La risposta sta nei fatti e nella storia. La propaganda della borghesia imperialista non si pone freni nel denigrare e ridicolizzare la Corea del Nord, monta campagne che presentano il paese come un’immensa prigione a cielo aperto e il presidente Kim Jong-un come un demente crudele, dedito a ogni efferatezza. A questa campagna di denigrazione non riescono a sottrarsi neanche tanti “compagni” che si lasciano andare, quando va bene, a ironiche allusioni caricaturali sulle presunte bizzarrie del popolo coreano, del suo governo e di  Kim Jong-un.

Davvero la volontà di avere la bomba atomica del governo coreano è dettata da intenti di sterminio dell’umanità? Davvero possiamo credere agli imperialisti USA, eredi di coloro che l’atomica l’hanno usata veramente per sterminare i civili di Hiroshima e Nagasaki?

Vediamo chi sono i “grandi accusatori” della Corea del Nord e cosa fecero nella guerra contro i comunisti – mai dichiarata ufficialmente – fra il ’50 e il ’53, la cui memoria è nascosta come si nasconde ciò di cui ci si può solo vergognare.

La liberazione della penisola coreana dal colonialismo giapponese avvenne nel contesto della Seconda Guerra Mondiale (1943) e il ruolo del movimento comunista, cresciuto in stretto legame con il Partito Comunista Cinese e con l’Unione Sovietica, fu determinante, benchè solo nel 1945 fu instaurato un regime socialista con l’avanzata dell’Armata Rossa dal nord verso il sud. L’Armata Rossa si fermò al 38° parallelo di fronte alle truppe USA dispiegate per occupare la penisola e sottrarla al campo dei paesi socialisti. La Corea venne quindi divisa in due, in attesa di accordi per una riunificazione mai avvenuta e, anzi, osteggiata in ogni modo dagli USA che a questo scopo permisero il ritorno a Seul (Corea del Sud) degli occupanti giapponesi cacciati pochi anni prima e imposero un governo fantoccio di stampo militare.

Il partito comunista al sud era comunque forte e attivo clandestinamente, tanto che il governo fantoccio si distinse nella repressione del movimento rivoluzionario: il 25 Giugno del 1949 venne soffocata nel sangue l’insurrezione di Jeju che durava da più di un anno e causò, comprese le successive rappresaglie contro i prigionieri comunisti, più di 30.000 morti.

Un anno esatto dopo quel massacro, l’esercito della Corea del Nord lanciò l’offensiva per liberare definitivamente la penisola dagli occupanti. Forte dell’appoggio popolare, in poco tempo raggiunse l’estremo sud della penisola, ma gli USA – pur senza  dichiarare la guerra – alla testa di una coalizione internazionale di stati imperialisti e loro colonie sotto l’egida dell’ONU (a proposito della neutralità di questo organismo), intervennero direttamente con grande dispiegamento di forze e mezzi.

Gli eserciti imperialisti bombardarono a tappeto e rasero al suolo gran parte degli edifici, delle abitazioni e delle infrastrutture civili, attaccarono indiscriminatamente la popolazione coreana con armi biologiche, chimiche e napalm sterminando circa 4,6 milioni di coreani, di cui oltre 3 milioni di civili, arrecando danni incalcolabili all’ambiente, avanzarono così fino a portare le proprie truppe fino alla frontiera con la Repubblica Popolare Cinese.

Grazie anche all’aiuto di volontari dall’URSS e soprattutto dalla Cina, l’esercito della Corea del Nord riuscì tuttavia a riprendere il controllo della penisola fino al 38° parallelo. Per arrestare la nuova avanzata dei comunisti, il generale MacAthur chiese al Presidente USA, Truman, il via libera per utilizzare la bomba atomica; Truman negò il permesso perché l’atomica era ormai entrata anche nell’arsenale sovietico e tale decisione avrebbe comportato una guerra nucleare, McArthur fu rimosso dall’incarico.

Nonostante l’altissimo prezzo pagato dalla Corea del Nord in termini di distruzioni e morti, militari e civili e l’inferiorità numerica e di armamenti, gli USA non riuscirono a debellare il “pericolo rosso”, furono sconfitti e costretti a firmare l’armistizio nel luglio del 1953.

Un popolo decimato di un paese completamente devastato che grazie alla guida del partito comunista, all’organizzazione delle masse popolari e alla solidarietà degli altri paesi socialisti è riuscito a risollevarsi e a resistere tenacemente alle provocazioni degli imperialisti USA e della comunità Internazionale che dal 1953 hanno installato, e rafforzato nel tempo, impianti militari nella Corea del Sud, hanno prodotto una massiccia campagna di propaganda di livello mondiale, hanno imposto l’embargo internazionale e oggi minacciano nuovi bombardamenti.

Eccola, la risposta. Il governo della Repubblica Popolare Democratica di Corea sa che per non fare la fine della Libia di Gheddafi, della Jugoslavia di Milosevic, dell’Iraq di Saddam Hussein e di tanti altri che la Comunità Internazionale degli imperialisti definisce “stati canaglia”, per impedire che il suo popolo finisca al macello degli imperialisti, la bomba atomica è il deterrente mille volte più efficace di ogni proposta di distensione e dei ogni promessa di pace.

 

“Quello che quasi nessun americano sa o ricorda è che abbiamo bombardato a tappeto il Nord per tre anni, praticamente senza riguardo per le vittime civili. Gli Stati Uniti sganciarono più bombe sulla Corea (635.000 tonnellate e 32,557 tonnellate di napalm) che durante la guerra del Pacifico” – Bruce Cumings (Direttore del Dipartimento Universitario di Storia di Chicago), La guerra di Corea – 2010.

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