Da quando nel 2008 la crisi generale del capitalismo è entrata nella sua fase acuta, irreversibile e terminale, a livello generale e a livello nazionale una serie concatenata di eventi e processi confermano sia che la soluzione positiva alla catastrofe che incombe sull’umanità non può  arrivare dall’attuale classe dominante (la borghesia imperialista e il suo clero), da nessuno dei suoi esponenti e campioni, sia che l’unica soluzione positiva è nel superamento dell’ordinamento economico e sociale (il modo di produzione e la struttura della società), nell’instaurazione del socialismo a opera della classe operaia e delle masse popolari dirette dal loro partito comunista.

Nel corso degli ultimi 9 anni, la situazione generale è stata caratterizzata dal fallimento sistematico di ognuna delle misure che i gruppi imperialisti hanno adottato per far fronte alla crisi. Si è visto che hanno prodotto effetti peggiori del “male” che avrebbero dovuto curare e hanno innescato un vortice dal quale la società capitalista non esce. Ricordiamo solo a titolo di esempio: il salvataggio delle banche USA e inglesi con denaro pubblico, a seguito dei fallimenti a raffica, il salasso contro la Grecia per “salvare l’Euro”, il “Quantitative Easing” di Mario Draghi, cioè il sostegno della BCE al debito pubblico ad alcuni paesi della UE, debito che continua a crescere.

In tutti i paesi imperialisti la crisi politica è diventata crisi del regime politico e grandi mobilitazioni delle masse contro gli effetti della crisi economica si sono combinate con sommovimenti elettorali: affermazione di liste e partiti alternativi al sistema politico vigente (da Tsipras in Grecia alla crescita del M5S in Italia, del Fronte Nazionale e, alle ultime presidenziali, di France Insoumise – Francia Ribelle – di Jean Luc Melanchon in Francia); vittoria della Brexit al referendum del 2016 in Gran Bretagna e del NO ai piani della UE in Grecia nel 2015; vittoria del NO al referendum del 4 dicembre sulla Costituzione in Italia. Ognuno di questi sommovimenti indica, paese per paese, la combinazione di fattori quali l’incapacità della classe dominante di governare politicamente la situazione (nel capitalismo l’economia dirige la politica, pertanto ogni proclama di soluzione politica è speranza vana o imbroglio) e l’orientamento generale delle masse popolari che, quando sono chiamate a votare o si astengono (tendenza in aumento) o cercano un’alternativa alle forze del sistema politico vigente (le larghe intese). Questi sommovimenti, nel loro complesso, sono la dimostrazione più immediata che Mario Draghi (presidente della Banca Centrale Europea) quando dice che “la crisi in Europa è finita” (18 maggio 2017) mente. E in effetti la crisi in Europa non può finire se non finisce anche negli USA e negli altri paesi imperialisti, se non finisce negli ex paesi socialisti e se non finisce nei paesi oppressi: questo è il capitalismo globalizzato. Questa crisi non può finire se l’umanità non supera il capitalismo avanzando verso il comunismo, con l’instaurazione del socialismo.

La crisi non finisce da sola. Negli ultimi 9 anni il mondo intero ha fatto passi importanti verso l’unico approdo a cui la borghesia può portare l’umanità, la guerra imperialista: distruggere capitali (uomini, strutture produttive, infrastrutture, tecnologia, merci) con l’obiettivo che un gruppo di capitalisti prevalga sugli altri. Lo sviluppo della tendenza alla guerra è il senso della frase “la catastrofe incombe”: una nuova guerra mondiale dispiegata fra i gruppi imperialisti mondiali avrà un grado distruttivo finora sconosciuto all’umanità. La “guerra mondiale a pezzi” in corso di cui parla anche Bergoglio è l’introduzione.

Stante la situazione generale, la gravità raggiunta dalla crisi e le possibilità date dal raggiunto sviluppo delle forze produttive nei paesi imperialisti e nel resto del mondo (globalizzazione), la classe operaia e le masse popolari del primo paese che romperà le catene della Comunità Internazionale degli imperialisti apriranno la strada, insegneranno e daranno fiducia agli operai e alle masse popolari di tutti gli altri paesi.

Gli operai e le masse popolari italiane possono e devono dare il loro contributo a quest’opera, come già hanno fatto nel corso della storia (alla faccia di chi dice che “gli italiani sono un popolo di pecoroni e ruffiani”) con la Resistenza e con il movimento della lotta armata negli anni ‘70 del secolo scorso.

Noi comunisti italiani dobbiamo valutare bene quali sono le condizioni in cui viviamo e lottiamo, quali sono i punti di forza su cui possiamo contare e quali i punti deboli, quali gli alleati e quali i nemici principali, quale strada percorrere per compiere ciò che fino a questo momento il movimento comunista non è riuscito a fare: instaurare il socialismo in un paese imperialista.
Partiamo dall’aspetto principale, lo stato del movimento comunista cosciente e organizzato. In Italia dal 2004 si è costituito un partito comunista, il (nuovo)PCI, che si è giovato del bilancio della prima ondata della rivoluzione proletaria sollevata dalla vittoria della Rivoluzione d’Ottobre e dalla costituzione dell’Unione Sovietica di Lenin e di Stalin, giustamente orientato (libero dalle due tare storiche del movimento comunista dei paesi imperialisti: l’economicismo e il parlamentarismo) e autonomo ideologicamente e organizzativamente dalla classe dominante. Ma esso non è ancora abbastanza radicato fra la classe operaia del paese e fra le masse popolari organizzate. Questo impedisce di porre l’instaurazione del socialismo come obiettivo immediato, approfittando della debolezza dei vertici della Repubblica Pontificia e della mobilitazione delle masse popolari contro gli effetti della crisi.

Per questo motivo nel 2009 il (nuovo)PCI ha elaborato la linea del Governo di Blocco Popolare e il P.CARC ha assunto la costituzione del Governo di Blocco Popolare come obiettivo immediato (è molto utile leggere “Consolidamento e rafforzamento del (nuovo)Partito comunista italiano” su La Voce n. 55): è la strada per far avanzare la rivoluzione socialista in Italia nella fase acuta e irreversibile della crisi generale del capitalismo a fronte della debolezza del movimento comunista cosciente e organizzato. In particolare è lo strumento per:

– riversare in campo politico (lotta per il governo del paese e quindi lotta per il potere) la mobilitazione spontanea della classe operaia e delle masse popolari contro gli effetti della crisi (vedi “Nè razzismo né accoglienza…” a pag.5);

– far compiere alla classe operaia e alle masse popolari un’esperienza pratica collettiva attraverso cui imparano a diventare classe dirigente della società;

– valorizzare il grande numero di elementi che appartengono a vario titolo alla classe dominante, ma sono influenzati nella loro opera dal campo delle masse popolari e hanno un ruolo di rilievo in ragione del prestigio di cui godono fra di esse (sono quelli che chiamiamo “i tre serbatoi del Governo di Blocco Popolare” – vedi l’articolo “Assemblea del 14 maggio a Napoli”);

– sbarrare la strada alla mobilitazione reazionaria delle masse popolari e contrastare su vasta scala le prove di fascismo che la borghesia imperialista organizza e promuove, fomenta e protegge sfruttando la parte più abbrutita delle masse popolari – vedi “Il corteo del 20 maggio Milano senza muri” a pag.6);

– imporre misure urgenti e straordinarie, anche solo provvisorie, per far fronte agli effetti della crisi (come la nazionalizzazione delle aziende – vedi l’articolo “Alitalia, non un passo indietro dopo il NO al referendum” a pag.4)

– rompere con la sottomissione dell’Italia alla NATO, alla UE, all’Euro e contrastare i crimini della Comunità Internazionale degli imperialisti europei, USA e sionisti (conquistare la sovranità nazionale).

La costituzione del Governo di Blocco Popolare non è l’instaurazione del socialismo (non è una scorciatoia o una “patacca” riformista). E’ la strada che permette alla classe operaia e alle masse popolari di combattere in condizioni più favorevoli la guerra contro la borghesia imperialista. Permette a un grande numero di persone di fare scuola di organizzazione, di attività politica, di pratica, in definitiva permette loro di fare una scuola di comunismo.

La linea del Governo di Blocco Popolare è il contrario del disfattismo perché si inizia a fare quello che già oggi è possibile fare immediatamente, direttamente e dove è possibile farlo localmente: azienda per azienda, scuola per scuola, quartiere per quartiere, battaglia dopo battaglia. Non importa se i professoroni della lotta di classe dicono che “non serve” o “siete in pochi”. Quello che conta è far fronte con le proprie forze alla situazione, dedicarsi alla costruzione della base materiale del nuovo potere, fare esperienza, imparare dagli errori, promuovere organizzazione e mobilitazione fra le masse popolari;

è il contrario dell’attendismo perché ogni passo fatto per la costituzione del Governo di Blocco Popolare è un passo avanti della rivoluzione socialista, datoche i due non sono in contrapposizione: il primo è strumento per la seconda.
Per questo la strada che i comunisti devono praticare e indicare alla classe operaia e alle masse popolari affinché la pratichino è sintetizzata in tre passi: organizzazione, coscienza, azione.

Organizzazione. Vuol dire essenzialmente tre cose:

  1. organizzare la parte più avanzata della classe operaia e delle masse popolari nel movimento comunista cosciente e organizzato, legarla alla Carovana del (nuovo)PCI, accumulare forze rivoluzionarie;
  2. promuovere l’organizzazione di operai, lavoratori e masse popolari (costituire organizzazioni operaie e organizzazioni popolari) che iniziano a operare come nuove autorità pubbliche (creare la rete del nuovo potere);
  3. costruire un fronte comune di lotta e solidarietà con tutte le forze sane, progressiste, democratiche (organismi, partiti, associazioni, esponenti dei “tre serbatoi”) che abbia l’obiettivo di salvare il paese dalla catastrofe a cui i vertici della Repubblica Pontificia lo spingono e a cui condannano le masse popolari.

Coscienza. Noi comunisti abbiamo coscienza di quali sono le forze su cui contare per trasformare il paese (vedi l’articolo “E’ vero che non esiste più la classe operaia?a pag. 4), ma le masse popolari acquistano coscienza principalmente attraverso l’esperienza diretta. Cioè, è sbagliato aspettare che si sia creata una coscienza adeguata fra vasti settori delle masse popolari per “poi fare la rivoluzione” (è un’idea metafisica della coscienza e porta all’attendismo: non esisterà mai una coscienza condivisa che sia slegata dall’esperienza pratica): il ruolo dei comunisti è promuovere una mobilitazione pratica che crea una coscienza collettiva. Il collo di bottiglia, nel discorso che stiamo facendo sulla coscienza, è che la classe operaia e le masse popolari diventino coscienti che non è la classe dominante a essere forte, ma sono loro che devono imparare a far valere la propria forza.

Azione. L’inizio della fase acuta e irreversibile della crisi è l’aspetto concreto che ha spazzato via illusioni e imbrogli che fosse possibile una soluzione alla crisi a opera della borghesia imperialista. Insieme a ciò ha spazzato via le consolazioni di coloro a cui bastava dichiararsi “comunisti”, “rivoluzionari”, per essere convinti di appartenere “alla parte giusta” della storia. La catastrofe incombe e la rivoluzione socialista è in corso: le due vie sono in questa fase entrambe realistiche e possibili. Le generiche affermazioni di principio, gli attestati di fede, gli arroccamenti sulle posizioni “dure e pure” sono diventati la caricatura, inadeguata, dell’essere rivoluzionari. Essere rivoluzionari significa passare all’azione e in questa fase si traduce in passare all’azione per attuare dal basso le parti democratiche della Costituzione fino a costituire il Governo di Blocco Popolare.

Conclusioni. La Carovana del (nuovo)PCI incarna la coscienza del movimento comunista di fronte al compito storico di instaurare il socialismo in un paese imperialista, aprendo così la strada alla vittoria complessiva della seconda ondata della rivoluzione proletaria mondiale di cui esistono le condizioni e di cui c’è necessità.

Negli altri articoli di questo numero di Resistenza indichiamo ai lettori alcuni dei principali aspetti che mostrano le tendenze positive su cui fare leva e da valorizzare, alcuni esempi, alcune esperienze. Nella pratica sono molti di più. La conclusione di questo ragionamento (e del filo che lega tutti gli articoli che pubblichiamo) attiene inevitabilmente al ruolo e ai compiti dei comunisti in questa fase. Noi dobbiamo lottare nelle condizioni di oggi per conquistare posizioni a favore nelle battaglie di domani. Noi dobbiamo combinare le lotte di oggi, immediate, con la lotta per conquistare il potere politico attraverso modi, forme, strumenti e concezioni adeguati ad avanzare verso il comunismo.
Solo nel partito comunista la coscienza di tutto questo diventa scienza che si studia, si applica, si sperimenta e si insegna, in un percorso che combina teoria rivoluzionaria e pratica rivoluzionaria.
Per questo non possiamo che concludere chiamando i nostri lettori ad arruolarsi nelle file del movimento comunista cosciente e organizzato, nella Carovana del (nuovo)PCI. La nostra opera è grande, il contributo di ognuno è prezioso, ognuno può, se animato da spirito d’iniziativa, dare il suo a partire da ciò che fa nel posto in cui vive, lavora o studia.

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