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Cari compagni della Redazione,

dopo la vittoria ottenuta dal nostro Partito nel processo d’appello il 6 giugno scorso, con l’assoluzione del compagno Lino Parra dall’accusa di diffamazione (“picchiatore fascista”) verso l’Ispettore Capo della Questura di Massa, Angelo Valentini, vi scrivo alcune prime riflessioni (non è un bilancio approfondito) e insegnamenti che traggo da questa esperienza. Scrivendo ho in mente in particolare i compagni della Federazione Lombardia, che in questo periodo conducono una lotta similare a quella che abbiamo condotto in Toscana (processo a Stefania Favoino per aver “turbato” una manifestazioni di antiabortisti clerico-fascisti), ma più in generale tutti i militanti e gli attivisti dei movimenti sociali che sono colpiti dalla repressione.

Il mio ragionamento combina l’esperienza della Carovana del (nuovo)PCI nella lotta alla repressione, resistenza alla repressione e solidarietà di classe (la resistenza a una lunga persecuzione politica, poliziesca e giudiziaria con cui, tuttavia, i vertici della Repubblica Pontificia non sono riusciti a cancellare la nostra area politica, ma al contrario, l’hanno rafforzata ideologicamente e organizzativamente) con l’esperienza concreta di dirigere sul campo una campagna contro la repressione, cosa per me nuova. Mi soffermo su tre aspetti che al momento individuo come i principali.

– Grazie alla lunga esperienza pratica e al patrimonio di elaborazione della Carovana del (nuovo)PCI, possiamo inquadrare gli aspetti specifici che caratterizzano questa fase storica: con l’inizio della fase acuta della crisi, il quinto pilastro del regime di Contro Rivoluzione Preventiva (vedi il Manifesto Programma del (nuovo)PCI – pag. 50) sta mutando: da selettiva contro i comunisti e le avanguardie di lotta, la repressione sta diventando sempre più aperta e dispiegata verso le larghe masse. Questo comporta che per primi noi comunisti dobbiamo superare la concezione che la lotta contro la repressione sia argomento per “addetti ai lavori”; a partire dalla loro esperienza pratica, le masse popolari capiscono e, i settori più attivi, generosi e lungimiranti, sono disposti a mobilitarsi. Facendo i conti con la repressione, le masse popolari hanno e avranno sempre più a che fare con il movimento oggettivo della società prodotto dalla crisi. Il percorso di ideazione e pianificazione della campagna è stato necessariamente, quindi, anche un percorso di critica e autocritica, con cui abbiamo svelato le deviazioni presenti al nostro interno, e di trasformazione, grazie al dibattito nel collettivo e alla sperimentazione nella pratica.

– Abbiamo chiamato la campagna: “Io sto con chi applica la Costituzione. Solidarietà a Lino!”, non casualmente. Certo, qualcuno avrà storto il naso e forse ha pensato che “adesso i compagni del P.CARC sono diventati i paladini della Costituzione…”, ma la questione va guardata da un altro punto di vista. In una fase di progressiva spoliazione e saccheggio dei diritti democratici, di spinta all’accentramento dei poteri e alla promozione della mobilitazione reazionaria delle masse popolari da parte dei vertici della Repubblica Pontificia, attuare le parti progressiste della Costituzione è un atto rivoluzionario, funzionale a fare fronte agli effetti più gravi della crisi, ad alimentare l’ingovernabilità dal basso e il protagonismo popolare, a mostrare chiaramente la contraddizione tra ciò che è legale (secondo le leggi della classe dominante) e ciò che è legittimo (sulla base degli interessi delle masse popolari). Si mostra così anche una contraddizione nel campo nemico: per applicare le parti più progressiste della Costituzione serve un governo che sia espressione della volontà e delle necessità delle masse popolari e che sia composto dalla loro componente organizzata e attiva. Concependo il processo come una specifica operazione “tattica” di propaganda e organizzazione funzionale alle condizioni per il Governo di Blocco Popolare, abbiamo messo al centro della nostra “difesa politica” non tanto la contraddizione antagonista tra noi e uno “sbirro” che cercava di rifarsi economicamente sul nostro partito, ma quella che contrappone chi, mobilitandosi contro le prove di fascismo, attua la Costituzione e chi, spalleggiando i fascisti, la viola apertamente.

– Abbiamo approfondito il ragionamento sul rapporto con gli avvocati che, solitamente, è inteso come delega a loro, subordinando l’impostazione e la gestione del processo ai margini consentiti da dispositivi, leggi, strutture, procedure vigenti oppure come aspetto accessorio e ininfluente (“a loro l’aspetto tecnico, a noi quello politico”). Abbiamo provato a impostare una relazione diversa: orientare e mobilitare gli avvocati, discutere con loro di politica, affinché la linea con cui conduciamo la campagna politica ispiri anche la linea difensiva e questa, a sua volta, supporti e alimenti l’operazione politica.

Le battaglie processuali non si vincono sempre, ci sono anche casi in cui, nonostante tutto, si perdono. Il processo a Lino è stato “in bilico” per molto tempo, ma la battaglia è stata vinta, anche questa, grazie alla concezione e alla linea che la Carovana ha elaborato e che abbiamo applicato. In ogni caso, però, la resistenza dei comunisti alla repressione, far diventare la lotta alla repressione una scuola di comunismo per le masse popolari, promuovere la solidarietà di classe e la dialettica fra questi tre aspetti è l’arma che rafforza il movimento rivoluzionario. Questo è l’insegnamento principale che voglio trasmettervi.

 

Saluti comunisti!
Per la Segreteria Federale Toscana
SF

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