Mai come negli ultimi mesi, con la campagna di difesa e attuazione della Costituzione (frutto della Resistenza partigiana), sono saliti progressivamente all’attenzione collettiva temi come quelli della Resistenza, della liberazione dalle truppe nazifasciste e della Costituzione. La campagna referendaria per il NO alla riforma della Costituzione Italiana, infatti, è stata un vero e proprio schiaffo che le masse popolari hanno assestato al governo Renzi e ai poteri forti che questo rappresentava. Questo testimonia la forza del patrimonio che il movimento comunista, la lotta della classe operaia e delle masse popolari ha sedimentato nel sentire comune, nella coscienza e nella pratica delle masse popolari del nostro paese.

I mesi che ci lasciamo alle spalle e gli sviluppi che hanno dato alla mobilitazione delle masse popolari del nostro paese rendono questo 25 aprile una data importante. Giornata da sfruttare e utilizzare per diffondere ancor di più i valori della Resistenza, il pensiero di Antonio Gramsci e la storia del movimento comunista del nostro paese, anche e per elevare e alimentare la lotta per l’attuazione delle parti progressiste della Costituzione Italiana e di mobilitare e mobilitarsi per fare fronte alla crisi generale del sistema capitalista e di lavorare alla rinascita del movimento comunista nel nostro paese e nel mondo. Quando diciamo che la Resistenza è stata il punto più alto raggiunto dalla classe operaia nella sua lotta per il potere, affermiamo insieme almeno due aspetti:

Il ruolo assunto dal Partito Comunista rispetto alla classe operaia e al resto delle masse popolari;

Il senso della costruzione del nuovo potere, aspetto questo che vede nella Resistenza un esempio magistrale.

Il Partito comunista, la clandestinità e l’avanguardia della classe operaia

Il Partito comunista di quegli anni fu protagonista di una battaglia tenace, sempre piú difficile, all’interno del Paese, contro il regime mussoliniano. In questo contesto il Partito comunista italiano riuscì ad assumere il ruolo più influente, radicato, cosciente e organizzato che abbia mai avuto nella storia del paese. In questo senso trova senso, ma soprattutto riscontro pratico ed esemplare nella vita dei nostri nonni e dei compagni che ci hanno preceduto, il principio della clandestinità del Partito comunista e del fatto che il partito clandestino non è un partito isolato dalle masse né è semplicemente l’unione di quelli che credono nel comunismo.

Le masse popolari hanno bisogno di un partito clandestino che attragga dalla parte del comunismo ed educhi al comunismo la parte più avanzata dei lavoratori, in particolare degli operai, che divenga quindi più rapidamente possibile l’avanguardia organizzata della classe operaia; quindi, un partito, che deve diventare presente con le sue cellule almeno nelle gran parte delle aziende capitaliste e nelle aziende pubbliche. Non solo, bisogna che questa avanguardia organizzata conduca le grandi masse passo dopo passo, guidando la loro attività, nel loro avvicinamento all’instaurazione della dittatura del proletariato. Questo è il compito storico che in Italia ha assunto il (n)PCI (http://www.nuovopci.it/), partito della cui Carovana fa parte il Partito dei CARC.

Il 25 aprile è giornata, quindi, che sempre più si presta all’approfondimento e discussioni fondamentali per il movimento comunista oggi, a partire dalla discussione di testi come ad esempio quello pubblicato dal Nuovo Partito Comunista Italiano dal titolo “I quattro temi principali da discutere nel movimento comunista internazionale” (http://www.nuovopci.it/scritti/i4temi/index.html#inizio) e in generale del bilancio dell’esperienza della Resistenza antifascista nel nostro paese come nell’opuscolo “Il punto più alto raggiunto finora nel nostro paese dalla classe operaia nella sua lotta per il potere” (http://www.carc.it/1995/04/24/il-punto-piu-alto-raggiunto-finora-nel-nostro-paese-dalla-classe-operaia-nella-sua-lotta-per-il-potere-carc/).

La costruzione del nuovo potere

Costruire nuovo potere, invece, nella Resistenza ha significato la costituzione del CLN e la sua attività nel costituire in ogni azienda pubblica o capitalista, in ogni scuola, in ogni quartiere organizzazioni operaie e organizzazioni popolari che assumono il ruolo di nuova autorità pubblica. Le nuove autorità pubbliche nella Resistenza erano i CLN, il Partito comunista le dirigeva e orientava sia direttamente (perchè furono i comunisti e parte dei socialisti i principali, non gli unici, animatori di quel processo) sia indirettamente attraverso la politica da fronte con altre forze politiche.

Il primo aspetto, la costruzione di Nuove Autorità Pubbliche, dimostra una volta di più come la mobilitazione, la partecipazione e il protagonismo delle masse popolari siano il fattore decisivo per far fronte almeno in qualche misura, da subito, agli effetti più gravi della crisi e soprattutto per avanzare verso l’obiettivo di salvaguardare e ricostruire il nostro paese. Tale mobilitazione esiste di suo, è inevitabile che esista: concretamente e in mille forme le masse popolari si attivano spontaneamente per fare fronte agli effetti della crisi. Chi pensa che sia sufficiente una grande e dispiegata mobilitazione popolare per invertire il corso delle cose sbaglia, esattamente in modo speculare a come sbagliano coloro che non riconoscono nelle mobilitazioni che già oggi esistono le qualità positive e le potenzialità di sviluppo che portano con sé, l’esempio che offrono, l’entusiasmo che seminano, la spinta all’emulazione che alimentano.

Questo è quanto fecero i CLN diffusi in tutto il paese durante la Resistenza, questo quello che in certa misura fecero le masse popolari organizzate nel nostro paese per cacciar via le truppe nazifasciste dalla propria terra, questo quello che dobbiamo imparare a fare oggi per farla finita con le forze occupanti del nostro paese rappresentate dai poteri forti, dai gruppi imperialisti americani e sionisti, dal Vaticano e dalle altre forze feudali che assumono il ruolo di centri di potere all’interno del nostro paese (mafia, logge massoniche ecc.).

Le masse popolari imparano a lottare, imparano a vincere, se e nella misura in cui le loro organizzazioni più prossime, le organizzazioni operaie e popolari, avanzano nell’assunzione del ruolo che storicamente sono chiamate ad assumere e ad assolvere: trasformarsi da “centri autorevoli dell’organizzazione e della mobilitazione popolare” in Nuove Autorità Pubbliche che indicano caso per caso quali sono le misure da adottare su questo o quell’ambito e chiamano alla mobilitazione per realizzarle. Devono cioè competere con le autorità della Repubblica Pontifica (lo Stato italiano e li suo manovratore occulto, il Vaticano) nell’orientamento e nella mobilitazione delle masse popolari. Se le organizzazioni operaie e popolari lo faranno, per quanto sembri difficile, impareranno a farlo meglio, impareranno a coordinarsi per farlo in ambiti via via più vasti, impareranno ad alimentare quel processo di mobilitazione che porta alla costruzione di nuove organizzazioni operaie e popolari per intervenire e dirigere ambiti della vita sociale, politica, economica che oggi sono monopolio delle autorità della Repubblica Pontificia.

Il secondo aspetto, la politica da fronte, è pratica che i comunisti attuano da quando il socialismo è diventato scientifico, essa si compone di tre ambiti: 1. dibattito franco e aperto relativo all’analisi della situazione, al bilancio del movimento comunista (nel caso in cui si tratta di organizzazioni che si professano comuniste), al programma, ai metodi di lavoro, alla linea generale e alle linee particolari; 2. unità di azione in tutti i casi in cui l’obiettivo almeno immediato è comune; 3. solidarietà reciproca senza condizioni di fronte alla repressione borghese. In particolare il primo punto, il dibattito franco e aperto, assume oggi un ruolo determinante. Concezione, analisi, linea, metodi per avanzare fino alla vittoria della rivoluzione socialista sono una questioni determinanti e strategiche per tutte le organizzazioni politiche che si prefiggono questi obiettivi con responsabilità e onestà, non si tratta, invece, come spesso finisce per essere concepito di un match tra organizzazioni né di una schermaglia tra personaggi al modo dei talk show televisivi. Natura della crisi e vie d’uscita, ruolo dei comunisti e natura della loro organizzazione, piano per arrivare all’instaurazione del socialismo, analisi della situazione e linea d’azione sono temi decisivi e da sperimentare nella pratica e nello sviluppo delle condizioni oggettive.

La storia del movimento comunista dimostra come la costruzione di un fronte senza dibattito ideologico, senza una idea chiara di cosa questo fronte dovesse fare e soprattutto senza un’idea chiara di quale fosse il ruolo dei comunisti in questo processo ha portato a esperienze fallimentari e catastrofiche per la classe operaia e le masse popolari nel secolo scorso (vedi http://www.nuovopci.it/voce/voce53/bilanfps.html). La lotta fra le idee (idee giuste contro idee sbagliate) è parte della lotta per affermare un orientamento giusto (adeguato) alla mobilitazione pratica delle masse popolari organizzate, contrastare le idee sbagliate che alimentano disfattismo, rassegnazione e sfiducia, attendismo e fatalismo. La lotta contro le idee sbagliate in seno al movimento rivoluzionario è quindi parte della guerra popolare rivoluzionaria e ha la forma della lotta ideologica.

Una nuova Resistenza

Con il referendum costituzionale del 4 Dicembre 2016, le masse popolari hanno dato un sonoro schiaffone ai vertici della Repubblica Pontificia e ai loro progetti di stravolgimento della Costituzione. Un NO alla riforma che è anche una bocciatura nel suo complesso del programma comune della borghesia imperialista che il governo Renzi ha cercato di portare a termine a tappe forzate, creando scompiglio anche in parte della classe dominante. I vertici della Repubblica Pontificia sono in equilibrio precario, cercano di sopravvivere giorno per giorno, ma ogni loro mossa alimenta la spirale della crisi, le contraddizioni al loro interno e fra loro e le masse popolari. La loro credibilità è ai minimi termini: sempre meno hanno il coraggio di mostrarsi e ogni governo che installano diventa oggetto di un diffuso disprezzo popolare, frutto inevitabile del programma che continuano a perseguire.

Il 25 aprile è alle porte e tanti sono i temi, gli aspetti di bilancio e le mobilitazioni che animeranno questa giornata ed è fondamentale che da qui si parta per fare fronte comune di livello superiore con la crisi del sistema capitalista e con la guerra di sterminio non dichiarata che questi muovono contro le masse popolari. Questo è, per sommi capi, il contesto in cui ogni operaio, ogni lavoratore, ogni disoccupato, giovane, donna, immigrato è chiamato a fare la sua parte, a mobilitarsi ad attuare dal basso le parti progressiste della Costituzione, a costituire il Governo di Blocco Popolare, mobilitarsi per la rinascita del movimento comunista. I tempi in cui si aspettano condizioni migliori sono finiti, la rivoluzione socialista è in corso. Certo, “chi ha esitato questa volta, lotterà con noi domani”, ma oggi ogni compagno che rompe subito gli indugi è di esempio e di stimolo per gli altri. Bando a qualsiasi illusione! Bando al disfattismo e bando all’attendismo, rilanciamo la nuova Resistenza!

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