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Non facciamoci scippare la vittoria del referendum
Attuare direttamente le parti progressiste della Costituzione e costituire un governo d’emergenza popolare che le traduce in misure pratiche in tutto il paese

Le condizioni della lotta di classe
La crisi economica (per sovrapproduzione assoluta di capitale) ha investito e sta travolgendo i regimi politici della borghesia nei paesi imperialisti. In ogni paese imperialista il sommovimento assume forme specifiche e particolari, ma il tratto comune è che in ogni paese la classe dominante non riesce più a governare con le regole, le istituzioni, gli istituti e le autorità attraverso cui aveva governato in precedenza.

In Italia il sommovimento in corso ha assunto una specifica forma per cui i vertici della Repubblica Pontificia devono, con decisione e urgenza, recuperare terreno rispetto ai gruppi imperialisti dominanti negli altri paesi della comunità internazionale; cioè portare a fondo anche in Italia i processi che avviarono la Thatcher in Gran Bretagna e Reagan negli USA e, più tardi, Schröder in Germania. Pena del mancato recupero di terreno il riposizionamento dei vertici della Repubblica Pontificia nelle gerarchia della comunità internazionale, che sembra cosa di poco conto solo se non si considera che i vertici della Repubblica Pontificia sono costituiti dalla combinazione di imperialisti USA e sionisti, Vaticano, imperialisti UE, organizzazioni criminali.

Renzi era stato installato al governo del paese per fare quelle riforme che sostanziano il recupero di terreno, in particolare la ridefinizione delle relazioni fra capitalisti e lavoratori dipendenti, la riforma della Pubblica Amministrazione e le relazioni con i dipendenti pubblici, la riforma della Costituzione e altre operazioni accessorie e complementari per “favorire la competitività del sistema Italia”.

La non opposizione (se non quando la collaborazione attiva) delle “opposizioni” e dei sindacati di regime ha consentito a Renzi di portare a termine parte del programma comune dei vertici della Repubblica Pontificia (Jobs Act, Sblocca Italia, Buona scuola) e di iniziarne altre parti (riforma della Pubblica Amministrazione, riforma della legge elettorale, riforma della Costituzione e accentramento dei poteri nelle mani dell’esecutivo); ma la parte del programma che ha realizzato ha acuito i contrasti interni ai vertici della Repubblica Pontificia che hanno alimentato l’ingovernabilità dall’alto del paese (contrasti con la Magistratura, contraddizioni fra governo centrale e amministrazioni locali).

La “marcia trionfale” di Renzi, dovuta alla mancata opposizione e più ancora all’assenza di un centro autorevole di organizzazione e mobilitazione delle masse popolari (ruolo a cui i sindacati confederali ostili alla rivoluzione socialista hanno definitivamente rinunciato, costretti dalla crisi) e sostenuta da una capillare e martellante campagna di propaganda di giornali e televisioni, si è infranta contro la prima, vera, occasione in cui le masse popolari si sono potute esprimere direttamente sull’operato del governo, il referendum del 4 dicembre.

Il programma comune della borghesia imperialista è “l’eliminazione delle conquiste di civiltà e di benessere che le masse popolari avevano strappato alla borghesia e al suo clero nel periodo del “capitalismo dal volto umano” (1945-1975), sulla scia della prima ondata mondiale della rivoluzione proletaria (1917-1976), quando il movimento comunista si era esteso nel mondo ed era ancora forte. È il programma che negli USA è stato messo in cantiere da Ronald Reagan (1981-1988) e che in Europa è stato messo in cantiere prima in Gran Bretagna da Margareth Thatcher a partire dal 1979 e poi in Germania da Gerhard Schröder a partire dal 1998. È il programma che Nicolas Sarkozy prima e François Hollande poi hanno cercato di attuare in Francia. È il programma incarnato dalla Unione Europea, dalla sua Commissione, dalla Banca Centrale Europea, dalle altre istituzioni dell’UE, tutte istituzioni create dai gruppi imperialisti franco-tedeschi appositamente per far fronte alla crisi generale del capitalismo imponendo il loro dominio nel mondo. È il programma con cui ovunque la borghesia imperialista cerca di far fronte alla nuova crisi generale del capitalismo. È il programma della globalizzazione neoliberista, della trasformazione del mondo intero in terreno aperto di caccia libera dei gruppi imperialisti, con impliciti l’asservimento degli Stati nazionali e la guerra tra gruppi imperialisti per il dominio del mondo. È un’impresa disperata nel senso preciso che è senza speranza di successo, porta solo alla distruzione dell’umanità e dell’ambiente, è la guerra di sterminio non dichiarata e l’inquinamento generale; ma è la sola via che la borghesia imperialista ha di fronte a sé, per mantenere in vita il suo sistema sociale. Comunicato CC 24/2016 del (nuovo)PCI- 5 dicembre 2016.

Le forme della lotta di classe
Il NO alla riforma costituzionale voluta dalla Comunità Internazionale e dai circoli della speculazione finanziaria e promossa da Renzi ha la forma della difesa della Costituzione nata dalla Resistenza antifascista e ha la sostanza e il valore del rifiuto da parte delle masse popolari del programma comune dei vertici della Repubblica Pontificia. In quella battaglia non erano contrapposti partiti, organizzazioni o singoli esponenti della classe dominante, ma le classi sociali, anche se la classe operaia, ancora priva del suo Stato Maggiore, non ha avuto il ruolo dirigente che avrebbe permesso frutti ben maggiori. È un NO, quello affermato il 4 dicembre, carico soprattutto della necessità di costruire un’alternativa che non è “un governo di sinistra”, non sono “una regolamentazione delle speculazioni finanziarie” o “una politica economica diversa”, ma un’alternativa al capitalismo, il socialismo.

La situazione creatasi dopo il referendum del 4 dicembre presenta condizioni molto favorevoli a far avanzare la rivoluzione socialista nel nostro paese, cosa di cui noi comunisti, benché le nostre forze siano ancora poche, dobbiamo approfittare per far avanzare la rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato orientando e mobilitando la parte avanzata delle masse popolari. Nel nostro paese esiste, inoltre, un diffuso scetticismo nei confronti della rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato, pesante eredità dell’opera dei revisionisti moderni (da Togliatti a Berlinguer e oltre) che impantanarono la lotta di classe in mille vincoli rivendicativi e legalitari anziché guidarla verso la rivoluzione socialista.

Tuttavia le condizioni generali sono tali, il decorso della crisi è tanto dispiegato (irreversibile) e i suoi effetti tanto gravi che o la classe operaia e le masse popolari si organizzano e si mobilitano per imporre un governo che attui misure urgenti e straordinarie conformi ai loro interessi, oppure sarà la borghesia imperialista a mobilitare le masse popolari secondo i suoi interessi e renderà ancora più catastrofico il corso delle cose. Se si affermasse questa seconda ipotesi, il mattatoio in cui la Comunità Internazionale ha trasformato la Siria e l’Iraq sarebbe solo piccola premessa alle distruzioni della guerra aperta e dispiegata fra frazioni di capitale concorrenti di cui gli stessi paesi imperialisti sarebbero terreno.

Organizzare e mobilitare, formare ed educare le masse popolari a costituire un loro governo di emergenza quale strumento per imparare a combattere per il socialismo, combattendo, e attraverso cui accumulare l’esperienza necessaria a diventare classe dirigente della società: questo è il compito che ci siamo assunti come P.CARC che, nel contesto della strategia della guerra popolare rivoluzionaria diretta e condotta dal (nuovo)PCI, è la strada più diretta e meno distruttiva per fare fronte agli effetti più gravi della crisi, sbarrare la strada e togliere terreno alla mobilitazione reazionaria delle masse popolari ad opera della borghesia imperialista e avanzare nella rivoluzione socialista in corso (vedi l’articolo La rivoluzione non scoppia… a pag. 8).

Mille iniziative di base per costruire dal basso la nuova governabilità del paese
Nel concreto di questa fase e nel particolare del nostro paese dopo l’esito del referendum del 4 dicembre, il governo Gentiloni-Renzi-Bergoglio è solo una manifestazione della debolezza dei vertici della Repubblica Pontificia e della crisi del loro sistema politico. In questo contesto nel campo dei promotori e sostenitori del NO due linee sono già emerse e via via si delineeranno sempre di più.

La linea di destra, arretrata, secondo cui “con la vittoria del NO il pericolo è scampato, si tratta ora di ricomporre gli strappi, riprendere il “corso normale delle cose” e non alimentare ulteriormente la mobilitazione popolare per non rischiare che sfugga di mano”. È la posizione della sinistra borghese e degli intellettuali borghesi progressisti che spesso si combina con la tendenza a “scaricare” le responsabilità dell’attacco alla Costituzione alle caratteristiche personali di Renzi (ambizione personale, cinismo, fessacchiotto che si è fatto manipolare dal grande vecchio Napolitano, ecc.) anziché ricondurre l’attacco al “programma comune” della borghesia imperialista. I fautori di questa linea tendono a spostare il dibattito sulle “emergenze istituzionali” della Repubblica Pontificia: l’approvazione della legge di stabilità e della legge elettorale che sono rimaste in sospeso dopo le dimissioni di Renzi.

La linea di sinistra, avanzata, è quella espressa da chi indica che occorre vigilare sul rispetto dell’esito del referendum (l’esperienza del referendum del giugno 2011 sull’acqua, quelli precedenti sul finanziamento pubblico dei partiti e altri e, anche, della Brexit, del NO francese e olandese alla costituzione dell’UE nel 2005 e altri hanno sedimentato una certa coscienza sul fatto che la borghesia fa e disfa a suo piacimento, violando l’esito delle consultazioni popolari); ma soprattutto bisogna continuare la lotta per l’applicazione delle parti progressiste e democratiche della Costituzione.

L’aspetto decisivo per l’affermazione e lo sviluppo della linea di sinistra è che gli organismi operai e popolari nati e sviluppatisi con la mobilitazione referendaria continuino la loro attività, si consolidino, si mobilitino e mobilitino le masse popolari con la parola d’ordine non facciamoci scippare la vittoria al referendum, traduciamo in pratica l’esito del referendum: attuare direttamente e da subito su scala più ampia possibile le parti progressiste della Costituzione del 1948 e creare così le condizioni per costituire un governo d’emergenza popolare che le traduce in misure pratiche in tutto il paese.

Il principale terreno in cui promuovere e praticare questa parola d’ordine per contrastare il programma comune della borghesia imperialista e per favorire la costituzione del Governo di Blocco Popolare è la mobilitazione in difesa del CCNL (in particolare quello dei metalmeccanici, ma anche quello dei dipendenti pubblici e di molte altre categorie di operai e lavoratori – vedi l’articolo a pag. 1).

Un Comitato di Salvezza Nazionale
nicoletta-e-demL’attivismo e il protagonismo nel campo delle masse popolari hanno prodotto sommovimenti anche nel campo dei “tre serbatoi” (gli esponenti della sinistra borghese non pregiudizialmente anticomunisti, i sinceri democratici delle amministrazioni locali e della società civile, i dirigenti dei sindacati alternativi e di base e della sinistra dei sindacati di regime). Esempi emblematici “l’intesa” fra De Magistris e il movimento NO TAV: cioè l’intesa fra la pratica delle violazioni alle restrizioni delle libertà personali degli attivisti NO TAV (fra cui, la più conosciuta è Nicoletta Dosio), la violazione della zona rossa del cantiere di Chiomonte da parte di De Magistris (14 novembre), la condivisione del palco della manifestazione nazionale del 27 novembre a Roma per il NO sociale al referendum e le dichiarazioni di De Magistris dopo l’esito del voto (“Da Napoli già liberata: la Costituzione è salva. Grande vittoria della democrazia. Renzi, lo stalker autoritario, è stato respinto. Ora, senza sosta, lotta popolare per liberare l’Italia e per sovranità al popolo. Lavoreremo e agiremo, con i movimenti popolari, per attuare fino in fondo la più bella Costituzione nata dalla Resistenza al nazi-fascismo. Nessun politicante di turno, vecchio e nuovo, si permetta di mettere il cappello sulla vittoria. Il vincitore è solo uno: il Popolo ! W il POPOLO ! W la libertà ! W la Rivoluzione !”). Dall’altra parte il M5S che, se per tutto un primo periodo della campagna referendaria aveva principalmente puntato sulla campagna di opinione con prese di posizione di suoi eletti, nella parte finale e soprattutto dopo il 4 dicembre ha esplicitamente espresso l’intenzione di mobilitare i suoi sostenitori (che sono comunque tanti) per dare seguito alla vittoria del NO, cacciare Renzi (e oggi Gentiloni) e ottenere elezioni politiche anticipate (posizione, questa, che ha aggravato le manovre di accerchiamento, di isolamento e denigrazione per demolirlo agli occhi dell’opinione pubblica).

Benché accessoria rispetto alla mobilitazione delle organizzazioni operaie e popolari, la mobilitazione degli esponenti dei tre serbatoi è tanto più importante quanto più passa dalla declamazione di belle proposte all’assunzione di un ruolo per mobilitare le masse popolari nella loro attuazione. Significa che devono assumere un ruolo (prima sostanziale che formale) come Comitato di Salvezza Nazionale. Certo è che “da soli”, spontaneamente, non lo faranno: è decisiva la spinta delle masse popolari organizzate.

I risultati della lotta di classe
È nell’attuazione di questo “piano” che ogni operaio avanzato, ogni lavoratore avanzato, ogni giovane, donna, immigrato, pensionato, elementi avanzati delle masse popolari contribuisce direttamente alla costituzione del Governo di Blocco Popolare e alla rivoluzione socialista in corso.
È con l’attuazione di questo piano che il P.CARC contribuisce alla guerra popolare rivoluzionaria diretta dal (nuovo)PCI con l’obiettivo di fare dell’Italia un nuovo paese socialista.
È attraverso l’attuazione di questo piano che le masse popolari in Italia possono prendere in mano il futuro del paese e della società: avanzare nella rivoluzione socialista nel nostro paese è la più alta forma di collaborazione e sostegno alla lotta che in ogni parte del mondo le classi sfruttate e i popoli oppressi combattono per emanciparsi dalla borghesia imperialista e dal suo clero.

Scandalo firme false a Palermo e a Bologna, siluri della magistratura sulla giunta di Roma: il M5S deve porre fine al nascondino a cui ha giocato fino a oggi. Se persiste a invocare onestà, legalità, rispetto delle regole, elezioni subito, ecc. finisce inghiottito da un vortice creato dai vertici della Repubblica Pontificia e alimentato da se stesso. Se perde Roma sotto accuse gravi (la maggior parte false, ma insomma, Marra, ex di Alemanno, lo hanno scelto loro…), se cede alla manovra denigratoria, se offre il fianco alle speculazioni mediatiche sulle firme false, se cade nelle beghe interne da pollaio è perso, finito, disgregato. Dopo l’arresto di Marra, Grillo ha revocato una manifestazione a Siena sull’affaire Monte dei Paschi e il flash mob in Val di Susa. Male, molto male. L’unica forza di prospettiva del M5S è attingere dalla mobilitazione delle masse popolari. Che esca nelle piazze! Che faccia valere quella credibilità di cui ancora gode. Che si allei subito con la parte sana di quegli esponenti del movimento sindacale, politico, della società civile, delle amministrazioni locali che sono disposti: non per un accordo elettorale, ma per operare come comitato di liberazione nazionale.

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