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L’articolo 11 della Costituzione dice che l’Italia (Repubblica democratica fondata sul lavoro in cui la sovranità appartiene al popolo – articolo 1) ripudia la guerra. La Repubblica Pontificia (imperialisti USA, organizzazioni criminali, imperialisti UE e grandi capitalisti, sotto l’ala del Vaticano che è il governo occulto, irresponsabile e di ultima istanza del paese) non la ripudia affatto, anzi la sostiene. Basta vedere quanto spendono i loro governi per gli armamenti. Non solo, i vertici della Repubblica Pontificia hanno svenduto la sovranità nazionale prima agli USA (basi NATO, servitù militari, depositi di armi atomiche e non) e poi anche ai circoli della speculazione e della finanza internazionale sotto la sfera di influenza degli imperialisti franco-tedeschi (Fiscal Compact, pareggio di bilancio in Costituzione, ecc.). In dieci righe ecco riassunto efficacemente cosa significa che i governi della Repubblica Pontificia operano come governi di una forza occupante. Vanno cacciati al più presto, sia perché la loro esistenza e la loro opera sono diventate incompatibili con condizioni di vita dignitose per le masse popolari, sia perché trascineranno il nostro paese in imprese criminali aggredendo altri popoli ai quattro angoli del mondo, alla coda della Comunità Internazionale degli imperialisti.

 

Con il referendum del 4 dicembre Renzi ha provato l’attacco frontale a quella Costituzione che i vertici della Repubblica Pontificia hanno eluso e violato da quando è entrata in vigore nel 1948, ma ha perso. Cioè la Costituzione è rimasta in vigore nella forma che aveva prima del referendum e i vertici della Repubblica Pontificia continueranno a eluderla e violarla, non hanno altra scelta e non hanno alcuna intenzione di redimersi in ragione del risultato referendario.

Il centro dello scontro politico nel paese, pertanto, non è più (nella misura in cui lo è mai stato) “difendere la Costituzione”, ma attuarla, proposito e obiettivo di gran parte di coloro, associazioni, organizzazioni popolari e movimenti, che con la loro mobilitazione hanno permesso la vittoria del NO al referendum del 4 dicembre.

Senza la spinta mediatica e il clima della campagna referendaria, si combatte oggi sulla Costituzione una battaglia che ha la medesima estensione e la medesima portata, ma più importante. La scelta non è fra un SI e un NO, “attuare la Costituzione” impone di indicare il COME e praticarlo.  Due modi:

– aspettarsi di trovare un governo dei vertici della Repubblica Pontificia che sia disposto ad attuare le parti progressiste della Costituzione significa illudersi che il boia possa essere clemente. In questa illusione rientrano tutte le intenzioni di “presentare liste per l’attuazione della Costituzione alle elezioni”, influenzare i partiti borghesi con accordi elettorali o lusinghe di altro tipo, condizionare questo o quel governo, che per inciso i vertici della Repubblica Pontificia si guardano bene dall’installare tramite “normali elezioni” (la crisi politica in corso si manifesta anche con discussioni sui metodi per limitare l’influenza delle masse popolari attraverso le elezioni: soglie di sbarramento, premi di maggioranza, liste bloccate, ecc.);

 

– mobilitarsi per attuare subito e dal basso le parti progressiste della Costituzione. Ci soffermiamo su due aspetti. a. Le organizzazioni operaie e popolari devono porsi alla testa di questa mobilitazione e quanto più coinvolgono le masse popolari, tanto più combinano la mobilitazione per fare fronte agli effetti peggiori della crisi all’ingovernabilità dal basso del paese (per essere concreti: applicare la Costituzione comporta necessariamente la violazione di leggi e codici che la contraddicono e che ne contrastano valori e principi e la promozione di autorità alternative a quelle borghesi che la attuino). b. Ma le organizzazioni operaie e popolari possono portare il processo di attuazione della Costituzione solo fino a un certo livello, per applicarla su vasta scala e sistematicamente occorre l’iniziativa e l’azione di un governo che abbia questo scopo.

Ecco perché applicare le parti progressiste della Costituzione significa mobilitare le masse popolari per costituire un loro governo di emergenza e costituirlo a partire dalla mobilitazione per attuare la Costituzione.

 

Per applicare le parti progressiste della Costituzione è necessario un governo che basi la sua esistenza e la sua forza sulla mobilitazione delle masse popolari organizzate e che attui un programma di sei misure (lo chiamiamo Governo di Blocco Popolare):

  1. Assegnare a ogni azienda compiti produttivi (di beni o servizi) utili e adatti alla sua natura, secondo un piano nazionale (nessuna azienda deve essere chiusa);
  2. distribuire i prodotti alle famiglie e agli individui, alle aziende e ad usi collettivi secondo piani e criteri chiari, universalmente noti e democraticamente decisi;
  3. assegnare ad ogni individuo un lavoro socialmente utile e garantirgli, in cambio della sua scrupolosa esecuzione, le condizioni necessarie per una vita dignitosa e per la partecipazione alla gestione della società (nessun lavoratore deve essere licenziato, ad ogni adulto un lavoro utile e dignitoso, nessun individuo deve essere emarginato);
  4. eliminare attività e produzioni inutili o dannose per l’uomo o per l’ambiente, assegnando alle aziende altri compiti;
    5. avviare la riorganizzazione delle altre relazioni sociali in conformità alla nuova base produttiva e al nuovo sistema di distribuzione;
  5. stabilire relazioni di solidarietà, collaborazione o scambio con gli altri paesi disposti a stabilirle con noi.

 

Torniamo dunque all’inizio: il Governo di Blocco Popolare è l’unico governo che sottrae l’Italia dalla guerra imperialista, che rompe con la sottomissione alla NATO, alla UE e all’EURO e che permette alla classe operaia e alle masse popolari di fare collettivamente quell’esperienza pratica attraverso cui imparano a diventare classe dirigente della società. In definitiva è la strada per bloccare la mobilitazione reazionaria delle masse popolari promossa dalla borghesia imperialista e avanzare nella rivoluzione socialista.  Ecco il nesso fra Costituzione, guerra imperialista e rivoluzione socialista.

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