A seguito del II Congresso Nazionale di Partito Comunista di Marco Rizzo, alcuni suoi dirigenti campani e toscani ne sono fuoriusciti in polemica con il resto del gruppo dirigente. Da qui la nascita del Coordinamento Comunista Campano per il Marxismo – Leninismo (CCCP-ML) e del Coordinamento Comunista Versilia – Livorno per il Marxismo – Leninismo (CCVL-ML). Dai documenti diramati emerge che è scopo comune dei due organismi lo sviluppo della collaborazione e del dibattito con partiti, organizzazioni e gruppi che nel nostro paese difendono e fanno un bilancio principalmente positivo della prima ondata della rivoluzione proletaria. Il Partito dei CARC raccoglie il loro appello a stabilire un punto di contatto ed è disponibile ad avviare da subito una politica da fronte incentrata su:

  1. dibattito franco e aperto sull’analisi della situazione, sul bilancio della prima ondata della rivoluzione proletaria, sui compiti e sulla linea,
  2. collaborazione e attività comune in tutti i casi in cui è possibile,
  3. solidarietà reciproca senza condizioni di fronte alla repressione borghese.

Questa è la linea con cui il Partito dei CARC promuove i rapporti con ogni altro dei partiti, organizzazioni e gruppi comunisti e che consente di stabilire relazioni fruttuose per la realizzazione dell’unità dei comunisti. E’ una linea opposta al settarismo e alla concorrenza che sono quanto di più infruttuoso e nocivo per la rinascita del movimento comunista. Quest’ultima è anche la linea della destra del gruppo dirigente di PC di Rizzo, l’organizzazione di provenienza del CCCP-ML e del CCVL-ML. Se i promotori del CCCP-ML e del CCVL-ML daranno seguito al principale proposito che emerge dai loro documenti costitutivi, essi faranno un primo e concreto passo avanti rispetto all’esperienza da cui provengono.

Allo stesso tempo sottolineamo che il confronto tra comunisti non consiste nell’elaborare programmi, cercare “minimi comuni denominatori”, costruire piattaforme rivendicative o cercare di “riuscire ad avere i numeri per contare in parlamento”. I temi su cui è necessario che i comunisti si confrontino sono quattro:

  1. il bilancio dell’esperienza della prima ondata della rivoluzione proletaria e dei primi paesi socialisti,
  2. la natura della crisi in cui siamo immersi,
  3. la natura e le caratteristiche del regime politico che caratterizza i paesi imperialisti,
  4. la strategia da seguire per la costruzione della rivoluzione.

Per ciascuno di questi quattro temi la carovana del (nuovo)PCI ha elaborato delle risposte, esposte nell’opuscolo “I quattro temi fondamentali per la rinascita del movimento comunista”. E’ dando risposta a questi quesiti che il Partito dei CARC e la carovana del (nuovo)PCI nel corso della loro storia hanno elaborato la teoria rivoluzionaria che sorregge la loro azione. Invitiamo i compagni del CCCP -ML e del CCVL-ML a cimentarsi anch’essi nella stessa opera e a confrontare le loro risposte con le risposte fornite dalla carovana del (nuovo)PCI.

Senza una teoria rivoluzionaria, non può esserci movimento rivoluzionario. La risposta ai quattro quesiti indicati è un aspetto decisivo per i comunisti che vogliano fondare la propria azione su una concezione del mondo che sia la sintesi più avanzata degli insegnamenti e delle conclusioni a cui il movimento comunista è giunto. E’ solo su questa base che i comunisti possiedono quella comprensione più avanzata delle condizioni e dei risultati della lotta di classe che è la base necessaria per esercitare il loro ruolo di guida degli elementi avanzati della classe operaia e delle masse popolari nella lotta per fare dell’Italia un nuovo paese socialista.

Questa è un passo necessario per non cadere nel fare dell’inutile dogmatismo, cioè ridurre la teoria rivoluzionaria al ristabilimento dei principi del marxismo-leninismo e alla loro ripetizione anziché scienza delle attività tramite cui gli uomini fanno la loro storia, scienza che i comunisti applicano alla lotta di classe e contribuiscono a sviluppare tramite le lezioni e gli insegnamenti tratti dall’esperienza. Per non finire col fare dell’economicismo, cioè delimitare l’intervento dei comunisti tra i lavoratori alla sola promozione di lotte economiche con la conseguenza di contenerne l’iniziativa entro questi orizzonti, anziché dispiegarne la mobilitazione rivoluzionaria. Per non arrestarsi a fare dell’elettoralismo, cioè ridurre l’azione politica dei comunisti alla partecipazione alle elezioni borghesi e all’elezioni di propri uomini nelle istituzioni della Repubblica Pontificia.

L’economicismo e l’elettoralismo (a seconda dei casi associati al dogmatismo) sono le due tare storiche del movimento comunista nei paesi imperialisti, la causa primaria dell’impotenza rivoluzionaria dei Partiti Comunisti dei paesi imperialisti, in cui è rimasta intrappolata anche la loro sinistra, la parte più devota al comunismo e determinata a lottare per esso (nel vecchio PCI ne erano espressione compagni come Secchia, Alberganti, Vaja, Noce, ecc.). Queste tare costituiscono, al di là delle intenzioni, aspirazioni e speranze, la linea dei molti partiti, organizzazioni e gruppi del nostro paese che si dichiarano comunisti che si rifiutano di fondare la loro azione sulla concezione comunista del mondo e sulle risposte più avanzate cui questa è giunta. “Il nuovo non può nascere” dicono ad ogni occasione i dirigenti della Rete dei Comunisti, “chi pensa di fare la rivoluzione socialista oggi è un pazzo o un poliziotto” diceva Marco Rizzo a fine dicembre 2016 nel congresso regionale emiliano della sua organizzazione.

Per i comunisti italiani uscire da questo pantano vuol dire riprendere la strada iniziata da Antonio Gramsci, il solo dirigente comunista dei paesi imperialisti che nel secolo scorso si è dedicato con sistematicità all’assimilazione del marxismo-leninismo e al suo impiego nella bolscevizzazione dell’allora PCdI, nell’elaborazione di una concezione del mondo e di una strategia per fare la rivoluzione socialista in Italia. E’ nel solco dell’opera iniziata da Antonio Gramsci che la carovana del (nuovo)PCI, quando si è costituita negli anni ’80 del secolo scorso, ha fondato la sua attività sull’elaborazione di una concezione del mondo e di una strategia per fare la rivoluzione socialista in Italia e non sull’inserimento nella corrente prevalente dell’economicismo e dell’elettoralismo.

Noi salutiamo la costituzione del CCCP-ML e del CCVL-ML perché il Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo è favorevole a tutti gli sforzi che i comunisti fanno per organizzarsi e unirsi sulla base della concezione comunista del mondo e di una linea conseguente. In particolare auguriamo a ciascun membro di questi organismi di uscire dal pantano dell’economicismo e dell’elettoralismo, che è l’orizzonte dove li porterà la corrente da cui provengono. Una corrente di cui denunciano le negatività ai fini della rinascita del movimento comunista e che comprenderanno in modo più avanzato tanto più metteranno al centro l’elaborazione della concezione del mondo e della strategia su cui fondare la loro attività. Questa è anche la chiave per affrontare con autonomia ideologica questioni di grande importanza come la linea d’intervento dei comunisti nel movimento sindacale (di cui tratta in particolare il CCCP-ML) e la linea per promuovere la lotta contro l’influenza della borghesia all’interno dei partiti, organizzazioni e gruppi comunisti (di cui tratta in particolare il CCVL-ML).

Oggi l’instaurazione del socialismo è diventata una questione di sopravvivenza dell’umanità. Il nuovo può e deve nascere, la rivoluzione socialista è possibile! In particolare noi dobbiamo instaurare il socialismo in Italia, che è un paese imperialista, dobbiamo cioè compiere l’opera che i nostri predecessori non sono riusciti a compiere nel secolo scorso benché nei paesi imperialisti le condizioni oggettive per instaurarlo fossero mature, come hanno indicato Lenin, Stalin e Gramsci. Non ci riuscirono a causa dei loro limiti nel comprendere le condizioni, le forme e i risultati della lotta di classe che dovevano dirigere e sfruttarli senza riserve per vincere. Limiti che sta quindi a noi capire e superare.

E’ con queste premesse che facciamo il nostro augurio di buon lavoro ai compagni del CCCP-ML e del CCVL-ML e rinnoviamo la nostra disponibilità a stabilire relazioni di politica da fronte che siano fruttuose per la causa comune della rinascita del movimento comunista nel nostro paese.

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