Con lo sciopero e i blocchi del 15 aprile i lavoratori di Serravalle sono stati un esempio per tutti. 25 aprile e Primo Maggio: estendere la mobilitazione, estendere i blocchi – basta ricatti e precarietà

Sgomberiamo subito il campo da “letture strumentali” e possibili polemiche: lo sciopero e i blocchi del 15 aprile sono stati una grande dimostrazione di lotta, mobilitazione e solidarietà e sono un esempio per tutti coloro che vogliono superare la denuncia e promuovere organizzazione e mobilitazione dei lavoratori contro il lavoro nei giorni festivi, gli orari prolungati fino a 24 ore, i contratti al ribasso, i carichi di lavoro insopportabili, la precarietà e i ricatti nella grande distribuzione organizzata, nel commercio e nei servizi.

Lavoratori poco o per nulla sindacalizzati, precari, ricattati come quelli di Serravalle hanno saputo mettere in moto un processo che ha costretto la FILCAMS a fare ben più (i blocchi) di quanto in genere è disposta a fare (lo sciopero). Chi, guardando da lontano, blatera che “i lavoratori erano pochi” o “con la CGIL non si scende in piazza” non sa di cosa parla o forse non lo capisce, accecato dal settarismo sindacale contro CGIL, CISL e UIL (come se gli iscritti fossero uguali ai dirigenti) o politici (SI! Ai blocchi ha partecipato anche la locale sezione del PD!).

Il successo della mobilitazione, tutt’altro che simbolica, è facile da comprendere alla prova dei fatti: per oltre mezza giornata migliaia di parcheggi sono rimasti vuoti e i negozi quasi deserti, lavoratrici, lavoratori e solidali hanno picchettato le vie di accesso per impedire che pure a piedi i negozi fossero raggiungibili. In sintesi, più che la denuncia di quanto sia cattivo il padrone e di quanto sia spietato il sistema di sfruttamento, i padroni sono stati colpiti dove sono più sensibili: gli incassi. I quattro negozi rimasti chiusi il giorno dopo (a Pasqua, era indetto lo sciopero, ma senza manifestazioni e picchetti), la consapevolezza delle lavoratrici e dei lavoratori di non essere soli, di non essere deboli, di essere forti, sono incoraggiante lascito di una mobilitazione a suo modo storica.

Quelle lavoratrici e quei lavoratori precari, ricattabili, poco o per nulla sindacalizzati, quelle centinaia di solidali incordonati a sbarrare la strada agli incassi dei padroni hanno preso il testimone della lotta, lo hanno portato fin dove nel commercio non era ancora arrivato e oggi lo porgono affinché sia raccolto da altri come loro.

Chi raccoglie quel testimone? Chi riprende e rilancia quell’esempio?

A Milano e provincia sono centinaia i centri commerciali, ipermercati e supermercati che saranno aperti il 25 aprile e il Primo Maggio e in tutta Italia saranno migliaia. “Sensibilizzare” i clienti che andranno a fare spesa in quei giorni sembrava l’unica via possibile prima dello sciopero di Pasqua a Serravalle, adesso è chiaro che si può fare di più, si può bloccare, è giusto ed è possibile.

L’organizzazione sindacale che si propone di rompere con i luoghi comuni sulla “bestialità” delle condizioni dei lavoratori della grande distribuzione, del commercio e dei servizi e di portare a Milano gli insegnamenti e le scoperte dei lavoratori di Serravalle avrà il sostegno di tante organizzazioni politiche, dei movimenti sociali e popolari.

I lavoratori della grande distribuzione, del commercio e dei servizi che, indipendentemente dal sindacato di appartenenza, vogliono organizzarsi per “occuparsi” dell’azienda (contratti, condizioni di lavoro, orari, giorni festivi lavorativi) e per “uscire dall’azienda” (cercare e trovare la solidarietà di altri operai, lavoratori, organizzazioni e movimenti, coordinarsi con loro e mobilitarsi per cambiare il corso delle cose) troveranno nel P.CARC un sostegno e un alleato.

In tutti i settori di lavoro, privato e pubblico, i diritti degli operai e dei lavoratori sono sotto attacco e non esiste un limite alla prepotenza di padroni, amministratori e preposti. Per ogni settore di lavoro esistono specifiche forme di lotta che confluiscono tutte in una sola grande battaglia. I lavoratori che aprono una strada nel loro settore, contribuiscono alla mobilitazione dei lavoratori di ogni altro settore. La mobilitazione di cui c’è bisogno in questa fase è generale e ha come obiettivo di prospettiva la creazione di organizzazioni operaie (nelle aziende capitaliste) e organizzazioni popolari (nelle aziende pubbliche) che indichino caso per caso e zona per zona quali sono le soluzioni concrete per fare fronte agli effetti della crisi. Tale obiettivo si combina con quelli contingenti, con le proteste, con la ribellione contro le condizioni di vita e di lavoro, gli arbitri padronali, i ricatti, la precarietà, i salari al limite della sopravvivenza.

Questa è la battaglia che abbiamo di fronte nel commercio come in ogni altro settore. Le lavoratrici e i lavoratori ne sono i protagonisti, non sono soli, non sono deboli, devono solo imparare a far valere la loro forza.

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