Il giorno 4 agosto si è tenuta a Scampia l’iniziativa “La Riscossa di Scampia”. La giornata è stata promossa dal Partito dei CARC, il Cantiere 167 e il Comitato Vele di Scampia. Il tema centrale del dibattito è stato il ragionamento su “cosa sono e cosa fanno le Nuove Autorità Pubbliche”. Alla discussione hanno preso parte il Comitato San Gennaro, il Collettivo ISIS di Quarto, oltre a Comitato Vele, Cantiere 167 e Comitato dei Disoccupati di Scampia. In totale erano presenti circa 40 persone. La discussione si è incentrata su quali siano oggi le pratiche, le idee e gli spunti di ragionamento da cui partire per creare partecipazione, protagonismo e rompere con la delega alle istituzioni e alle autorità dei padroni per risolvere problemi, interrogarsi su un modello diverso di gestire il governo dei territori e l’intero paese.

L’idea di organizzare questa discussione è nata dopo che il Comitato dei Disoccupati di Scampia, che si organizza all’interno del Cantiere 167, ha promosso uno sciopero al contrario svolto il 24 luglio proprio nel loro quartiere. Nella presentazione pubblica di tale attività si leggeva: «le istituzioni sono allo sbando, i cittadini si organizzano, il lavoro c’è, il territorio ha bisogno di manutenzione e cura e i disoccupati si organizzano, agendo insieme al Comitato Vele come nuova autorità, nuove istituzioni dal basso [..] Ora basta, i cittadini dichiarano lo sciopero al contrario ripulendo l’area dove i nostri figli giocano, vivono, respirano. Ora basta».

Si è partito da questo come da un esempio importante sul come sviluppare e costruire una nuova governabilità dal basso sui territori e nell’intero paese a partire da tutti i grandi esempi simili che si sviluppano proprio nella città di Napoli: dal Comitato San Gennaro al Comitato Lavoratori Porto, dai sindacati conflittuali e di base alla Rete di Solidarietà, dal Collettivo ISIS di Quarto a tutto il resto dei comitati operai e popolari che lottano contro il procedere della crisi a partire dalle proprie forze, dall’unione e organizzazione dal basso.

Dalla discussione è emersa la riflessione che anche il rapporto con le istituzioni deve essere completamente rovesciato, sono i comitati popolari che devono dirigere i processi decisionali, deliberativi e indicare via via le misure che le amministrazioni devono adottare. Questo è stato il passaggio in cui si è dibattuto del ruolo delle nuove autorità rispetto alle amministrazioni di rottura. Queste amministrazioni, di cui Napoli è espressione più limpida, per rompere fino in fondo con il potere centrale devono essere incalzate, consigliate, sostenute e spinte in avanti dai comitati. Questo perché a Napoli, come in tutte le amministrazioni di rottura, esistono due anime che si scontrano: quella che vuole avanzare verso la rottura e quella invece che, in una certa misura, frena. Ruolo dei comitati popolari è far emergere, sostenere e valorizzare con critiche, azioni di lotta e prese di posizione pubbliche, la sinistra, la parte progressista, la linea rossa decisa a fare gli interessi delle masse popolari. Questo il cammino per far avanzare le amministrazioni di rottura sul piano delle Amministrazioni di Emergenza.

Da questo cammino che si svilupperà – con avanzamenti e arretramenti, con rotture e ricomposizioni, con amici e nemici della resistenza delle masse popolari che cambieranno, si trasformeranno, diminuiranno e aumenteranno – sorgerà il percorso che ci porterà alla costruzione di un governo che si occupi di svolgere questa funzione in tutto il paese, con i comitati operai e popolari che indicano le misure necessarie per far fronte agli effetti più gravi della crisi, un Governo di Blocco Popolare che con le pratiche di lotta, con l’attuazione delle parti progressiste della Costituzione, contro ogni attendismo e disfattismo costituirà la scuola pratica in cui le masse popolari di questo paese impareranno a governare i territori da soli, senza padroni, senza la loro mortale burocrazia, senza la miseria e la morte cui ci condannano. Questo governo rappresenta la base da cui partire per fare la rivoluzione socialista nel nostro paese.

L’assemblea si è conclusa con l’invito a tutte le organizzazioni operaie e popolari del territorio napoletano ma in generale a quelle dell’intero paese a costruire momenti di discussione, coordinamento e lotta congiunti. Le Nuove Autorità Pubbliche devono diffondersi in tutto il paese e i comitati che sono più avanti in questa strada devono occuparsi di far avanzare chi è più indietro e chi è più indietro deve rompere gli indugi. Quella che abbiamo davanti è un’occasione imperdibile per farla finita con gli affaristi, speculatori e assassini che ogni giorno portano avanti una guerra di sterminio non dichiarata contro le masse popolari. Una guerra che dobbiamo combattere se vogliamo vincere. Il Cantiere 167 ha avanzato quindi la proposta di dare continuità a questo percorso, insieme al Comitato Vele, al Comitato San Gennaro, al Comitato dei Disoccupati di Scampi, al Sindacato Lavoratori in Lotta, al Collettivo ISIS e a tutte le altre realtà che si propongono di avanzare su questo terreno.

Parola d’ordine della discussione è stata: il nostro futuro dipende da noi e da quanto faremo valere la nostra forza, organizziamoci, coordiniamoci, agiamo da Nuove Autorità Pubbliche!

 

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Di seguito, il verbale degli interventi dell’assemblea

Intervento introduttivo di Marco [Segreteria Federale Campania del Partito dei CARC]

Quando alla Festa della Riscossa Popolare ho discusso con Omero [ndr. Attivista del Comitato Vele] di cosa volesse dire per noi “Potere al Popolo”, da subiti abbiamo avuto una certa sintonia nel darne una definizione generale, il potere al popolo vuol dire il popolo che diventa nuova autorità e si arma di proprie istituzioni e luoghi, pratiche e tempi di governo. Oggi è molto importante riuscire a mostrare come il concetto di Nuova Autorità Pubblica sia legato alla rottura della delega ma anche e soprattutto alla costruzione di una nuova governabilità dal basso, in cui sono le OO/OP che indicano misure, elaborano piani o li fanno elaborare agli esponenti delle amministrazioni, del governo, dei sindacati e tutti quei personaggi che hanno un certo prestigio (vedi De Magistris), i quali vanno visti come strumenti per dare forza e norma di legge a quello che le masse popolari vogliono.

Oggi vogliamo spingere il ragionamento sulla costruzione della governabilità dal basso come costruzione di una scuola pratica che le masse popolari faranno, base su cui rendere effettivo e definitivo il “Potere al popolo”. In questo le parole di Vittorio Passaggio (da queste parti il “comandante”) hanno fatto scuola da queste parti: Cosa vuole Scampia? Tutto!

Intervento di Salvatore del Cantiere 167

Noi abbiamo cercato di riprendere il filo di quanto fatto da Vittorio Passeggio e dal Comitato Vele di Scampia. L’insegnamento principale che uomini come Vittorio ci hanno trasmesso è quello di rompere con la delega per essere costruttori di un’alternativa che mettesse al centro il popolo e i suoi interessi e che lo mobilitasse a organizzarsi per prendersi quello che gli spetta.

A nostra volta, infatti, come Cantiere 167 abbiamo deciso di costruire un nuovo organismo sul territorio di Scampia, il Comitato dei Disoccupati di Scampia, un comitato che oggi svolge azioni di lotta e protagonismo sul nostro territorio, riqualificando pezzi di quartiere e ridandolo dal basso agli abitanti, non come pratica di volontariato dal basso ma pretendendo un salario per il lavoro svolto. Il lavoro c’è, noi dobbiamo prendercelo e farci pagare per questo.

Al contempo siamo contenti di avere tutti questi compagni qui oggi, noi crediamo che ora il salto di qualità per il Comitato Vele, il Cantiere 167 e il Comitato dei Disoccupati sia quello di studiare e di elevarsi grazie alla scuola più alta che un proletario possa frequentare, la scuola di chi lotta e di chi si organizza per cambiare il mondo. Noi pensiamo, in definitiva, che sul territorio si debba mettere al centro la formazione e la discussione politica.

Intervento di Omero del Comitato Vele

Il Cantiere 167 sta diventando un centro autorevole dell’intero quartiere. Le Vele sono state per anni un carcere e un isolamento per chi ci vive. Chi vive in questo quartiere ha vissuto e vive sulla propria pelle cosa vuol dire morire per mano della burocrazia. Mi piace spesso dire che i padroni hanno costruito una burocrazia che uccide l’uomo ed è arrivato il momento che siano gli uomini di questo quartiere a uccidere la burocrazia, che non è altro che un’arma contro gli ultimi, contro chi lotta e si organizza sui territori. Noi qui abbiamo fatto un lavoro immenso e ancora tanto ne abbiamo da fare per prenderci la dignità che non ci hanno mai permesso di avere ma che da proletari non possiamo non avere.

Noi abbiamo fatto un lavoro che mette al centro il popolo e che si propone di dare tutto il potere al popolo. È solo così che si riescono a mettere d’accordo duecento famiglie nell’autoregolarsi le assegnazioni delle case e nel decidere come, quando e perché il quartiere deve essere ridisegnato palmo a palmo da chi il quartiere lo vive. Gli architetti e gli ingeneri sono costretti a incontrare il quartiere in questo spazio occupato e non nei loro lussuosi uffici e quando incontrano il popolo è il popolo che gli dice dove va messo quel giardino o quella casa nei progetti. Siamo noi che dobbiamo decidere, non i padroni.

Il risultato di tutti questi anni, io partecipo a queste battaglie da che ero un bambino, è che si sviluppa un grosso coinvolgimento e una grande sete di riscatto. La cosa mi riempie il petto ogni giorno è guardare già quello che abbiamo conquistato, l’infanzia che ho dovuto vivere io e la dignità superiore che già ora i bambini di Scampia hanno nel vivere l’età più bella della vita di un uomo. Vittorio Passeggio, il nostro comandante, ci ha insegnato innanzitutto due cose: 1. Non farsi mai corrompere e vendere al nemico; 2. Non abbassare mai la testa davanti a nessuno, siamo noi l’autorità del popolo e solo al popolo dobbiamo rispondere. Noi vogliamo tutto, come diceva Vittorio, e ce lo conquisteremo dal basso come stiamo facendo da anni.

Intervento di Rosario del Comitato Disoccupati di Scampia

Voglio essere breve perché tanto è stato detto. L’esperienza del Cantiere 167 è un’esperienza da cui tutti noi dobbiamo imparare. Per me è stata una grande scuola in cui ho imparato tanto, nelle iniziative politiche che abbiamo organizzato, nelle discussioni con i compagni, nelle riunioni e in tutti i momenti. Qui è sempre molto chiaro da che parte stare. Io ho anche un’idea molto positiva del Partito dei CARC, dei compagni che conosco perché ho già visto varie volte al Cantiere e di un compagno come Pino Guerra che è stato prezioso per il Comitato dei Disoccupati per l’ideazione e l’esecuzione dello sciopero alla rovescia. Sembrate compagni che danno consigli senza doppi fini e questa cosa mi piace.

L’idea di costruire uno sciopero alla rovescia è partita, come dicevo, da Pino Guerra e noi l’abbiamo subito accettata. Il concetto di prendersi il lavoro che c’è in giro e che le istituzioni non si organizzano a dare è importante per cominciare a pensare con la propria testa e non delegare ad altri cose che possiamo fare noi. Noi non facciamo altro che prenderci un diritto costituzionale e questa ci sembra la strada migliore per riscattare le nostre vite e quella dell’intero quartiere.

Intervento di Peppe del Comitato San Gennaro

Io sono un po’ avanti con l’età e vedo che qui intorno a noi ci sono tanti giovani che si battono per un mondo migliore. A questi giovani voglio dire di non scoraggiarsi mai, di fronte a sconfitte, sofferenze e tradimenti che potranno trovare sulla loro strada. Noi siamo proletari, abbiamo sempre lottato e vedo sempre più gente pronta a lottare. Dobbiamo essere uniti per far valere la nostra forza! Tutte le realtà di Scampia, di Napoli e d’Italia devono unirsi e liberarsi perché è l’unione che fa la forza. Io sono sempre stato comunista e morirò comunista, lottando. Questa è la vita di un proletario.

Intervento di Rosaria del Comitato San Gennaro

La Costituzione italiana è la prima che conta! Noi come forme di lotta ne abbiamo fatte di tutti i tipi: blocco dei ticket, fiaccolate, blocchi stradali e varie mobilitazioni fino all’occupazione dell’ospedale. Noi rispetto a esperienze come quelle del Comitato Vele abbiamo difficoltà a mobilitare il quartiere con continuità, siamo in dieci. Noi siamo qui anche per imparare dai compagni di Scampia, dato ce ritengo i nostri quartieri molto simili. L’aspetto che più mi colpisce dell’esperienza di Scampia è la capacità di uscire dalla lotta particolare che stanno portando avanti per interessarsi di altri aspetti del quartiere e della città. Noi vogliamo fare lo stesso rispetto alla battaglia dell’ospedale.

Intervento di Roberto (P.CARC e Comitato San Gennaro)

Quello che oggi sembra diviso dalle mille vertenze e dai mille luoghi di decisione della burocrazia è unito nella vita concreta della persone. Lavoro, casa, scuola e sanità non sono concetti astratti e divisi tra loro. Questo è quello che oggi il Comitato San Gennaro si propone di sviluppare, pur portando avanti la vertenza contro la chiusura dell’ospedale. Da questo punti di vista siamo diventati un punti di riferimento a livello nazionale nell’ambito della Sanità e della battaglia per attuazione della Costituzione che noi sin dal primo secondo abbiamo sposato.

Il Comitato San Gennaro rappresenta la dimostrazione del fatto che anche un gruppo di pochi compagni se è determinato a vincere, riesce a muovere e sviluppare protagonismo intorno a sé. Non è un mistero che il primo comitato in difesa dell’ospedale, composto da migliaia di persone, essendo solo rivendicativo e limitandosi a chiedere alle istituzioni di non chiudere l’ospedale, sia stato superato nella pratica, nei risultati e nella risonanza nazionale dall’attuale comitato composto da una decina di persone. Questo è un grane insegnamento da cui partire, si può fare.

Partendo da questioni e lotte particolari con metodo e tenacia è possibile seminare e ottenere risultati più grandi. Il Coordinamento nazionale per il ticket sociale è partito da noi come lotta interna all’ospedale che oggi si diffonde in tutta Italia. Questa è la grandezza e l’importanza di giornate come queste cui va dato seguito e ordinarietà.

Da questo punto di vista ripropongo le parole d’ordine che abbiamo deciso come Commissione Nazionale per la Sanità: DECIDIAMO NOI!

Intervento di Luigi Sito (Sindacato Lavoratori in Lotta e Partito dei CARC)

Innanzitutto sono contento di essere qui oggi. Secondigliano è la mia seconda casa, qui ho mosso i primi passi di lotta. Insegnavo in una scuola qui vicino, rinunciai all’incarico di insegnante della scuola borghese per frequentare la scuola vera, quella del proletariato e della lotta per la sua emancipazione.

Qui a Scampia si occuparono case e si costruirono grandi comitati di lotta per il lavoro. Con i comitati dei disoccupati noi imponemmo il ticket per il trasporto pubblico libero e gratuito, in questo senso vedo molte assonanze con l’esperienza del San Gennaro di oggi. Noi passavamo ai tornelli e accedevamo ai bus mostrando come biglietto la tessera del movimento dei disoccupati e la cosa era accettata a livello popolare, eravamo noi l’autorità.

Io da proletario sono arrivato a mettere le mani in testa al presidente del consiglio dell’epoca, Silvio Berlusconi, perché in quel momento io rappresentavo i proletari di tutto il mondo, lui era poco più di niente. Noi siamo il potere e qui oggi rappresentiamo il nuovo che avanza, il nuovo potere. Questi signori sono solo sporchi affaristi che nulla hanno a che vedere con i nostri interessi reali e concreti.

Qui dobbiamo agire come un Soviet, oggi è un punto di partenza.

Intervento di Antonio (Sindacato Lavoratori in Lotta e Partito dei CARC)

Saluto questa sera quello che ritengo un piccolo governo del popolo. Anche io ho sempre saputo da che parte stare e per la lotta mi sono preso denunce, arresti e tutte le offese e infamie che la borghesia riserva a chi lotta per il proletariato. Io per lo Stato sono un delinquente abituale ma i delinquenti veri sono loro e quando prenderemo il potere la giustizia del popolo mi darà ragione. Io sono cresciuto con tutte le lotte di questa città. La vita mi ha insegnato che siamo noi che dobbiamo ribellarci per cambiare il mondo e che il nemico è disposto a tutto pur di non farci emancipare dalla nostra condizione di oppressi.

Basta guardare quello che in questi giorni sta succedendo in Venezuela dove pochi parassiti straricchi cercano di sabotare un governo che gli ha tolto il lusso e il superficiale in cui vivano per distribuirlo al popolo che moriva di fame. Questi affaristi e speculatori vanno abbattuti con tutte le nostre forze e la nostra intelligenza. La vita mi ha insegnato la lotta, i compagni che alla fine vinceremo!

Intervento di Laura (Partito dei CARC e Collettivo ISIS di Quarto)

Noi siamo qui per imparare e per portare la testimonianza anche degli studenti. Noi abbiamo fatto una serie di lotte sul nostro territorio, certamente meno celebri di quelle raccontate oggi ma che comunque si inseriscono nella battaglia più generale contro la cancellazione dei diritti delle masse popolari e per la costruzione di nuove autorità e nuova governabilità dei territori. Noi, in particolare, abbiamo portato avanti una battaglia contro l’annientamento del servizio di trasporto dei disabili che si stava consumando sul territorio di Quarto. Con assemblee, cineforum, azioni di lotta, occupazioni, autogestioni e presidi al Comune siamo riusciti a vincere questa battaglia e ridare il servizio di trasporto pubblico ai disabili della nostra scuola. Questa lotta non è passata inosservata e ci ha posto davanti agli atti repressivi della presidenza della scuola e delle forze dell’ordine di Quarto. Affrontando tutto questo siamo andati incontro anche ad atti di rappresaglia dentro la scuola, uno su tutti la bocciatura di un compagno del Collettivo, Emanuele, da cui abbiamo sviluppato altra lotta avviando la battaglia contro le bocciature politiche e di solidarietà verso Emanuele.

Questa esperienza, ancora in corso, è stata per noi molto importante e formativa, così come essere qui oggi e ascoltare quanto si è detto negli interventi che mi hanno preceduto. Questo ci dà la grinta, la volontà e la rabbia giusta per prendere esempio e avanzare nella lotta per porci come nuove autorità pubbliche, non delegare più ai padroni e alle istituzioni e prenderci tutto quello che è nostro.

Intervento di Vincenzo (Partito dei CARC e ex Monachelle)

Io sono un vecchio compagno di movimento, abito nella zona. Qui a Scampia se ne fecero tante anni fa. Io partecipai in particolare alle occupazioni delle case. Volevo dire poche cose.

Io credo che qui ci troviamo davanti a germi di nuovo potere che devono dichiararsi organo costituente! Partiamo dalla giornata di oggi e da Scampia per prendere l’appuntamento fisso nel coordinarci come comitati popolari che impongono al potere costituito le ricette, le misure, la volontà popolare senza se e senza ma. Noi siamo i costruttori di un nuovo governo, un Governo di Emergenza Popolare. Napoli è un laboratorio immenso da questo punto di vista, poniamoci l’obiettivo comune di fare di Napoli il primo governo locale di emergenza del paese. Ha ragione Roberto, decidiamo noi!

 

Riprende la parola Omero del Comitato Vele

Io sono assolutamente d’accordo. Credo che nei prossimi mesi dobbiamo occuparci proprio di quanto stiamo dicendo. In Italia siamo al quarto governo non eletto da nessuno e contemporaneamente vediamo come ovunque ci sia la necessità e la spinta a organizzarsi. Noi dobbiamo porci come nuove autorità. Il Comitato Vele ha fatto questo rispetto all’assegnazione delle case. Abbiamo dato un ultimatum al Comune, se non si sbrigheranno sappiamo già noi come prenderci quelle case e come dovranno essere gestite le assegnazioni. Non servono le parole, noi siamo per la sostanza dei fatti.

Qui oggi si apre un ragionamento per il futuro del paese e sono molto contento che questo parta proprio da Scampia. Noi dobbiamo porci l’obiettivo di uscire di più dal quartiere a portare la nostra esperienza e imparare anche dagli altri. Io vedo compagni come Luigi, che ha parlato prima, e sono sempre più convinto che la strada è quella giusta. Potere al popolo!

Riprende la parola Salvatore del Cantiere 167

Giornate come questa sono importantissime e danno il senso più alto di quello che facciamo. Io credo che il compagno [ndr. Vincenzo] abbia ragione, dobbiamo moltiplicare e rendere ordinari questi momenti e queste discussioni. Io insisto su quanto detto in apertura dato che è stato ripreso in più interventi, vogliamo rendere questo spazio un centro di discussione politica e di scuola di lotta permanente. Dobbiamo organizzare conferenze, sedute di studio, assemblee e momenti come questi rivolti ai comitati qui presenti ma anche al resto del quartiere della città. Questa è casa vostra [si rivolge a tutti i presenti] facciamola vivere insieme.

Intervento di chiusura di Marco [Partito dei CARC]

Oggi con questa discussione credo che tutti abbiano un’idea più precisa di cosa voglia dire agire da Nuova Autorità Pubblica. Chi è qui presente in qualche modo e a diversi livelli lo ha già fatto e questo rappresenta esattamente il salto di qualità in corso nel nostro paese nel campo della masse popolari che si organizzano in comitati, collettivi, reti e nelle più varie organizzazioni operaie e popolari. Oggi da più parti, chi si organizza testimonia coscientemente o meno il fatto che non è più il tempo di chiedere alle istituzioni e ai padroni ma di rimboccarsi le mani e ricostruire il paese per prenderne in mano le redini.

Gli esempi dei ticket popolari (per la Sanità, per il trasporto pubblico e quant’altro), le ribellioni fiscali, le autoriduzioni delle imposte, le occupazioni delle case, l’insubordinazione alle autorità della democrazia borghese, gli scioperi alla rovescia e lo sviluppo di Amministrazioni di Emergenza, sono elementi decisivi per rendere il paese ingovernabile per i padroni. L’ingovernabilità per loro, deve diventare la nostra governabilità, il nostro controllo dei territori. Tutto questo in certe misure lo si fa già e da qui dobbiamo partire. I comitati popolari sono le radici da cui fiorirà il modo nuovo di dirigere i territori, in maniera partecipata, dal basso e nell’attuazione della Costituzione.

Il legame tra Nuove Autorità Pubbliche e Amministrazioni Locali di Emergenza, è emerso bene dal dibattito sta nel rovesciare il rapporto tra eletto ed elettore, tra autorità borghese e autorità popolare. L’ALE vuol dire dirigere il processo e dirigere gli elementi avanzati delle amministrazioni, dei sindacati e della società civile a dare forza e forma di legge a quanto le masse popolari indicheranno. Questo è rompere con la delega, imparare a governare. La nuova governabilità che si diffonde a macchia di leopardo in tutto il paese alimenterà a tal punto l’ingovernabilità per i padroni che questi dovranno ingoiare con le buone o con le cattive la costituzione di un nuovo governo, composto da esponenti di fiducia delle masse popolari stesse, che non abbia a cuore i percorsi elettorali ma il governo reale del paese e dei territori sulla base della volontà e delle indicazioni che le masse popolari organizzate daranno.

Questa sarà la più alta scuola per le masse popolari per imparare a governare il paese dal basso, avanzando sulla strada della costruzione della rivoluzione socialista nel nostro paese. Siamo noi il futuro del paese e quanto emerso da questa discussione oggi ne è l’ennesima prova provata.

Viva il Comitato Vele di Scampia,

Viva il Comitato San Gennaro,

Vive tutte le organizzazioni operaie e popolari,

Viva le Nuove Autorità Pubbliche,

Viva il Potere Popolare!

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