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Dallo scenario internazionale, liberandosi dalla propaganda di regime e dalla diversione, emerge una tendenza precisa: la situazione diventa sempre più rivoluzionaria. La crisi generale per sovrapproduzione assoluta di capitale in corso, iniziata a metà anni ’70 come crisi economica, è trapassata in crisi politica, culturale e ambientale e con l’ingresso nella sua fase acuta, terminale e irreversibile nel 2008 è diventata crisi dei regimi politici borghesi in ogni paese imperialista e crisi di tutto il sistema di relazioni internazionali. Gli esempi in tal senso si sprecano: dagli USA con l’elezione di Trump alla Gran Bretagna con la Brexit; dalla Francia, con le prossime elezioni che segnano una disfatta clamorosa del governo Hollande (che infatti non si ricandiderà), alla Germania, dove le elezioni si svolgeranno con il fantasma di forze di estrema destra in avanzamento; dalla crisi politica cronica in Italia (l’ultimo governo eletto fu quello Berlusconi…) a tutti i sommovimenti che vediamo in corso negli altri paesi imperialisti, fino allo sviluppo nei paesi oppressi delle guerre popolari, delle rivoluzioni antimperialiste e della resistenza contro la Comunità Internazionale.

La situazione è sempre più rivoluzionaria. Ma come facciamo a mettere sotto questo “cappello” tanti aspetti e scenari che appaiono diversi, specifici o addirittura contrastanti? Innanzitutto, unica è la crisi di un sistema che cerca di stringere nei suoi tentacoli il mondo intero. In secondo luogo, nonostante assuma differenti forme e tendenze specifiche, la situazione rivoluzionaria è un processo oggettivo determinato dalla crisi, anche se non porta automaticamente alla rivoluzione socialista, ne è contesto.

La definizione di “situazione rivoluzionaria” la diede con precisione Lenin già nello scritto “Il fallimento della II Internazionale” del 1915, evidenziandone i tre fattori costitutivi: 1. L’impossibilità delle classi dominanti di conservare il loro dominio senza modificarne la forma, di continuare a dirigere la società con i modi utilizzati fino a quel momento 2. L’aggravarsi dell’oppressione e del peggioramento delle condizioni di vita delle masse 3. Il conseguente aumento dell’attività e della mobilitazione delle masse stesse.

Questo è un processo oggettivo che sconvolge la vita delle masse e le mobilita, ponendole davanti alla prospettiva di imboccare una delle due vie possibili: o quella rivoluzionaria o quella reazionaria. In ogni paese questo è il succo della lotta di classe in corso. In ogni stato imperialista la classe dominante ha nella mobilitazione delle masse il suo principale fronte interno e nella sempre più aspra concorrenza internazionale (guerra economica e commerciale) il suo fronte esterno. In questo scenario si moltiplicano le operazioni di sabotaggio e di guerra agli stati che in qualche modo si oppongono alla Comunità Internazionale, operazioni che spesso diventano anche campo di regolamenti di conti e guerre per interposta persona fra potenze imperialiste: quanto avviene in Siria è l’esempio più eclatante al momento.

La crisi è mondiale. Nel capitalismo, le forze produttive hanno raggiunto il loro massimo grado di sviluppo possibile, stanti i rapporti di produzione, ed è ormai completa la costruzione di un’unica rete in cui ogni paese è interconnesso (globalizzazione). Le relazioni correnti a livello internazionale sono di due tipi: quelle fra paesi oppressi e paesi imperialisti e, il secondo tipo sono fra questi ultimi, quelle che legano indissolubilmente fra loro dei concorrenti spietati, ognuno dei quali non può fare a meno degli altri. Se affonda uno, si trascina dietro gli altri, ma ognuno cerca di primeggiare sugli altri e di mantenere (o di conquistare) una posizione dominante. Le relazioni del primo tipo e quelle del secondo regolano i rapporti internazionali (economici, finanziari, monetari, energetici e politici) con l’unico criterio valido nel capitalismo: il profitto. Se la sottomissione e la distruzione dei paesi oppressi e la guerra aperta e dispiegata fra frazioni di capitale (fra paesi imperialisti) è l’unica strada che la borghesia imperialista può percorrere, la rivoluzione socialista è la sola via di salvezza della specie umana e del pianeta.

La rivoluzione socialista è internazionale. L’unità in un unico sistema interconnesso e che funziona in maniera collettiva è sostanzialmente raggiunta con lo sviluppo capitalista. Un’unità mondiale che, gestita come affare privato da ogni capitalista, genera le storture e i disastri in cui siamo immersi, ma che amministrata dalle masse popolari organizzate secondo il loro interesse verrebbe invece esaltata e resa più compiuta. Ciò nonostante ogni paese mantiene sue specificità e caratteristiche, ha i suoi apparati statali e amministrativi e il grado di sviluppo non è uguale per tutte le nazioni; conseguentemente è inevitabile che differente e specifica sia la via della rivoluzione socialista e della successiva costruzione del socialismo, partendo dalla situazione oggettiva di ogni singola nazione.

In Italia la traduzione immediata e contingente di questa via è la linea del Governo di Blocco Popolare, ma in ogni paese i comunisti locali sono chiamati a elaborare e perseguire la specifica via confacente a quella che è la loro situazione concreta, avvalendosi degli apporti più avanzati della scienza comunista, sintetizzati nel marxismo-leninismo-maoismo. Non esiste un’ora X della rivoluzione socialista, tanto meno a livello mondiale, ma il confluire di tante rivoluzioni nazionali che si influenzano e sostengono a vicenda: questo è il processo mondiale al quale daremo una spinta decisiva portando alla vittoria la rivoluzione socialista in Italia.

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