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Pubblichiamo di seguito l’intervista fatta a Davide, membro del presidio in difesa del S. Gennaro. Il presidio permanente, composto da utenti e lavoratori, occupa l’ospedale S. Gennaro dei Poveri a metà Ottobre, presentandosi in questo modo: “I cittadini e le cittadine del Rione Sanità hanno deciso di occupare l’ospedale San Gennaro per impedire lo smantellamento criminale, messo in atto dalla Regione Campania, di un servizio pubblico vitale per il quartiere e per la città tutta. (…) Il San Gennaro è uno degli ultimi poli di occupazione che crea benessere e servizi utili al quartiere, la sua chiusura cancellerebbe ulteriori posti di lavoro in un territorio in cui dilaga la disoccupazione e che da mesi è sotto attacco di una guerra di Camorra spietata. (…) Siamo in presidio permanente all’interno della struttura per impedire il trasferimento dei macchinari e di tutte le attrezzature medico sanitarie…”

L’intervista dimostra come, a partire da una lotta in difesa dell’ospedale, il presidio stia diventando sempre di più un organismo che allarga ed estende la sua attività sul quartiere, ponendosi come un’autorità che si esprime e si mobilita nel dare risposte concrete alle esigenze delle masse popolari.

La lotta del presidio in difesa dell’Ospedale S. Gennaro dei Poveri non è solo un esempio di battaglia rivendicativa per impedire lo smantellamento della sanità pubblica, ma è anche un esempio di come, a partire da ciò, gli organismi popolari possono piano piano assumere un ruolo decisivo nel mettere mano agli effetti che la crisi genera nel proprio quartiere, nel proprio territorio, nella propria città. Vedi “[Napoli] Operazione San Gennaro: dal controllo al potere popolare

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Intervista a Davide M. del presidio in difesa dell’ospedale S. Gennaro

1. Partiamo, anzitutto, da una ricostruzione della storia del presidio. Come nasce e come si sviluppa la vostra lotta?

Il presidio nasce come reazione dei cittadini del Quartiere Sanità e dei lavoratori dell’ospedale all’ennesimo scempio perpetrato ai danni della sanità pubblica da parte dei politicanti e degli affaristi che governano la Regione e il Paese.

Ad ottobre 2016, quindi circa tre mesi fa, siamo venuti a conoscenza della decisione di chiudere definitivamente l’ospedale S. Gennaro dei Poveri, unico presidio sanitario e unico presidio di legalità del quartiere, trasformandolo in struttura poliambulatoriale e aprendo dunque le porte alle più indegne speculazioni da parte dei privati.

Con un tratto di penna venivano chiusi, insieme al pronto soccorso e ai ricoveri, diversi reparti, alcuni dei quali costituivano vere e proprie eccellenze della sanità pubblica regionale: dal reparto di ematologia a quelli di cardiologia, oncologia, medicina d’urgenza, ecc.

Non potevamo assistere inerti di fronte alla vergogna di decine di malati lasciati all’interno dell’ospedale e i cui percorsi di cura sono stati improvvisamente interrotti a causa di un piano sanitario criminale e scellerato!

Ci dicono che non ci sono i soldi, che c’è necessità d tagliare per eliminare sprechi e duplicazioni. Ma noi sappiamo benissimo che i soldi ci sono, è solo che finiscono, come sempre, nelle mani sbagliate: quelle dei politicanti, degli affaristi e degli speculatori al potere.

Siamo partiti, quindi, con una serie di proteste piuttosto accese (manifestazioni, blocchi stradali, ecc.) che avevano l’obiettivo di sensibilizzare e di coinvolgere quante più persone possibili contro la vergogna di ciò che stava accadendo e per la difesa dell’ospedale. Poi ci siamo costituiti in presidio permanente in difesa dell’ospedale e abbiamo cercato di imporre vere e proprie forme di controllo popolare sulla struttura attraverso iniziative quali il blocco dei ticket e l’organizzazione dal basso dei soccorsi. Il presidio inoltre è diventato in poco tempo una realtà riconosciuta nel quartiere ed ha cominciato ad andare oltre la lotta per la difesa dell’ospedale e per la sanità pubblica. Basti pensare ad iniziative quali il torneo antirazzista di calcetto per bambini, o alla presenza del presidio di uno dei parcheggiatori della zona, che ci ha permesso di legare la lotta per la difesa dell’ospedale con quella per la creazione di una cooperativa di parcheggiatori che assicuri a questi un lavoro dignitoso.

Quest’insieme di iniziative e di lotte non è riuscito a fermare la dismissione dell’ospedale che, di fatto, non esiste più.

Tuttavia siamo riusciti ad ottenere un primo importante risultato: la trasformazione dell’ospedale in PSAUT, che garantisce al quartiere un servizio di primo soccorso e rianimazione h12. Il prossimo obiettivo che ci poniamo è che il servizio sia garantito h24, come promesso dal governatore De Luca in uno degli incontri svolti.

2. La città di Napoli rappresenta, attualmente, un vero e proprio laboratorio di lotte e di mobilitazioni popolari in grado di fare scuola in tutto il Paese e di esprimere un’Amministrazione Comunale che si pone alla testa dell’opposizione al governo centrale e ai partiti delle Larghe Intese. Il Quartiere di Sanità è un dei fronti di lotta più caldi di tutta la città e i risultati delle elezioni per la municipalità, che hanno portato alla presidenza un noto esponente dei movimenti sociali, ne sono testimonianza. Qual è il rapporto del presidio con la municipalità e più in generale con le istituzioni? Come si pongono gli amministratori locali (sindaco, giunta, municipalità) di fronte alle vostre iniziative? Come pensate di spingere gli amministratori locali ad appoggiare concretamente le vostre iniziative?

Il presidente della municipalità è stato piuttosto presente ma ha spinto fin dove ha potuto. Ma la nostra attività di interlocuzione diretta con le istituzioni non si è ovviamente limitata alla municipalità. Abbiamo, infatti, cercato di spingere anche il sindaco a prendere una posizione chiara sulla questione, chiedendo di convocarci in un’assemblea monotematica in cui discutere del rilancio della struttura e delle iniziative di lotta da intraprendere contro la Regione.

Tuttavia, fin’ora, a parte l’attivismo del presidente della municipalità, non abbiamo ottenuto nessuna risposta concreta, nessuna presa di posizione che andasse oltre le chiacchiere e le passerelle da politicanti.

La nostra attività ha ormai un riconoscimento ampio nel quartiere ed anche le istituzioni sono costrette a tenerne conto.

Basti pensare a quanto successo con il blocco dei ticket in cui, a fronte della denuncia fattaci per l’illegalità della nostra azione, siamo passati al ruolo di accusatori, denunciando apertamente il carattere abusivo e incostituzionale dei ticket sanitari, rivendicando senza paura la nostra azione e ottenendo sempre più attestazioni di sostegno anche da parte di esponenti delle istituzioni. Tuttavia crediamo che le chiacchiere non bastino più. Serve un sostegno concreto da parte dei politici e degli amministratori seriamente interessati alla difesa dell’ospedale e della sanità pubblica!

Chiediamo agli amministratori di cominciare a prendere posizione anche fisicamente, partecipando direttamente alle prossime iniziative di lotta, mettendosi alla testa di cortei, presidi, manifestazioni, blocchi, ecc.

3. All’interno del Quartiere Sanità la Chiesa ha un ruolo particolarmente importante. Riguardo all’ospedale si sta sviluppando al suo interno una lotta piuttosto aspra: da un lato i preti più vicini alla Curia che sostengono i progetti di riconversione a scopo turistico dell’ospedale (bed and breakfast, centro estetico) e sono direttamente interessati ad essi, dall’altro la “Chiesa di strada” che, invece, è al fianco del presidio nella lotta per la difesa dell’ospedale. Quali i posizionamenti? Come pensate di utilizzare a vostro vantaggio questa contraddizione?

La spaccatura è netta: da un lato c’è quello che io chiamo “il partito della Chiesa”, composto da padre Alex Zanotelli e dai preti di strada a lui vicini, che sostiene sistematicamente la nostra lotta e si espone quotidianamente; dall’altro la Curia che è direttamente interessata alle manovre speculative sull’ospedale. Infatti, durante la campagna elettorale per le amministrative, De Luca venne in ospedale con un noto prete del quartiere a presentare in pompa magna il progetto, apparso anche sul Corriere della sera, di trasformazione dell’ospedale in struttura turistica.

L’inizio della nostra lotta ha fatto emergere queste contraddizioni in modo più netto.

Basti pensare a quanto successo qualche mese fa, poco dopo la costituzione del presidio, quando dalla Regione arrivò un telegramma in cui si convocavano i parroci del quartiere e alcuni esponenti della municipalità ad una riunione sull’ospedale con il presidente De Luca. I presidianti contestarono duramente quest’iniziativa e affermarono il loro diritto a partecipare in delegazione alla riunione. I protagonisti della battaglia siamo noi! Non i preti e i politici! Immediatamente padre Zanotelli si schierò in nostro favore e il risultato fu di riuscire a rimandare la riunione e ad imporre che al successivo incontro partecipassero rappresentanti dei presidianti e dei lavoratori dell’ospedale.

L’insegnamento che abbiamo tratto da questo accaduto è quello per cui non dobbiamo precluderci nessuna strada e da tutti, compreso dalla Chiesa, possono venire appigli utili allo sviluppo della nostra lotta.

4. La crisi generale rende sempre più improbabile, quando non impossibile, ottenere dei risultati limitandosi a chiedere e a rivendicare che le istituzioni agiscano nell’interesse delle masse popolari. Di conseguenza rende sempre più necessario che le masse popolari si organizzino e diventino esse stesse Nuove Autorità Pubbliche. Cosa state facendo e cosa pensate di fare in questo senso nel prossimo futuro?

Il presidio non si occupa più soltanto di sanità pubblica ma sta allargando di molto il suo raggio d’azione. A parte l’esempio del torneo di calcetto di cui ho parlato prima, stiamo mettendo in campo molte altre iniziative che fanno del presidio una forza attiva ad ampio raggio nel quartiere.

Ad esempio, ci siamo occupati direttamente dell’emergenza freddo e del disagio dei senzatetto, chiedendo all’assessorato alle politiche sociali del Comune di anticipare gli orari di apertura dei centri di accoglienza e ottenendo immediatamente risposta positiva alla nostra istanza!

E ancora abbiamo riscoperto, in collaborazione con una nota pizzeria del quartiere, l’antica usanza della “pizza sospesa”, tramite cui abbiamo garantito circa mille pizze gratuite per i senzatetto, come forma di solidarietà attiva e autorganizzata, alternativa alle bieche speculazioni che i potenti fanno sui poveri.

E più in generale stiamo facendo attività sociale in senso lato, mettendo a disposizione anche gli spazi che abbiamo occupato all’interno dell’ospedale.

Ad ogni modo, penso che la popolazione debba darsi una svegliata e rompere con il torpore e con l’individualismo! Non possiamo rimanere fermi di fronte alla vergogna di uno Stato che regala venti miliardi alle banche e chiude gli ospedali o peggio che, nel 2017 (!), lasci ancora decine di persone a morire di freddo! Chiedere alla classe dominante di darci ciò che ci spetta non basta più. La rivoluzione non si fa rivendicando questo e quello ma organizzandosi dal basso e partendo dall’idea che tutto ciò che le masse popolari hanno ottenuto, lo hanno ottenuto attraverso la lotta e l’organizzazione che, mai come in questo momento, sono le uniche armi che pagano.

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