Venerdì 26 maggio presso il centro sociale “Foscato” a Reggio Emilia la locale sezione in costruzione del Partito dei CARC ha promosso, insieme alle Edizioni Rapporti Sociali, la presentazione del testo della giornalista americana A.L. Strong, L’era di Stalin [0] in occasione delle mobilitazioni per il Centenario della Rivoluzione d’Ottobre (1917-2017).

Questo “Centenario” non vuole e non deve essere una mera commemorazione delle imprese e dei bei tempi che furono, bensì occasione e pungolo per avanzare concretamente nella costruzione della rivoluzione socialista in corso nel nostro Paese, rendendo così questa campagna ambito di propaganda di cosa sia realmente il socialismo [1], degli sviluppi e dei limiti della prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale e soprattutto occasione per avanzare nell’organizzazione della classe operaia e del resto delle masse popolari.

La serata si apre, alla presenza di compagni di Reggio Modena Parma e Bologna, con l’introduzione del coordinatore della sezione che sottolinea come il socialismo sia quel “futuro possibile” sempre più necessario per garantire a ttuti un domani di giustizia, libertà e vita. I ragionamenti successivi rilanciano quanto scritto nell’ultimo numero della rivista del nuovo Partito Comunista Italiano (nuovo PCI) La Voce 55 e nell Manifesto Programma, sempre del nuovo PCI, illustrando la superiorità del sistema socialista rispetto al capitalismo grazie alla forza che in esso le masse popolari guidate dalla classe operaia e dal Partito Comunista possono e sanno dispiegare (questo è reso manifesto dal libro della Strong), sottolineando il ruolo di Base Rossa mondiale dell’URSS fino agli anni ’50 che ha dato respiro a un terzo dell’umanità e sostenuto i movimenti comunisti e rivendicativi dei paesi imperialisti e di come il grande limite della prima ondata sia stato il non aver istaurato il socialismo in nessun paese imperialista.

Ci si concentra così sul fatto che la rivoluzione socialista prende la forma di una guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata (così è stata anche quella “russa”, seppur non ne avessero piena coscienza e per averla dobbiamo “aspettare” le sintesi del maoismo, terza superiore tappa del movimento comunista) [2] e di come sia necessario mantenere vivo e attuale l’insegnamento di Lenin datato 1920 esposto al II Congresso dell’Internazionale Comunista. ovvero che i comunisti di ogni paese devono tradurre “nella propria lingua” la costruzione della rivoluzione: questo oggi significa legare alla strategia della guerra popolare un’adeguata tattica secondo le specifiche italiane e su cui entriamo nel merito nella parte conclusiva.

Prende così la parola la compagna della locale sezione che ci guida tra le pagine del testo della Strong, alternando letture così da dare direttamente voce all’esperienza della costruzione del socialismo sotto la direzione di Stalin.  La compagna sottolinea come questa sia la terza presentazione di libri scritti da donne che promuoviamo al “Foscato”e di come questo volume si differenzi perché la Strong era una corrispondente di guerra che ha avuto il pregio di riportare con onestà e precisione quanto accadeva realmente, e la sua dirompente trasformazione, nei territori sovietici dagli anni ’20 a dopo la II Guerra Mondiale [3]. Nonostante lacune nella concezione e nell’uso di adeguate categorie per descrivere quanto vedeva, la Strong è stata un’osservatrice esterna da riscoprire [4] perché racconta con precisione come paesi feudali o semi feudali come la Russia zarista di allora si siano ricostruiti praticamente da zero, attraverso la crescita e la creazione di “uomini e donne nuovi” e al decisivo ruolo di un Partito Comunista all’altezza del compito, guidato prima da Lenin e da Stalin poi.

Il testo in esame è utile perché fornisce una visione completamente diversa dell’immagine denigratoria di Stalin (altroché despota e oppressore!), dimostrando la giustezza della linea della costruzione del Socialismo in un solo Paese [5] riuscendo a conquistare l’appoggio e la volontà dell’intero popolo e dei contadini russi che daranno il loro pieno appoggio alla traduzione di questa linea.

Si passa così alla descrizione di questa epica impresa, attraverso i Piani quinquennali, strumenti per concretizzare la linea di cui sopra: piani di sviluppo (economia pianificata) per costruire il socialismo. Mille sono gli esempi ma basti pensare alla costruzione in una manciata di anni del settore siderurgico e metallurgico e la nascita di città enormi e funzionanti (contro l’epopea del Far West), il tutto grazie alla potenza della volontà popolare. O ancora, la collettivizzazione della terra che vince sulle arretratezze non solo tecnologiche ma anche culturali dovute al patriarcato e alla religione dei contadini fino ad arrivare a governare la natura. E ancora il ruolo delle donne, che in questa costruzione hanno segnato pagine storiche nel loro percorso di emancipazione. Tutto ciò ha permesso di arrivare alle porte della II Guerra Mondiale pronti per vincere. E così è stato, basti pensare a Stalingrado.

Il testo dimostra quindi che alla base dell’opera di Stalin c’era l’amore per il popolo e una visione strategica lungimirante basata su un’elevata e precisa conoscenza delle forme, risultati e condizioni della lotta di classe e su una volontà “d’acciaio” nel costruire il mondo nuovo.

Si apre il dibattito e un ex combattente reggiano delle Brigate Rosse rivendica tutta la storia del movimento comunista, in tutte le forme in cui ha preso forma perché è a questa storia che dobbiamo le conquiste dei diritti sociali che oggi ci stanno togliendo, dobbiamo la fine del colonialismo e la vittoria nella II Guerra Mondiale. Sottolinea come l’esperienza sovietica e alcune misure “dure” fossero necessarie visto l’accerchiamento e i continui attacchi che si trovava ad affrontare (basti pensare alla Corea del Nord oggi, aggiungiamo noi) ma questo non significa che non bisogna discutere dei limiti. Ha ragione: è proprio facendo il bilancio dell’esperienza dei primi paesi socialisti che oggi possiamo rilanciare con maggior sicurezza e scienza il movimento comunista nel nostro paese,  imparando da chi ci ha preceduto e capendo le ragioni profonde del perché la prima ondata si è esaurita arrivando alla presa del potere da parte dei revisionisti [6]. Nel dibattito gli viene chiesto se anche nella sua vecchia organizzazione si rivendicava tutta la storia, in particolare Stalin e il compagno risponde che ” tra di loro non erano tutti stalinisti” ma che piuttosto il punto era, nelle BR, la non la separazione tra il piano militare e quello politico e di fatti la loro esperienza l’hanno condotta come una guerriglia armata di lunga durata, in un’ottica mondiale. Ciò ha comportato i limiti che hanno portato alla sconfitta, passando da criminali. É occasione per lanciare la presentazione a fine giugno de Il Proletariato non si è pentito [7], iniziativa importante per indagare l’esperienza della lotta armata nel nostro paese e degli insegnamenti che ne traiamo: in estrema sintesi però questa lotta ha dimostrato che la rivoluzione socialista in un paese imperialista è possibile, rappresentando nel concreto il secondo tentativo di ricostruzione del Partito Comunista in Italia dopo l’avvento dei revisionisti moderni e il tentativo dei marxisti – leninisti (PCd’I) Nuova Unità [8].

Nelle riflessioni emerge come oggi vi sia una marcata tendenza alla guerra e ne approfittiamo per sottolineare come questa sia un bisogno oggettivo del capitalismo in crisi e non il capriccio di qualche singolo o la pazzia di un individuo alla Trump: l’unico modo, nella fase terminale del capitalismo, che rimane per valorizzare il capitale è quello di promuovere la distruzione di uomini, cose e paesi e questo è sempre più evidente man mano che la crisi avanza. E non potrebbe essere altrimenti visto che il vecchio mondo sta morendo e il nuovo prende sempre più forza via via che il movimento comunista rinasce, perché la storia non è fatta dai singoli ma dalle masse popolari.

Un compagno di Modena sottolinea come di fatto la democrazia borghese non sia altro che la dittatura della borghesia sul proletariato e di come quindi non dobbiamo avere paura della “dittatura del proletariato” perché sarà la nostra classe al potere ma questo sarà il passo concreto per avvicinarci alla completa abolizione delle classi, il comunismo.

Un altro compagno reggiano è rimasto colpito dal testo della Strong, che non conosceva e che conferma quanto relazionato dalla compagna, ovvero di come l’immagine di Stalin sia distorta ma che queste pagine hanno il pregio di mettere ordine e soprattutto di contestualizzare quell’esperienza e quella figura. Questo intervento ci permette di sottolineare come la nostra sia un’opera che si basa sull’elaborazione di una scienza, il materialismo dialettico, e sul bilancio dell’esperienza: l’URSS è stato il primo grande esperimento di costruzione del socialismo e per molti versi ha superato il marxismo ma, essendo il primo passo, molte cose non sono riuscite a sintetizzarle e solo con lo sviluppo del movimento comunista, oggi, ne abbiamo coscienza. La nostra è un’opera in progressione che ancora non è finita, anzi, ma si arricchisce di tappa in tappa fino ad arrivare al contributo della Carovana del nuovo Partito Comunista Italiano nell’applicare e “superare” (come la sintesi della seconda crisi per sovrapproduzione assoluta di capitale o il bilancio dei primi paesi socialisti) il maoismo.

Interviene un compagno bolognese che fa il parallelo tra l’accerchiamento del Venezuela bolivariano e quello dell’URSS, cosa che ci permette di ragionare su quale sia la massima forma di solidarietà che noi “italiani” possiamo dare ai popoli in lotta contro l’imperialismo: rompere qui con queste catene e costruire la rivoluzione socialista!

In conclusione, il socialismo non né un’ideale, né un sogno né tanto meno un’utopia: nuove relazioni sociali basate sull’organizzazione della classe operaia e del resto delle masse popolari dove si mettono al centro i loro interessi e bisogni fino a costruire le condizioni per abolire definitivamente le classi sociali, il comunismo.

In Italia è in corso la rivoluzione socialista con la “forma” della guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata guidata dal nuovo Partito Comunista Italiano e resa sul piano tattico dalla linea del Governo di Blocco Popolare, impegno preciso del Partito dei CARC: “Con la nostra tattica (costituzione del GBP) miriamo a due obiettivi: 1. alla rinascita del movimento comunista, in concreto al consolidamento e rafforzamento del partito comunista (concetto illustrato a pag. 184 e a pag. 222 del nostro Manifesto Programma) e 2. all’aggregazione della classe operaia e, al suo seguito, delle altre classi delle masse popolari, attorno al partito comunista. Quindi con la nostra tattica non miriamo a creare né un’alternativa al socialismo né un sistema sociale intermedio tra capitalismo e socialismo. La costituzione del GBP è una tappa della rivoluzione socialista, in altre parole una tappa della guerra popolare rivoluzionaria contro la borghesia imperialista e il suo clero che si concluderà con l’instaurazione del socialismo. Noi perseguiamo i due obiettivi di questa fase partendo dalle condizioni in cui ci trovavamo nel 2008 e sostanzialmente ci troviamo ancora: 1. il partito comunista ha ancora pochissimo seguito e scarsa influenza tra la classe operaia e 2. la sinistra borghese (intesa in termini generali, come l’insieme degli oppositori sinceri ma non comunisti delle Larghe Intese) ha tra le masse popolari più seguito e più influenza di noi. Con la linea del GBP noi puntiamo a creare una situazione in cui gli oppositori sinceri ma non comunisti delle Larghe Intese governano il paese per conto delle masse popolari organizzate (delle OO e OP), contro le Larghe Intese e in generale contro la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti (concretamente contro l’UE, la Banca Centrale Europea, il Fondo Monetario Internazionale e la NATO, che sono istituzioni della Comunità Internazionale). Ovviamente la nostra tattica 1. sottintende, implica il ruolo centrale, ai fini della rivoluzione socialista, del proletariato concentrato nelle aziende capitaliste e nelle aziende e istituzioni pubbliche e 2. rompe con la linea da anni seguita dagli oppositori sinceri ma non comunisti delle Larghe Intese, linea che consiste nel protestare, nel denunciare, nel rivendicare dai governi delle Larghe Intese che smettano di applicare il “programma comune della borghesia imperialista” da Introduzione allo studio di La rivoluzione d’Ottobre di Stalin – La Voce 55.

Avanti nella costruzione della rivoluzione socialista i corso nel nostro paese!

Facciamo del Centenario della Rivoluzione d’Ottobre ambito di organizzazione della classe operaia e delle masse popolari!

NOTE

[0] Anne Luise Strong – L’era di Stalin – ERS – 142 pp. | 10 euro – PUOI ORDINALO:

– Con una donazione via Paypal;

– Con un versamento sul conto corrente bancario intestato a Renzo Gemmi IBAN: IT79 M030 6909 5511 0000 0003 018;

– Con un versamento sulla Postepay n. 5333 1710 0024 1535 intestata a Renzo Gemmi.

specificando la causale di versamento (via mail scrivendo a edizionirapportisociali@gmail.com) e comunicando via email o direttamente allo 02.26306454 l’indirizzo postale cui spedire il testo. La spedizione verrà effettuata non appena ricevuto il versamento effettuato;

 [1] Che cosa è il socialismo?

1. E’ dittatura del proletariato: il potere in mano alle masse popolari organizzate e in primo luogo alla classe operaia organizzata attorno al suo partito comunista, che ha il compito principale di reprimere i tentativi di rivincita della borghesia imperialista e del clero e di promuovere l’universale partecipazione delle masse popolari alle attività da cui le classi dominanti le hanno sempre escluse,

2.E’ proprietà collettiva dei mezzi di produzione: la sostituzione dell’azienda creata e gestita dal capitalista per aumentare il suo capitale con l’unità produttiva costruita e gestita dai lavoratori organizzati che lavora secondo un piano pubblicamente deciso per produrre i beni e i servizi necessari alla vita dignitosa della popolazione (al livello di civiltà che l’umanità ha oggi raggiunto) e ai rapporti di solidarietà, di collaborazione e di scambio con gli altri paesi,

3.E’ partecipazione crescente di tutta la popolazione alla gestione della società: alla direzione e alla progettazione della vita sociale e al resto delle attività propriamente umane.

[2] si veda il capitolo 3.3 La nostra strategia: la GPR di LD del Manifesto Programma pagg. 197-208;

[3] Rivoluzionaria Professionale di Teresa Noce e I giorni della nostra vita di Marina Sereni entrambe parte integrante del movimento comunista, in questo caso italiano;

[4] La Strong è di fatto semi sconosciuta, come conferma un compagno di Parma presente alla serata, perché una giornalista che racconta i fatti per quello che sono. Da qui la compagna relatrice ne ricava un parallelo con la fama di Oriana Fallaci: ha avuto spazio e fama appunto perché di fatto anticomunista e quindi utilissima al sistema;

[5] a proposito si rimanda all’articolo di La Voce 55 Introduzione allo studio di La Rivoluzione d’Ottobre di Stalin e al testo di Stalin Stalin – La Rivoluzione d’Ottobre e la tattica dei comunisti russi sempre su questo numero della rivista;

[6] si veda il capitolo 1.4 del Manifesto Programma pagg. 60-70 e il paragrafo 1.7.7 Gli insegnamenti dei primi paesi socialisti pagg. 96-98;

[7] a cura di Adriana Chiaia del Coordinamento dei Comitati contro la repressione – Giuseppe Maj Editore/1984. Testo fondamentale nella lotta contro i pentiti e i dissociati delle varie Organizzazioni Comunista Combattenti;

[8] si veda Manifesto Programma paragrafo 2.1.3 I primi tentativi di ricostruire il partito comunista pagg. 144-150.

 

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