Riceviamo e pubblichiamo integralmente il contributo di un assiduo lettore.

Compagni di Staffetta Rossa, segnalo un’articolo del manifesto di oggi, 24 Marzo, che tratta dell’attenzione che il papa dedicherà ai capi di Stato che verranno in Italia per celebrare i 60 anni dalla firma dei trattati di Roma. L’articolo è un lungo scrivere sugli ammonimenti degli ultimi anni lanciati da papa Bergoglio ai leader europei, in particolar modo per quanto riguarda il lavoro e la questione migranti. Si concentra quindi, sulla bontà delle parole del papa e non guarda al suo ruolo. La Chiesa ha interessi nelle maggiori aziende produttrici di armamenti (Finmeccanica, Beretta, ecc) le stesse aziende che vendono armi a chi promuove la guerra in medio oriente, la causa principale degli intensi flussi migratori. La Chiesa detiene il 20% del patrimonio immobiliare del nostro paese, capace di soddisfare l’emergenza abitativa di tutta Europa, eppure nemmeno si sogna di intervenire a gamba tesa su queste problematiche mettendo a disposizione tutti i suoi averi per risolverla. Banca Intesa San Paolo, che a Massa in accordo con i padroni Rational ha deciso di mandare in rovina l’azienda insieme a 30 operai (articoli recentemente pubblicati sulla vostra agenzia stampa), è una banca della Chiesa. E’ strano che Luca Kocci, autore dell’articolo, non si soffermi neppure un attimo a parlare non di cosa la Chiesa e il papa dicono, ma piuttosto su quello che non fanno. La Chiesa con i suoi discorsi e le sue ciancie cerca soltanto di rifarsi una verginità agli occhi delle masse popolari del paese, mentre sottobanco sono compartecipi con gli altri gruppi imperialisti della spoliazione e del saccheggio dei diritti e delle risorse delle masse popolari. Nel nostro paese non c’è da affidarsi alle buone speranze che la Chiesa professa, e che la borghesia promette di realizzare, sbattendo i piedi a terra e mugugnando se tutto ciò non accade. Nel nostro paese oggi dobbiamo costruire un Governo d’Emergenza che metta all’angolo la Chiesa, la borghesia più reazionaria, che inizi a garantire attraverso misure emergenziali un lavoro utile e dignitoso per tutti.

Romeo Corradini”

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All’insegna della cordialità e (forse) del dissenso, il papa riceve i leader europei

Luca Kocci

Stasera tutti in Vaticano. Il Francesco che sogna «un’Europa in cui in cui essere migrante non è un delitto» ha già bacchettato in passato chi costruisce «trincee» e «recinti». Nel clima di unanime autocelebrazione, l’unica voce fuori dal coro con i movimenti potrebbe essere la sua

Questa sera in Vaticano papa Francesco riceverà i capi di Stato e di governo dell’Unione europea appena arrivati in Italia per il sessantesimo anniversario della firma dei Trattati di Roma, le cui celebrazioni si terranno domani, in una Roma più blindata che mai, dopo il nuovo allarme per l’attentato terroristico di Londra di due giorni fa.

L’INCONTRO si svolgerà all’insegna della cordialità – come recitano sempre gli irenici comunicati della Santa sede relativi a queste udienze –, ma c’è da scommettere che papa Francesco non perderà l’occasione per richiamare i leader europei sui temi sociali che già in passato ha posto all’attenzione dei Paesi dell’Unione europea: i diritti umani e dei migranti, il lavoro, lo strapotere della finanza, il disarmo. Anche se non è escluso che, pur senza l’enfasi e i toni da crociata di papa Wojtyla e papa Ratzinger, sottolineerà anche la necessità della difesa della famiglia tradizionale e della vita che nasce (ovvero no all’aborto) e la «colonizzazione ideologica» della cultura del gender.

«SOGNO UN’EUROPA in cui essere migrante non è un delitto», invece quella che si vede oggi è un’Europa che costruisce attorno a sé «recinti» e «trincee», disse nel maggio 2016 ai leader europei accorsi in Vaticano per presenziare al conferimento al pontefice del premio “Carlo Magno”. In quell’occasione Francesco si rivolse a un’Europa che aveva smarrito i «grandi ideali» dei fondatori, «tentata di voler assicurare e dominare spazi più che generare processi di inclusione e trasformazione».
Il mese prima, in visita al campo profughi dell’isola di Lesbo, aveva ricordato che «l’Europa è la patria dei diritti umani, e chiunque metta piede in terra europea dovrebbe poterlo sperimentare». E al Parlamento europeo, a novembre 2014, era stato ancora più chiaro: «Non si può tollerare che il mar Mediterraneo diventi un grande cimitero!».

A STRASBURGO Francesco aveva parlato anche di economia e lavoro, ammonendo gli europarlamentari a difendere il valore delle «democrazie», «evitando che la loro forza reale sia rimossa davanti alla pressione di interessi multinazionali non universali, che le indeboliscano e le trasformino in sistemi uniformanti di potere finanziario al servizio di imperi sconosciuti». E a salvaguardare il diritto al lavoro: «È tempo di favorire le politiche di occupazione, soprattutto è necessario ridare dignità al lavoro, garantendo adeguate condizioni per il suo svolgimento – disse agli europarlamentari –. Ciò implica, da un lato, reperire nuovi modi per coniugare la flessibilità del mercato con le necessità di stabilità e certezza delle prospettive lavorative, indispensabili per lo sviluppo umano dei lavoratori; d’altra parte, significa favorire un adeguato contesto sociale, che non punti allo sfruttamento delle persone, ma a garantire, attraverso il lavoro, la possibilità di costruire una famiglia e di educare i figli».

DI GUERRA E CONFLITTI aveva parlato invece al Consiglio d’Europa, puntando il dito sulla produzione e sul commercio di armamenti, di cui diversi Paesi europei, fra cui l’Italia, sono leader mondiali. La guerra «è foraggiata da un traffico di armi molto spesso indisturbato» e da una «corsa agli armamenti» che «è una delle piaghe più gravi dell’umanità».

Il braccio destro di Francesco, il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, ha anticipato il senso politico del discorso di questa sera del papa: «La politica è il servizio alla polis portato avanti con abnegazione», ha detto ieri alla Stampa. «Purtroppo oggi la politica viene ridotta ad un insieme di reazioni, spesso urlate, spia della carenza d’ideali e della tendenza moderna a barcamenarsi. La politica è finita per essere solo la ricerca immediata del consenso elettorale» ed ostaggio dei «populismi».

NEL CLIMA di autocelebrazione e di unanimismo che caratterizzerà le celebrazioni romane dei leader europei, le uniche parole fuori dal coro potranno arrivare dalle manifestazioni dei movimenti e,forse, da papa Francesco, che disse di «sognare un’Europa di cui non si possa dire che il suo impegno per i diritti umani è stato la sua ultima utopia». Il contrario della Fortezza Europa.

3 Risposte

    • Rinascita di Gramsci

      Grazie della segnalazione, Luca. Le informazioni che dai sui costi che paghiamo per mantenere la corte pontificia sono utili. Legati al potere economico, ma da esso distinti, sono il potere politico e quello ideologico. Su questi sarebbe utile discutere con te. Su questi temi sono stati fatti studi molto interessanti. Ti cito “Il futuro del Vaticano”, in http://nuovopci.it/voce/voce23/vtccmon.html. La tesi esposta è che il Vaticano non ha futuro, il che non coincide con l’idea loro di essere eterni. Abbiamo anche studiato la materia come Commissione Gramsci del P.CARC, leggendo tutti i Quaderni di Gramsci. Qui però è tutta materia da mettere in ordine, ma conferma le tesi esposte nel link sopra citato. A risentirci,
      Paolo Babini
      Centro di formazione del P.CARC
      Commissione Gramsci del P.CARC

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