, massonerie, ordini, ecc.). Annullamento del Concordato e dei patti con cui per conto della borghesia imperialista il fascismo ha costituito il Vaticano e che il regime DC ha rinnovato.

Alle persone che lavorano negli organismi sciolti è assicurato il necessario per vivere ed esse sono impiegate in lavori confacenti con le loro attitudini e con i bisogni della società.

 

  1. Revoca di ogni diritto politico e civile per tutti i membri della vecchia classe dominante. Repressione di ogni tentativo della borghesia di restaurare il suo potere e i suoi privilegi, di usare la sua autorità morale e dei suoi mezzi per influenzare le masse e la vita sociale.

 

  1. Separazione assoluta dello Stato e della Pubblica Amministrazione dalle chiese. Parità di diritti per tutti i culti. Libertà di professare ogni culto e religione. Libertà di non professarne alcuno e di propagandare l’ateismo.

 

  1. Eliminazione di tutte la basi straniere e della presenza di forze armate e di corpi polizieschi e spionistici stranieri. Annullamento di tutti i trattati stipulati dal vecchio regime, ivi compresi quelli che creano il nuovo “spazio vitale” dei gruppi imperialisti franco-tedeschi (UE, ecc.). Espulsione di tutti i rappresentanti ufficiali e degli esponenti a qualsiasi titolo di Stati esteri che non si attengono alle disposizioni delle nuove Autorità, che cercano in qualsiasi modo di influenzare le masse e la vita sociale o la cui presenza non è più necessaria. Divieto a ogni cittadino italiano di intrattenere rapporti con Stati o pubbliche amministrazioni straniere senza rendere pubblico il rapporto. Collaborazione con i movimenti rivoluzionari e progressisti di tutto il mondo” (dal Manifesto Programma del (nuovo)PCI, “Il programma per la fase socialista”, pagg.226-228).

1 risposta

  1. antonio

    1) “instaurare la situazione in cui cosa produrre, quanto produrre e come produrre è deciso democraticamente e in modo trasparente dalle masse popolari secondo i loro bisogni, i loro interessi e le loro aspirazioni.” . Ma sarà deciso in periferia o centralmente, e se centralmente come “il popolo” decide?
    2) Sul fallimento dell’URSS e in tutti i paesi socialisti del socialismo reale, se applichiamo una analisi marxista, i rapporti di produzione non erano adeguati alle forze produttive, ed è per questo che sono implosi senza che il capitalismo abbia sparato un solo colpo di fucile. E se questo è vero, perchè riproporre il medesimo rapporto di produzione?
    3) Le uniche rivoluzioni che hanno avuto successo sono state in paesi feudali, e in occidente nessuna, nonostante i forti pariti di sinistra, che vuol dire?
    4) in Italia le grandi industrie che volete nazionalizzare occupano il 5% degli operai, e per il restante 95%?
    5) se fate un programma politico bisognerebbe farlo anche per il Sud Italia, dove NON ci sono grandi industrie e neppure di medie di una certo peso occupazionale. Non pensate che ci vorrebbe un’analisi a parte per la sua particolarita e delle proposte politiche a sè?

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