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L’immigrazione non la può fermare nessuno. Quando sentite dire che “bisogna impedire gli sbarchi” o “bisogna impedire che gli immigrati partano”, state ascoltando le stupide illusioni di chi non sa manco dove vive. L’immigrazione è il frutto diretto della crisi del sistema economico e politico mondiale, della società capitalista: non esiste alcuna possibilità di “aiutarli al loro paese” senza abbattere il capitalismo e costruire il socialismo qui nei paesi imperialisti, non c’è alcuna possibilità di limitare i flussi migratori semplicemente perché il capitalismo produrrà di continuo e in maniera crescente un numero illimitato di persone che scappano dai loro paesi e cercano di sopravvivere in altri, un qualunque altro paese che non sia quello da cui scappano . Se qualcuno pensa di poter risolvere la questione “eliminando le cause dell’immigrazione” o “bloccando i flussi” sta dicendo idiozie o menzogne e concorda con gente che dice idiozie e crede alle loro menzogne.

Gli italiani sono razzisti. Balle! Sono balle che servono a conferire aurea di uomini della provvidenza a bifolchi impresentabili! Se ci fate caso le uniche manifestazioni della Lega che riescono sono quelle in stile Forza Italia: viaggio pagato, panino incluso, sosta al parco giochi. Non solo le masse popolari non seguono gli appelli razzisti, ma è di gran lunga maggioritaria la parte che all’opposto si mobilita trasformare “l’emergenza immigrazione”in mille forme di solidarietà, assistenza, sostegno. Da chi fa il volontario negli accampamenti improvvisati, a chi raccoglie generi di prima necessità etc. La generosità delle masse popolari italiane, pure in tempi di crisi, è un pilastro della coesione sociale e un esempio.

Assistenza o solidarietà di classe. Una parte di lavoratori e masse popolari italiane dicono: ma perché preti, radicalchic e “democratici” vari si interessano degli immigrati e non delle famiglie italiane in difficoltà? Sulla base di questa domanda, anche se sono di sinistra e non sono razzisti, finiscono con il concludere che è vero, tutti questi immigrati non li possiamo accogliere. A questi lavoratori e a questi settori delle masse popolari “non razziste” e di sinistra diciamo: avete ragione. La domanda è giusta, la conclusione è sbagliata. L’assistenzialismo è il modo con cui chi riconosce che le cose vanno a rotoli, fa fronte alla situazione, pur non avendo la minima idea di come risolvere i problemi. L’assistenzialismo poteva avere un senso nei tempi in cui la crisi non sfasciava la vita di milioni di persone, come oggi. Ma oggi porta solo ad alimentare la guerra fra poveri: sulla base di quali criteri decidere chi aiutare e perché? Ecco il Salvini di turno: prima gli italiani! Senza contare che non è possibile assistere tutti: la crisi porta all’aumento esponenziale di immigrati e di italiani poveri. I poveri aumentano e aumenteranno e fare loro l’assistenza è come curare un tumore con l’aspirina. Ma il tumore non sono i poveri, il tumore sono i capitalisti, i padroni, gli speculatori, i cardinali e i banchieri. Per questo non serve assistenzialismo, ma solidarietà di classe. La linea dell’assistenzialismo presta il fianco, più o meno inconsapevolmente, alla propaganda e alla mobilitazione reazionaria. Se guardiamo la situazione da comunisti, gli immigrati non sono “fratelli sfortunati”, ma compagni di lotta contro lo stesso sistema che affama loro e li costringe a emigrare e sfrutta i lavoratori italiani, spolpandoli fino all’osso. Per i padroni e i mafiosi, ogni “carico di gente” che sbarca dal Mediterraneo sono braccia da usare per abbassare il costo del lavoro e per aggirare leggi, diritti, tutele, in modo da contrapporre quella manodopera a quella degli italiani. Per noi comunisti sono potenziali alleati da organizzare, formare, educare attraverso la lingua universale della lotta di classe per costruire il futuro comune, quello in cui le masse popolari passano da essere classi oppresse a essere classi dirigenti della società.

Un lavoro utile e dignitoso per tutti. E’ chiaro che se aspetamo che grandi associazioni umanitarie, grandi organizzazioni sindacali, politiche o culturali prendano l’iniziativa per trasformare “l’emergenza immigrazione” in un ambito della lotta di classe, stiamo freschi! Oltre alle dichiarazioni, i portavoce e i dirigenti di questi aggregati non sanno e non possono fare, spesso le loro dichiarazioni sono del tutto slegate dalla pratica, rimangono nel campo dei valori e della morale, per quanto importanti e giuste (almeno si schierano).

Solo le organizzazioni operaie e le organizzazioni popolari possono avviare un corso diverso delle cose:
lavoratori italiani, è una società allo sbando;
allargando la mobilitazione per difendere i posti di lavoro esistenti, e soprattutto quella per crearne di nuovi, agli immigrati. Perché non è vero che non c’è lavoro, c’è bisogno di una grande quantità di lavoro nel nostro paese per far funzionare le cose come dovrebbero e potrebbero funzionare: sanità, trasporti, cura del territorio, istruzione, etc…solo che per i capitalisti questi settori non producono abbastanza profitti e quindi li abbandonano, abbandonando così il paese. Non c’entra niente il “volontariato in cambio dell’accoglienza”: si tratta di un lavoro utile e dignitoso che deve essere eseguito scrupolosamente e deve essere dignitosamente retribuito!
Prendendo in mano direttamente la mobilitazione contro il degrado di città e paesi, zone e quartieri, definendo regole democratiche e trasparenti che regolano la vita collettiva delle masse popolari (contro le cupole grandi e piccole di potere parallelo delle organizzazioni criminali) e promuovendone la riqualificazione.

A chi obietta che “in Italia siamo già troppi noi”, diciamo:
– che l’Italia può accogliere dignitosamente anche più immigrati di quelli che arrivano oggi: bisogna solo che diventi un paese dignitoso per i lavoratori italiani; oggi non accoglie dignitosamente gli stranieri perché maltratta anche i lavoratori italiani, è una società allo sbando;
– che in Giappone con un territorio grande come il nostro e geologicamente peggiore del nostro, vivono 120 milioni di persone;
– che in Italia già quando eravamo meno della metà di oggi, i lavoratori vivevano peggio di adesso ed emigravano in massa: non è questione di superficie, ma di ordinamento sociale.
A chi fa fatica a vedere la praticabilità della strada che noi indichiamo, facciamo notare che già una parte importante dei lavoratori di questo paese è di origine straniera: come sono costretti a vendere la loro forza lavoro ai padroni italiani o agli altri ricchi stranieri in cambio del salario, saranno ben più soddisfatti di offrire al paese in cui vivono e in cui crescono i figli il loro contributo di operai e lavoratori alla costruzione del Governo di Blocco Popolare per avanzare verso il socialismo, l’unica soluzione realistica agli effetti della crisi e alla crisi stessa perché libera l’umanità dal profitto.

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