“L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro”, si legge a chiare lettere nella carta fondante dell’Italia repubblicana e democratica. Ma quale lavoro? Un lavoro utile e dignitoso per tutti, dicono le masse popolari che si mobilitano contro gli effetti più gravi della crisi. Quella è la risposta giusta, che ovviamente non può trovare d’accordo padroni, centri di potere, speculatori, parassiti e gruppi imperialisti. Eppur si lotta.

Nell’articolo 32 della Costituzione, invece si legge: “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Anche in questo caso, di quali cure? Di quale salute? La salute di chi, è interesse della collettività? Oggi la salute è diventata un lusso, che solo i ricchi possono permettersi. Le cure specialistiche sono care e l’assistenza a malati e portatori di handicap ha perso il suo carattere pubblico: chi può pagare un professionista paghi, chi non può s’arrangi. Arrangiarsi spesso vuol dire lasciare il proprio lavoro, le proprie occupazioni per dedicarsi all’assistenza di un parente o un proprio caro affetto da handicap o comunque ridotto a una condizione di infermità.

Chiunque, con un minimo di sale in zucca, dirà: ma non è possibile retribuire o comunque sostenere economicamente chi, in virtù dell’incapacità della classe politica e dirigente di questo paese, si dedica alla cura dei propri cari? Eppure la Costituzione italiana prevede questi due diritti fondamentali, il lavoro e il diritto all’assistenza sanitaria!

Il tema del riconoscimento del lavoro di cura è al centro delle mobilitazioni degli ultimi giorni a Roma, dai disabili agli anziani, i “caregiver” (bisognosi di cure) chiedono a gran voce di applicare la Costituzione italiana, dove sono contenute armi per le lotte e le battaglie quotidiane di decine e decine di comitati, associazioni e collettivi in tutto il paese. Quello che questi familiari, disabili, infermi e anziani hanno capito è che non è facendo finta di niente che si risolve il problema, non è sobbarcarsi individualmente di una problematica che deve essere collettiva che i propri cari staranno bene. Parliamo di situazioni delicate che generano sofferenze e depressione per le quali la migliore cura è la lotta di classe, è l’affermazione collettiva contro la guerra di sterminio non dichiarata che i padroni muovono contro le masse popolari. A un trattamento sanitario classista bisogna rispondere con la lotta di classe!

La lotta per l’Attuazione delle parti progressiste della Costituzione, è battaglia campale che mobilita e sostiene le organizzazioni operaie e popolari nel fare fronte agli effetti più gravi della crisi e a costruire una nuova governabilità dal basso, fatta di nuove autorità pubbliche, in applicazione del principio di sovranità popolare contro l’occupazione economica, politica e militare che i gruppi imperialisti, le banche e le lobby compiono nel nostro paese, sperperando risorse in funzione di clientele, parassitismo e profitto.

Questo fine settimana a Napoli, si terrà un’importante assemblea in cui si affermerà il passaggio di Napoli da città ribelle a “città per l’attuazione della Costituzione”. Il 14 maggio, giornata dell’assemblea, vedrà la partecipazione di tante autorità sia del campo giuridico e politico ma soprattutto del campo delle masse popolari che si organizzano. L’attuazione della Costituzione fa e farà di Napoli un laboratorio politico e sperimentale fatto di delibere, protagonismo delle masse popolari e di iniziative che spingeranno sull’acceleratore dell’autorganizzazione, dell’attuazione della Costituzione e della formazione di Amministrazioni Locali d’Emergenza, che romperanno con il potere centrale dello Stato corrotto e al servizio dei poteri forti per costruire un governo nuovo, dal basso, un Governo di Blocco Popolare. Un governo che imporrà misure d’emergenza volte a garantire un lavoro utile e dignitoso per ogni adulto, la cura e l’assistenza a chi oggi ne ha bisogno.

A luglio, ancora a Napoli, si terrà la settima edizione della Festa della Riscossa Popolare che sarà quest’anno una tre giorni sull’attuazione della Costituzione. Dal 14 maggio alla tre giorni di luglio, attuiamo ovunque le parti progressiste della Costituzione, costruiamo il nuovo governo del paese, mandiamo a casa i poteri forti!

A seguire l’articolo pubblicato questa mattina su Il Manifesto del 11.05.2017

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Disabili in piazza con i familiari: «Riconoscete il lavoro di cura»

Welfare. I «caregiver» chiedono una legge nazionale. Un primo passo in Campania, ma servono risorse e la collaborazione delle imprese

In piazza per chiedere il riconoscimento del loro lavoro: sono i familiari delle persone non autosufficienti (dai disabili agli anziani), la gran parte donne, che spesso devono sacrificare del tutto o in parte il proprio lavoro, mettendo a rischio la pensione e lo stesso equilibrio familiare. Una legge è in discussione alla Commissione Lavoro del Senato, e la richiesta è quella di approvare al più presto un quadro di tutele e – insieme – un piano di risorse adeguato al problema.

Risorse che, sottolineano le associazioni, non devono essere sottratte a quelle destinate ai parenti di cui i caregiver (termine inglese che indica questo delicato ruolo sociale) si occupano quotidianamente: bisogna stanziare fondi ad hoc, come ad esempio si è già fatto in Campania, regione che ha varato una prima legge sul tema, sostenuta da un fondo di 500 mila euro (un inizio, seppure non ancora sufficiente). Servono poi, oltre al welfare, accordi con le imprese.

Contemporaneamente alla manifestazione, in Senato si è tenuta una conferenza stampa dal titolo «Il ruolo dei caregiver tra diritti negati e silenzio dello Stato», promossa dai parlamentari Laura Bignami e Aldo Di Biagio, con il presidente della Commissione Lavoro, Maurizio Sacconi e la presidente del Coordinamento nazionale famiglie disabili, Simona Bellini.

Sacconi ha ribadito l’urgenza di «raggiungere un provvedimento di sostegno», che parta «dall’identificazione chiara della categoria dei caregiver anche per evitare che qualcuno si possa appropriare indebitamente dei riconoscimenti, e che rappresenti la premessa per interventi di sostegno da prevedere nella legge di stabilità con relativi oneri; vanno valutate disposizioni da inserire subito, come gli interventi sulla rimodulazione degli orari di lavoro e sui contributi figurativi dei caregiver».

Bellini, chiarendo che il caregiver «assiste il proprio caro con un’intensità insostenibile per tutta la vita», ha illustrato il percorso di ricorsi e pronunce in sede Onu, delle conquiste del diritto internazionale e di come tutto questo non trovi riscontro nell’ordinamento nazionale. La presidente del Coordinamento famiglie ha invitato a «non continuare a sovrapporre» il disabile con il familiare che se ne prende cura, sebbene si tratti di «pari» con esigenze diverse e di come sia illegittimo pensare di attingere dai fondi per la disabilità per dirottare risorse ai caregiver. La senatrice Bignami ha ribadito il carattere inderogabile della tutela del diritto alla salute e l’accesso al prepensionamento dei caregiver come priorità da inserire subito nella legge base, che non si limiti a mere definizioni ma comporti anche interventi di sostanza.

L’esempio campano può fare da apripista per una legge nazionale: la legge risale al 25 aprile scorso, e secondo Caterina Musella, presidente di Aima Campania (Associazione italiana malati di Alzheimer), «ha il merito di aver tolto il velo a persone fino ad oggi invisibili, i caregiver familiari, riconoscendone il lavoro di cura svolto quotidianamente tra le quattro mura domestiche, districandosi tra mille difficoltà, figli, genitori, lavoro, badanti, amici. Un lavoro di cura dai costi altissimi in termini economici, sociali, lavorativi, psicologici e affettivi che la legge, di certo non perfetta, almeno ha il merito di riconoscere».

Non esiste una quantificazione delle persone che si prendono cura dei propri familiari in Italia, spesso sostituendosi parzialmente o completamente allo Stato: sono compresi tra i tre e i sei milioni, l’assistenza può impegnare fino a 18 ore al giorno, comportando evidentemente disagi per l’attività lavorativa o la rinuncia a essa.

A sostegno dell’iter legislativo è in atto da diversi mesi la campagna #unaleggesubito alla quale hanno finora partecipato, con una propria foto a sostegno, oltre 6 mila cittadini italiani. A causa del vuoto legislativo italiano sulle tutele da riconoscere ai caregiver, sono già state avviate procedure internazionali presso la Commissione Ue – che ha concesso la procedura d’urgenza a una specifica petizione firmata da oltre 40 mila persone – e un ricorso presso l’Onu.

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