Ci giunge una lettera di un nostro lettore romano che ci racconta dell’incresciosa vicenda dell’incendio avvenuto all’azienda ECO-X, che si occupa dello stoccaggio dei rifiuti a Pomezia e non solo.

“Sull’incendio di ECO-X

Roma 03-06-2017

Quasi un mese fa tra le fabbriche e gli stabilimenti che circondano Pomezia va a fuoco il deposito della ditta ECO-X, un’azienda che si occupa del trasporto e stoccaggio di rifiuti. Le cause dell’incendio sono ancora da chiarire, se si tratti di incidente o di incendio doloso la cosa più importante su cui fare luce sono i danni che questo disastro ha prodotto e per quanto tempo e in che misura si ripercuoteranno sulla vita dei cittadini della zona e non solo. Questo tragico fatto andrebbe esaminato da diversi punti di vista: 1) la mancanza di controlli sulle quantità e le tipologie di rifiuti accumulati in ambienti troppo spesso non idonei, 2) la mancanza di sistemi antincendio (fortunatamente in questo caso nessuno degli operai della ditta si è  fatto male), 3) il magazzino troppo vicino al centro abitato (alcune case distano pochi metri dallo stabilimento, sono praticamente confinanti), 4) le consistenti quantità d’amianto che componevano la struttura in particolare sul tetto. Chi scrive è un dipendente di una ditta simile alla ECO-X  e che vive  sulla propria pelle tutti i problemi riguardanti le condizioni di lavoro: contratti di “facciata”, orari di lavoro massacranti, totale assenza di norme di sicurezza. Siamo testimoni (io e miei colleghi) di come un lavoro utile, importante e delicato come quello del trattamento dei rifiuti viene svolto invece nella maniera più scellerata e tesa solo al profitto: i rifiuti sono una miniera d’oro.  Tutti questi problemi sono racchiusi nel nome della ditta andata alle fiamme ECO-X: eco, primo elemento che, in parole scientifiche composte, indica casa o ambiente, soprattutto naturale; x, detto di cosa o persona indeterminata, sconosciuta, di cui non si sa nulla, incognita. Quindi un danno ambientale difficile da quantificare e del quale forse rimarranno sconosciute o incerte le cause e chi le ha determinate . Un altro aspetto su cui ragionare deve riguardare la presa di coscienza delle persone su queste tematiche ( che non dovrebbero rimanere più sconosciute e incognite appunto): ci dovremmo sentire tutte e tutti coinvolti direttamente perché disastri come questi sono il tragico esempio di un sistema capitalistico arrivato al collasso. Sistema di cui tutta la collettività vive la sua crisi più acuta e irreversibile. C’è bisogno dell’impegno diretto dei lavoratori e delle lavoratrici per evitare che si ripetano fatti disastrosi come questi, pretendendo che servizi di questo tipo non vengano esternalizzati a ditte private senza scrupoli che pensano solo al profitto ma tornino a essere completamente pubblici e che vengano monitorati da enti predisposti al controllo della salute pubblica coadiuvate da organizzazioni  popolari e cittadine. Ripensare il trattamento dei rifiuti cercando di produrne il meno possibile intervenendo sulle cause principali, come la grande distribuzione, invertendo la tendenza, e combattere la logica dei supermercati del tutto disponibile e sempre (24 ore su 24 7 giorni su 7), spingendo e sostenendo i gruppi d’acquisto di quartiere, riducendo e in alcuni casi eliminando imballi e confezioni inutili. Fare della causa ambientale un cavallo di Troia che unisca lavoratori e lavoratrici, cittadini e cittadine per entrare con forza nei palazzi del potere perché il cambiamento dello stato tragico attuale delle cose passa dalla difesa dei territori, dei posti di lavoro, dell’ambiente, della vita sociale nel suo complesso. Su queste tematiche si è espressa in maniera chiara e decisa l’autrice canadese Naomi Klein: la crescita a ogni costo sta uccidendo il pianeta. La rivoluzione non è più una questione ideologica. E’ una questione di sopravvivenza. Quindi uniamoci tutte e tutti perché solo una rivoluzione ci salverà.

Marco Cavani”

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