Per nascondere la verità sul corso delle cose, per intossicare l’opinione pubblica con idee, opinioni e concezioni fuorvianti e dannose e per distogliere le masse popolari dalla lotta per affermare i loro interessi, la classe dominante non risparmia soldi e inventiva, non si nega di ricorrere a residuati medievali (religioni) che danno una spiegazione del mondo buona per l’umanità di 600 anni fa, non si fa scrupoli a diffondere paure, superstizioni, pregiudizi, bisogni indotti. Viviamo in un enorme castello di cartone in cui la libertà individuale e quella collettiva vengono erette a feticcio, ma dove tuttavia la realtà, incontenibile, irrompe: ognuno, nella società della borghesia imperialista e del clero, è libero di comprare qualunque cosa, ma sempre meno persone hanno i soldi per vivere dignitosamente con le loro famiglie; ognuno è libero di studiare, ma sempre meno persone hanno possibilità di accedere all’istruzione e alla cultura e anche se vi accedono, istruzione e cultura sono sempre più funzionali alla perpetuazione del castello di confusione e menzogne che la classe dominate tiene in piedi sulle spalle delle masse popolari; ognuno è libero di spostarsi a vivere dove vuole, ma milioni di persone sono obbligate a emigrare per sfuggire alla miseria e alla guerra e altrettante sono obbligate a convivere con gli effetti “dell’emergenza immigrazione”, che per chiamarli con il loro nome vanno definiti effetti dell’oppressione dei paesi imperialisti sui paesi oppressi, della speculazione, del razzismo di stato, dei tentativi di mobilitazione reazionaria (vedi “Non siamo in un regime di moderno fascismo” a pagina 2) e della legge del profitto.

A ben guardare, dunque, nella società del capitalismo entrato nella sua fase di crisi acuta e irreversibile, ognuno è libero di credere di essere libero, di perdere tempo, di cadere in depressione, di tentare di diventare a sua volta un aguzzino di altri, come “chi sta sopra” lo è con lui, ognuno è libero di rassegnarsi e disperarsi, tanto più quanto lo fa da solo, isolandosi dagli altri.

La verità è che la classe dominante non è più in grado di garantire le condizioni di vita che esistevano in passato a una fetta sempre crescente di popolazione. Sempre più persone diventano esuberi e l’unica prospettiva di sopravvivenza che la borghesia prevede per loro è intrupparsi nella mobilitazione reazionaria per conquistare, aggredendo e rapinando altre masse popolari, altri popoli, altri paesi, quanto la stessa classe dominante ha tolto loro. Questo succede in tutti i paesi imperialisti e dunque nel mondo intero.

Per quanto attiene all’Italia, i vertici della Repubblica Pontificia sono un mostro a più teste (imperialisti USA, imperialisti franco-tedeschi, capitalisti italiani, organizzazioni criminali e Vaticano) che amministra il paese come una forza occupante; questa è la particolarità italiana dal 1945, da quando imperialisti USA e Vaticano hanno siglato la santa alleanza contro il movimento comunista: le loro istituzioni e le loro autorità si dedicano irresponsabilmente a svendere l’apparato produttivo e a saccheggiare il paese (vedi la vicenda Alitalia), a spremere le masse popolari, a devastare il territorio come se non ci fosse un domani. Il loro motto, infatti, coniato da Keynes, è che “il lungo termine è una guida fallace per gli affari correnti: nel lungo termine siamo tutti morti”. Ma oggi a morire sul lavoro, a morire di malattie curabili, a morire di miseria o disperazione, ad essere sfrattati e abbandonati, a rimanere invalidi permanenti per le mille cause prodotte dalla logica del profitto e ad essere trattati come esuberi sono i lavoratori e le masse popolari.

La verità è che la classe dominante non ha a disposizione (e comunque non vuole assumere) alcuna soluzione positiva per fare fonte alla crisi economica, politica e ambientale senza precedenti in cui il mondo è immerso che non sia la mobilitazione reazionaria. Ciò che consente ai vertici della Repubblica Pontificia di rimanere in sella, tuttavia, non è la loro forza, non sono le polizie, gli eserciti e i servizi segreti di cui dispone, né la loro intelligenza o “la volontà di dio”: è la debolezza del movimento comunista cosciente e organizzato, del movimento rivoluzionario della classe operaia e delle masse popolari.

Alla disperazione e alla mobilitazione reazionaria promossa dalla classe dominante, noi comunisti abbiamo un’alternativa di riscossa: la rivoluzione socialista.
Il nostro paese è occupato dagli imperialisti USA e dalla NATO, dagli imperialisti franco-tedeschi e dall’Euro, dal Vaticano, dai banchieri e dagli speculatori come già lo fu sotto il fascismo e il nazismo: la sostanza è la stessa, anche se le forme, i mezzi e le condizioni particolari sono diverse.
Differentemente dal periodo dell’occupazione nazista, non usciamo da 20 anni di dittatura terroristica della borghesia (il fascismo), ma da quarant’anni di manovre con cui i vertici della Repubblica Pontificia cercano di riprendersi ciò che le masse popolari hanno conquistato con le lotte del passato: le tutele e i diritti sui posti di lavoro, i diritti politici e civili, le conquista di civiltà e benessere (vedi “Le conquiste delle masse popolari…” a pag. 7).
Differentemente dal periodo dell’occupazione nazista del nostro paese e nonostante gli attacchi e le riforme dei governi dei vertici della Repubblica Pontificia, esistono almeno sulla carta diritti e tutele che le masse popolari e la classe operaia possono e devono far valere a loro favore (devono cioè usare, praticare e tendere fino al massimo grado le libertà e i diritti): sono quelli conquistati con la vittoria della Resistenza. Da quando è entrata in vigore, la Costituzione che quei valori e diritti sancisce, è stata sistematicamente violata nelle sue parti più progressiste, democratiche e popolari e contraddetta da mille leggi, codici e norme ordinarie che sottomettono la classe operaia e le masse popolari agli interessi dei capitalisti, dei gruppi imperialisti USA e sionisti, della UE, dei centri di potere malavitosi e dei circoli d’affari.

Analogamente al periodo della Resistenza e della guerra di Liberazione dal nazifascismo, il movimento comunista cosciente e organizzato ha un ruolo insostituibile, benché oggi sia ancora debole; esattamente come il PCI si forgiò nella Resistenza e nella Guerra di Liberazione fino a diventare lo stato maggiore della classe operaia, la lotta per liberare il paese costituendo il Governo di Blocco Popolare è la strada più breve attraverso cui il movimento comunista cosciente e organizzato si rafforza, rinasce e si fa capace di condurre la rivoluzione socialista al suo obiettivo: il socialismo, la dittatura del proletariato.

Analogamente al periodo dell’occupazione nazista del nostro paese, la classe operaia organizzata attorno al movimento comunista cosciente e organizzato è la colonna portante della lotta di liberazione e come all’epoca fu la principale forza su cui poteva contare il CLN, oggi può e deve mettersi alla testa delle masse popolari per spingere con la mobilitazione gli esponenti sindacali, gli esponenti della sinistra borghese, gli esponenti più democratici delle amministrazioni locali e della società civile (quelli che definiamo i tre serbatoi) a costituirsi in Comitato di Salvezza Nazionale che opera come embrione di governo, che si rivolge direttamente alle masse popolari affinché applichino le parti democratiche della Costituzione, che sia interprete delle migliori aspirazioni, dei migliori sentimenti, dei bisogni immediati delle masse popolari per fare fronte agli effetti più gravi della crisi, a partire da quelle mobilitazioni di cui le mp organizzate sono già protagoniste.

Come nella Resistenza al fascismo e nella guerra di Liberazione, dunque, anche oggi l’aspetto decisivo è l’organizzazione della classe operaia e delle masse popolari, l’assunzione del ruolo di nuova autorità pubblica che opera azienda per azienda e zona per zona per prendere e tenere in mano l’iniziativa, per far ingoiare ai vertici della Repubblica Pontificia un loro governo di emergenza, il Governo di Blocco Popolare.

 

“Applicare le parti progressiste della Costituzione, individuare le misure concrete caso per caso e zona per zona in cui calare quella parola d’ordine nel concreto e applicarle direttamente” è la mobilitazione straordinaria (perché non basta più protestare e indignarsi) per fare fonte a una situazione di straordinaria gravità su cui devono convergere tutti coloro che hanno già la consapevolezza che l’unica soluzione alla crisi del capitalismo è l’instaurazione del socialismo. Operai, lavoratori, uomini e donne con “la falce e il martello e la bandiera rossa nel cuore”, giovani, disoccupati e precari, vecchi compagni che sono stati protagonisti delle lotte dei decenni passati: questi sono i settori e gli elementi che hanno la responsabilità, aderendo e organizzandosi nella Carovana del (nuovo)PCI, di prendere nelle proprie mani le sorti della rinascita del movimento comunista, l’avanzamento della rivoluzione socialista attraverso la mobilitazione e la lotta per la costituzione del Governo di Blocco Popolare.
In questa lotta i nostri principali alleati sono coloro che, nel campo delle masse popolari, vogliono avere un ruolo positivo nella difesa dei diritti conquistati con la vittoria della Resistenza, coloro che vogliono invertire il corso delle cose per cui “a pagare sono sempre i lavoratori e le masse popolari”, coloro che non si arrendono al degrado materiale e morale a cui la classe dominante costringe la società intera, anche se la rivoluzione socialista, l’instaurazione della dittatura del proletariato, non è nelle loro immediate aspirazioni e nei loro obiettivi.
Sono quegli operai delle aziende capitaliste che si oppongono all’attuazione del CCNL, che lottano contro chiusure e delocalizzazioni, sono i lavoratori delle aziende pubbliche che contrastano le privatizzazioni, l’imposizione di un regime da caserma, lo smantellamento dei servizi, la “meritocrazia” in nome del profitto e dei tagli alle spese; sono la miriade di elementi avanzati delle masse popolari attivi nei comitati territoriali contro la speculazione e la devastazione ambientale, ambientalisti, contro il degrado materiale e culturale.
La mobilitazione di operai, lavoratori e masse popolari organizzate può e deve spingere quegli esponenti dei tre serbatoi che, preoccupati dal corso delle cose e dal marasma crescente, per convinzione o per necessità, possono mettere (quindi metteranno) al servizio della causa dell’attuazione delle parti progressiste della Costituzione, della liberazione del paese attraverso la costituzione del Governo di Blocco Popolare le loro relazioni e conoscenze, i legami che hanno, si adopereranno per costituire il nucleo del Comitato di Salvezza Nazionale che opera già con quelle funzioni, rivolgendosi direttamente alle masse popolari e senza aspettare investiture e riconoscimenti dalle vecchie autorità borghesi.

Che ogni lavoratore, disoccupato, giovane, donna, immigrato, pensionato si attivi con determinazione a svolgere i compiti che la fase impone: costruire e far costruire organizzazioni operaie e popolari, collegarsi con altri organismi e movimenti popolari, portare ovunque arriva la parola d’ordine di “organizzarsi, coordinarsi, ribellarsi, formare un governo che abbia un solo programma: un lavoro utile e dignitoso per tutti”. Mobilitare le masse popolari, e in primo luogo gli operai, a costituire un proprio governo d’emergenza, a farlo ingoiare ai vertici della Repubblica Pontificia e a orientarne, sostenerne e difenderne l’opera dall’opposizione, dal sabotaggio, dalle pressioni e dai ricatti dei vertici della Repubblica Pontificia e della comunità internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti è il contenuto della lotta di liberazione che dobbiamo condurre oggi per sbarrare la strada alla mobilitazione reazionaria e per avanzare nella rivoluzione socialista.

Condizioni e contesto della lotta per la costituzione del Governo di Blocco Popolare
A livello internazionale aumentano le contraddizioni fra i gruppi imperialisti USA e quelli franco-tedeschi che hanno fatto un salto con la Brexit e l’elezione di Trump negli USA e avranno nel prossimo periodo un campo di contesa nelle elezioni in Francia (dove il 23 aprile si terrà il primo turno delle elezioni presidenziali e il 7 maggio il ballottaggio) e in Germania (autunno 2017).
In Italia le contraddizioni a livello internazionale fomentano lo scontro in Vaticano e nella sua Chiesa cattolica intorno alla direzione impressa dai gesuiti con Bergoglio alla Corte Pontificia, in stretto legame con Obama, e rinvigorisce l’opposizione delle fazioni tradizionaliste interne.
Per quanto attiene al governo, Renzi non ha corrisposto alle aspettative che le fazioni prevalenti dei vertici della Repubblica Pontificia avevano riposto in lui. Il tentativo di fare piazza pulita delle conquiste di civiltà e di benessere che le masse popolari avevano strappato (cioè di attuare in Italia il programma che negli USA è stato messo in cantiere da Ronald Reagan negli anni 1981-1988 e che in Europa è stato messo in cantiere prima in Gran Bretagna da Margareth Thatcher a partire dal 1979 e poi in Germania da Gerhard Schröder a partire dal 1998) e di sottomettere a un unico centro decisionale le molte istituzioni centrali e locali della Repubblica Pontificia è naufragato nei meccanismi che Renzi aveva predisposto per vincere, nell’opposizione dei suoi concorrenti e nell’indignazione di una vasta parte delle masse popolari. Renzi e la sua cricca

– non sono riusciti a cacciare De Magistris da Napoli, le Larghe Intese hanno perso le amministrazioni comunali di Roma e Torino e solo per un soffio hanno tenuto Milano e Bologna,
– non sono riusciti a portare in porto la riforma costituzionale, nonostante l’appoggio sottobanco che gli hanno dato FIOM e CGIL (con la firma dell’ipotesi di CCNL metalmeccanici da parte della FIOM il 26 novembre e dell’Accordo quadro per il Pubblico Impiego il 30 novembre da parte delle CGIL) in nome dell’unità con CISL e UIL, da sempre filorenziani.

Ma resta il programma che Renzi si era impegnato ad attuare e che i vertici della Repubblica Pontificia l’avevano incaricato di attuare: non ne hanno un altro e con il governo Gentiloni stanno procedendo con “il pilota automatico”.
La mobilitazione e l’organizzazione della classe operaia in autonomia dai sindacati di regime e dai partiti borghesi sia pure lentamente stanno avanzando, anche in reazione alla resa della direzione FIOM alle imposizioni padronali e al suo ulteriore allineamento ai sindacati collaborazionisti. Le principali manifestazioni sono le iniziative con cui alcuni gruppi di operai avanzati – in particolare il Coordinamento FCA centro-sud e Comitato No Cassino di Pomigliano – hanno preso nelle loro mani la lotta contro il sistema Marchionne dopo che, a partire dal 2011, la FIOM si è progressivamente ritirata e hanno promosso la mobilitazione contro l’infame CCNL dei metalmeccanici sottoscritto dalla direzione di FIOM, FIM e UILM.
Nel campo della sinistra borghese si sono costituiti (o si sono meglio definiti) quattro ambiti che hanno in embrione le potenzialità per concorrere alla formazione di un Comitato di Salvezza Nazionale: 1. i comitati per il NO alla riforma costituzionale che hanno deciso di continuare a operare per dare seguito all’esito del referendum del 4 dicembre; 2. l’aggregato promosso da Paolo Maddalena, vice presidente emerito della Corte Costituzionale, che si propone di costituire un fronte ampio per l’attuazione della Costituzione (vedi l’articolo sul 18 marzo a Milano) ; 3. i promotori del NO sociale alla riforma costituzionale che proseguono dopo la vittoria al referendum costituzionale, promuovendo il coordinamento di movimenti e aggregati popolari; 4. la Piattaforma Sociale Eurostop che dopo la manifestazione nazionale del 25 marzo e l’assemblea del 26 (vedi articolo a pag. 1) si pone di elaborare una proposta alternativa alla sottomissione del paese alla UE e alla NATO. Questi quattro aggregati si aggiungono ai due che già esistevano: 1. l’area attorno a De Magistris e all’amministrazione di Napoli, 2. il M5S che già amministra importanti città come Roma e Torino.

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