Questa mattina su Il Manifesto è apparso l’articolo Cantieri fermi, Errani sbotta fuori onda: «La ricostruzione non esiste», pezzo in cui si tratta di una dichiarazione privata in cui il commissario per l’emergenza terremoto nel centro Italia, Vasco Errani, dice di aver “scoperto” che non ci sono i soldi per l’emergenza terremoto. Appare singolare che proprio in questo momento, con il PD che si spacca in mille frammenti, emergano notizie come questa. Lo sciacallaggio della classe dominante non conosce limiti e neanche lo spezzarsi di vite, il crollo di case, ricordi ed esistenze vale a frenare le lotte tra bande di questi signori.
Intere zone del paese sono in ginocchio sotto la neve e in balia di continue scosse di terremoto, senza luce né riscaldamento da giorni. E’ un’immagine esemplare, non la prima e non l’unica, del grado di disfacimento cui è sottoposta la società sotto il tallone della borghesia, cui si aggiungono i parassitari residui feudali della corte pontificia, le organizzazioni criminali e le agenzie imperialiste straniere che imperversano nel paese: la famosa anomalia italiana. Questi sono i vertici della Repubblica Pontificia che sempre più, come i sovrani di un tempo, pretendono dai sudditi il pagamento di imposte per poi disinteressarsi del loro destino; depredano e devastano il territorio e la coesione sociale come una forza occupante fa in terra straniera!
Da qui vengono i soggetti che cianciano di lotta agli sprechi, che conducono puntualmente contro qualche “fannullone” che ha raccolto qualche briciola, mentre gettano tranquillamente miliardi di euro nei vortici della speculazione, regalandoli al sistema di riciclaggio e di investimenti di stampo mafioso, come le fantomatiche “grandi opere”, inutili e dannose. I grandi gruppi finanziari e industriali non pagano i debiti con le banche, ma queste comunque continuano a erogare loro credito. Quel credito che negano a famiglie e piccole imprese artigiane, mentre percepiscono lauti aiuti con soldi pubblici per ripianare quelle cosiddette “sofferenze”.
Un esempio su tutti, ma non l’unico: miliardi di euro di “sofferenze” del Monte dei Paschi di Siena sono da addebitare a De Benedetti, alla Marcegaglia, a Don Verzè con il suo Ospedale S. Raffaele, solo per citarne alcuni; debiti che vengono appianati con i soldi che servirebbero per dare a migliaia di disoccupati un lavoro utile e dignitoso, che con il loro lavoro potrebbero essere mobilitati a ricostruire un paese che cade a pezzi proprio a partire dalle zone terremotate per le quali, oggi veniamo a scoprire, non esserci i soldi pubblici necessari. Soldi pubblici che mancano sempre per i servizi, per gli ospedali, per i trasporti, per le scuole, per le bonifiche dei siti inquinati, ecc. ma che appaiono magicamente quando c’è costruire clientele, mega apparati repressivi o salvare banche e aziende private. Se un proletario non paga il mutuo gli pignorano la casa, se a non pagare è la Marcegaglia, il debito glielo pagano le masse popolari!
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Di seguito l’articolo su Il Manifesto di questa mattina:
Cantieri fermi, Errani sbotta fuori onda: «La ricostruzione non esiste»
Terremoto. Un audio rubato al commissario, ormai fuori dal Pd, svela il «re nudo» post-sisma. Italia centrale, a sei mesi dal terremoto anche i sindaci contro il governo
Quello che nessuno trova il coraggio di dire in pubblico, alla fine, spunta fuori sotto forma di registrazione clandestina. «Macerie, stalle, casette: questa non è ricostruzione», ha detto il commissario straordinario per la ricostruzione Vasco Errani, il 15 febbraio scorso ad Ancona, durante un incontro con i sindaci e con il governatore marchigiano Luca Ceriscioli. L’audio è stato pubblicato sul sito del settimanale Panorama ed è una specie di bomba nel dibattito che riguarda la ricostruzione dell’Italia centrale ferita dal terremoto.
«Bisogna darsi una governance totalmente differente, la ricostruzione non esiste proprio»Vasco Errani, 15 febbraio 2017
«Bisogna darsi una governance totalmente differente – ha detto ancora Errani –, altrimenti non ce la faremo. La ricostruzione non esiste proprio, non è possibile che per fare le casette si aspetti il fabbisogno definitivo».
Uno sfogo in piena regola: contro il governo, contro la Regione, contro l’incredibile dispersione delle responsabilità sulla gestione dell’emergenza e della ricostruzione: tanto era stata centralizzata quella dell’Aquila tanto è parcellizzata quella attuale. Il risultato è che le decisioni tardano e, a sei mesi di distanza dalla prima scossa, soltanto poche centinaia di persone sono riuscite a riavvicinarsi a casa, nelle casette provvisorie installate a macchia di leopardo sul territorio.
Errani attacca, e non è un caso: la sua uscita dal Pd sarà ufficializzata probabilmente domani, con una conferenza stampa a Ravenna. La sfuriata di Errani, d’altra parte, è diventata pubblica in un momento a dir poco delicato per la vita di un partito che perde pezzi nel bel mezzo della sua stagione congressuale, ed è facile leggerla come atto di guerra interna.
A poco è servita la debole precisazione diffusa poi dal portavoce, anche perché la frittata ormai è fatta: «Errani non ha parlato di né di drammi né di fallimenti dello Stato, assolutamente inesistenti. Il commissario ha sottolineato l’esigenza concreta di moltiplicare gli sforzi per accelerare».
Anche il tentativo di Ceriscioli di gettare acqua sul fuoco, a conti fatti, è poca cosa: «Non abbiamo bisogno di polemiche e strumentalizzazioni, lavoriamo a testa bassa per il bene della nostra gente».
È così che la scissione dei democratici si proietta anche sulle zone terremotate: Errani resterà commissario? Si dimetterà? Aspetterà che qualcuno gli dia il benservito? In Regione sono convinti che l’ex governatore dell’Emilia abbia ormai i giorni contati come amministratore della ricostruzione, ma il rischio concreto è che la vicenda diventi un lungo braccio di ferro sulla pelle dei terremotati, che cominciano a dare segnali di insofferenza.
I sindaci, comunque, per ora si sbilanciano poco, e tendenzialmente lo fanno in favore proprio di Errani. Sergio Pirozzi, di Amatrice, con i consueti toni da tribuno esulta perché «viene fuori quello che avevo detto tre mesi fa», cioè che «in tempi di guerra ci vogliono procedure di guerra». Di 32 cantieri aperti nel suo comune, molti sono fermi: «Il commissario ha voluto gettare un sasso nello stagno, per smuovere il governo perché qualcosa non sta funzionando».
Anche il sindaco di Arquata del Tronto, Aleandro Petrucci, ammette che «Errani non ha tutti i torti, i tempi si stanno allungando e se le sue parole dovessero servire a spronare chi di dovere, ha fatto bene».
Nell’ascolano, da notare, di casette neanche l’ombra e le macerie sono state sì e no spostate ai margini delle strade per consentire il passaggio. Tutto è fermo, mentre si attende l’ok della Regione alle aree individuate per i sei villaggi provvisori.

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