il carattere unitario e le prospettive

Il 21 e il 22 gennaio a Roma si sono svolte tre assemblee nazionali (Comitati per il No, Attuare la Costituzione: un dovere inderogabile, C’è chi dice No) che avevano all’ordine del giorno la continuazione della mobilitazione che ha portato alla vittoria del NO al referendum del 4 dicembre e l’attuazione delle parti progressiste della Costituzione. Il P.CARC ha messo in luce il loro carattere unitario nel comunicato di adesione. E’ effettivamente emerso dalle assemblee? Come?

Queste assemblee, pur partendo da punti di vista e da promotori che possono sembrare diversi, in realtà avevano vari punti di convergenza e un filo rosso le legava e le metteva in connessione. Esse appartengono al variegato movimento delle masse popolari che è alla ricerca di una via per far fronte all’attuale corso disastroso delle cose.

La prima assemblea era promossa da attivisti dei comitati per il No per discutere il seguito da dare alla vittoriosa battaglia referendaria: l’obiettivo dichiarato è di “ripristinare l’agibilità politica delle istituzioni democratiche” e fare sì che “i cittadini ritornino ad essere protagonisti del voto e artefici del loro destino, con il concorso dei partiti, delle rappresentanze parlamentari, come richiede il principio fondante della Costituzione che stabilisce che la sovranità appartiene al popolo”.

La seconda era promossa da giuristi, intellettuali, professionisti, amministratori preoccupati dal corso disastroso delle cose e uniti dal proposito di attuare la Costituzione nata dalla Resistenza antifascista, violata e aggirata nelle parti progressiste fin dal 1948 e in particolare negli ultimi decenni, sotto l’incalzare della crisi generale del sistema capitalista che ha portato al dominio del “liberalismo e del pensiero unico” in campo economico, ambientale, sociale e culturale: dominio del capitale finanziario e speculativo, eliminazione di diritti e garanzie sul lavoro, devastazione dell’ambiente, privatizzazioni e svendita del patrimonio pubblico, assoggettamento ai trattati europei e internazionali (UE, FMI, NATO) in violazione del dettame costituzionale, ecc.

La terza assemblea (NO sociale al referendum) era promossa dal movimento di lotta per la casa, dai movimenti contro le “riforme” (Buona Scuola, Sblocca Italia, Jobs Act, “provvedimenti simbolo di un governo Renzi del quale vogliamo cancellare l’eredità attraverso la mobilitazione sociale”) per organizzare una primavera di lotta attraverso la manifestazione del 25 marzo, in occasione dell’anniversario dei Trattati di Roma che hanno dato il via all’UE (“giornata radicale di lotta e di conflitto, un passaggio capace di potenziare quel legame sociale e quei percorsi comuni di lotta che sono in grado di alimentarsi a vicenda in una processualità aperta e inclusiva”) e la contestazione del vertice G7 previsto a Taormina per il 27 maggio prossimo.

Queste iniziative denunciano apertamente, ognuna a suo modo, che il corso disastroso delle cose ha origine dalla comunità internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti che governa in ogni paese e nel mondo. Un pugno di capitalisti e affaristi (e le loro istituzioni) che agisce come esercito occupante in ogni paese: devasta l’ambiente e il territorio, distrugge aziende e interi settori produttivi, estorce dalla popolazione tutte le ricchezze di cui è capace, conduce guerre di aggressione e affama interi popoli e continenti. Una banda devastatrice che distrugge ogni paese e mette a repentaglio la sopravvivenza dell’ambiente e dell’umanità stessa. Questo è il primo punto di unità.

L’altro punto di unità è che da ognuna delle tre iniziative emerge che la questione decisiva in questa fase è la costruzione dal basso di una nuova governabilità del Paese, una governabilità che poggia sulla mobilitazione e sulla partecipazione attiva dei lavoratori e delle masse popolari che si organizzano in comitati, coordinamenti e reti per prendere in mano aspetti della vita economica, sociale e culturale. All’assemblea del No sociale al referendum, Luca Fagiano (esponente del movimento per il diritto all’abitare) lo ha detto bene, quando ha sottolineato che non si tratta tanto di indicare i palazzi da assaltare, ma costruire un percorso di autorganizzazione e conflitto non solo per resistere ma per passare all’attacco.

Noi possiamo, vogliamo e dobbiamo convogliare queste due spinte positive nel rafforzamento del movimento per l’instaurazione di un governo di emergenza delle masse popolari organizzate nel Paese. Un Governo di Blocco Popolare (GBP) che avrà come suo programma le misure d’emergenza per porre rimedio da subito almeno agli effetti peggiori della crisi:

1. assegnare a ogni azienda compiti produttivi secondo un piano nazionale: nessuna azienda deve essere chiusa!

2. eliminare tutti quelle attività e produzioni inutili e dannosi per l’uomo e per l’ambiente, assegnando alle aziende altri compiti: basta con gli avvelenatori, gli speculatori e gli squali!

3. assegnare a ogni individuo un lavoro socialmente utile e garantirgli in cambio le condizioni necessarie per una vita dignitosa e per la partecipazione alla gestione della società: nessun lavoratore deve essere licenziato o emarginato!

4. distribuire i prodotti alle aziende, alle famiglie, agli individui e ad usi collettivi secondo piani e criteri chiari, conosciuti e democraticamente decisi: a ogni adulto un lavoro utile, a ogni individuo una vita dignitosa, a ogni azienda quanto serve per funzionare!

5. stabilire relazioni di collaborazione o di scambio con gli altri paesi disposti a stabilirle con noi,

6. iniziare a riorganizzare le altre relazioni e attività sociali in conformità alla nuova base produttiva.

Lavorare e lottare (ognuno può dare il suo contributo e fare la sua parte, c’è posto per tutti) per attuare queste misure implica l’attuazione delle parti progressiste della Costituzione del 1948. Questa è l’unica via realistica per dare continuità e sbocco positivo all’esito del Referendum del 4 dicembre e impedire che l’esito del Referendum sia aggirato dal governo Gentiloni e dai padroni e padrini della comunità internazionale e dei vertici della Repubblica Pontificia.

La nostra attività per costituire e rafforzare organizzazioni operaie e popolari che prendano in mano la sorte delle aziende, dei “beni pubblici”, delle scuole, dei territori e dei quartieri (e in definitiva il governo del paese) è strettamente intrecciata con le aspirazioni e l’attività degli organismi che hanno promosso e di quanti hanno partecipato a queste tre assemblee.

Il 28 gennaio ci sarà la quarta assemblea nazionale, sempre a Roma, promossa dalla Piattaforma Sociale Eurostop. Ha punti in comune con le assemblee del 21 e 22? Può essere messa in continuità? Come?

L’assemblea del 28 gennaio è connessa con le assemblee del 21 e 22 gennaio, di fatto e in una certa misura anche nelle intenzioni dei promotori: alcuni esponenti della Piattaforma Sociale Eurostop lo hanno anche dichiarato pubblicamente (ad esempio Casadio, all’assemblea “Attuare la Costituzione”).

Noi come Partito dei CARC, aderente alla Piattaforma, consideriamo importante questa concatenazione e ci adoperiamo per favorire la partecipazione e lo sviluppo di questa iniziativa.

Parteciperemo per dare forza al processo di aggregazione e coordinamento in corso per l’attuazione delle parti progressiste della Costituzione e per alimentare il percorso per la costituzione di un governo di emergenza delle masse popolari organizzate, l’unico in grado di dare gambe concrete anche alla programma della Piattaforma Sociale Eurostop (rottura con la UE e l’Euro)… o qualcuno spera nel governo Gentiloni? Ma anche un eventuale governo del M5S, senza un potente movimento di organizzazioni operaie e popolari capace di prendere in mano l’economia del paese a prescindere dai capitalisti e dai loro traffici, cosa potrebbe fare di diverso da quello che ha fatto il governo Tsipras?

Metteremo in evidenza che il nemico principale le masse popolari e i lavoratori ce l’hanno in casa, sono i governi delle politiche di austerità, dello smantellamento dei diritti e della precarietà. Sembra una cosa banale, ma non lo è affatto vista la prassi (corrente, e non a caso, negli ambienti della sinistra borghese come anche tra i promotori della mobilitazione reazionaria) di indirizzare il malcontento delle masse popolari non contro i veri responsabile delle condizioni infami a cui sono costrette (la classe dominante del nostro paese: i vertici della Repubblica Pontificia), ma “contro l’Europa” o “contro la Germania”, alimentando, volenti o nolenti, l’idea che masse popolari e borghesia imperialista possano avere interessi comuni possano essere alleate nella “guerra tra noi e il resto del mondo”.

Sulle manifestazioni nazionali che si delineano, noi non siamo contro le grandi manifestazioni, ma assumerle come fine (e non un mezzo per consolidare e rafforzare l’organizzazione e la mobilitazione popolare) le fa diventare un rito vuoto e alla lunga portano ad alimentare sfiducia e disfattismo. Dobbiamo dare gambe al “per” e questo è possibile solo se alimentano e rafforziamo le mille iniziative di base che già esistono e ad altre che insieme dobbiamo ideare, promuovere e sostenere per costruire la nuova governabilità del paese.

La lotta ideologica con la Rete dei Comunisti ha nella Piattaforma Sociale Eurostop un ambito specifico fin dalla sua costituzione. Come credi debba e possa vivere nella preparazione e nello svolgimento dell’assemblea del 28 gennaio?

Il (n)PCI e il Partito dei CARC lottano per fare la rivoluzione socialista e costruire il socialismo nel nostro paese, un paese imperialista. Il movimento comunista (da Marx a Lenin, Stalin, Mao e per quanto riguarda il nostro paese anche Gramsci) ci ha insegnato che il movimento comunista avanza (ed è avanzato in ogni epoca) promuovendo e sviluppando una costante lotta tra le due linee al suo interno: la linea rivoluzionaria (la sinistra) e la linea disfattista, attendista e riformista (la destra). Ci ha insegnato che la linea rivoluzionaria avanza e si sviluppa anche conducendo una lotta accanita contro la concezione disfattista della situazione (la situazione non è rivoluzionaria, la rivoluzione socialista non è possibile, il nuovo non può nascere, bisogna difendere quello che è possibile difendere, accettare il meno peggio, unità senza principi, quieto vivere, ecc.), contro la concezione attendista (non ci sono le condizioni per la rivoluzione socialista, le masse non sono combattive, aspettiamo tempi migliori) o riformista (la rivoluzione è impossibile, lottiamo per le riforme e l’accordo con la borghesia) e quanto ne consegue anche sul piano pratico.

Le concezioni e le linee riflettono l’interesse dei singoli gruppi sociali e delle singole classi nella lotta di classe in corso (e quindi sono di lunga durata rispetto gli individui che ne sono portatori ed esponenti). Quindi educarsi ed educare alla lotta di classe significa anche sviluppare la lotta tra le due linee: borghesia o proletariato nella società; linea rivoluzionaria o linea conciliatoria/opportunista nel Partito e nel movimento comunista. La RdC (ma anche il PC di Rizzo o Rifondazione) sono forze politiche che si dichiarano comuniste. Su questa base conduciamo la lotta politica e ideologica e allo stesso tempo facciamo iniziative comuni in diversi campi della lotta di classe (politico, sindacale, sociale, culturale). Il Partito dei CARC sviluppa con altre organizzazioni e organismi a livello nazionale e internazionale una politica da fronte basata su tre pilastri: 1. conoscenza reciproca, iniziative comuni in ogni caso in cui è possibile e scambio di esperienze; 2. dibattito aperto, basato sulla critica e l’autocritica, relativo all’analisi della situazione, al bilancio del movimento comunista, al programma, ai metodi di lavoro, alla linea generale e alle linee particolari; 3. solidarietà reciproca di fronte alla controrivoluzione preventiva e in generale alla repressione della borghesia imperialista.

Lo sviluppo del dibattito su concezioni e linee teoriche e pratiche che ne derivano è nell’interesse di quanti hanno a cuore lo sviluppo di un vigoroso movimento comunista nel paese e la rinascita del movimento comunista a livello internazionale.

Lo sviluppo di iniziative ed esperienze pratiche comuni, come è l’assemblea del 28, rafforza la politica da fronte e rafforza il percorso che i lavoratori e le masse popolari stanno facendo per farla finita con il sistema capitalista e costruire un nuovo sistema di relazioni economiche e sociali, il socialismo. 

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