La crisi del capitalismo non ha soluzione nel campo della borghesia, che anzi trascina sempre più il mondo verso la guerra imperialista, creando in ogni paese le condizioni per la mobilitazione reazionaria delle masse popolari e promuovendola essa stessa. Ogni soluzione che viene da quel campo è velleitaria e porta in in ogni caso acqua alla mobilitazione reazionaria. La fazione antisistema della classe dominante impugna la bandiera della sovranità nazionale come soluzione alla crisi: rompere con la UE e con l’Euro, controllo dei confini e lotta all’immigrazione, protezionismo in campo economico e commerciale, sovranità monetaria, ecc. E’ una linea sostenuta principalmente da gruppi di destra e neofascisti, ma che fa breccia, dato il marasma crescente e l’attuale debolezza del movimento comunista, anche tra settori delle masse popolari che niente hanno a che vedere con questi gruppi.

Trattiamo quindi l’argomento perché anche nel campo dei cosiddetti sovranisti, coloro che non sono apertamente fascisti (quindi promotori diretti per conto della borghesia imperialista della mobilitazione reazionaria), possono e devono contribuire all’unica soluzione positiva e di prospettiva: la mobilitazione rivoluzionaria delle masse popolari che passa dalla costituzione del Governo di Blocco Popolare.

Una questione di fondo: la relazione fra sovranità e socialismo. La mobilitazione per la sovranità nazionale ha senso solo se si lega alla lotta per il socialismo. Il capitalismo è un sistema economico (e quindi politico) basato sulla concorrenza, non può che contrapporre un paese all’altro, come contrappone gli individui tra loro. Ha quindi prodotto un mondo, diviso secondo le gerarchie di classe sue proprie, tra paesi oppressi e una manciata di paesi oppressori (sede dei circoli imperialisti). Gli imperialisti USA e sionisti hanno costruito basi militari, di spionaggio e di destabilizzazione politica in tutto il mondo e creato una serie di istituzioni internazionali (che corrispondono alla comunità internazionale) che regolano le loro questioni al di sopra degli stati e da qualsiasi controllo popolare. Il mondo intero è stretto nelle catene dell’imperialismo che strangola l’indipendenza dei popoli e delle nazioni e impone ovunque lo sfruttamento e la sottomissione: il limite all’indipendenza delle nazioni è il dominio della borghesia imperialista sulla società.

La mobilitazione per la sovranità nazionale ha quindi senso solo se è parte della lotta per la sovranità popolare e concorre alla lotta per il socialismo.

 

I principali campi di lotta: la salvaguardia delle aziende strategiche e dell’apparato produttivo, la rottura con la NATO, con la UE e con l’Euro. Lo smantellamento del tessuto produttivo nazionale operato dalla classe dominante in questi decenni, per delocalizzare le imprese in paesi dove la manodopera è a più basso costo o a favore dei circoli della speculazione e della finanza internazionale, è liquidazione definitiva della sovranità nazionale, perché significa smantellamento di impianti e perdita di competenze, di posti di lavoro, di quella capacità produttiva e di controllo su quei settori decisivi che costituiscono la base per l’indipendenza di una nazione: è infatti soprattutto di qui passa l’asservimento dell’Italia ai circoli imperialisti internazionali, a partire dalla svendita delle aziende strategiche. Come Alitalia, il cui disastro odierno è il risultato dell’opera criminale, inaugurata da Prodi e attuata dai governi di centro sinistra e centro-destra che, in combutta tra loro e in un’orgia di favoritismi, speculazioni, tangenti e corruzione, da trent’anni a questa parte hanno svenduto il patrimonio pubblico ai maggiori capitalisti e finanzieri italiani ed esteri e alle organizzazioni criminali perché lo usassero come strumento per arricchirsi, spennando la popolazione e sfruttando all’osso i lavoratori; o come l’ILVA di Taranto, che il governo sta cedendo a una cordata il cui capo è MITTAL, grande gruppo indiano dell’acciaio di livello mondiale che sta rilevando acciaierie “dappertutto” per chiuderle a vantaggio di grandi impianti in India dove sfrutta e inquina liberamente.

Questi sono solo due esempi delle migliaia di aziende chiuse o svendute negli ultimi anni, molte di importanza nazionale: dalla Pirelli alla Telecom, dall’Ansaldo Breda (e il resto dell’industria ferroviaria) all’Ital-cementi, dall’Enel all’Edison, l’elenco è molto lungo. Non è tanto questione di proprietà delle aziende (tenere le aziende in mano a padroni italiani: sono proprio loro a svenderle o chiuderle dopo aver succhiato quanto potevano di finanziamenti pubblici), quanto di possibilità di esercitare la sovranità popolare sulla sorte di aziende che impiegano migliaia di lavoratori e determinanti per l’interesse nazionale, per l’interesse delle masse popolari del nostro paese: cosa e quanto produrre, come produrlo e come distribuire il prodotto.

 

La lotta per la sovranità popolare coinvolge già migliaia di membri delle masse popolari tra gli operai che lavorano in aziende destinate alla svendita, tra chi vive in territori vicini a basi militari, tra chi si mobilita contro i patti di stabilità a cui sono sottomessi gli enti locali. Sono però anche lotte che possono (e devono, per aver successo) svilupparsi e mobilitare su scala nazionale, che possono (e devono) alimentare quell’organizzazione degli operai e delle masse popolari, lo sviluppo di quella rete di organizzazioni operaie e popolari che agiscono direttamente, come nuove autorità pubbliche, che è la base senza la quale è impossibile che venga esercitata alcuna sovranità popolare; sono lotte sviluppando le quali si avanza, quindi, verso la creazione delle condizioni per imporre ai vertici della Repubblica Pontificia il Governo di Blocco Popolare, che avrà la forza e la capacità di tradurre la parola d’ordine della nazionalizzazione delle aziende, dell’uscita dalla Nato e della rottura dei vincoli UE in misure pratiche valide in tutto il paese.

 

Contribuire a sviluppare la mobilitazione popolare in questi campi, cioè unirsi strettamente alla lotta dei lavoratori per nazionalizzare le aziende che i padroni vogliono chiudere, unirsi strettamente alla mobilitazione popolare contro la guerra, la Nato e la presenza di basi straniere, sostenere quelle amministrazioni locali disposte a violare i patti di stabilità e altri vincoli europei: questo è l’appello che rivolgiamo a tutti quegli organismi e singoli definiti sovranisti e non apertamente fascisti, perché questa è oggi la sola prospettiva positiva, la sola strada per fare dell’Italia un paese libero e indipendente.

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