Per rigenerare via Padova occorre costruire dal basso istituzioni che applichino le parti progressiste e democratiche della Costituzione

Mercoledì 30 novembre presso il Ligera si è tenuta l’iniziativa “Rigenerare via Padova fino in fondo – Capitolo 2”, un momento di confronto per definire i passi da fare per la riqualifica del quartiere e che ha sancito la nascita dell’associazione Via Padova Viva, che ha lo scopo di fare una mappatura degli organismi e comitati che operano su via Padova, per coordinarli e creare una rete che si occupi del quartiere. Un’associazione che faccia da connettore e coordinamento di tutte le iniziative che si occupano di uno specifico ambito, che intende occuparsi in modo complessivo del quartiere. Questi incontri (questo e il primo capitolo di Rigenerare via Padova) sono l’inizio di un percorso. Il percorso di costruzione di un municipio popolare, che prenda in mano le sorti del territorio, che non lasci la risoluzione dei problemi alle inadeguate misure calate dall’alto, che sempre più precisamente indichi i problemi e cerchi soluzioni, si mobiliti e mobiliti i lavoratori e le masse popolari del territorio per risolverli, ne imponga l’attuazione all’attuale amministrazione. Popolare perché è un municipio che gode del sostegno degli organismi operai e popolari che esistono sul territorio e opera in funzione di quelle che sono le necessità, emergenze e soluzioni che questi indicano caso per caso, perché mette a disposizione le risorse e i mezzi, i contatti che ha per attuarli e farli attuare. Municipio perché anche se non è stato eletto nel corso delle elezioni esercita i poteri che le istituzioni ufficiali non esercitano e mette al centro della sua azione gli interessi delle masse popolari e trae la sua forza dall’autorevolezza che gli conferisce l’esercizio di questo ruolo. 

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In rappresentazione dell’amministrazione comunale era presente Limonta, per “mettersi a disposizione”. Mettersi a disposizione come? Sostengono con “il piano per le periferie”. Quale piano per le periferie? Quello che impone l’esercito (150 militari) nelle zone di via Padova, Corvetto e San Siro, e che prevede 4000 sfratti nei prossimi mesi. Queste sono le premesse del piano delle periferie che l’amministrazione comunale paventa da mesi. È finito il tempo di “mettersi a disposizione” a parole. L’operato di ogni amministratore e consigliere è verificabile alla prova dei fatti. E alla prova dei fatti il piano per le periferie, al di là delle parole (del fumo negli occhi), è un piano inadeguato a risolvere i problemi e antipopolare ( l’esercito non porta posti di lavoro, non crea occupazione).

Quindi, su cosa coordinare gli organismi e i comitati presenti sul territorio, su quali obiettivi fare rete, quali passi si possono fare fin da subito, per costruire un organismo che si occupi di via Padova (e del resto del quartiere) in modo complessivo?

Partire dalla stesura dei programmi dei lavori che servono per riqualificare il quartiere. Non vuol dire chiudersi (in pochi o in tanti non fa differenza) in un sottoscala a confrontarsi, ma aprirsi al quartiere, promuovere fin da subito la partecipazione dei cittadini che in via Padova vivono e lavorano, attraverso la convocazione di assemblee, la compilazione di sondaggi casa per casa, per capire quali sono i problemi e le criticità che le masse popolari vivono. Non per portare le denunce e le lamentele al municipio (o al Comune, visto che il municipio è bloccato), ma per trovare una soluzione ai problemi che si riscontrano, a partire da quelli più urgenti. Trovare soluzioni e iniziare a praticarle, mobilitare per praticarle. Il ruolo dei consiglieri di municipio che vogliono mettersi a disposizione e sostenere questo percorso è spingere affinché il Consiglio di Municipio non limiti la propria azione nel palazzo del potere ma che venga convocato un consiglio di municipio pubblico in una delle zone maggiormente degradate di via Padova (i giardinetti di via Mosso, la galleria di via Paruta… per fare solo alcuni esempi).

Quali soluzioni e come praticarle. C’è bisogno di maggiore sicurezza? Bene, istituiamo delle ronde popolari, creiamo dei “passaggi sicuri” per ritornare a casa la sera (anche semplicemente organizzando coppie di persone che accompagnino a casa). Quale sarà la destinazione d’uso del convitto del Trotter, vogliamo aspettare che sia definito dall’alto o vogliamo deciderlo dal basso, farlo decidere alle masse popolari, deciderlo sulla base dei servizi che servono al quartiere? I lavori per il bilancio partecipato sono partiti, partiranno e a chi sono affidati, chi ci lavorerà? Perché non assumere i disoccupati che ci sono nel quartiere? Il ruolo di consiglieri del municipio è avvalersi della macchina comunale per attivare i dipendenti dell’Ufficio Risorse Umane e fare un censimento dei disoccupati della zona 2. Tutto questo può effettivamente essere deciso e imposto dalla partecipazione attiva e propositiva dei cittadini, se spronati da chi oggi si vuole mettere alla testa del processo di riqualificazione del quartiere. Servono spazi e luoghi di aggregazione, servono case? Bene, facciamo una mappatura degli immobili vuoti (pubblici, privati e di proprietà della Chiesa), per definire quelli agibili fin da subito e quelli da ristrutturare, definirne pubblicamente la destinazione d’uso e definire un piano di ristrutturazione per rendere agibili anche il resto degli immobili. Anche in questo i consiglieri possono avere un ruolo (dal mobilitare i dipendenti comunali per indicare gli immobili vuoti e il loro stato, mobilitare e far partecipare gli abitanti alla mappatura, pretendere la mappatura degli immobili del Vaticano, mettere a disposizione tecnici per verificare l’agibilità). Questi sono solo alcuni esempi delle strade che possono intraprendere le varie anime che si riuniscono in Rigenerare via Padova e le varie anime e forze che comporranno l’associazione Via Padova Viva, ed è mettendosi a disposizione in questo modo che i consiglieri di municipio (anche quelli della minoranza) esercitano i poteri che conferisce agli amministratori locali la Costituzione, portando avanti ciò che è legittimo fare negli interessi delle masse popolari.

Ricordiamo lo slancio, la forza, la capacità con cui alcuni fra i partecipanti di Rigenerare via Padova sono stati in grado pochi anni fa di organizzare una mobilitazione come la passeggiata liberatoria che ha simbolicamente spazzato via coprifuoco, esercito e razzismo. Quel percorso è da valorizzare, da riprendere ed elevare, perché la mobilitazione popolare, la partecipazione attiva dei cittadini, sono l’unica soluzione e l’unica forza in grado di liberare via Padova, un pezzo alla volta, un passo dopo l’altro, dalla speculazione, dal malaffare, dal degrado, dalla disoccupazione.

Il Partito dei CARC sta lavorando e lavorerà con questo obiettivo, sostiene ogni iniziativa che sviluppa queste tendenze sul territorio, organizzerà e mobiliterà i tanti che vogliono cambiare le cose. Per questo motivo sosteniamo Via Padova Viva, metteremo a disposizione le nostre risorse ed energie per costruire un percorso che sia orientato alla rigenerazione del quartiere, una rigenerazione dal basso, partecipata, democratica, una rigenerazione che mette al centro gli interessi delle masse popolari che in questa zona vivono e lavorano, una rigenerazione che si fondi sull’attuazione di tutte quelle parti progressiste e democratiche sancite dalla Costituzione del 1948.

Partito dei CARC – Sezione di Milano Teresa Noce

Contattaci: carcsezmi@gmail.com / 339.34.18.325

Vienici a trovare: Casa del Popolo di via Padova – Via Padova 179 (in galleria)

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