Ha destato scalpore negli ultimi giorni quanto scoperto sui muri di Locri durante la marcia per la legalità organizzata dal presidente della Repubblica Mattarella, don Ciotti e tutta la pletora di professionisti dell’antimafia del paese tutto. La scritta era chiara e precisa: “più lavoro, meno sbirri”. Quattro parole che smontano la parata messa in piedi in Calabria e riporta l’attenzione su questioni reali e sul modo vero e concreto con cui si fa combattono le mafie. Ovviamente combattere in questo senso e approfonditamente le mafie significherebbe per questi signori perdita di affari, ruolo sociale e benefit: sarebbe una follia! Solo le masse popolari possono cambiare il corso della storia e anche annientare definitivamente il fenomeno della malavita organizzata sui territori. Su Questo si è espresso il (n)PCI e anche Il Manifesto in cui si esalta l’iniziativa proprio per la partecipazione popolare che ha visto considerando il territorio in cui si è tenuta. Di seguito entrambi gli scritti.

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Da www.nuovopci.it

Avviso ai naviganti 70

21 marzo 2017

2017, centenario della gloriosa Rivoluzione d’Ottobre, la svolta nella storia dell’umanità

Ripristinato il sito Caccia allo sbirro! che le autorità avevano oscurato.

http://cacciaallosbirro.tt3j2x4k5ycaa5zt.onion/ – per ora si accede solo usando TOR (vedi nota finale)

 

La borghesia imperialista e il suo clero usano la polizia, i carabinieri e i militari contro i lavoratori, li impiegano a proteggere i loro loschi affari e i loro lussi e sprechi, li mandano ad aggredire, opprimere e devastare altri popoli e paesi. Tuttavia la lotta per instaurare il socialismo non è lotta contro i poliziotti, i carabinieri e i militari: è lotta contro la borghesia imperialista e il suo clero per sostituire al loro marcio sistema un ordine sociale in cui ogni adulto svolge un lavoro utile e dignitoso e riceve tutto quanto è necessario per una vita dignitosa. Il Partito comunista chiama anche quelli tra i poliziotti, i carabinieri e i militari che hanno anche solo un minimo di coscienza, che non sono completamente abbrutiti dalla formazione che ricevono, a ribellarsi con scienza e coscienza agli ordini che violano la Costituzione del 1948, a boicottare e sabotare le manovre anticostituzionali delle autorità della Repubblica Pontificia e in particolare le manovre di guerra messe in opera dalla NATO, a far conoscere e denunciare pubblicamente le operazioni e gli ordini diretti contro le masse popolari, a smascherare gli aguzzini e gli organizzatori della criminalità e della corruzione e i promotori della repressione antipopolare, a costituire cellule comuniste clandestine in senso alle forze armate, alla polizia e ai carabinieri. Anche a questo serve il sito Caccia allo sbirro! 

Più lavoro, meno sbirri!

Due articoli della Costituzione che le autorità della Repubblica Pontificia violano sistematicamente

art. 3 – È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

art. 11 – L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

La parola d’ordine “Più lavoro, meno sbirri!” comparsa sui muri di Locri dopo il raduno promosso domenica 19 marzo da Mattarella & Co è giusta. La chiamano lotta alla criminalità, ma la “lotta alla criminalità” condotta dalla borghesia imperialista e dal suo clero ha esteso l’impero della criminalità organizzata a tutto il paese e oltre. La borghesia imperialista ha chiuso e chiude fabbriche, ha delocalizzato e delocalizza aziende e lavorazioni, ha distrutto e distrugge posti di lavoro, ha relegato nel degrado economico e sociale interi quartieri e paesi, tiene migliaia di emigranti rinchiusi in campi di concentramento, ha devastato e devasta il territorio con grandi opere inutili e dannose, ha inquinato e inquina su larga scala, tutto sottomette all’estorsione di denaro per alimentare il capitale finanziario e speculativo. Le guerre della NATO si estendono in tutto il mondo e le servitù e le basi militari inquinano l’intero nostro paese. Il sistema politico della borghesia è diventato il terreno delle manovre occulte, della corruzione, della speculazione finanziaria, della criminalità, dei reati di Stato e della guerra. Gli esponenti e portavoce della criminalità organizzata sono alla testa dello Stato: da Berlusconi, a Napolitano, a Mattarella (ex gerarca democristiano ed esponente di una celebre famiglia mafiosa – che un suo fratello sia stato ucciso in una delle guerre tra famiglie mafiose, conferma solo il ruolo della famiglia), a Renzi allievo di Gelli. Questa è la versione imposta a noi italiani del catastrofico corso delle cose che la Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti impone in tutto il mondo. Milioni di emigranti sono le vittime più maltrattate di questo corso delle cose. Contro di loro, invece che contro la borghesia imperialista e il suo clero, la Lega Nord di Matteo Salvini, casa Pound, Forza Nuova promuovono la mobilitazione delle masse popolari: approfittano della miseria, dell’arretratezza, dell’abbrutimento e del degrado sociale imposto dalla borghesia. Lega Nord di Matteo Salvini, casa Pound, Forza Nuova sono gli agenti più vigliacchi della borghesia imperialista.

Il sistema politico borghese si sta disfacendo, ma la borghesia e il suo clero non lasciano il campo spontaneamente. La borghesia e il clero cercano di trascinare tutta l’umanità con loro. Possiamo porre fine al loro ordine sociale solo sostituendolo con un nuovo ordine sociale: il socialismo. Solo l’instaurazione del socialismo porrà fine al corso delle cose generato dalla crisi generale del capitalismo. La rivoluzione socialista è in corso. Per farla progredire, il (nuovo) Partito comunista chiama gli operai più avanzati e tutti gli elementi coscienti delle masse popolari ad organizzarsi e assumere localmente con le loro organizzazioni il ruolo di nuove pubbliche autorità, ad attuare da subito sulla scala più larga possibile le parti progressiste della Costituzione del 1948, a rendere il paese ingovernabile dalle autorità emanazione dei vertici della Repubblica Pontificia fino a costituire un proprio governo nazionale d’emergenza, il Governo di Blocco Popolare.

A quest’opera chiamiamo tutti gli elementi avanzati del paese. La vittoria è possibile, dipende da noi.

Il vecchio mondo muore e noi comunisti abbiamo il dovere e la forza di guidare già da oggi la classe operaia e le masse popolari a costruire il nuovo mondo!

Per diventare comunisti bisogna impadronirsi della scienza delle attività con le quali gli uomini fanno la loro storia, svilupparla e usarla per instaurare il socialismo: il Partito è la scuola per ogni individuo deciso a diventare comunista e a lottare per instaurare il socialismo!

Avanti quindi!

Studiare il Manifesto Programma del Partito è la prima attività di chi si organizza per diventare comunista. Stabilire un contatto clandestino con il Centro del Partito è la seconda. Promuovere la costituzione di organizzazioni operaie in ogni azienda capitalista e di organizzazioni popolari in ogni azienda pubblica, in ogni istituzione pubblica, in ogni scuola e università, in ogni zona d’abitazione è la terza.

Con il socialismo nessuna donna e nessun uomo è un esubero!

Con il socialismo c’è posto per tutti quelli che sono disposti a far la loro parte dei compiti di cui la società ha bisogno!

Osare sognare, osare pensare, osare vedere oltre l’orizzonte della società borghese! Osare lottare! Osare vincere!

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Con Libera contro le mafie. A Locri spunta l’arcobaleno

Giornata della memoria e dell’impegno. In 25mila al corteo nazionale. Don Luigi Ciotti dal palco: «Diciamo no alla retorica della legalità e sì alla giustizia sociale»

Che sia una manifestazione straordinaria per questo martoriato lembo di Calabria lo capisci subito dall’ingorgo di auto e bus che, alle prime luci del giorno, dalla statale 106 si immettono nella via Provinciale, e poi verso via Cusumano, in direzione lungomare.

A Locri la primavera ha il colore mattutino dello Jonio e dell’enorme bandiera arcobaleno che apre il corteo di Libera nella Giornata nazionale dell’impegno contro le mafie. La portano alcuni minorenni giunti in Calabria dal Nord Africa nei mesi scorsi a bordo di barconi. Ad assisterli Frank Mbaye, mediatore culturale, camerunense, arrivato a Milano nel 2002 e poi trasferitosi nella Locride. «I ragazzi stanno seguendo corsi di alfabetizzazione e di italiano, hanno presentato i documenti necessari e sono in attesa della decisione della Commissione sulla loro richiesta di asilo» ci dice.

Questa è terra di accoglienza, la «dorsale della solidarietà» di Riace, Caulonia e Badolato. Ma è anche dannata terra di ‘ndrangheta. Nella Locride, fazzoletto di costa che da Gioiosa si estende fino a Bianco, con le sue alture che s’inerpicano fino a San Luca e Platì, il giogo mafioso è retto da famiglie dai nomi altisonanti e temuti. Sono i Pelle, i Nirta, gli Aquino, i Commisso, i Morabito, i Macrì, gli Ursino. Non era facile per Libera scendere qui e organizzarvi la XXII Giornata per la memoria antimafia. Ma la scommessa è vinta. Venticinquemila persone, una marea umana dietro lo striscione: «Luoghi di speranza e testimoni di bellezza». I messaggi intimidatori della vigilia contro Luigi Ciotti non hanno scalfito la voglia di esserci. E forse han persino determinato un effetto moltiplicatore. Chi ha lunga memoria di cortei non ricorda in Calabria una partecipazione così massiccia da lustri.

Sfilano i gonfaloni dei comuni di mezza Italia, sventolano le bandiere delle associazioni, dei sindacati, dei partiti della sinistra, sciamano gli scout, gli studenti con gigantesche mani gialle e, dignitosi, calpestano l’asfalto del lungomare, circondati da palme e palmizi, i familiari delle vittime. È il loro giorno, una ricorrenza di mestizia e di speranza. Mostrano le foto dei congiunti, si commuovono ancor oggi.

Incrociamo i genitori di Dodò Gabriele. Quel maledetto 11 giugno del 2009, alla periferia di Crotone, Dodò fu colpito alla testa per un regolamento di conti tra ‘ndrine. Aveva 11 anni, stava giocando a calcetto. È morto in ospedale pochi mesi dopo. Ma Dodò non è morto per sbaglio, perché non c’è niente di sbagliato a trascorrer del tempo facendo quel che ti piace. Quando Dodò è morto si è fermata anche la vita della sua famiglia, spezzata da una tragedia tanto crudele. Ma poi i Gabriele hanno ripreso a camminare, insieme a Libera, e han compreso che era importante andare avanti e raccontare la vita di Dodò.

Oddi Dodò avrebbe 18 anni. E oggi i suoi genitori sono in piazza, accanto al padre di Gianluca Congiusta. Venne ucciso a Siderno, il 24 maggio 2005. Era un giovane commerciante di 31 anni. La sua famiglia ha scelto di ribellarsi al dolore e alla giustizia lenta. Prima il padre Mario, poi la sorella Roberta sono diventati pungolo costante della società civile calabrese. Mario Congiusta è salito sul palco a leggere il nome del figlio, tra le 950 vittime innocenti delle mafie.

Poco prima era toccato al presidente del Senato, Pietro Grasso, leggere quelli di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Grasso è l’unica figura istituzionale presente a Locri. Il Governo ha disertato l’appuntamento. Assente giustificato il ministro della Giustizia, Andrea Orlando (era annunciato, ma ha la febbre), manca il ministro degli Interni, il calabrese Marco Minniti (era venuto domenica con Mattarella), a cui devono esser fischiate le orecchie quando don Ciotti è salito sul palco davanti a una piazza stracolma per l’intervento conclusivo. «Bisogna combattere la povertà, non perseguitare i poveri» ha esclamato, con riferimento polemico ai recenti decreti governativi. «Diciamo no alla retorica della legalità e sì alla giustizia sociale. E’ questo il vero antidoto alla peste mafiosa. Le mafie non uccidono solo con la violenza ma anche costringendo alla rassegnazione e al silenzio. La memoria ha bisogno di continuità, la memoria non è una lapide ma è condivisione e corresponsabilità. E la prima mafia si annida nell’indifferenza, nel quieto vivere, nel puntare il dito senza far nulla e girarsi dall’altra parte».

Il presidente di Libera ha ricordato Danilo Dolci («mi ha insegnato che l’educazione è un progetto di vita»), ha citato Corrado Alvaro («abbiamo il diritto di sapere cosa i rappresentanti del popolo hanno in testa ma anche cosa hanno in tasca») e ha ringraziato il premier Gentiloni: «Mi ha comunicato che saranno concessi i benefici della legge Bacchelli a Riccardo Orioles, il giornalista che con Pippo Fava fondò I Siciliani». E così, per dirla con Claudio Fava, vicepresidente della Commissione antimafia, «per la prima volta una vita spesa per scrivere sulle mafie e sui suoi innominabili amici sarà considerata titolo di merito civile. Non di solitario accanimento».

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