Da gennaio a luglio abbiamo condotto una campagna, cioè una mobilitazione straordinaria di tutti gli organismi e i membri del partito, per imparare meglio e in modo più sistematico a

– fare in modo che ogni lotta e ogni protesta che appoggiamo o promuoviamo, quale che sia il risultato pratico immediato, faccia sorgere un’organizzazione operaia o popolare formata da uno, due, tre o più persone che continua a esistere anche quando la lotta o la protesta è finita,

– individuare per ogni organizzazione operaia e popolare le iniziative che è in grado di prendere e che accresceranno le sue forze e risorse e allargheranno e rafforzeranno la sua influenza e autorità; le persone che è in grado di reclutare; le relazioni che è in grado di sviluppare; gli appigli che il contesto presenta su cui è in grado di far leva e di cui è in grado di giovarsi; le brecce che il campo nemico presenta in cui è in grado di infiltrarsi e attraverso cui è in grado di irrompere e grazie alle quali è in grado di acuire le contraddizioni dei nemici,

– mobilitare la sinistra dell’organismo ad agire, a sfruttare le possibilità d’azione che abbiamo individuato e via via educarla a individuarle essa stessa,

– fare in modo che ogni lotta serva a lanciare un’iniziativa di livello superiore (per il raggio d’azione, per il numero di elementi delle masse popolari che coinvolge, per le contraddizioni che apre nel campo nemico, per gli obiettivi che persegue, ecc.),

– reclutare gli elementi migliori di ogni organizzazione operaia e popolare e fornire a ognuno le conoscenze e i mezzi per crescere e diventare comunisti.

Nell’ambito di questa campagna, la sezione di Torino ha iniziato a intervenire sistematicamente alla FCA di Mirafiori con diffusioni di Resistenza e volantinaggi. Abbiamo scoperto che il World Class Logistic (WCL) di Nola, il reparto confino a 20 km da Pomigliano dove a partire dal 2008 la FCA ha spedito 316 operai (iscritti allo Slai Cobas e in secondo luogo alla FIOM o affetti da malattie causate dai ritmi di lavoro all’interno della stessa FCA), non è un caso isolato. Anche a Mirafiori c’è un reparto confino, in cui gli operai entrano ed escono dalla porta 33: anche qui si tratta di operai sindacalmente attivi, una quindicina di iscritti alla Confederazione Cobas e altrettanti iscritti all’USB, e di operai che l’azienda ha spremuto e storpiato fisicamente o mentalmente (quelli che chiama “a ridotta capacità lavorativa – RLC”, come se si trattasse di macchinari mal funzionanti); anche qui sono tenuti a fare niente: ogni tanto viene portata una cassa di bulloni, che devono svuotare, contare e poi rimettere nella cassa. E altri operai ci hanno detto che dei reparti confino ci sono anche in altri stabilimenti FCA: chiediamo a tutti i compagni e i lettori che ne sono a conoscenza di mandarci informazioni precise. Non dobbiamo permettere che i padroni operino in segreto!

I reparti confino sono un vecchio vizio degli aguzzini FIAT. Aris Accornero, nel suo libro FIAT confino (Edizioni Avanti, 1959), racconta la storia del reparto che Valletta, quando a seguito degli accordi segreti con De Gasperi, Toglietti & C. gli passò la paura che nel 1945 lo aveva fatto scappare in Svizzera, istituì a Torino in corso Peschiera alla fine del 1952. Lo aveva chiamato Officina Sussidiaria Ricambi (OSR), gli operai lo ribattezzarono Officina Stella Rossa: i 130 operai che, in più riprese, vennero mandati all’OSR erano quasi tutti (salvo alcuni del PSI) quadri del PCI  e della FIOM CGIL, molti dei quali avevano partecipato alla Resistenza contro il nazifascismo, come comandanti, come combattenti o staffette, in montagna e nelle SAP (alcuni di loro avevano anche diretto la difesa delle fabbriche FIAT dalle distruzioni delle truppe tedesche).

 

 

Valletta voleva isolarli dal grosso dei lavoratori in vista delle elezioni delle commissioni interne, gli organismi di rappresentanza dei lavoratori (nel 1954 la FIAT riuscirà a far eleggere dagli operai una commissione interna dove la FIOM era in minoranza, usando massicciamente l’arma del ricatto: gli americani avrebbero interrotto le commesse alla FIAT e quindi la FIAT avrebbe chiuso se la maggioranza restava alla FIOM; arrivò al punto da spedire a casa alle mogli lettere terroristiche in cui minacciava la disoccupazione se i mariti avessero continuato a votare FIOM). E per di più c’era in ballo anche la battaglia contro la legge-truffa (che assegnava il 65% dei seggi in Parlamento al partito o gruppo di partiti apparentati  che avessero raggiunto il 50% più uno dei voti) con cui la DC di De Gasperi contava di assicurarsi in controllo assoluto del Parlamento alle elezioni del giugno 1953.

Ieri come oggi, i reparti confino indicano che i padroni non osano licenziare tout court gli operai avanzati, per timore che gli altri operai, che ingoiano con amarezza il confinamento dei loro compagni di lavoro, reagiscano in maniera energica ai licenziamenti. Mettono quindi in opera, spalleggiati da politicanti e da sindacalisti corrotti, un processo di lento isolamento che contano di terminare con l’espulsione.

 

 

Dal 1952 al 1957, la ORS svolse effettivamente il ruolo di “stella rossa”. Gli operai della OSR, infatti, non solo lottarono incessantemente per i loro interessi immediati: contro le manovre della FIAT di mettergli contro gli altri operai e la cittadinanza presentandoli come dei fannulloni (rimisero in funzione, battagliando costantemente per avere un minimo di attrezzatura, macchinari che erano rottami vecchi e inutilizzabili), contro le discriminazioni salariali (non veniva loro corrisposto, a differenza degli altri operai, il premio di produzione), contro le sanzioni disciplinari e le minacce con cui la FIAT cercava di fiaccarli, contro l’esistenza del reparto confino. Ma fecero anche della ORS un luogo di formazione politica (leggevano e discutevano l’Unità e i materiali che arrivavano dalle sezioni del PCI) e un centro di propaganda a livello cittadino e nazionale, svolsero verso gli operai degli altri stabilimenti FIAT un’azione costante di educazione alla coscienza di classe e comunista, alla solidarietà di classe e internazionalista e alla mobilitazione contro i soprusi padronali e per l’affermazione dei diritti dei lavoratori. Qualche esempio: nel 1953 scioperarono ripetutamente, mandarono lettere di protesta e animarono le mobilitazioni contro la legge-truffa; a marzo fecero una fermata in occasione dei funerali di Stalin; a giugno inviarono lettere di protesta al presidente della Repubblica e poi all’ambasciata americana contro la condanna a morte dei coniugi Rosenberg e scioperarono quando la condanna venne eseguita. Nel 1954 scioperarono contro la designazione di Scelba a presidente del Consiglio; mandarono comunicati di protesta contro la strage nella miniera di Ribolla provocata dall’incuria della Montecatini e si fermarono in occasione dei funerali delle vittime; scioperarono, manifestarono e fecero collette a sostegno delle lotte contro i licenziamenti negli altri reparti della FIAT. Nel 1955 sostennero i professori delle scuole medie, i lavoratori delle panetterie e gli operai della Lancia in lotta a Torino; mandarono telegrammi di solidarietà ai lavoratori della OCI e della Grandi Motori di Modena per l’occupazione della fabbrica contro i licenziamenti; manifestarono contro l’attentato dinamitardo ai danni della sede CGIL a Roma. Nel 1956 fecero una colletta per le mondine in sciopero e mandarono al presidente del Consiglio un ordine del giorno in solidarietà con le categorie contadine in lotta; in seguito all’aggressione anglo-francese all’Egitto mandarono un ordine del giorno al governo italiano perché scindesse le proprie responsabilità da quelle dei governi di Francia e Inghilterra e chiamarono le organizzazioni sindacali a prendere iniziative unitarie per coordinare l’azione dei lavoratori in difesa della pace; diffusero un comunicato di solidarietà all’Humanité contro l’attentato fascista al Partito comunista francese e al suo giornale; andarono in delegazione a sostenere le operaie della Poletti che avevano occupato la fabbrica.

Il PCI ormai diretto dalla cricca Togliatti, Berlinguer, Napolitano & C. non li valorizzò né poteva valorizzarli come bandiera per sollevare gli operai, i lavoratori, i disoccupati, i contadini di tutto il paese contro i padroni. Fece istituire una commissione parlamentare d’inchiesta… allo stesso modo in cui il suo epigono Bertinotti ha fatto di fronte alle mobilitazioni popolari contro il governo Berlusconi dopo la mattanza al G8 di Genova. Con il risultato che nel 1957 Valletta dovette chiudere il reparto confino. Tutti gli operai della ORS furono licenziati, ma il loro esempio venne raccolto nel 1960 dagli operai di piazza Statuto!

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