L’11 dicembre è morto il nostro compagno Vittorio Agnino. In tutto il periodo di pubblicazione di Resistenza non abbiamo mai scritto un articolo per un compagno che moriva, ma in questo caso dobbiamo fare, vogliamo fare, un’eccezione. E l’eccezione non ha motivi “commemorativi”, ma ne ha molti che attengono a ciò che chi vuole essere comunista deve imparare. Perché il compagno Vittorio Agnino è un esempio, per chi lo ha conosciuto direttamente e per chi non sa nemmeno chi è. Perché Vittorio non era un “dirigente dalle indiscusse capacità”, ma un uomo delle masse popolari, di famiglia proletaria, che a un certo punto della sua vita ha scoperto la concezione comunista del mondo e da allora l’ha plasmata, la sua vita, per diventare comunista, per trasformarsi a seconda delle esigenze della lotta di classe e della rivoluzione socialista. Questo è l’esempio del compagno Vittorio Agnino, che dal Rione Traiano di Napoli, dove viveva, parla ai giovani, agli anziani, alle donne, agli immigrati, agli operai, ai dirigenti e ai membri del P.CARC, agli attivisti politici e sindacali. Parla a tutti, come a tutti Vittorio ha parlato, sempre.

vittoriovive

Il compagno Vittorio Agnino (28 gennaio 1958 – 11 dicembre 2016) è stato il promotore della costruzione della Carovana del (n)PCI a Napoli da metà degli anni ’80 ed è stato sempre presente e sempre in prima fila nella lotta per la rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato del nostro Paese. La sua prematura scomparsa a causa di una malattia cronica che l’ha colpito in giovane età ci addolora e allo stesso tempo ci incita a migliorare per avanzare nella lotta che conduciamo. La malattia che ha colpito Vittorio non era dovuta al destino, ma alle condizioni igieniche, ambientali e sociali che il capitalismo ha riservato alle classi proletarie. Una malattia che poteva essere curata con un trapianto che il capitalismo riserva solo a quanti se lo possono pagare. Una malattia che gli procurava sofferenze e impedimenti vari, ma il più grande dispiacere degli ultimi mesi era per lui quello di non poter essere sul campo. Però non perdeva occasione per svolgere la sua attività di accanito ed entusiasta propagandista della stampa della Carovana (da Resistenza a La Voce), che usava per infondere forza e coraggio nella lotta per il socialismo ai compagni (in particolare ai giovani) che incontrava nelle manifestazioni o a Villa Medusa o nelle assemblee e riunioni del Partito. Come giustamente ricorda Giuseppe Maj del (nuovo)PCI: “Il compagno ha lasciato lo slancio che non una volta sola ha salvato alcuni di loro dal cadere nell’una o nell’altra delle tre trappole che Sergio G. ha ben illustrato nelle pagine 17-19 di La Voce 54 messa da poco in distribuzione, una delle tre trappole con cui la borghesia e il clero cercano di neutralizzare ognuno di noi comunisti, ogni lavoratore avanzato, ogni persona indignata del corso catastrofico che la Comunità dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti impone al mondo”.

Vittorio è stato ed è un compagno che rappresenta bene la fusione armonica in un proletario del sud tra la coscienza di classe e lo spirito rivoluzionario da una parte e la scienza comunista dall’altra che ha trasformato via via la sua concezione, mentalità e personalità. Ha sempre avuto, lui che non aveva potuto studiare, una frenesia per la lettura dei testi comunisti, per conoscere e far conoscere la concezione comunista del mondo elaborata dalla Carovana, propagandandola in ogni ambiente. Sapeva, perché aveva provato sulla sua pelle, di quale effetto liberatorio e di emancipazione questa scienza era portatrice, quale grido di libertà lanciava. Aveva coscienza dei suoi limiti nella capacità di esposizione per questo usava gli articoli di Resistenza o de La Voce e gli altri documenti della Carovana per parlare con la gente. Vittorio è stato (ed è) l’essenza e l’emblema della Carovana a Napoli: in tutte le fasi della vita della Carovana a Napoli, è sempre stato una certezza, un punto di forza e un punto di riferimento. Ha maturato uno spirito rivoluzionario che l’ha portato a comprendere fino in fondo l’essenza e la potenza della linea strategica della Guerra Popolare Rivoluzionaria (GPR) e della linea tattica del Governo di Blocco Popolare per fare la rivoluzione socialista nel nostro paese, l’importanza che ha la combinazione e la collaborazione tra il (n)PCI e il P.CARC e come gli organismi dei vari fronti di lotta dall’Associazione Solidarietà Proletaria (ASP) al Sindacato Lavoratori in Lotta (SLL) potevano e dovevano contribuire allo sviluppo del piano di azione elaborato in questi 30 anni dalla Carovana.

Vittorio aveva subito afferrato e assimilato con il cuore e con la testa la potenza trasformatrice della linea generale del (nuovo)PCI proclamata dai CARC agli inizi degli anni 90: “unirsi strettamente e senza riserve alla resistenza che le masse popolarti oppongono e opporranno al procedere della seconda crisi generale del capitalismo, comprendere e applicare le leggi secondo cui questa resistenza si sviluppa, appoggiarla, promuoverla, organizzarla e far prevalere in essa la direzione della classe operaia fino a trasformarla in lotta per il socialismo, adottando come metodo principale di lavoro e di direzione la linea di massa”, da qui la profonda adesione e dedizione alla causa, la granitica e serena certezza nella grande e innovativa opera che stiamo conducendo: fare la rivoluzione socialista in un paese imperialista.

Vittorio è un esempio di scelta di vita e di dedizione alla causa del comunismo. E’ un esempio di concezione del Partito (mettere sempre avanti gli interessi del Partito e della causa) poco comune tra i compagni della Carovana, oltre che tra i comunisti di un paese imperialista come è il nostro. Una scelta di vita “al servizio del popolo” che lo ha legato strettamente e profondamente ai proletari e ai compagni che lo circondavano e a quanti lo hanno conosciuto. Si è conquistato la stima, l’affetto e l’ammirazione di centinaia di compagni e proletari dentro e fuori della Carovana. Un riconoscimento e un’ammirazione testimoniati dalle centinaia di messaggi: dagli operai di Melfi e di Pomigliano e compagni di altre organizzazioni rivoluzionarie, alla partecipazione di decine di compagni e di proletari al funerale.

Vittorio è stato e sarà un esempio di spirito di classe, coscienza rivoluzionaria, abnegazione, senso pratico e responsabilità. Ogni comunista deve imparare da lui, prendere a esempio il suo spirito rivoluzionario perchè è lo spirito di un vero comunista. Lo salutiamo, come merita, con una citazione di Mao scritta per la morte di Norman Bethune: “Ora tutti noi lo commemoriamo e ciò dimostra quanto il suo spirito abbia profondamente toccato ognuno di noi. Noi tutti dobbiamo prendere a esempio il suo spirito di assoluta abnegazione. Con questo spirito ognuno può essere molto utile al popolo. L’abilità di un uomo può essere grande o piccola, ma se egli avrà questo spirito sarà un uomo nobile, puro, un uomo moralmente integro, superiore ai meschini interessi, un uomo prezioso per il popolo.”

La vita e l’esempio di Vittorio sono preziosi per il popolo italiano e per la lotta per fare dell’Italia un nuovo paese socialista, allo stesso modo delle migliaia di proletari sovietici o cinesi venuti dal popolo che hanno fatto la rivoluzione e costruito il socialismo.

Il suo esempio accompagna e incoraggia ognuno di noi a superare ogni indugio e a dare il suo contributo con più forza e più slancio a legarsi maggiormente e più strettamente agli operai (la forza decisiva e inesauribile della rivoluzione) e alle masse popolari per avanzare più speditamente nella lotta per il socialismo.

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