Cose che distinguono Lenin, Stalin e Gramsci da Trotzky, Prampolini e Garibaldi.

La vittoria della Rivoluzione d’Ottobre poggia sull’alleanza tra proletariato e contadini. Stalin nel 1924 spiega come Lenin ha scoperto la necessità di tale alleanza e come la ha attuata, e spiega la necessità di mantenerla e svilupparla. All’opposto Trotzky fino dal 1905 ma ancora nel 1922 è convinto che il proletariato deve arrivare a “scontri ostili” con i contadini, dopo che questi lo hanno affiancato nella lotta per il potere. Questo, tra le altre cose, fu quello che fecero le truppe garibaldine in Sicilia: avevano vinto grazie alla mobilitazione dei contadini e inviarono loro contro le truppe al momento in cui essi rivendicarono l’espropriazione delle terre ai grandi proprietari fondiari.

Così come con l’alleanza operai contadini la rivoluzione in Russia vince, senza questa alleanza la rivoluzione in Italia perde. Gramsci, nel PSI, sostiene l’alleanza operai-contadini in Italia, ma nel PSI predomina il disprezzo verso le masse contadine del sud. Significative le dichiarazioni di Prampolini di Reggio Emilia, il quale dice che la differenza tra i proletari del nord e i contadini del sud è che i primi sono nordici e i secondi sudici.

La posizione di Stalin rispetto all’alleanza tra proletariato e contadini è riportata nel numero di marzo de La Voce del (nuovo)PCI (n. 55,, vedi in http://www.nuovopci.it/voce/voce55/rivottstalin.html#II). Lo scritto di Stalin contiene molti insegnamenti. Tra l’altro, scrive la redazione de La Voce

… sfata la propaganda borghese e clericale di Stalin tiranno e intollerante. Al contrario il lettore incontrerà in Stalin un dirigente, un maestro saggio e paziente. Certo uno scienziato, non un perdigiorno o un demagogo secondo cui “tutte le opinioni pari sono, ognuno ha diritto di tenersi le sue” (è il motivo ricorrente in tanti discorsi che si presentano come favorevoli alla “unità dei comunisti”). Ma è mai immaginabile che nel pieno di un’epidemia si pratichi la linea che “va bene qualunque cura”, che la cura del medico e quella del ciarlatano “pari sono”? Nella vita reale, chi agisce ha bisogno della verità, non di opinioni e la verità, se non la si ha ancora, la si cerca e la si verifica nella pratica.

Identità di pensiero tra Stalin e Gramsci su Trotzky

 

Nello scritto riportato nel numero de La Voce citato sopra Stalin scrive:

Da qualche tempo si danno da fare nella nostra stampa dei diplomatici marci, che si sforzano di spacciare la teoria della “rivoluzione permanente” come qualcosa di compatibile con il leninismo. Certo, essi dicono, questa teoria ha dimostrato di non servire a niente nel 1905. Ma l’errore di Trotzki consiste nel fatto di essere allora corso troppo avanti, cercando di applicare alla situazione del 1905 ciò che in quel periodo non poteva trovare applicazione. In seguito però, essi aggiungono, per esempio nell’ottobre 1917, quando la rivoluzione era giunta a piena maturità, la teoria di Trotzki mostrò di essere completamente a posto.”

Lo scritto di Stalin è del 1924. Gramsci scrive tra il 1930 e il 1931:

 “Bronstein [Trotzky, N. d. R.] nelle sue memorie ricorda che gli fu detto che la sua teoria si era dimostrata buona dopo… quindici anni e risponde all’epigramma con un altro epigramma. In realtà la sua teoria, come tale, non era buona né quindici anni prima né quindici anni dopo: come avviene agli ostinati, di cui parla il Guicciardini, egli indovinò all’ingrosso, cioè ebbe ragione nella previsione pratica più generale; come a dire che si predice che una bambina di quattro anni diventerà madre e quando lo diventa a venti anni si dice «l’avevo indovinato», non ricordando però che quando aveva quattro anni si voleva stuprare la bambina sicuri che sarebbe diventata madre.” (Quaderno 7, nota 16, in Quaderni del carcere a cura di Valentino Gerratana, Einaudi, 2001 (prima ed. 1975), Torino, pag. 866.”

 

 

 

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