Sembra la foto di un ospedale da campo allestito in un’area di conflitto”. Inizia così l’articolo dell’HuffingtonPost (citato in fondo) che riporta, come tante altre testate, il caso dell’ospedale di Nola.

Non sembra la foto di un ospedale da campo, lo è. Lo è perché quella che le masse popolari oggi subiscono nel nostro paese è una guerra, che non è fatta di bombe ed eserciti, ma di precarietà, disoccupazione, miseria, malasanità. Una guerra che non è dichiarata ma che produce ugualmente morti e miseria.

E’ l’effetto della volontà politica dei governi espressione della classe dominante di pagare i debiti di speculatori ed affaristi con MPS (spendendo 20 miliardi, vedi articolo de IlSole24Ore) piuttosto che investire in sanità, istruzione, riaprire aziende in chiusura o in crisi, assicurare ad ognuno un lavoro utile e dignitoso.

E’ necessario quindi rendere l’ospedale di Nola come ogni presidio sanitario e luogo di lavoro campo di lotta per affermare ciò che è negli interessi delle masse popolari. L’esempio positivo è l’esperienza dell’ospedale S. Gennaro di Napoli: organizzarsi e coordinarsi per attuare la Costituzione nei suoi princìpi più progressisti a partire dal costruire comitati e organismi di lavoratori e utenti che si occupano dell’ospedale, ne impediscono lo smantellamento coatto, tengono aperti i servizi in dismissione e rilanciano la lotta legandosi al quartiere, alla città, al paese.

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Il caso dell’ospedale di Nola: pochi posti letto e pazienti curati per terra. Sospesi i dirigenti sanitari

L’HuffingtonPost | Di Redazione

Sembra la foto di un ospedale da campo allestito in un’area di conflitto, invece si tratta del Santa Maria della Pietà, presidio sanitario di Nola a pochi chilometri da Napoli.

Ci sono più ricoverati che posti letto, la denuncia corre su Facebook con post e commenti di pazienti e familiari. È forte il disappunto per la situazione del pronto soccorso, che appare piuttosto drammatica: non ci sono letti, né barelle, i pazienti vengono fatti adagiare su coperte e lenzuola, direttamente sul pavimento. Medici e paramedici lavorano con difficoltà, armati di giacche a vento per il freddo dei corridoi.

Secco il provvedimento del governatore campano, Vincenzo De Luca: “Avviare immediatamente le procedure di licenziamento dei responsabili del pronto Soccorso e del presidio ospedaliero di Nola”. È già stata aperta un’indagine interna sulla verifica dei fatti e delle responsabilità, inoltre questa mattina il governatore ha convocato tutti i responsabili delle Asl e delle aziende ospedaliere della Campania.

L’ospedale si difende: “Abbiamo preferito curare le persone a terra piuttosto che non dare loro assistenza. In ospedale abbiamo 15 barelle, 10 delle quali al pronto soccorso, e sabato ne abbiamo ‘sequestrate’ due alle autoambulanze per far fronte all’emergenza venutasi a creare” ha spiegato Andreo De Stefano, direttore sanitario del Santa Maria la Pietà.

Secondo l’Ansa il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha già inviato all’ospedale di Nola i carabinieri del Nas, dalle ore 10 di questa mattina sarebbero nel nosocomio a controllare quanto accaduto.

Sospesi i dirigenti sanitari. Il direttore sanitario dell’ospedale di Nola (Napoli), Andreo De Stefano, il responsabile del pronto soccorso, Andrea Manzi, ed il responsabile della medicina d’urgenza, Felice Avella, sono stati sospesi dal servizio in attesa dell’esito delle indagini interne per verificare le eventuali responsabilità della situazione che ha portato a sistemare due malati sul pavimento per prestare loro i primi soccorsi. Lo ha annunciato la responsabile della Asl Napoli 3 Sud, Antonietta Costantini.

Il caso così diventa subito politico. Promesse da parte del fronte 5 stelle, pronunciate dalla consigliera regionale Valeria Ciarambino: “Ci siamo già attivati. Inviate le vostre segnalazioni”. Paolo Russo, parlamentare di FI, annuncia invece un’interrogazione parlamentare: “Se il Santa Maria della Pietà deve funzionare in questo modo è meglio chiuderlo perché di ospedali così si muore. De Luca aveva promesso che non saremmo mai più stati ultimi, ci ha ridotti all’indigenza”.

Anche le temperature sotto lo zero si sommano ai problemi dell’ospedale nolano, tra termosifoni spenti e mancanza d’acqua. Al gelo delle corsie, vista la grave carenza di posti letto, ai pazienti non resta che la speranza. Scrive su Facebook Marzia B: “A settembre sono stata ricoverata dieci giorni a Nola e sette giorni su dieci sono stata abbandonata su una barella. Un medico mi disse: “Signora pregate…Allora ebbi il dubbio di essere in chiesa e non in ospedale”.

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