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Lo abbiamo scritto più volte cosa rappresenta realmente l’alternanza scuola-lavoro e l’articolo che vi proponiamo ne è ennesima conferma. Ma, a noi interessa relativamente fermarci alla denuncia e infatti andiamo oltre valorizzando le esperienze avanzate che provengono direttamente dall’attivismo delle masse popolari. Come nel caso di questa insegnante decisa a denunciare lo sfruttamento a cui sono sottoposti gli studenti di un Istituto Alberghiero per i quali, se lavorare e andare a scuola non è cosa nuova, le condizioni di lavoro e di studio (se pensiamo alle difficoltà che comporta fare entrambe le cose!) sono nettamente peggiorate grazie alla legge Giannini, tanto che adesso dovranno lavorare anche durante le vacanze di Natale.

Il passo da fare in ogni scuola è quello di costruire comitati di controllo, composti da studenti, insegnanti e genitori, che promuovano progetti di alternanza effettivamente utili alla formazione pratica e teorica dei ragazzi, che vigilino sul rispetto di criteri di impiego degli studenti che saranno loro a definire (e non l’arbitrio dei Presidi né tanto meno le esigenze di manodopera di questa o quell’azienda), che boicottino in maniera organizzata ogni forma di sfruttamento.

La lotta in difesa della scuola pubblica, oggettivamente, racchiude e coinvolge centinaia di migliaia di persone: tanto che ogni scuola rappresenta potenzialmente un centro di promozione e mobilitazione del territorio. Gli insegnanti che si coordinano con studenti e genitori possono fare di ogni scuola il centro della mobilitazione della popolazione che vive lì attorno, un punto di organizzazione e coordinamento, possono diventare i promotori del coordinamento con altri lavoratori, con operai, disoccupati e contribuire cosi alla costruzione della rete della nuova governabilità dal basso delle scuole, dei quartieri, delle città e del paese”(RE/11-12, vedi: Mille iniziative di base per applicare dal basso il diritto allo studio).

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“Gli studenti sfruttati a Natale nei ristoranti”

Prato, la protesta di una docente dell’alberghiero Datini contro i tirocini non retribuiti durante le prossime vacanze. Il preside: “Così imparano a lavorare” di Fabrizia Prota

PRATO. Si avvicinano le vacanze natalizie e mentre la maggior parte degli studenti pratesi si godrà il meritato riposo gli allievi dell’indirizzo alberghiero dell’Istituto Francesco Datini si apprestano a svolgere dei tirocini in ristoranti, pizzerie e trattorie della città. Tirocini non retribuiti che avranno una durata media di 4 settimane, per tutto il periodo delle feste, dal 19 dicembre al 19 gennaio. «Questi tirocini non solo sono gratuiti – è la denuncia della professoressa Francesca Naldini, che al Datini insegna francese – ma non sono nemmeno istruttivi per i ragazzi. Perché si svolgono in strutture non qualificate, nelle quali gli studenti non vengono affiancati da professionisti che insegnano loro un lavoro, ma la maggior parte delle volte vengono solamente sfruttati come manodopera a costo zero, che spesso si va a sostituire a quella dei lavoratori stagionali o a chiamata».

Studenti sfruttati, la battaglia di una prof del Datini Prato, Francesca Naldini protesta contro i tirocinii nei ristoranti imposti durante le vacanze di Natale (video Claudio Batavia) – L’articolo

I percorsi di tirocinio sono stati resi obbligatori per gli studenti dell’ultimo triennio degli istituti tecnici e professionali dalla legge sulla “Buona Scuola” del 2015, secondo il principio dell’alternanza scuola-lavoro. «Non metto in dubbio che i ragazzi debbano imparare a lavorare – spiega la Naldini – ma non credo che pelare patate o pulire le sale in condizioni di lavoro spesso pessime costituisca un’esperienza qualificante di crescita personale, per di più in orari serali, visto che si tratta di ragazzi in gran parte minorenni, e in un periodo dell’anno che dovrebbe essere dedicato al riposo. Alcuni di loro ci hanno addirittura raccontato che venivano loro sottratte le mance dei clienti. I ragazzi devono essere sì educati al mondo lavoro, ma come lavoratori consapevoli del valore di ciò che fanno e dei loro diritti».

«Lavorare quando gli altri vanno in vacanza fa parte del profilo professionale dei ragazzi dell’alberghiero – è la replica del dirigente scolastico del Datini Daniele Santagati – Non trovo perciò nulla di strano nel fatto che gli studenti li svolgano nel periodo natalizio, momento in cui inoltre ristoranti e bar hanno un’attività ampia, il che consente ai ragazzi di vedere più cose. Sono esperienze formative per gli studenti, che ne sono soddisfatti. La decisione di fare gli stage durante le feste – aggiunge – è stata presa a maggioranza dal consiglio scolastico e consente inoltre agli studenti di frequentare regolarmente le lezioni durante l’anno».

Per i ragazzi che effettuano gli stage è prevista una settimana di vacanza dopo il 19 gennaio. Di tutt’altra opinione è il Circolo Pascoski, collettivo pratese nato da due mesi che riunisce studenti e lavoratori precari, che, insieme alla professoressa Naldini e al Coordinamento per una Scuola Libera (che raggruppa Unicobas, Cub Toscana, Usi, Sgb Toscana e Gruppo Anarchico Azione Diretta Firenze), ha organizzato per il prossimo 14 dicembre un’assemblea rivolta ai ragazzi e i docenti del Datini per discutere dei tirocini e di altri problemi della scuola.

«Quella degli stage gratuiti è una questione che riguarda da vicino tante categorie, non solo quella degli studenti – spiegano Mattia Schiavone e Antonio Gori del Circolo Pascoski – Potrebbe essere uno strumento positivo, ma spesso viene usato solo per creare una “guerra tra poveri”, perché quella svolta gratuitamente da un tirocinante potrebbe essere una mansione affidata ad un lavoratore retribuito (magari il ragazzo stesso). Dal punto di vista educativo, si vuol abituare questi ragazzi a pensare che il lavoro non pagato sia cosa normale, anzi per la quale dover ringraziare».

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