Su Resistenza n. 11-12/2016 abbiamo pubblicato l’intervista al compagno Ulisse, segretario generale del (nuovo)PCI, dove faceva un appello ai membri del P.CARC a mobilitarsi a sostegno delle popolazioni colpite dal sisma che ha sconvolto il centro Italia. L’appello è stato raccolto da un compagno della sezione di Pisa che ha organizzato una spedizione coinvolgendo alcuni giovani ultras, fra i 18 e i 25 anni, aderenti al Fronte Antirepressione Pisano (FARP). La spedizione si è concentrata ad Amatrice, una delle zone maggiormente colpite dal sisma e dove le Brigate di Solidarietà Attiva (BSA) hanno un ruolo positivo nel fronteggiare la situazione di isolamento e le difficoltà che incontra la popolazione. Pubblichiamo di seguito l’intervista al compagno Simone C. che mostra qual è il ruolo degli organismi popolari nel far fronte efficacemente alle emergenze dei territori.

Anzitutto, parlaci del Fronte Antirepressione Pisano e di come avete maturato la decisione di partire per Amatrice…
Il FARP è nato dall’esigenza di varie realtà presenti sul territorio (fra cui anche il nostro partito), di far fronte alla repressione contro la tifoseria pisana. La curva del Pisa, infatti, è storicamente sensibile alle tematiche sociali e ricopre un ruolo di rilievo nelle lotte e nelle mobilitazioni. Un episodio in particolare ci ha spinto a organizzarci: la scorsa estate a Empoli sono stati fermati e portati in questura 76 ultras, a seguito degli scontri con la tifoseria bresciana; una situazione organizzata ad hoc dalle Forze dell’Ordine per incastrarci. Lotta contro la repressione, dunque, che il FARP intende in modo più ampio, non solo quella poliziesca (DASPO, cariche, perquisizioni, abusi ecc.), ma l’intero sistema di controllo, vigilanza e oppressione messo in campo dalla borghesia per prevenire e reprimere l’organizzazione delle masse popolari. La repressione infatti è diventata sempre più di massa e colpisce chiunque si organizzi e mobiliti per far fronte agli effetti della crisi.

E questo cosa c’entra con il terremoto?
C’entra, anzi si vede proprio bene! Le autorità stanno lasciando il territorio all’abbandono e non hanno un piano per fronteggiare l’emergenza abitativa. A Fabriano, per esempio, la gente è costretta a dormire nei vagoni dei treni e questo è paradossale perchè una delle cause principali del dissesto idrogeologico del nostro paese è la cementificazione e infatti il rapporto tra numero di case costruite e popolazione mostra chiaramente che ci sono moltissime, troppe, case vuote. Ma la gente dorme nei treni! Il ruolo di Polizia e Carabinieri, poi, è evidentemente quello di impedire forme di autorganizzazione di qualunque tipo. Un esempio? Nel corso dell’attività che abbiamo svolto con le BSA siamo stati fermati quattro volte dai Carabinieri e scortati nelle case delle famiglie a cui portavamo assistenza, nonostante fossimo inquadrati e riconoscibili come volontari delle BSA. Infine, la gente è stata deportata sulla costa, a kilometri di distanza dalle proprie case e dal proprio lavoro. Ma la gente vuole restare lì, si oppone alla deportazione, perché la loro presenza è di per sé un presidio di controllo alle manovre speculative di imprenditori e faccendieri per cui la ricostruzione è una manna dal cielo – ricordate il tizio che si sfregava le mani e gioiva al telefono per il terremoto dell’Aquila, no? – c’è già uno scandalo: la vittoria dell’appalto per lo smaltimento delle macerie, vinto dall’HTR Bonifiche, azienda sotto processo a Firenze per traffico di rifiuti.

Come si è organizzata la popolazione e qual è il ruolo delle BSA?
Una delle urgenze da risolvere è il completo isolamento delle frazioni circostanti, 69 piccoli comuni arroccati sulle montagne, spesso abitati da anziani impossibilitati a raggiungere lo spaccio della Protezione Civile. Le Brigate di Solidarietà Attiva svolgono un ruolo fondamentale per fronteggiare l’isolamento, per esempio hanno istituito la figura delle staffette per portare beni di prima necessità, ma anche assistenza fisica, morale e psicologica. bsa

Sempre le BSA hanno messo in piedi uno spaccio che è diventato un punto di riferimento per la popolazione e le associazioni che si sono formate. È successo un episodio in quei giorni ch eravamo lì, la Protezione Civile ha finito le scorte di pasta ed è stata costretta a chiederle allo spaccio delle BSA, che ha saputo rispondere tempestivamente, perché gli approvvigionamenti sarebbero arrivati solo dopo una settimana. Ecco, come è possibile che un servizio organizzato dallo Stato, con soldi pubblici, non abbia scorte di pasta a sufficienza e abbia tempi di consegna così lunghi, mentre un gruppo di volontari riesce a far fronte in modo migliore, più efficace e tempestivo all’emergenza?

Le condizioni oggettive e l’incuria dello Stato spingono le masse popolari a trovare e praticare proprie soluzioni, oltre alle BSA si sta creando un tessuto di organismi e associazioni (Amatrice 2.0 e la Via del Sale Onlus, per fare solo due esempi) che nei fatti sperimenta e mette in campo misure concrete, indipendenti e autonome dall’attività delle autorità costituite… per le masse popolari lo spaccio solidale di Amatrice sta diventando punto di ritrovo e confronto, utile a prendere decisioni e definire il da farsi. Le BSA possono diventare quel centro autorevole che coordina e indirizza la mobilitazione popolare nell’esautorare sempre più il potere delle autorità e affermare una governabilità dal basso del territorio che pratichi gli interessi delle masse popolari e risponda alle esigenze e necessità che caso per caso gli organismi popolari del territorio indicano. Questa è la soluzione di prospettiva per le popolazioni terremotate.

Il ruolo che indichi per le BSA, è quello che noi chiamiamo di Nuove Autorità Pubbliche che esercitano forme di controllo popolare del territorio, che indicano non solo i problemi ma anche le soluzioni, si mobilitano e mobilitano le masse popolari per attuarle e costringano le autorità a mettere a disposizione risorse e mezzi per attuarle… puoi approfondire il ragionamento e indicare quali sono secondo te i passi che possono essere compiuti fin da subito andare in questo senso?
Dall’idea che mi sono fatto, l’attività delle BSA può e deve contribuire allo sviluppo della lotta di classe in quei territori… Alcune persone con cui ho parlato durante la mia permanenza mi hanno raccontato dei tentativi di Casa Pound di intervenire con la sua propaganda sui “trenta euro ai profughi” per mettere in contrapposizione le masse popolari italiane con gli immigrati… Tentativi falliti anche grazie ai compagni, che con la loro presenza sul territorio e l’intervento nelle contraddizioni hanno tolto l’acqua in cui nuotano i fascisti.

Il passo ulteriore da fare è mettere in campo una propaganda che sia politica, dando una prospettiva che vada al di là della contingenza… senza farsi legare le mani dal timore di strumentalizzare il “dramma dei terremotati”, ma anzi come contributo alla riscossa delle popolazioni colpite, contro un sistema che non investe in prevenzione e tutela del territorio e per la costruzione di un’alternativa politica che metta al centro gli interessi della classe operaia e del resto delle masse popolari. L’aspetto principale oggi è quello di sostenere praticamente la popolazione, ma c’è modo e modo di farlo. C’è il modo della borghesia, che specula sulle tragedie, e c’è il modo della classe operaia e del proletariato che è invece quello di cui oggi c’è bisogno ad Amatrice, nel centro Italia e nel resto del paese, quello che salvaguarda gli interessi e i diritti delle masse popolari. Quindi a dirigere deve essere l’aspetto politico, a partire dal creare consapevolezza sulla natura di classe delle scelte politiche che vengono fatte dallo Stato… banalmente usare 7 miliardi per salvare il Monte dei Paschi e lasciare i terremotati al freddo. Questo è il contributo che ho portato nelle discussioni che ho avuto modo di fare con i compagni con cui mi sono relazionato e nelle assemblee tenute allo spaccio in quei giorni.

Il vostro gruppo era formato tutto da giovani dai 18 ai 25 anni. Cosa può ricavare un giovane proletario dall’esperienza nelle BSA?
Beh… anzitutto l’attività delle BSA è una scuola, nel senso che tocchi con mano la realtà e tutte le sue contraddizioni e ti spinge a chiederti che posto puoi e vuoi assumere in quelle contraddizioni e nella lotta di classe. E’una rottura netta con la diversione dalla realtà, le perdite di tempo ed energie con le mille attività secondarie, se non inutili, che la classe dominante promuove per tenere occupate le masse popolari.

Poi, anche vedere e vivere l’attivismo, la partecipazione, la ricerca di protagonismo espresso dalla popolazione del posto (seppure con tutti i suoi ragionevoli limiti e le sue contraddizioni) rompe con qualsiasi tipo di opportunismo sul fatto che “le masse popolari non si muovono” o che “sono troppo arretrate”… E poi, infine, condividere una simile esperienza con altri compagni, altri giovani che provengono da ogni parte d’Italia per darsi da fare, discutere e ragionare, confrontarsi e lavorare… fa vedere quante sono e quali sono le energie migliori di questo paese, altro che “bamboccioni” o “apatici”…

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