170315 Gramsci e (n)PCI

Settanta anni di revisionismo, dal 1956 in poi, hanno accumulato molti detriti su quella che è la morale secondo la concezione comunista del mondo, e in particolare la morale che riguarda le questioni economiche. Secondo i revisionisti, uno deve accumulare denaro e beni (case, auto, cultura, eccetera) per se stesso e per i familiari. Questa è la concezione borghese, non quella comunista dell’economia. La concezione comunista del mondo riguardo alle questioni economiche  è quella illustrata magistralmente dalla classe operaia torinese nel 1917, e raccontata qui da Gramsci.

“L’ACT è composta della Cooperativa ferrovieri e dell’Associazione generale degli operai. Da molti anni la sezione socialista aveva conquistato il Consiglio di amministrazione, ma ora la sezione non era più in grado di esplicare un’attiva agitazione in mezzo alle masse operaie.

Il capitale dell’Alleanza era per la maggior parte costituito di azioni della cooperativa ferroviaria appartenenti ai ferrovieri e alle loro famiglie. Lo sviluppo preso dall’Alleanza aveva aumentato il valore delle azioni da 50 a 700 lire. Il Partito riuscì però a persuadere gli azionisti che una cooperativa operaia ha per scopo non il profitto dei singoli ma il rafforzamento dei mezzi di lotta rivoluzionaria, e gli azionisti si accontentarono di un dividendo del tre e mezzo per cento sul valore nominale di 50 lire, anziché sul valore reale di 700 lire. Dopo l’insurrezione dell’agosto si formò, con l’appoggio della polizia e della stampa borghese e riformista, un comitato di ferrovieri che si propose di strappare al Partito socialista il predominio nel consiglio amministrativo. Agli azionisti si promise la liquidazione immediata della differenza di 650 lire fra il valore nominale e quello corrente di ogni azione; ai ferrovieri si promisero diverse prerogative nella distribuzione dei generi alimentari. I riformisti traditori e la stampa borghese misero in azione tutti i mezzi di propaganda e di agitazione per trasformare la cooperativa da un’organizzazione operaia in una azienda commerciale di carattere piccolo-borghese. La classe operaia era esposta a persecuzioni di ogni genere. La censura soffocò la voce della sezione socialista. Ma ad onta di tutte le persecuzioni e tutte le angherie, i socialisti, che non avevano per un solo istante abbandonato il loro punto di vista, che la cooperativa operaia è un mezzo della lotta di classe, ottennero di nuovo la maggioranza dell’Alleanza cooperativa. 

Il Partito, socialista ottenne 700 voti su 800, quantunque la maggioranza degli elettori fossero impiegati ferrovieri, dai quali ci si aspettava che dopo la sconfitta dell’insurrezione di agosto avrebbero manifestato una certa titubanza e perfino delle tendenze reazionarie. ( in Rapporto inviato nel luglio 1920 al Comitato Esecutivo dell’Internazionale comunista. Pubblicato per la prima volta in russo, in tedesco e in francese nell’Internazionale Comunista, 1920, n. 14; ripubblicato in italiano, senza firma nell’Ordine Nuovo, quotidiano, 14 marzo 1921, anno 1, n. 73, in http://www.nuovopci.it/classic/gramsci/mvtorcon.htm)

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