Il 4 maggio 2013 si svolgeva davanti alla clinica Mangiagalli di Milano una “veglia di preghiera” organizzata da bigotti integralisti contro la quale si sono schierate donne organizzate in un presidio alternativo, per rivendicare e difendere la legalità dell’aborto, per un accesso all’interruzione volontaria della gravidanza, che sia indipendente anche da giudizi “morali” e da tentativi di colpevolizzare la libera scelta di una donna sul suo corpo. In questa occasione Stefania, nel tentativo di rimuovere cartelli che insultavano la libera scelta delle donne e contro la legge 194 affissi all’ingresso dell’ospedale, veniva aggredita con pugno al volto da un esponente dei comitati antiabortisti. A quel fatto sono seguite due denunce: quella di Stefania (per aggressione) e quella del suo aggressore (per diffamazione), nonché l’apertura delle indagini. Il 10 aprile 2017 si terrà il processo presso il Tribunale di Milano (via Freguglia 1) alle ore 9.30 e contemporaneamente sarà organizzato un presidio di solidarietà. Non lasciamo sola Stefania! Gli ospedali e le strutture sanitarie sono infestate da ipocriti “medici obiettori”, che di fatto impediscono il diritto all’aborto e sono piene di demenziali “gruppi di preghiera”, di pressione e di coercizione che ne fanno terreno di prevaricazione e umiliazione delle donne, nonché sempre più terreno per la propaganda medioevale dei gruppi oltranzisti cattolici e fascisti come Forza Nuova. Il processo a Stefania è il processo a tutte le donne che osano ribellarsi al sistema patriarcale e oppressivo (in cui vale di più il concetto astratto della “vita” rispetto alle condizioni materiali e concrete di chi vive), a una società in cui morire sul posto di lavoro, morire di parto, morire di stenti e povertà è considerato “normale”, o “una tragica fatalità” e invece l’eutanasia è considerata un tabù e l’aborto un crimine, a una società in cui “le donne sono l’angelo del focolare”, ma vengono usualmente trattate come (e in certi casi peggio) delle bestie da soma, o da riproduzione. Il grado di civiltà di una società si misura anche dalla condizione sociale delle donne. Per questo lanciamo la campagna per sostenere tutte quelle donne i cui diritti vengono negati ogni giorno: il diritto ad una maternità consapevole e sicura, a una sanità pubblica e gratuita, a un lavoro utile, dignitoso ed equamente remunerato, ad avere accesso a strutture come i centri antiviolenza. Sostenere questa campagna significa mobilitarsi per contrastare nei mille ambiti in cui è radicata l’ingerenza e l’oscurantismo del Vaticano, per promuovere il protagonismo delle donne che non delegano più, ma iniziano ad applicare direttamente e da subito le parti progressiste della Costituzione.
Riprese video effettuate giovedì 23 marzo 2016, presso la Casa del Popolo di via Padova 179 (in galleria), Zona 2 Milano.

Un ringraziemento a Nicolai Bujanov

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