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Siena. Lo scorso 20 aprile, per la prima volta in Toscana, è stata presentata in una scuola superiore della Valdelsa (provincia di Siena) l’autobiografia di Teresa Noce, Rivoluzionaria Professionale: erano presenti 10 studenti, alcuni professori e qualche lavoratore.

L’avvincente storia della vita di Teresa Noce ci dimostra come anche una persona, in particolare una donna, che sembrava condannata a una vita di miseria e di stenti (sottoproletaria dalla famiglia disastrata, senza educazione, vissuta nel periodo delle due guerre mondiali), grazie al movimento comunista sia riuscita a emanciparsi e ribaltare le sorti della sua esistenza e del paese intero. Oltre a questo, dalle sue parole emergono molti aspetti della storia della lotta di classe nel nostro paese che difficilmente sono citati sui libri di storia; gli studenti hanno così avuto modo di vedere le vicende storiche studiate sui testi da un altro punto di vista, quello di chi le ha vissute in prima persona, di chi si è forgiato nel fuoco della lotta, senza tanti giri di parole, nello stile schietto e semplice caratteristico della scrittura della Noce.

Il messaggio è stato recepito positivamente sia dai ragazzi che dai professori con i quali, al termine della presentazione, si è svolto un ricco e stimolante dibattito.

Temi come il ruolo sociale della donna, la Resistenza e la Costituzione di cui il libro tratta, sono stati poi l’appiglio che ha permesso di spostare il discorso sulla società odierna e su questioni che riguardavano quell’istituto in particolare. In fondo è questo uno dei motivi per il quale la Casa Editrice Rapporti Sociali ripubblica testi come questo: per fare un bilancio della prima ondata della rivoluzione proletaria, per farla conoscere, in definitiva per mostrare l’importanza che ha rivestito (e deve tornare a rivestire) il movimento comunista. Leggere dell’esperienza di Teresa Noce è utile per ricavare insegnamenti e utilizzarli per agire nel concreto: riflettere sulle nostre vite, su come le viviamo e come invece le vorremmo vivere, quindi anche sulla società che ci circonda e su come vorremmo invece che fosse. In questi ultimi anni di crisi terminale del sistema capitalista, tanta è la sfiducia nel futuro, soprattutto da parte dei giovani che si interrogano sul perché debbano essere condannati a diventare esuberi o comunque a non abbandonare mai una situazione di precarietà (lavorativa e non solo). Tante le idee, tante le proposte e l’entusiasmo degli studenti, che hanno cominciato a riflettere sulla loro attività e su come poter cambiare le cose, pratica che la borghesia sta ben attenta a tenere lontana dalle aule scolastiche, come ricordavamo nell’articolo “Perché i giovani non studiano?” su Resistenza 04(17). L’articolo è stato letto anche da una professoressa dell’istituto che poi l’ha consigliato a una sua collega. Nel parlare dei problemi della loro scuola in sinergia coi professori, forse per la prima volta si sono trovati dalla stessa parte della barricata, alleati nella comune battaglia contro il sistema per rendere quell’istituto un posto migliore.

Alla fine l’iniziativa, seppur limitata e sperimentale, ha permesso a tutti i presenti di ragionare nel concreto, restituendo probabilmente loro anche un po’ di fiducia nel fatto che noi possiamo e dobbiamo essere agenti del nostro futuro, mai spettatori. Oggi più che mai per un giovane delle masse popolari, come lo fu in parte per Teresa Noce nel secolo scorso, partecipare alla costruzione della rivoluzione socialista è il modo migliore per emanciparsi ed emancipare al contempo tutta la sua classe.

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