Tante questioni aperte, il dibattito continua

Siena. Lo scorso 8 Febbraio la Sezione del P.CARC ha organizzato in un’aula autogestita della Facoltà di Lettere e Filosofia la presentazione de La Voce del (nuovo)PCI. Hanno partecipato circa 10 persone, principalmente simpatizzanti e collaboratori del P.CARC, oltre ad alcuni esponenti del PRC.
Come è accaduto in altre sezioni, la seconda intervista al Segretario Generale del (nuovo)PCI pubblicata sul numero 2/2017 di Resistenza è stata il mezzo tramite il quale abbiamo introdotto l’argomento a compagni che non conoscevano o non si erano mai interrogati sul rapporto tra P.CARC e (nuovo)PCI. L’iniziativa si è rivelata molto interessante e stimolante perché ha permesso di trattare questioni che in genere vengono “date per scontate” e trattate a livello superficiale. La presenza di molti compagni esterni al P.CARC (di età, percorso politico e condizioni sociali molto diverse) dimostra l’interesse verso il (nuovo)PCI, ci spinge a sviluppare quella collaborazione di cui Ulisse parla nell’intervista.

Il tema principale di discussione è stata la clandestinità del (nuovo)PCI. Parlarne apertamente è anche un modo di scardinare il senso comune che porta a far combaciare la clandestinità del Partito con la lotta armata, diretta conseguenza dell’intossicazione borghese riguardo all’esperienza delle Brigate Rosse. “Se siamo in democrazia, che bisogno c’è della clandestinità? Quindi il (nuovo)PCI è clandestino perché compie azioni illegali…”, sono solo alcune delle obiezioni che vengono comunemente mosse.
Abbiamo quindi posto molta attenzione a spiegare che la clandestinità del (nuovo)PCI è un aspetto strategico e non tattico: cioè il (nuovo)PCI è clandestino perché ciò permette di mantenere una completa autonomia di pensiero, di analisi, di propaganda e di azione rispetto alla classe dominante, in ragione della quale può dire e fare ciò che è necessario dire e fare per far avanzare la rivoluzione socialista, anche se ciò è vietato dalle leggi della borghesia. Pertanto, clandestinità non è sinonimo di illegalità, ma è condizione per l’autonomia e l’indipendenza politica e organizzativa. Non tutto ciò che fa il (nuovo)PCI è illegale rispetto alle leggi borghesi in vigore, ma la classe dominante potrebbe in ogni momento cambiare le leggi che garantiscono libertà di espressione, ad esempio (e statene certi, lo farà), e di colpo anche esprimere certi pensieri, opinioni e diffondere la propaganda rivoluzionaria sarebbe illegale e perseguito penalmente. La clandestinità come aspetto strategico consente di operare già in previsione di ciò che farà la classe dominante, consente di prevenire le sue mosse e garantire al (nuovo)PCI di operare con continuità in ogni condizione, in ogni contesto e in ogni ambiente.
Poi è vero che il (nuovo)PCI compie anche azioni che sono considerate illegali, ma sono legittime (cioè rispondono agli interessi della classe operaia e delle masse popolari): un esempio ce lo abbiamo in questi giorni in cui è tornata alla ribalta l’esistenza del sito Caccia allo sbirro che il (nuovo)PCI lanciò per dare un volto, un nome un cognome e un indirizzo ai membri delle Forze dell’Ordine che, forti delle coperture, della segretezza, delle omissioni che riserva loro lo Stato, compiono atti contro le masse popolari (infiltrazioni nei movimenti, violenze, pestaggi, intimidazioni, ricatti, ecc.). Per la pubblicazione di quel sito furono processati e assolti per insufficienza di prove 4 compagni: la clandestinità del (nuovo)PCI ha consentito che il sito esistesse ancora e svolgesse la sua preziosa opera, mentre gli apparati repressivi stanno ancora cercando chi lo abbia aperto e come (il perché lo conoscono bene ed è per quello che sono così preoccupati…). In altri casi, la violazione delle leggi è servita a mandare a monte la persecuzione poliziesca e giudiziaria che aveva l’obiettivo di distruggere il (nuovo)PCI: dalla clandestinità furono pubblicati su internet gli atti giudiziari su cui la persecuzione si basava. Era vietato farlo, era illegale, ma l’operazione consentì di smascherare tutto il teorema persecutorio, di mostrare quali fossero stati gli strumenti (quelli sì, illegali) di cui le autorità borghesi si erano dotate per cercare di “incastrare” gli imputati, di far cadere il macigno della “illegalità” sulle autorità e istituzioni che lo avevano sollevato… in effetti a violare le leggi, la Costituzione, le procedure erano state proprio loro.

Attraverso questi esempi abbiamo mostrato chiaramente dove sta la differenza fra un partito pubblico e un partito clandestino e come il partito clandestino, a differenza di un partito pubblico che deve tenere conto delle leggi borghesi e del sistema di intossicazione dell’opinione pubblica, non deve rendere conto che alla classe operaia e alle masse popolari del proprio operato.

Dibattito interno. Presentare La Voce e quindi anche spiegare ad altre persone cos’è il (nuovo)PCI e portare all’esterno il suo messaggio ha messo i compagni della Sezione nella condizione di doversi confrontare prima di tutto con i loro dubbi sull’argomento, sugli aspetti che non avevano chiari. Lo studio e discussione dell’intervista a Ulisse è stato un ottimo metodo per iniziare a esaminare tutta una serie di questioni con maggiore profondità.
Anzitutto, discutere del ruolo dei due partiti nella costruzione della rivoluzione socialista. Un’adesione formale, di facciata, porta spesso i compagni a essere d’accordo “di principio” con quello che dice il (nuovo)PCI. I due partiti fratelli lavorano allo stesso obiettivo a breve termine (creare le condizioni per l’instaurazione del Governo di Blocco Popolare), ma l’azione del P.CARC è volta principalmente a estendere al massimo livello possibile gli spazi di agibilità della società borghese, a sviluppare al massimo grado possibile l’organizzazione e la mobilitazione delle masse popolari per costituire il Governo di Blocco Popolare, il (nuovo)PCI vede oltre, adottando il governo di emergenza come uno strumento per sviluppare la Guerra Popolare Rivoluzionaria attraverso cui instaurare il socialismo.
Studiare e discutere l’intervista ha anche fatto riflettere i compagni sul contributo che i membri del P.CARC danno e possono dare al partito clandestino e sulla necessità di promuovere la collaborazione col (nuovo)PCI anche da parte degli elementi avanzati della classe operaia e delle masse popolari.

I temi sono lontani dall’essere esauriti. Per questo tutte le Sezioni del P.CARC nelle prossime settimane proseguiranno con la discussione della seconda intervista a Ulisse e si confronteranno sul contenuto e le forme della collaborazione con il (nuovo)PCI, una discussione in cui sono coinvolti tutti i compagni e le compagne, anche esterni al P.CARC, che hanno la falce e il martello nel cuore e vogliono avere un ruolo positivo nella rivoluzione socialista in corso.

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