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Sono trascorsi cento anni dalla Rivoluzione d’Ottobre, da quel 1917 che ha dato un corso nuovo alla storia della società aprendo la strada al futuro dell’umanità.
È vero, oggi il mondo è molto diverso da cento anni fa, però sono ancora i padroni che comandano, che dirigono la società e quindi anche la nostra vita, perché le aziende, le banche, le autostrade, le reti telefoniche, le ferrovie, ecc. sono dei capitalisti e funzionano se e quando i capitalisti ne ricavano profitti. Viviamo ancora in un ordinamento sociale borghese ed è questo che ci sta mandando in rovina.

È vero, oggi le scuole, gli ospedali, le fabbriche, le strade, le ferrovie, le reti elettriche non occorre costruirle come fecero cento anni fa le masse in Russia, ce le abbiamo già, ma dobbiamo farle funzionare come va bene a noi (alla classe operaia e alle masse popolari), in modo che servano alle nostre esigenze, ai nostri interessi, alla salvaguardia dell’ambiente, anziché farle funzionare per il profitto di padroni, speculatori e parassiti. In Russia, che era un paese arretrato, cento anni fa riuscirono a costruire un apparato produttivo adeguato alle necessità della stragrande maggioranza della popolazione perché erano i lavoratori e le masse organizzate a comandare.

La Rivoluzione d’Ottobre provò nella pratica la giustezza della teoria leninista, che da allora venne considerata la nuova e superiore tappa della concezione comunista del mondo, dimostrando che l’unica teoria giusta è quella che permette di vincere. La presa del Palazzo d’Inverno non è stato un fuoco che è divampato all’improvviso dalla fiammella del malcontento che covava sotto la cenere, è stato l’atto conclusivo ed emblematico di un percorso durato decine di anni, da cui impariamo che la rivoluzione socialista è un’impresa che richiede una scienza; che è un processo pratico di costruzione del nuovo potere attorno al partito comunista che forma, educa e organizza la classe operaia e il resto delle masse popolari ad assumere la direzione di parti crescenti della società che le autorità e istituzioni borghesi non controllano più (perché non ne sono capaci, perché non vogliono e non possono farlo, poiché farlo vorrebbe dire andare contro i loro interessi di classe) dirigendo una serie di battaglie, lotte, operazioni concatenate, attraverso le quali le masse popolari imparano a combattere.

Sono passati cento anni, ma oggi la società è gravida di socialismo e avanza spontaneamente in quella direzione, non ha mai smesso di farlo nonostante la momentanea battuta d’arresto subita dal movimento comunista nei decenni passati. La società è talmente gravida di socialismo che non avanzare in quella direzione porta miseria, rovina e distruzione. Di fronte al catastrofico corso delle cose imposto dalla borghesia il proletariato ha solo due strade: soccombere alla guerra di sterminio non dichiarata che la borghesia compie ogni giorno contro le masse popolari (le morti sul lavoro, le morti per malattie curabili, la devastazione del territorio) o combattere, partecipando da protagonisti alla lotta di classe, alla guerra popolare rivoluzionaria attraverso cui si instaurerà il socialismo, ponendo fine all’ordinamento sociale borghese.

Il giornale su cui scriviamo, Resistenza, è uno strumento per quelli che questa guerra la vogliono combattere, che da i mezzi per comprendere il contesto in cui si svolge, per definire obiettivi, decidere una linea, per fare il bilancio dell’esperienza, per conoscere esperienze positive da replicare da cui attingere insegnamenti e orientamento. Resistenza ha l’obbiettivo di essere lo strumento che sostiene gli elementi avanzati delle masse popolari nel costruire la società del futuro. Ognuno dei nostri lettori può contribuire a che lo diventi sempre più con le sue proposte, critiche, domande, osservazioni, e facendolo conoscere e discutendone i contenuti con altri lavoratori, operai, studenti, ecc.

Ma anche l’aspetto economico è una parte fondamentale del lavoro che facciamo per portare avanti la nostra attività: senza soldi, in questa società, non si fa niente. Ciò vuol dire lavorare per darsi quell’autonomia e indipendenza economica dalla borghesia, senza la quale non ci può essere una reale autonomia ideologica e organizzativa del Partito dalla classe dominante.

L’economia è un campo della lotta di classe. Quanti sono i proletari che sperperano senza esitare i loro risparmi in attività che vanno contro gli interessi della loro classe (nel gioco d’azzardo, nel consumo di alcolici e sostanze stupefacenti, in videogiochi e altri oggetti inutili e costosi), andando ad alimentare il sistema di diversione ed evasione con cui la borghesia riempie le loro vite, per distoglierli dalla lotta di classe (ingrossando le tasche già colme della borghesia)?

I comunisti non campano d’aria, anzi, per fare la rivoluzione socialista il partito comunista ha bisogno di soldi, ha bisogno di creare una rete di sostenitori che mettono a disposizione anche le proprie risorse economiche (oltre che le proprie energie, la propria intelligenza, la propria creatività e il proprio tempo) per mantenere e allargare il corpo di rivoluzionari di professione, compagni e compagne che si dedicano “a tempo pieno” a elaborare e dirigere la costruzione della rivoluzione, per la formazione ideologica e politica, per le spese di gestione e manutenzione delle sedi, per gli spostamenti in zone dove ancora non siamo presenti, dove avviare il lavoro politico e radicarsi, per le spese legali dei compagni che vengono colpiti dalla repressione. E di esempi possono esserne fatti molti altri.

Sostenere economicamente il partito comunista vuol dire contribuire alla costruzione della rivoluzione socialista e dare le gambe al “qui e ora”, al lavoro quotidiano, sistematico e costante necessario per conquistare alla causa del comunismo la parte avanzata della classe operaia, dei lavoratori e delle masse popolari, conquistarne il cuore e la mente in modo che imparino a dirigere collettivamente il movimento economico della società là dove la direzione è nelle mani dei capitalisti. Vuol dire contribuire all’opera di chi si cimenta nel dare agli elementi avanzati delle masse popolari gli strumenti necessari per agire qui e ora coerentemente con la concezione comunista del mondo.

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