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Un errore su Resistenza n. 1/2017
Cari lettori, abbonati e compagni,
segnaliamo che la versione cartacea di Resistenza n. 1/2017 è segnata da un errore di impaginazione tale da rendere del tutto illeggibile l’articolo pubblicato a pagina 2 “1917 – 2017: 100 anni dalla Rivoluzione d’Ottobre”. Al rimando dell’articolo da pagina 2 a pagina 3 è andata persa una frase determinante per il senso dell’articolo. L’articolo pubblicato risulta così “Fare un giusto bilancio significa proprio mettere al centro la lotta di classe: un bilancio che intenda quindi come elementi positivi (da riprendere, da replicare) quegli aspetti che l’hanno arrestata o fatta arretrare (…)”, ma si tratta di un errore che inficia tutto il significato dell’articolo; la versione giusta della frase è “Fare un giusto bilancio significa proprio mettere al centro la lotta di classe: un bilancio che intenda quindi come elementi positivi (da riprendere, da replicare) quegli aspetti che hanno fatto avanzare la lotta del proletariato per emancipare se stesso e tutta l’umanità dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e come limiti (da superare) quegli aspetti che l’hanno arrestata o fatta arretrare” (…).
Inoltre, nella versione cartacea dell’articolo manca una frase nel finale e risulta quindi incompleto.
Ci scusiamo per l’errore e riportiamo di seguito la versione completa e corretta dell’articolo.

1917 – 2017: 100 anni dalla Rivoluzione d’Ottobre
Che cosa significa “fare il bilancio” e a cosa serve

Per il movimento comunista e per tutte le classi oppresse, la Rivoluzione d’Ottobre ha rappresentato il primo vittorioso “assalto al cielo”: per la prima volta nella storia il proletariato non solo si è sollevato contro il dominio della borghesia, ma ha preso il potere nelle proprie mani e lo ha usato per plasmare una nuova società socialista, istituendo la proprietà pubblica dei mezzi di produzione e promuovendo l’universale partecipazione delle masse alla gestione della società e alle altre attività propriamente umane dalle quali erano fino ad allora escluse. Nella Russia zarista si era cioè compiuta la prima rivoluzione socialista vittoriosa nella storia dell’umanità, ci si era trovati ad affrontare per la prima volta concretamente i problemi dell’edificazione del socialismo e della transizione verso il comunismo.

Quanti aspirano al socialismo devono quindi porsi come compito fondamentale quello di fare un giusto bilancio della rivoluzione e della costruzione del socialismo in URSS, tanto più che essa avvenne in un contesto che, con tutte le differenze del caso, è il più simile al nostro rispetto a tutti gli altri dove la rivoluzione socialista fu vittoriosa (gli altri erano tutti paesi ancora più arretrati della Russia zarista: Cina, Corea, Vietnam…).

stalin-leninFare il giusto bilancio della Rivoluzione d’Ottobre e della successiva costruzione del socialismo non significa principalmente spulciare gli archivi e le biblioteche per dipanare tutte le dinamiche dei vari intrighi controrivoluzionari che costellarono la storia dell’Unione Sovietica, per indagare gli scontri tra i dirigenti di Partito riducendoli alle caratteristiche e aspirazioni personali di questi ultimi, per immergersi nel mare di menzogne profuse dalla borghesia e dai revisionisti riguardo l’URSS spendendo il tempo a smentirle una ad una, affermando infine la nostra verità, destinata a rimanere, al modo della concezione borghese, un’opinione tra le altre. Non significa fare, ad esempio, al modo di Grover Furr, autore del recente libro Krushev mentì, che ha trascorso dieci anni a studiare una montagna di documenti degli archivi sovietici resi pubblici dopo la fine dell’URSS, al fine, relativamente inutile, di appiccicare a Kruschev l’etichetta di bugiardo (ampiamente secondaria rispetto a quella più appropriata di capofila dei revisionisti).

Queste operazioni acquisiscono un senso solo se contribuiscono a ciò cui realmente serve ai comunisti un bilancio di quest’esperienza: trarne insegnamenti, tanto dai successi che dai limiti, che ci siano utili per fare dell’Italia un nuovo paese socialista e avanzare verso il comunismo. Se non servono a questo scopo, sono operazioni al limite della diversione dalla lotta di classe, che non ci aiutano ad avanzare verso i nostri obiettivi, ma anzi ce ne distolgono.

Fare un giusto bilancio significa proprio mettere al centro la lotta di classe: un bilancio che intenda quindi come elementi positivi (da riprendere, da replicare) quegli aspetti che hanno fatto avanzare la lotta del proletariato per emancipare se stesso e tutta l’umanità dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e come limiti (da superare) quegli aspetti che l’hanno arrestata o fatta arretrare; che intenda il ruolo di quelli che sono stati, nel bene o nel male, i protagonisti di questa esperienza in rapporto con la lotta di classe, non fissandosi sugli individui, ma sulle linee politiche di cui si facevano portatori e che di tale lotta erano espressione; che sintetizzi da questa esperienza insegnamenti, principi e criteri per far avanzare la lotta di classe.

La prima grande discriminante, rispetto il bilancio della Rivoluzione d’Ottobre e della successiva costruzione del socialismo in URSS, è tra chi la considera, nel complesso, un’esperienza principalmente positiva o principalmente negativa. La storia dimostra che è stata un esperienza ampiamente positiva: ha rappresentato l’iniziale e più importante atto di quella prima ondata della rivoluzione proletaria, che proprio da qui si è propagata come un incendio in tutto il mondo e con la quale l’umanità si è slanciata coscientemente verso il comunismo, verso quel futuro luminoso dove la barbarie frutto della divisione in classi dell’umanità saranno definitivamente superate.

Si tratta quindi di andare a fondo, comprendendo quali elementi resero possibile realizzare quest’impresa e distinguendo tra aspetti universali (che valgono in ogni paese) e particolari (validi solo per la situazione concreta della Russia di allora), per ricavarne insegnamenti, criteri e principi utili alla nostra opera.

Negli scritti di Lenin e di Stalin sono espresse le concezioni con cui i comunisti russi hanno innovato il patrimonio teorico del movimento comunista esistente fino ad allora e che hanno guidato la loro attività e reso possibile questa grande impresa (vedi “Principi del leninismo” su La Voce n. 54). Riportiamo alcuni tra i principali apporti universali del leninismo alla concezione comunista del mondo, quelli più attinenti ai compiti attuali dei comunisti nel nostro paese.

In primo luogo un contributo di elaborazione rispetto all’analisi della società capitalista: la definizione della nuova fase in cui essa era entrata, quella dell’imperialismo, la sua fase terminale, caratterizzata da guerre e rivoluzioni, l’anticamera del socialismo. E’ la fase in cui siamo tutt’oggi.

Quindi la definizione di principi e criteri per la costruzione di un Partito adatto a quest’epoca di guerra, un Partito di tipo bolscevico, cioè indistruttibile dal nemico, clandestino, coeso attorno alla teoria rivoluzionaria, centralizzato, disciplinato, dedito ad elaborare la strategia e la tattica per compiere la rivoluzione nel proprio paese. Un Partito adeguato a essere avanguardia della classe operaia, suo stato maggiore nella guerra contro le classi sfruttatrici e per instaurare il socialismo. E’ il partito che ci serve anche oggi nel nostro paese, pur declinato nel caso specifico dell’Italia, per compiere la rivoluzione.

Poi l’elaborazione rispetto alla natura della rivoluzione: un processo che comincia con la fondazione del Partito comunista e che esso costruisce, costruendo attorno a sé stesso il nuovo potere delle masse popolari, che si oppone a quello borghese e cresce fino a spazzarlo via e sostituirlo (concezione che in pratica si è che tradotta nella costruzione del potere sovietico attorno al Partito bolscevico e nella guerra civile con la quale questo si è imposto sull’intero territorio russo). E’ la concezione della rivoluzione che deve guidare anche i comunisti nel nostro paese.

Infine, sempre rispetto la natura della rivoluzione, la concezione della rivoluzione socialista come una rivoluzione nazionale, che ha però carattere anche internazionale: ciò si esprime nella confluenza e azione reciproca delle tante rivoluzioni nazionali, ognuna per modi e tempi “rivoluzione in un unico paese”. Ogni rivoluzione nazionale ha quindi dei suoi propri caratteri specifici, che i comunisti di quel paese devono scoprire al fine di elaborare una giusta linea tattica e strategica.

 I vecchi Partiti comunisti nei paesi imperialisti, pur nati su impulso della Rivoluzione d’Ottobre, non trassero da essa i giusti insegnamenti, o non li tradussero in pratica. Lenin scriveva riguardo questi Partiti: “Essi debbono studiare in un senso particolare, per comprendere veramente l’organizzazione, la struttura, il metodo e il contenuto del lavoro rivoluzionario. Se questo sarà fatto, sono convinto che le prospettive della rivoluzione mondiale saranno non soltanto buone, ma eccellenti.”. (Cinque anni di rivoluzione russa e le prospettive della rivoluzione mondiale, Relazione al IV congresso dell’Internazionale comunista, 15 novembre 1922).

costruzionesocialismo

I comunisti dei paesi imperialisti non riuscirono però in quest’opera, cioè non riuscirono a costruire partiti compiutamente di tipo bolscevico, che si dedicassero a studiare le condizioni concrete ognuno del proprio paese per elaborare un adeguata strategia e tattica per costruire la rivoluzione. Il loro sviluppo e la loro storia furono inficiati dalle due tare, dell’economicismo (scambiare le lotte economiche delle masse popolari, per i miglioramento delle condizioni di vita all’interno del capitalismo, con la lotta rivoluzionaria) e dell’elettoralismo (scambiare la partecipazione alla politica borghese per la lotta rivoluzionaria), che ereditavano dai partiti socialisti della seconda internazionale, dai quali erano nati per scissione, e che non furono capaci di scrollarsi di dosso, rimanendo di fatto inadeguati a guidare alla vittoria la rivoluzione socialista nei propri paesi.

E’ invece proprio attorno agli insegnamenti tratti dal bilancio che facciamo della rivoluzione sovietica e dalla costruzione del socialismo in URSS (capitolo 1 del Manifesto Programma del (n)PCI), letti alla luce del maoismo e arricchiti da una propria ulteriore elaborazione, effettuata nel corso dei suoi trent’anni di vita, che la carovana del (n)PCI sta promuovendo la rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato nel nostro paese, non dogmaticamente, ma declinandoli nel contesto dell’Italia e all’interno della nuova crisi generale del capitalismo. Su queste basi abbiamo la certezza che i comunisti, gli operai e le masse popolari italiane potranno instaurare il socialismo e fare fronte ai problemi e alle contraddizioni che i comunisti che dirigevano nella prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale non hanno saputo fronteggiare positivamente e che, in certi casi nemmeno vedevano.

Per questo la rubrica di storia di Resistenza sarà caratterizzata nel 2017 dall’illustrazione e dalla trattazione di scoperte e insegnamenti che la Rivoluzione d’Ottobre ci consegna. Invitiamo i nostri lettori a porre domande, dubbi e questioni a riguardo, a indicare aspetti e momenti di questa esperienza che troverebbero interessante e utile trattare, a individuare insegnamenti, criteri e principi che se ne devono ricavare e che vogliono approfondire, in particolare in relazione ai compiti che ci si pongono oggi nel nostro paese. Chi è disposto a farlo potrà contribuire così a metterci nelle condizioni di trattare l’argomento in maniera viva.

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